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Religioni

La notte mistica dei sufi pakistani

Il sufismo è la branca dell'Islam che aspira a realizzare sin dalla vita terrena la presenza di Dio nell'uomo. E' considerato il ramo mistico dell'Islam: per arrivare al divino i sufi professano la poesia, l'arte, la danza. Non odiano gli "infedeli" e non credono nelle divisioni tra sunniti e sciiti. E' per questa ragione che i sufi sono perseguitati dagli estremisti musulmani: dal 2005 ad oggi oltre 200 sufi sono stati uccisi dai gruppi fondamentalisti islamici. Per Gli Occhi della Guerra Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini sono andati a Lahore, per conoscere da vicino questo ramo mistico dell'Islam che tra romitismo e danze sfrenate ed estasi professa l'armonia tra gli uomini. Montaggio di Roberto Di Matteo (Bobomatto).

Società

La lotta kushti sotto il mirini dei talebani

Gli Occhi della Guerra sono andati in Pakistan per scoprire un'antica arte sportiva diffusa in India, Pakistan e Bangladesh. E' La lotta kushti: chiamata anche wrestling indiano, questa antica disciplina è una commistione di sport, lotta, arte, religiosità e credenze. Tra amore del corpo e rispetto dell'avversario (sono vietati calci e pugni), questa disciplina è anche un'allegoria della cultura dell'incontro. Ed è proprio per questo la lotta kutshti è nel mirino dei talebani pakistani perché i lottatori sono quasi nudi e questo, secondo gli estremisti, va contro i principi dell'Islam. Per questo gli incontri avvengono alla presenza della polizia che vigila sull'incolumità degli sportivi e del pubblico. Montaggio di Roberto Di Matteo (Bobomatto)

Religioni

Mattoni di Apartheid

Gli Occhi della Guerra sono alla prima periferia di Lahore nella fabbrica di mattoni dove i cristiani lavorano dall'alba al tramonto in condizioni di semi schiavitù. Lo sforzo disumano, i soprusi quotidiani all'interno di queste fabbriche fanno parlare di vera e propria apartheid ai danni della minoranza cristiana in Pakistan. Servizio di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini

Religioni

Schiavi perchè Cristiani

Gli Occhi della Guerra sono alla prima periferia di Lahore nella fabbrica di mattoni dove i cristiani lavorano dall'alba al tramonto in condizioni di semi schiavitù. Lo sforzo disumano, i soprusi quotidiani all'interno di queste fabbriche fanno parlare di vera e propria apartheid ai danni della minoranza cristiana in Pakistan. Servizio di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini

Terrorismo

La strage di Pasqua

Era un ''perchè?'' elevato a domanda assoluta, quello che ha pervaso il mondo all'indomani della strage compiuta da un kamikaze talebano nel parco principale di Lahore il giorno di Pasqua. Uomini, donne e bambini uccisi, oltre 60 morti e più di 350 feriti. Un ''perchè?'', quello pronunciato in punta di piedi da milioni di persone come estremo gesto per supplicare un atto di pietà, una domanda figlia dell'ammissione della propria vulnerabilità umana difronte all'orrore. Perchè i civili? Perchè i bambini? perchè le stragi nei parco giochi? Gli interrogativi si sono infranti contro un silenzio orfano di risposte: sono rimaste soltanto le accettazioni del dramma e la pena nel dover affrontare il presente. Era sera al Gulshan e Iqbal Park di Lahore, il parco della città del Punjab, il giorno di Pasqua, domenica 27 marzo, era gremito di gente: fedeli musulmani e cristiani, una pluralità di volti, di sorrisi, di vite diverse accomunate dal frangente di tempo, dall'istante, quello stesso istante che avrebbe segnato per sempre la loro esistenza. Un talebano di 27anni, Yosuf Farid, entrò nel parco con indosso più di 20 chili di esplosivo e soprattutto con un'adorazione assoluta per la morte propria e altrui. Nessun rimorso, nessuna misericordia, nessun' accettazione della sua condizione di uomo, nulla, ma un solo desiderio: il sangue , la strage, la morte, la concessione assoluta di se stesso a un Dio, invocato in un grido eretico, improprio e bestemmiatore della fede, al momento dell'esplosione. Reportage di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini. Montaggio di Giulia Bonaudi

