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	<title>Claudia Carpinella Archives - InsideOver</title>
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	<title>Claudia Carpinella Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Nel 1967 il secondo atto della Nakba, le testimonianze dei soldati dell&#8217;IDF</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nel-1967-il-secondo-atto-della-nakba-le-testimonianze-dei-soldati-dellidf.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:53:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[esercito israeliano]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei sei giorni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1318" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il muro di separazione di Betlemme, in Cisgiordania." decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-1024x703.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-1536x1054.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-600x412.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 1967, durante la cosiddetta Guerra dei sei giorni, l'esercito israeliano già uccideva "uomini, donne e bambini senza alcuna distinzione". Le testimonianze dei soldati israeliani che prestarono servizio nel '67.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nel-1967-il-secondo-atto-della-nakba-le-testimonianze-dei-soldati-dellidf.html">Nel 1967 il secondo atto della Nakba, le testimonianze dei soldati dell&#8217;IDF</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1318" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il muro di separazione di Betlemme, in Cisgiordania." decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-1024x703.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-1536x1054.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-600x412.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Le vite umane, di donne, bambini e uomini senza distinzione alcuna, non avevano importanza. Potevi uccidere, anzi: ti incoraggiavano a farlo. Abbiamo finito per <strong>uccidere anche la nostra umanità</strong>”. Sono <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-06-04/ty-article-magazine/.highlight/we-were-ordered-to-kill-the-1967-nakba-that-israelis-dont-know-about/0000019e-93c7-d0a9-a7df-b3df1c6a0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le parole di un soldato</a> israeliano che ha “servito” a Gaza. Ma non nell’attuale genocidio in corso, nella guerra del 1967, la cosiddetta Guerra dei sei giorni.</p>



<p>Ce ne sono tantissime, tutte cruente allo stesso modo. Duecento ore di registrazioni in parte raccolte nel libro&nbsp;<em>The Seventh Day: Soldiers&#8217; Talk about the Six-Day War</em>, curato da Avraham Shapira. Il libro è stato pubblicato nel 1970, eppure il suo contenuto non ha mai trovato spazio nella coscienza nazionale israeliana. C’è la storia e poi c’è la memoria collettiva di Israele, che “ha totalmente riscritto quanto accadde nel ’67”, si legge&nbsp;nell’articolo di&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-06-04/ty-article-magazine/.highlight/we-were-ordered-to-kill-the-1967-nakba-that-israelis-dont-know-about/0000019e-93c7-d0a9-a7df-b3df1c6a0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a>&nbsp;che riprende il voume.</p>



<p>Ebbene, la storia racconta che in quell’anno Israele ha “espulso e cacciato oltre 300mila arabi dalla Cisgiordania, da Gaza e dalle Alture del Golan”. Un vero e proprio <strong>secondo atto della Nakba</strong>, avvenuta diciannove anni prima. L’espulsione, infatti, ha ricalcato appieno il modus operandi del 1948 (ne abbiamo parlato <a href="https://it.insideover.com/guerra/palestina-1948-lanno-degli-orrori.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>), dal momento che per attuarla Israele usò “l’uccisione di civili, la propagazione del terrore nelle comunità arabe, il saccheggio e la distruzione”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le testimonianze dei soldati</h2>



<p>“All’inizio non ero propenso a uccidere i civili arabi. Poi però siamo giunti alla conclusione che dovevamo uccidere. Abbiamo smesso di vederli come esseri umani”, racconta uno dei soldati israeliani che ha combattuto a Gaza nel ’67. Più specifico ilricordo di un altro soldato: “Abbiamo catturato 15 ragazzi, li abbiamo allineati e<strong> li abbiamo uccisi</strong>. Col senno di poi, sembra un omicidio”.</p>



<p>E ancora: “Abbiamo vagato per i campi profughi di Gaza, abbiamo fatto delle purghe. Ogni soldato che era lì ha creato un proprio campo di concentramento&#8221;.</p>



<p>Testimonianze di un lontano passato che suonano drammaticamente attuali. Come <a href="https://original.antiwar.com/cook/2026/06/14/how-israel-planned-the-gaza-genocide-decades-ago/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">annota Antiwar</a>, si tratta di “un vivido promemoria di ciò che <strong>Israele sta facendo durante l’attuale distruzione di Gaza</strong>”. Uccidere decine di migliaia di civili, radere al suolo case, affamare la popolazione “fa parte di un modus operandi decennale dell’esercito israeliano”. Le differenze sono la scala e la durata. E il fatto che da tre anni a questa parte è tutto (o quasi) in presa diretta, visibile a chiunque lo voglia vedere.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La linea gialla del ’67</strong></h2>



<p>Oggi a Gaza c’è la cosiddetta “linea gialla”, un confine arbitrario stabilito dall’esercito israeliano&nbsp;che si sposta sempre più avanti e&nbsp;sempre a discapito dei palestinesi,&nbsp;<a href="https://www.newarab.com/news/israels-yellow-line-gaza-creeps-westward" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ormai ammassati nel 30%</a>&nbsp;della Striscia. Chiunque valichi quel confine, anche solo alla ricerca di cibo o di qualche oggetto di fortuna, viene ucciso. Sono gli ordini dell’IDF.</p>



<p>Una&nbsp;strategia&nbsp;niente&nbsp;affatto nuova. Nel 1967 un confine naturale svolgeva una funzione analoga: il fiume Giordano. Nelle settimane successive alla guerra, migliaia di rifugiati palestinesi cercarono di tornare in Cisgiordania dopo aver trovato rifugio a est del fiume. Uri Avnery, giornalista e membro della Knesset, cinquant’anni dopo i fatti, rese nota la testimonianza di un soldato: “Ogni notte, gli arabi attraversavano il Giordano dalla Giordania orientale alla Cisgiordania. Abbiamo bloccato questi passaggi e ricevuto l&#8217;ordine di uccidere chiunque tentasse di tornare”.</p>



