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	<title>Claudio Butticè Archives - InsideOver</title>
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		<title>Duterte e la guerra alla droga: giustizia o solo violenza?</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/duterte-guerra-droga-giustizia-violenza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 07:08:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409-300x107.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409-768x273.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409-1024x364.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In poco più di tre anni dal momento del suo insediamento, il presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha lanciato una violenta campagna di repressione del traffico di stupefacenti, descritta come una vera e propria “guerra alla droga.” Duterte non si è fermato nemmeno davanti alle critiche da parte della comunità internazionale, che lo ha accusato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/duterte-guerra-droga-giustizia-violenza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="682" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409-300x107.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409-768x273.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9979732-e1564591532409-1024x364.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">In poco più di tre anni dal momento del suo insediamento, il presidente delle Filippine <strong>Rodrigo Duterte</strong> ha lanciato una violenta campagna di repressione del traffico di stupefacenti, descritta come una vera e propria “guerra alla droga.” Duterte non si è fermato nemmeno davanti alle critiche da parte della comunità internazionale, che lo ha accusato di aver approfittato della campagna antidroga come scusa per giustificare un ampio numero di esecuzioni extragiudiziali ed omicidi sommari. Ad oggi, il numero di morti sarebbe superiore alle 27mila vittime. Sebbene in larga parte si tratti di narcotrafficanti ed altri individui al servizio della malavita organizzata, si annoverano fra i morti anche alcuni minorenni, fra cui una bambina di tre anni.</span></p>
<h2>I numeri spaventosi della campagna antidroga</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">Poco dopo il suo insediamento nel Giugno del 2016, il Presidente Filippino ha dichiarato alla stampa che non si sarebbe fermato finchè “</span><span style="font-weight: 400;">l’ultimo signore della droga… e l’ultimo pusher non si saranno arresi, messi dietro le sbarre, o sottoterra</span><span style="font-weight: 400;">.” In tre anni Duterte sembra aver mantenuto fino in fondo la sua promessa, arrivando sino al punto di eliminare brutalmente perfino i semplici tossicodipendenti, al di là dell’età, del genere, o dei precedenti penali. Prima dell’insediamento di Duterte, il paese era in mano ai narcotrafficanti, ma secondo le stime ufficiali del governo Filippino, oggi la guerra alla droga avrebbe reso il paese “molto più sicuro” riducendo il tasso di criminalità di quasi un terzo. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La politica della “tolleranza zero” ha provocato dal Luglio 2016 al 30 Aprile 2019 ben un milione e 300mila sequestri, 185.401 arresti, e 5.245 sospettati uccisi durante le operazioni, almeno secondo quanto riferito dalla <strong>Philippine Drug Enforcement Agency (Pdea)</strong>, l’unità antidroga Filippino. Il numero di omicidi occorsi durante le operazioni contro il narcotraffico avrebbe raggiunto il massimo nell’Agosto del 2018, con ben 32 vittime in un solo giorno. Tuttavia un’investigazione indipendente delle Nazioni Unite ha stimato che il numero di vittime delle esecuzioni extragiudiziali sarebbe ben più alto, ammontando a circa 27.000. Quasi 23.000 di questi morti sarebbero infatti da attribuire a dei “banditi mascherati” che agirebbero in modo indipendente, ma che secondo altre fonti lavorerebbero fianco a fianco con le forze di polizia stesse. I numeri forniti dal governo sarebbero in ogni caso contraddittori e con tutta probabilità sottostimati, visto che i parenti delle vittime spesso temono le violente rappresaglie da parte della polizia. Lo stesso presidente Duterte ha infatti giurato di proteggere gli ufficiali di polizia da qualsiasi procedimento penale a loro carico.</span></p>
<h2>Le reazioni della comunità internazionale</h2>
<p><span style="font-weight: 400;">L’intera comunità internazionale ha espresso la sua preoccupazione per le numerose violazioni dei diritti umani che in questo momento stanno avvenendo nelle Filippine. La <strong>Commissione sui Diritti Umani delle Filippine</strong>, ad esempio, ha scoperto lo scorso Aprile una cella di detenzione segreta in una stazione di polizia a Manila, dove venivano con tutta probabilità torturati i prigionieri. La stessa Pdea sta tentando di imporre dei test antidroga obbligatori nelle scuole, nel tentativo di scovare eventuali tossicodipendenti in età scolare. Tuttavia, questi test violerebbero la dignità dei bambini ed il loro diritto all&#8217;integrità fisica, e li esporrebbe alle eventuali esecuzioni sommarie commesse dalle forze governative. Molti minori vengono inoltre ritenuti responsabili dei <strong>crimini</strong> commessi (anche in caso di uso di sostanze stupefacenti) purché abbiano un minimo di 15 anni. I bambini fino a 9 anni possono infine essere trattenuti forzatamente in specifici istituti di detenzione che sono spesso affollati ed altamente insalubri.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Parlamento Europeo ha formalmente richiesto che l’amministrazione di Duterte ponga fine alla guerra alla droga, minacciando di sospendere i commerci se il governo Filippino non risponderà positivamente a questa richiesta. Lo scorso Febbraio il procuratore della Corte penale internazionale ha annunciato che avrebbe dato via ad un esame preliminare degli omicidi avvenuti durante la cosiddetta “guerra alla droga,” ma il presidente Duterte ha risposto ritirandosi dallo Statuto di Roma un mese dopo. Anche il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc) ha condannato le azioni del Presidente, e ha richiamato il governo filippino affinché ricominci a “cooperare con la comunità internazionale.”</span></p>