Terrorismo

Karachi sotto attacco

Issa è il nome arabo di Gesù, il nome con cui è nominato nel Corano e Issa Nagri è il nome del quartiere cristiano di Karachi, l'ex capitale del Pakistan, megalopoli del sud affacciata sul mare. Per arrivare nel ghetto cattolico occorre attraversare la città, dal centro sino a Gulshan town. È assordante Karachi, dicotomica ed è sempre l'opposto di ciò che sembra. Si svela poco a poco. È fatta dai vicoli del centro, dove transitano pullman affollati di viaggiatori, anche sul tetto, richò che formano un reticolato di ingorghi senza sosta, bancarelle e negozi in ogni dove e canali di scolo a cielo aperto. Ma è fatta anche dai lunghi viali che portano al mare, dove transitano suv delle più famose multinazionali e dove si affacciano centri commerciali, McDonald's e boutique della Levi's. Reportage di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini. Montaggio di Giulia Bonaudi

Religioni

Il vescovo degli ultimi

''Oggi in Pakistan i cristiani, tra cattolici e protestanti, sono il 2% della popolazione. Il problema è che i cristiani sono vittime della discriminazione e questo ha costretto gran parte della minoranza cristiana a dover vivere facendo i lavori più umili. Poi, un'altra difficoltà che abbiamo come cattolici, è che parte della popolazione islamica del Pakistan ritiene che i non musulmani siano diversi e che non debbano godere dei loro stessi diritti. Non è una legge scritta, è un pregiudizio insito nel tessuto sociale di questo Paese''. A parlare è Joseph Coutts arcivescovo di Karachi e presidente della Conferenza episcopale del Pakistan che ha rilasciato un'intervista esclusiva per Gli Occhi della guerra. Reportage di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini. Montaggio di Giulia Bonaudi

Religioni

Schiavi perchè Cristiani

Inside Over sono alla prima periferia di Lahore nella fabbrica di mattoni dove i cristiani lavorano dall'alba al tramonto in condizioni di semi schiavitù. Lo sforzo disumano, i soprusi quotidiani all'interno di queste fabbriche fanno parlare di vera e propria apartheid ai danni della minoranza cristiana in Pakistan.Servizio di Daniele Bellocchio e Marco Gualazzini

Società

Il piacere del male: viaggio nel Bdsm

È la nebbia di fine novembre, che abbraccia e nasconde la periferia sud di Milano, il primo sipario da scostare per addentrarsi nel mondo Bdsm (bondage, dominazione e sadomaso). Un'insegna con scritto Club poco distante dalla fermata della metro di San Donato: è questo l'ingresso del Sadika, l'unico locale italiano deputato al sadomaso. All'entrata sono richiesti i documenti e viene controllata l'età, poiché l'accesso è per soli maggiorenni e poi ecco che le porte si spalancano. Un locale dalle luci soffuse, dei divanetti, un bar, degli oggetti a tema come fruste e collari appesi alle pareti e delle scale che conducono in quella che è l'area dove il gioco, lo show, la piéce del sadomaso prende vita. Croci di Sant'Andrea, una gabbia, una gogna, un tavolo con corde: strumenti di tortura in apparenza ma che, ed è qua che già si può cogliere la chiave per aprire le segrete del sadomaso, servono invece per dare e riceve piacere. Sotto forma di dolore? Si, ma per chi né un adepto: piacere. Montaggio di Roberto Di Matteo

Società

In Rwanda il primo aeroporto di droni

Fino a una manciata di anni fa nessuno avrebbe immaginato che delle piccole navicelle spaziali sarebbero divenute parte integrante del nostro quotidiano. Invece eccoli oggi i cieli percorsi dai droni. Le piccole ''astronavi'', ormai impiegate nei più svariati settori e in continua evoluzione, erano impensabili in un passato non troppo remoto, e ancor più difficile da immaginare era che il Rwanda, il piccolissimo stato dell'Africa centrale che soli 23 anni fa ha conosciuto l'orrore del genocidio, sarebbe diventato invece la prima nazione del pianeta ad ospitare un aeroporto per droni. Video di Daniele Bellocchio e Roberto Di Matteo

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