<p>Si sparava soprattutto di notte, perché era con il favore del buio che i palestinesi tentavano di rientrare nelle loro case. La testimonianza continua e riporta il dubbio dello stesso soldato. “Chiesi al mio comandante cosa fare con i bambini che sentivo piangere. Mi rispose: ‘non fare la femminuccia’. <strong>Uccidevamo tutti, uomini, donne e bambini</strong>. Al mattino uscivamo per perlustrare l&#8217;area e uccidevamo chi era sopravvissuto, cioè i feriti o chi si era nascosto”. A fine massacro “coprivamo i corpi con la terra fino all&#8217;arrivo di un trattore”.</p>



<p>I corpi dei civili uccisi a Gaza vengono tuttora seppelliti dall’esercito israeliano, che tenta di sotterrare i propri crimini insieme ai cadaveri: come quando l’IDF&nbsp;<a href="https://edition.cnn.com/2025/03/31/middleeast/aid-workers-found-gaza-mass-grave-intl-hnk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha giustiziato 15 operatori</a>&nbsp;sanitari nel marzo 2025, tentando di occultarne i&nbsp;corpi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Il Sinai era un campo di sterminio”</strong></h2>



<p>Non tutti gli omicidi erano finalizzati all’<strong>espulsione dei palestinesi</strong>. Altre testimonianze, infatti, raccontano di uccisioni efferate eseguite per il gusto di farlo, in modo non dissimile da quanto emerge oggi da alcune testimonianze provenienti da Gaza.</p>



<p>Nel ’67 sul lago Bardawil, nel Sinai, un gruppo di soldati israeliani&nbsp;scorse&nbsp;sette arabi a bordo di una piccola imbarcazione. Un&#8217;infermiera che li accompagnava, con un “certo grado di eccitazione”, propose di sparargli&nbsp;da lontano. “Quella barchetta diventò&nbsp;un vero e proprio poligono di tiro”, si legge&nbsp;nei documenti.</p>



<p>Così agiva l’esercito israeliano nella penisola del Sinai, conquistata proprio nel 1967. “Abbiamo trasformato il Sinai in un campo di sterminio”, scrisse un soldato in una lettera indirizzata alla sua fidanzata. “Ho visto troppi omicidi per piangere”, concludeva.</p>



<p>Quanto riportato “<strong>non era un’aberrazione</strong>” di alcuni squilibrati, scrive Haaretz. I massacri, il più delle volte, venivano esplicitamente ordinati dagli ufficiali di grado più alto. Come l’ordine impartito da Moshe Levy, ufficiale di Stato Maggiore dei paracadutisti e futuro capo di Stato Maggiore dell’esercito, di uccidere a sangue freddo alcuni prigionieri a Rafah.</p>



<p>Non se ne conoscono i dettagli, ma un documento ottenuto da Haaretz mostra che nel 2008, quattro decenni dopo, l&#8217;archivista di Stato Yehoshua Freundlich raccomandò di mantenere il fascicolo “riguardante un incidente avvenuto a Rafah” ancora&nbsp;riservato&nbsp;in quanto&nbsp;“la sua&nbsp;publicizzazione&nbsp;potrebbe causare gravi danni alle relazioni estere di Israele”.&nbsp;</p>



<p>Curioso, o forse no, che la stessa identica motivazione fu usata nel 2010 dall’Alta corte di giustizia israeliana per i documenti e le immagini relative al <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-e-cisgiordania-la-violenza-necessaria.html#google_vignette" target="_blank" rel="noreferrer noopener">massacro di Deir Yassin</a> del 1948: anche allora la corte decise per la segretezza perché la diffusione di quelle immagini avrebbe potuto “<strong>danneggiare la politica estera del Paese</strong>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gaza è l’ultimo capitolo di una lunga pulizia etnica</strong></h2>



<p>Alla luce di questo contesto storico, troppo spesso omesso o marginalizzato nelle narrazioni occidentali, il genocidio di Gaza appare per quello che è: “la continuazione della campagna israeliana di <strong>pulizia etnica che dura da ottant’anni</strong>. La sua ultima puntata. Il suo epilogo”, scrive <a href="https://www.middleeasteye.net/opinion/gaza-not-an-aberration-israels-genocide-gaza-was-planned-decades-ago" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jonathan Cook</a> su <em>Middle East Eye</em>.</p>



<p>Se questo contesto fosse realmente compreso –&nbsp;un&nbsp;modello&nbsp;duraturo&nbsp;di espulsione, occupazione e uccisione dei palestinesi – “l’opinione pubblica&nbsp;occidentale&nbsp;potrebbe rendersi conto che la loro classe politica e mediatica non sta difendendo i valori di una civiltà superiore. Né&nbsp;tutela&nbsp;il diritto internazionale e l’ordine liberal democratico”.</p>



<p>Quella stessa classe politica e mediatica opera invece “all’interno di strutture di potere economico e finanziario che rendono impossibile raccontare verità, quanto&nbsp;incapace&nbsp;di mettere in discussione un sistema che arricchisce una ristretta élite attraverso una redditizia macchina da guerra&nbsp;il cui scopo&nbsp;è&nbsp;anzitutto&nbsp;proteggere enormi interessi strategici ed energetici”.</p>



<p>È lo stesso sistema di potere che ha spinto, e continua a spingere, “migliaia di palestinesi in una tomba precoce e milioni di altri&nbsp;in&nbsp;un campo di concentramento”.</p>