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		<title>Sudan, accordo tra militari e manifestanti. Ma per la pace la strada è lunga</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sudan-accordo-tra-militari-e-manifestanti-ma-per-la-pace-la-strada-e-lunga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jul 2019 06:39:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="974" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339-1024x520.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 4 Luglio 2019, le forze militari e civili Sudanesi hanno finalmente annunciato il raggiungimento di un accordo dopo settimane di impasse politica e guerra civile. Il nuovo accordo porterebbe ad una soluzione congiunta che permetterà la costituzione di un governo di transizione che guiderà il paese durante un periodo di transizione lungo tre anni. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sudan-accordo-tra-militari-e-manifestanti-ma-per-la-pace-la-strada-e-lunga.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sudan-accordo-tra-militari-e-manifestanti-ma-per-la-pace-la-strada-e-lunga.html">Sudan, accordo tra militari e manifestanti. Ma per la pace la strada è lunga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="974" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339-768x390.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9987096-e1563038186339-1024x520.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 4 Luglio 2019, le forze militari e civili Sudanesi hanno finalmente annunciato il raggiungimento di un<strong> accordo</strong> dopo settimane di impasse politica e guerra civile. Il nuovo accordo porterebbe ad una soluzione congiunta che permetterà la costituzione di un governo di transizione che guiderà il paese durante un periodo di transizione lungo tre anni.</p>
<p>Nelle ultime settimane, la situazione in<strong> Sudan</strong> era rapidamente precipitata in una spirale di violenza. Dopo oltre un anno di sit-in e proteste pacifiche, lo scorso Aprile i manifestanti Sudanesi appoggiati dall&#8217;esercito avevano deposto il dittatore <strong>Omar al-Bashir</strong>, rimasto al potere per oltre 30 anni. Tuttavia, a Maggio l’iniziale accordo negoziale tra le parti civili e la giunta militare è stato stracciato da quest’ultima, interessata a prendere il potere con la forza sull’intera nazione.</p>
<p>La popolazione civile ha risposto con uno <strong>sciopero generale</strong> che ha raggiunto un’adesione di quasi il <strong>100%</strong> in alcune aree del paese, al quale è però seguita un’ondata di violenza e repressione da parte della giunta, capeggiata dal feroce <strong>Mohamed Hamdan Dagalo</strong>, detto “<strong>Hemeti&#8221;. </strong>Quest’ultimo, al comando delle <strong>Rapid Support Forces (Rsf)</strong>, un’unita di brutali forze speciali erede dei temuti Janjaweed, si è reso responsabile di stupri, pestaggi, e prelevamenti forzati che hanno visto il loro apice il 3 Giugno, durante il Massacro di Karthoum.</p>
<p>Dopo oltre un mese di ostilità, più di un centinaio di morti e l’interruzione dei servizi internet, finalmente le due parti sono riuscite a sedersi ad un tavolo negoziale e a raggiungere un accordo.</p>
<h2>Le condizioni dell’accordo</h2>
<p>Il nuovo accordo è stato raggiunto fra il Consiglio Militare di Transizione (Tmc), un consiglio di sette generali guidati dal Generale <strong>Abdel Fattah Abdelrahman Burhan</strong> e la Sudanese Professionals Association (Spa), l’associazione di professionisti che rappresenta le parti civili del movimento di liberazione del Sudan. La soluzione prevede la formazione di un nuovo consiglio che includerà cinque rappresentanti del movimento di protesta, cinque rappresentanti militari, ed un undicesimo seggio che verrà assegnato ad un civile scelto da ambo le parti. I leader della protesta hanno dovuto però concedere su un aspetto molto importante: il paese verrà infatti guidato da un generale per i primi 21 mesi di governo, al quale succederà poi una figura civile per i successivi 18 mesi.</p>
<p>Il potere verrà in ogni caso condiviso fino al momento delle <strong>elezioni</strong>, che si terranno al termine di un periodo di interim di circa tre anni. Si tratta pertanto di una revisione dell’accordo originale raggiunto il 15 Maggio, che già prevedeva una fase di transizione così lunga. Il movimento di protesta ha infatti sempre temuto che un periodo più breve non avrebbe permesso l’eradicazione delle tante figure di potere fedeli al vecchio regime. L’intero apparato amministrativo e governativo sarebbe infatti ancora gestito da numerose personalità politiche la cui trasparenza è stata messa in discussione, e che potrebbero inficiare la validità di eventuali elezioni democratiche. La difficile intesa è stata raggiunta grazie all&#8217;intervento diplomatico dell’Etiopia e dell’Unione Africana, che hanno riportato i rappresentanti dei militari e del movimento di protesta al tavolo di negoziazione.</p>
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