<p>Nel frattempo, però, quel sistema imprigiona anche l’Occidente. Non dietro sbarre visibili, ma dentro “prigioni di ignoranza e complicità, oppure di <strong>conoscenza e impotenza</strong>”. E tanta indifferenza si potrebbe aggiungere, ricordando l’<a href="https://www.youtube.com/watch?v=WBmrT3uqmeM" type="link" id="https://www.youtube.com/watch?v=WBmrT3uqmeM">ultima opera di Rogers Waters</a> che mette a tema questa accidia spirituale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nel-1967-il-secondo-atto-della-nakba-le-testimonianze-dei-soldati-dellidf.html">Nel 1967 il secondo atto della Nakba, le testimonianze dei soldati dell&#8217;IDF</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quale è il posto più pericoloso al mondo per un bambino?</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/quale-e-il-posto-etete</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1261" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-1536x1009.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-600x394.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“La Striscia di Gaza è il luogo più pericoloso al mondo per un bambino.” Lì Israele ha ucciso almeno 20 mila bambini. Ma questi dati sono fermi a settembre 2025. E non contano tutti i figli scomparsi e che giacciono sotto le macerie. A quei 20mila vanno aggiunte anche le vittime della tregua all’israeliana: quella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/quale-e-il-posto-etete">[...]</a></p>
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<p>“La Striscia di Gaza è il luogo più pericoloso al mondo per un bambino.”</p>



<p>Lì Israele ha ucciso almeno 20 mila bambini. Ma questi dati sono fermi a settembre 2025. E non contano tutti i figli scomparsi e che giacciono sotto le macerie.</p>



<p>A quei 20mila vanno aggiunte anche le vittime della tregua all’israeliana: quella in cui, come ha detto Trump, si spara, ma in modo più moderato. Durante il cessate il fuoco sono stati uccisi 247 bambini: uno al giorno.</p>



<p>E poi c’è la Cisgiordania, dove dall’inizio del 2025 viene ucciso almeno un bambino palestinese a settimana. Dall’ottobre 2023, nella sola Cisgiordania occupata, sono stati uccisi 235 bambini. Anche qui, l’esercito israeliano sta uccidendo in modo meno frenetico: prima la statistica divulgata dalle Nazioni Unite era diun bambino ucciso ogni 4 giorni. Ora uno ogni 7.</p>



<p>Poi c’è il Libano, dove Israele uccide o ferisce 11 bambini ogni 24 ore.</p>



<p>Non lo diciamo noi, lo dice l’UNICEF. Che forse, dopo aver diffuso questi dati, verrà accusato di antisemitismo.</p>



<p>Sono dati che restituiscono il quadro dei tre fronti in cui Israele ha scatenato tutta la sua follia genocida</p>



<p>Oggi, come ieri, Gaza, la Cisgiordania e il Libano non sono posti in cui un bambino vorrebbe nascere.</p>



<p>E sappiamo perché.</p>



<p>Era il 2018 quando Haaretz titolava: “Per Israele un bambino è un bambino, a meno che non sia palestinese”.</p>



<p>Oggi aggiugiamo: palestinese o libanese.</p>
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		<title>Cisgiordania, via le case dei palestinesi per fare spazio alle ville israeliane. Record di attacchi e sfollati</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-ripulire-le-terre-palestinesi-in-vista-delle-future-ville-ebraiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 14:51:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cisgiordania, ripulire le terre palestinesi in vista delle future ville ebraiche" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da gennaio migliaia di palestinesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie case in Cisgiordania a causa delle continue razzie dei coloni israeliani.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-ripulire-le-terre-palestinesi-in-vista-delle-future-ville-ebraiche.html">Cisgiordania, via le case dei palestinesi per fare spazio alle ville israeliane. Record di attacchi e sfollati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cisgiordania, ripulire le terre palestinesi in vista delle future ville ebraiche" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In <strong>Cisgiordania</strong> procede a ritmo serrato il “sacro lavoro” di <strong>ripulire territori palestinesi</strong> sempre più ampi “in vista delle future ville ebraiche”, come annota Amira Hass in un<a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-05-20/ty-article-opinion/.premium/the-numbers-behind-the-sacred-work-of-cleansing-the-west-bank-of-palestinians/0000019e-4195-d55f-a5bf-43d5dfe10000" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> articolo pubblicato su Haaretz</a> nel quale dettaglia le conseguenze delle razzie dei coloni. Dall’inizio ad oggi del 2023 sono stati 5375 gli attacchi contro i palestinesi della West Bank. Attacchi che si sono conclusi con palestinesi uccisi, feriti o privati del loro bestiame. In realtà, sono solo un parte delle vessazioni subite dai palestinesi, dal momento che nel tragico bilancio riportato non compaiono le aggressioni in cui “questi ambasciatori della supremazia razziale”, come annota Hass, si sono prodotti intimidazioni e provocazioni.</p>



<p>Lo scopo è sempre lo stesso: <strong>costringere i palestinesi ad andare via dalle loro terre</strong> <strong>per fare spazio ai coloni prima</strong>, e alle ville israeliane poi.</p>



<p>Obiettivo non ancora&nbsp;conseguito, certo,&nbsp;ma la direzione è tracciata. “Gli eroi degli avamposti e degli insediamenti possono darsi una pacca sulla spalla”,&nbsp;commenta la&nbsp;Hass.&nbsp;Infatti,&nbsp;da gennaio 2023 seimila palestinesi sono stati costretti a lasciare le loro case sotto la pressione degli incessanti attacchi. Duemila di&nbsp;questi&nbsp;sono&nbsp;stati costretti a&nbsp;fuggire negli ultimi quattro mesi,&nbsp;dei quali novecento bambini [al totale&nbsp;si aggiungono circa&nbsp;<a href="https://petra.gov.jo/en/index.php/en/news/un-israel-forced-40000-palestinians-to-flee-west-bank-refugee-camps" target="_blank" rel="noreferrer noopener">40mila palestinesi sfollati</a>&nbsp;dall’IDF dai diversi campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams].</p>



<p>Durante gli oltre <strong>cinquemila attacchi</strong> <strong>sono stati assassinati 64 palestinesi</strong>. Morti che hanno ricevuto qualche attenzione dai media israeliani, per poi essere “inghiottiti dal buco nero dell’oblio”. Non c’è stato un colpevole, non un processo. Del resto, gli autori di tali omicidi stanno “adempiendo al mitzvah della distruzione” invocato da diversi ministri del governo Netanyahu.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Insediamenti e avamposti non crescono da soli</strong></h2>



<p>I <strong>coloni hanno bisogno di armi, case, macchinari agricoli, droni, nuove strade e fuoristrada</strong> mentre scacciano i palestinesi dalla loro terra. Questo programma di pulizia etnica non è economico, come annota <a href="https://www.middleeasteye.net/news/settlers-are-control-how-west-bank-being-ethnically-cleansed" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Middle East Eye</a>. Bezalel Smotrich non è soltanto il principale regista politico dell’espansione israeliana in Cisgiordania: è anche colui che ne garantisce il sostegno economico. Da ministro delle Finanze ha infatti stanziato sette miliardi di shekel per un piano quinquennale destinato alle strade degli insediamenti, pari a circa il 30% del budget cheIsraele destina alle strade, nonostante i coloni rappresentino appena il 3% della popolazione del Paese. </p>



<p>Strade che, oltre a collegare e consolidare le colonie, vengono spesso costruite su terre palestinesi e finiscono per accelerare l’espulsione delle comunità locali. Parallelamente, il suo alleato messianico Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, ha favorito l’armamento dei coloni approvando licenze per armi in 18 insediamenti illegali con il pretesto di “rafforzare l’autodifesa”. Una divisione dei compiti sempre più evidente: Smotrich fornisce i mezzi e il sostegno economico, Ben-Gvir le armi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇵🇸 Palestinian media and activists reported multiple settler arson attacks across the occupied West Bank late Monday night, including fires near the village of al-Mughayyir northeast of Ramallah and in the Masafer Yatta area south of Hebron.<br><br>WAFA reported that Israeli forces… <a href="https://t.co/iThJVSedlj">https://t.co/iThJVSedlj</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://twitter.com/DropSiteNews/status/2056592232677777479?ref_src=twsrc%5Etfw">May 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’annessione de facto della Cisgiordania</strong></h2>



<p>Ma i coloni — o i “cocchi dell’establishment”, come li definisce ironicamente Amira Hass — rappresentano “solo” il braccio armato di Tel Aviv in Cisgiordania. Israele sta procedendo anche sul piano legislativo e su quello del controllo dell’informazione: negli ultimi mesi sono aumentati i casi di restrizioni e divieti d’ingresso in Cisgiordania nei confronti di giornalisti indipendenti e reporter critici, com’è&nbsp;accaduto ad&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/guerra/il-dossier-contro-stefanelli-cosi-israele-colpisce-i-reporter-indipendenti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandro Stefanelli</a>.</p>



<p>Negli ultimi giorni la <strong>Knesset</strong> ha discusso un <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-politics/2026-05-19/ty-article/.premium/israeli-officials-say-new-west-bank-archaeology-authority-raises-legal-issues/0000019e-3ed1-d90f-abbf-ffd5864a0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disegno di legge</a> sostenuto dall’estrema destra israeliana per istituire una nuova Autorità israeliana per le antichità della Cisgiordania. Formalmente, l’ente dovrebbe occuparsi di archeologia e patrimonio storico. Ma il punto centrale è un altro: per la prima volta un organismo civile israeliano eserciterebbe poteri diretti all’interno di un territorio occupato e persino nelle aree amministrate dall’Autorità palestinese (ovvero le aree A e B della West Bank).</p>



<p>Tale provvedimento rappresenta un ulteriore passo verso <strong>l’annessione de facto della Cisgiordania</strong> e una violazione degli Accordi di Oslo.</p>



<p>Un’annessione che affonda le proprie radici nel passato, ma che ha subito una <strong>brusca accelerazione dal febbraio 2023</strong>, quando Bezalel Smotrich ha assunto anche il controllo del COGAT, l’ente della Difesa che si occupa dell’Amministrazione Civile dei Territori occupati, ottenendo così un potere diretto sulla pianificazione territoriale e sull’espansione degli insediamenti.</p>



<p>Il risultato? La coalizione guidata da <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, con Smotrich come principale regista dell’operazione, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/settlers-are-control-how-west-bank-being-ethnically-cleansed" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha approvato 102 nuovi insediamenti</a>. Per fare un confronto, dall’inizio dell’occupazione del 1967 fino al 2022 ne erano stati approvati 167. Numeri &#8211; e soprusi &#8211; destinati a crescere inesorabilmente. Lo scorso febbraio, infatti, la Knesset ha <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israeli-government-approves-proposal-to-register-west-bank-lands-as-state-property-for-1st-time-since-1967/3830654" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approvato una legge</a> che consente a Israele di registrare ufficialmente vaste aree della Cisgiordania come “terre statali”, rafforzando ulteriormente il controllo israeliano sul territorio. Nel frattempo, centinaia di “avamposti” sono sorti nella totale impunità, con conseguenze devastanti per la popolazione palestinese.</p>



<p>Tutto in aperta violazione degli Accordi di Oslo &#8211; oltre che della Quarta Convenzione di Ginevra. Del resto, come scrive&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-05-20/ty-article-opinion/.premium/on-israel-gaza-and-palestine-bigmouth-tucker-carlson-spoke-nothing-but-truth/0000019e-467d-dab3-adfe-de7d88100000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gideon Levy</a>, “non ci sono clausole del diritto internazionale che Israele non abbia violato”.</p>
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		<title>Il dossier contro Stefanelli, così Israele colpisce i reporter indipendenti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-dossier-contro-stefanelli-cosi-israele-colpisce-i-reporter-indipendenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 13:56:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele limita la libertà di stampa in Cisgiordania: il caso del fotoreporter tra respingimenti e restrizioni ai reporter indipendenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-dossier-contro-stefanelli-cosi-israele-colpisce-i-reporter-indipendenti.html">Il dossier contro Stefanelli, così Israele colpisce i reporter indipendenti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Che Israele vieti l’ingresso ai giornalisti stranieri a Gaza è cosa nota &#8211; com’è altrettanto noto che ne abbia uccisi almeno <a href="https://cpj.org/2026/04/israel-kills-3-journalists-in-gaza-and-lebanon-in-one-day-cpj-calls-for-international-action/">260 nella Striscia</a>. Quello che stupisce — o forse no — è che neghi l’accesso anche ad alcuni reporter indipendenti diretti in Cisgiordania. Non a tutti, naturalmente. Ma a quelli ritenuti particolarmente vulnerabili e scomodi, colpevoli di aver definito con il loro nome le politiche imposte ai palestinesi: apartheid. <strong>Alessandro Stefanelli </strong>la Cisgiordania la conosce bene. Ci ha lavorato più volte negli ultimi anni, entrando regolarmente con un visto ETA-IL rilasciato dalle autorità israeliane. Poi qualcosa cambia. Succede dopo un reportage da Masafer Yatta, area del Sud della Cisgiordania al centro delle violenze dei coloni israeliani contro le comunità palestinesi. “Probabilmente è lì che sono finito sotto attenzione”, racconta Stefanelli.</p>



<p>Poco dopo, a luglio 2025, Israele annulla il suo visto press. Il fotoreporter prova allora a richiederne uno nuovo attraverso l’ambasciata israeliana a Roma. Ma gli appuntamenti vengono sistematicamente rinviati o negati e il nuovo visto non arriva mai. A quel punto Stefanelli decide di tentare l’ingresso in Cisgiordania passando dall’Allenby Crossing, il valico con la Giordania controllato da Israele.</p>



<p>“Sapevo che probabilmente non mi avrebbero fatto entrare”, racconta. “Ma era l’unico modo per ottenere finalmente una risposta da Tel Aviv sul perché non potessi più svolgere il mio lavoro”. La risposta arriva dopo ore di interrogatorio. Le autorità israeliane lo respingono in Giordania sostenendo che la sua attività giornalistica rappresenti un problema di sicurezza.</p>



<p>Successivamente la polizia israeliana del distretto di Giudea e Samaria — il nome con cui Israele indica la Cisgiordania occupata — produce un dossier sul fotoreporter. Il documento, firmato da <strong>Shmuel Ashkenazi,</strong> capo degli interrogatori dell’unità criminale nazionalista del distretto, raccoglie articoli, fotografie e contenuti social collegati al suo lavoro giornalistico. Tra gli elementi contestati compare anche una fotografia scattata nel campo profughi di Balata, vicino a Nablus, che ritrae un palestinese armato. Secondo le autorità israeliane, quell’immagine dimostrerebbe presunti legami con ambienti militanti palestinesi.</p>



<p>“Accuse ridicole”, replica Stefanelli. “Sono foto che potrebbe scattare chiunque si trovi in un campo profughi della Cisgiordania. È un’indagine superficiale, costruita in modo approssimativo e fuorviante”. Nel <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-politics/2026-05-19/ty-article/.premium/police-monitor-foreign-journos-critical-of-israel-to-stop-them-entering-country/0000019e-3cbc-d0ff-afbe-7efc20ec0000">dossier </a>compaiono persino articoli firmati da altri giornalisti, solo perché corredati dalle sue fotografie.</p>



<p>Dopo il ricorso presentato dal suo avvocato, <strong>Tamir Blank,</strong> la polizia israeliana produce ulteriore materiale: altri due articoli sulla Cisgiordania e due post pubblicati sul suo profilo Instagram. Blank ha accusato la polizia israeliana di colpire la libertà di stampa, sostenendo che le autorità stiano monitorando articoli e contenuti social di un giornalista per motivi politici. Secondo l’avvocato, questo approccio avvicina pericolosamente Israele a una “polizia del pensiero”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="692" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-692x1024.jpg" alt="Alessadro Stefanelli, fotoreporter indipendente, respinto da Israele a gennaio 2025." class="wp-image-517788" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-692x1024.jpg 692w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-203x300.jpg 203w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-768x1136.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-1039x1536.jpg 1039w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-600x887.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli.jpg 1082w" sizes="auto, (max-width: 692px) 100vw, 692px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alessandro Stefanelli. Fotografo e giornalista attualmente membro della VII Community e della FADA Network, e beneficiario di una borsa Journalismfund Europe per il giornalismo investigativo ambientale.<br>Le sue fotografie e i suoi reportage sono stati pubblicati a livello internazionale su The Atlantic, Libération, Revista 5W, La Stampa, Le Soir, La Repubblica e Il Manifesto, tra gli altri.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Nel mirino i reporter indipendenti</h2>



<p>Ma il caso Stefanelli apre anche un’altra questione: quella della libertà di stampa in Cisgiordania. Impedire a reporter indipendenti di lavorare nei territori occupati rappresenta un precedente significativo, soprattutto in una fase in cui il controllo sull’informazione appare sempre più stretto. “Ora è toccato a me e ad altri freelance”, dice Stefanelli. “Noi siamo sicuramente più liberi di fare informazione senza linee editoriali. Ma siamo anche meno tutelati”. E questo Israele lo sa.</p>



<p>Negli ultimi anni molti giornali internazionali — dal <em>New York Times</em> a <em>El País</em>, passando per <em>Haaretz </em>— hanno descritto apertamente come apartheid le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania. Israele ha contestato quelle ricostruzioni, ma non ha potuto impedirne la pubblicazione. Più semplice, invece, è colpire un reporter freelance, con meno protezioni e meno strumenti per difendersi. “Dopo di noi”, aggiunge Stefanelli, “il prossimo passo potrebbe riguardare i corrispondenti delle testate straniere di base in Israele. Poi potrebbe essere la volta delle voci critiche israeliane”.</p>



<p>Del resto, la stretta nei confronti della stampa non nasce oggi. Negli ultimi anni gli indicatori internazionali sulla libertà di stampa mostrano un progressivo arretramento di Israele, mentre aumentano le pressioni contro giornalisti, reporter indipendenti e media critici verso l’occupazione dei territori palestinesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Haaretz: “Israele teme lo sguardo esterno”</strong></h2>



<p>Il dossier costruito contro Stefanelli apparirebbe quasi grottesco, se il monitoraggio sistematico del lavoro giornalistico non fosse una questione così seria. Articoli, fotografie e post social vengono trattati come elementi sospetti, trasformando un’attività giornalistica ordinaria in qualcosa da sorvegliare e contenere. Negli ultimi mesi altri giornalisti, attivisti e operatori umanitari sono stati respinti o esclusi da Israele e dalla Cisgiordania dopo aver espresso posizioni critiche verso il governo israeliano. Nel frattempo resta in vigore il divieto imposto ai reporter stranieri di entrare nella Striscia di Gaza.</p>



<p>“Una scelta che finisce per produrre l’effetto opposto a quello dichiarato”, scrive oggi <a href="https://www.haaretz.com/opinion/editorial/2026-05-20/ty-article/instead-of-fighting-jewish-terror-israeli-police-officers-fight-journalism/0000019e-41e1-d637-a99f-67fb31200000">Haaretz in un editoriale</a>. Perché impedire ai giornalisti di raccontare ciò che accade “non protegge l’immagine di Israele: rafforza piuttosto l’idea di uno Stato che teme lo sguardo esterno e che considera il controllo dell’informazione parte integrante della gestione del conflitto”.</p>



<p>Le violenze dei coloni, l’apartheid imposta da Israele ai palestinesi della Cisgiordania, e il genocidio di Gaza non scompaiono vietando l’ingresso ai reporter. Continuano a esistere. Anche quando nessuno può fotografarli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-dossier-contro-stefanelli-cosi-israele-colpisce-i-reporter-indipendenti.html">Il dossier contro Stefanelli, così Israele colpisce i reporter indipendenti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>“I monumenti zoppicanti della nostra politica&#8221;: così Israele rivendica le mutilazioni inflitte ai palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 13:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un anziano palestinese ferito mentre lavorava nei suoi campi in Cisgiordania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cisgiordania, il generale dell'esercito Avi Bluth ha parlato apertamente di apartheid:“Spariamo ai palestinesi e non agli ebrei, per evitare conseguenze sociali”. E sui palestinesi che cercano di entrare in Israele per lavorare: “Gli spariamo alle gambe per mutilarli. Sono i nostri monumenti zoppicanti”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html">“I monumenti zoppicanti della nostra politica&#8221;: così Israele rivendica le mutilazioni inflitte ai palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un anziano palestinese ferito mentre lavorava nei suoi campi in Cisgiordania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Cisgiordania l’esercito israeliano può sparare ai palestinesi, ma non agli ebrei. È una regola non scritta, ma pienamente operativa, tant&#8217;è che a raccontarlo — anche con estrema fierezza — è <strong>Avi Bluth,</strong> capo del Comando Centrale dell’esercito israeliano. La cronaca della Cisgiordania, dove dall’ottobre 2023 sono stati uccisi almeno <a href="https://www.middleeasteye.net/live-blog/live-blog-update/death-toll-occupied-west-bank-israeli-attacks-rises">1.151 palestinesi</a>, lo testimonia da tempo. Altra cosa, però, è sentire dichiarazioni tanto esplicite dalla voce del comandante dell’IDF in West Bank. A riportare le sconvolgenti parole di Bluth, pronunciate durante un forum a porte chiuse e mai smentite, è stato <em>Haaretz</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I palestinesi gambizzati: “I nostri monumenti zoppicanti&#8221;</h2>



<p>Non ci sono solo il muro di separazione, il filo spinato e i checkpoint. Il sistema di apartheid imposto da Israele in Cisgiordania si vede anche nei corpi dei palestinesi. Molti di loro — soprattutto giovani e uomini in età lavorativa — zoppicano. Bluth li definisce “i monumenti zoppicanti della nostra politica”. I soldati israeliani hanno l’ordine di sparare “dal ginocchio in giù” contro i palestinesi che tentano di attraversare la barriera che separa la Cisgiordania da Israele. L’obiettivo è mutilare. “Devono essere colpiti intenzionalmente, senza necessariamente essere uccisi. <strong>Occorre lasciarli feriti in modo permanente”, ha dichiarato Bluth.</strong> Le mutilazioni hanno come scopo la deterrenza. Si tratta di creare una “coscienza della barriera”: diffondere la paura delle conseguenze per chi tenta di attraversarla. <strong>“I villaggi palestinesi sono pieni di ‘monumenti zoppicanti&#8217;:</strong> il prezzo di chi ha provato ad attraversare”, ha aggiunto Bluth.</p>



<p>Ma questa pressione non si esercita solo sul corpo. È anche economica e strutturale. La disoccupazione in Cisgiordania è il risultato di un sistema di restrizioni che ha progressivamente eroso le possibilità di sostentamento. Molti terreni agricoli sono finiti oltre il muro di separazione, rendendo impossibile per tanti contadini accedere alle proprie terre. A ciò si aggiungono le <a href="https://www.972mag.com/jayyous-greenhouses-israel-demolition-west-bank/">demolizioni di serre e infrastrutture agricole</a> dei palestinesi, soprattutto nell’Area C, sotto il pieno controllo israeliano. Il risultato è un impoverimento dilagante che lascia sempre meno alternative: <strong>per molti, attraversare la barriera diventa l’unica possibilità di lavoro, nonostante i rischi.</strong></p>



<p>Così, ogni giorno, centinaia di palestinesi cercano di entrare in Israele. Con la disoccupazione altissima in Cisgiordania e salari molto più alti in Israele, molti rischiano la vita — o, come dice Bluth, le gambe — pur di lavorare. “Un muratore di Ramallah &#8211; prosegue il generale &#8211; guadagna 1.500 shekel al mese. In Israele può arrivare a 7.000: quindi è disposto a rischiare di essere gambizzato. Se dovessimo colpirlo, potrà comunque attraversare di nuovo e lavorare in una panetteria”. Bluth ha poi aggiunto: “La prossima volta che siete in una panetteria, guardate dietro il bancone: probabilmente ci sono quattro residenti di Hebron lì dentro”. Qualcuno, magari, zoppicante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Abbiamo ucciso decine di lanciatori di pietre”</strong></h2>



<p>Tra i simboli della resistenza palestinese (<em>sumud</em>) ci sono anche le pietre. Le immagini della prima Intifada &#8211; iniziata nel 1987 — di bambini che lanciano sassi contro i mezzi blindati israeliani sono diventate l’icona della dicotomia tra oppressori e oppressi. Israele, consapevole della forza simbolica di quel gesto, ha progressivamente inasprito le pene contro chi lo compie. <strong>“Nel solo 2025 abbiamo ucciso 42 lanciatori di pietre”, ha dichiarato Bluth. “Si tratta di terrorismo, altro che resistenza popolare”.</strong> Il <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/twilight-zone/2026-05-09/ty-article-magazine/.highlight/a-palestinian-boy-was-shot-dead-his-death-has-no-sociological-consequences/0000019e-0af8-d930-adde-bbfe6ab60000">23 aprile un ragazzino di 15 anni è morto c</a>osì. Si chiamava Youssef Shtayyeh ed è stato ucciso dai soldati israeliani mentre scappava via dopo aver lanciato dei sassi contro i carri armati. Gli hanno sparato alla schiena, a 100 metri di distanza.</p>



<p>Eppure, a lanciare pietre sono talvolta anche i coloni ebrei. Ed è qui che l’esistenza di un sistema di apartheid emerge in modo lampante: <strong>“Il pericolo del lancio di pietre è lo stesso, ma non dobbiamo sparare agli ebrei”. </strong>“Purtroppo qualche incidente c’è stato”, ha aggiunto Bluth, “e ha avuto conseguenze sociali”. Il riferimento è alla scorsa estate, quando due soldati dell’IDF spararono contro coloni mascherati che stavano lanciando pietre contro alcune automobili. “Abbiamo colpito due ebrei, ferendo un quindicenne. La notizia provocò molto clamore. Fortunatamente quegli ebrei non sono morti”.</p>



<p>Con i coloni, ha spiegato Bluth, “preferiamo usare altri mezzi” perché altrimenti “si rischiano delle conseguenze psicologiche”. Per i quindicenni palestinesi uccisi a colpi di fucile, invece, nessun trauma collettivo. Purché non siano ebrei, annota amaramente <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/twilight-zone/2026-05-09/ty-article-magazine/.highlight/a-palestinian-boy-was-shot-dead-his-death-has-no-sociological-consequences/0000019e-0af8-d930-adde-bbfe6ab60000">Gideon Levy</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Una cella con due brandine per 18 detenuti”</strong></h2>



<p>Molti dei palestinesi sorpresi in Israele senza permesso finiscono gambizzati o nelle carceri israeliane. Attualmente, infatti, oltre 4mila palestinesi si trovano in detenzione amministrativa, misura che prevede la carcerazione senza passare per un processo e altro (<strong>i prigionieri totali sono più di 11mila)</strong>.</p>



<p>Il 2 maggio scorso la polizia israeliana ne <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-05-11/ty-article/.premium/two-beds-for-18-people-israel-detains-w-bank-palestinians-in-harsh-conditions/0000019e-0d11-d0cf-a7ff-1f3b4e160000">ha arrestati altri 18</a>. “Sono stati portati alla stazione di polizia di Arad, nel Sud del Paese”, riporta <em>Haaretz</em>. Lì sono stati rinchiusi in una cella con due materassi e un bagno. Incatenati l’uno all’altro. Sono rimasti per dieci giorni in una cella di appena nove metri quadrati, in attesa di essere trasferiti in una struttura carceraria e di sapere se la detenzione verrà trasformata in reclusione a lungo termine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html">“I monumenti zoppicanti della nostra politica&#8221;: così Israele rivendica le mutilazioni inflitte ai palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Palestina: 1948, l&#8217;anno degli orrori</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/palestina-1948-lanno-degli-orrori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:53:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Nabka]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina: 1948, l&#039;anno degli orrori" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-1024x515.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-1536x772.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-600x302.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Come si evacua un villaggio? È semplice: tagli l’orecchio di un arabo davanti agli altri e tutti fuggono”</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/palestina-1948-lanno-degli-orrori.html">Palestina: 1948, l&#8217;anno degli orrori</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="965" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina: 1948, l&#039;anno degli orrori" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-300x151.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-1024x515.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-768x386.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-1536x772.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/A1H-copia2-600x302.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Era necessario il terrore per cacciare gli arabi”. Con queste parole si apre un lungo articolo pubblicato da Haaretz che <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-02-27/ty-article-magazine/.highlight/terror-was-needed-to-make-arabs-leave-what-israels-army-did-in-48-revealed/0000019c-9a4b-d930-ad9f-feffd8c80000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analizza nuovi documenti relativi al 1948</a>, l’anno della Nakba, quando centinaia di migliaia di palestinesi furono espulsi dalle loro case durante la nascita dello Stato di Israele.</p>



<p>L’inchiesta è molto articolata e ricca di materiali d’archivio: impossibile sintetizzarne tutti i contenuti, per cui rimandiamo al <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-02-27/ty-article-magazine/.highlight/terror-was-needed-to-make-arabs-leave-what-israels-army-did-in-48-revealed/0000019c-9a4b-d930-ad9f-feffd8c80000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">testo integrale </a>sugli orrori consumati allora, che la storia ha evitato di raccontare nella loro drammaticità.</p>



<p>Lo stesso giornale, in un&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/palestinians/2026-03-03/ty-article/.premium/the-violent-truth-about-israels-expulsion-of-palestinians-in-48-is-nothing-new/0000019c-adb6-db6a-a7bc-efffd6bb0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo successivo</a>, fa però una precisazione importante: i palestinesi in realtà li hanno raccontati, eccome, e molto prima che questi documenti emergessero dagli archivi israeliani. &#8220;Presentarli oggi come se fossero gli unici a rivelare la verità rischia quindi di concedere a Israele, ancora una volta, la prima e l’ultima parola nello scrivere la storia ufficiale&#8221;.</p>



<p>Ciò nonostante, la diffusione di questo materiale ha un peso significativo, soprattutto perché contribuisce a mettere in discussione alcune narrazioni consolidate della propaganda sionista.</p>



<p>A trovare casualmente, come ha raccontato lei stessa, i documenti nel 2024 è stata Ronit Zilberman, una zoologa di Tel Aviv, che li ha consegnati all’Istituto Akevot, un centro di ricerca sul conflitto israelo-palestinese. Il materiale apparteneva a Rafi Kotzer, uno dei primi soldati della brigata Golani e fondatore dell’unità di commando del 12° battaglione.</p>



<p>Tra le carte, un ordine firmato da Yitzhak Broshi, comandante del 12º battaglione Golani, datato luglio 1948 e intitolato “Condotta nei villaggi conquistati dove c’è popolazione”. Il documento non lascia spazio a interpretazioni: stabilisce una serie di ordini che prevedono fucilazioni sommarie e punizioni collettive contro la popolazione civile.</p>



<p>Gli abitanti dei villaggi dovevano ricevere dei documenti di identificazione, ma chi li cedeva ad altri poteva essere immediatamente giustiziato. Chi non si presentava ai controlli militari rischiava di essere ucciso e di vedere la propria casa fatta saltare in aria. Se nel villaggio interessato all&#8217;operazione veniva trovato un “arabo di un altro villaggio, l’ordine era di sparargli sul posto&#8221;.</p>



<p>In alcuni casi le direttive prevedevano persino la cosiddetta “decimatio”: l’uccisione di un uomo ogni dieci. Per una comunità beduina della Galilea, al-Zabah, l’ordine era ancora più esplicito: non doveva rimanere “nessuna anima viva”.</p>



<p>Molte delle pratiche utilizzate per spopolare i villaggi arabi non compaiono nei libri di storia israeliani – né in gran parte della storiografia occidentale. Le testimonianze descrivono l’uso sistematico della violenza, delle esecuzioni e del terrore come strumenti tesi a spingere la popolazione civile a fuggire.</p>



<p>“Come si evacua un villaggio? È semplice: tagli l’orecchio di un arabo davanti agli altri e tutti fuggono”, recita una delle citazioni riportate nell’inchiesta. In altri passaggi si legge che nessun villaggio è stato evacuato senza ferire o uccidere qualcuno per diffondere il panico tra gli abitanti.</p>



<p>Molti dei documenti provengono anche dagli atti di processi militari celebrati dopo la guerra. Il caso più noto è quello di Shmuel Lahis, comandante di compagnia della brigata Carmeli, accusato di aver ucciso decine di abitanti del villaggio di Hula, vicino al confine libanese. Lahis fu condannato a un anno di prigione, ma non scontò realmente la pena: venne presto graziato e in seguito divenne direttore generale dell’Agenzia Ebraica.</p>



<p>Durante il suo processo emersero testimonianze significative da parte di alti ufficiali. Mordechai Maklef, allora ufficiale operativo e futuro Capo di stato maggiore dell’esercito israeliano, dichiarò che in diverse operazioni “la potenziale popolazione nemica- cioè i civili &#8211; fu annientata”. Per espellere decine di migliaia di persone dalla Galilea, era necessario creare “un elemento iniziale di terrore”.</p>



<p>Altri ufficiali descrissero pratiche simili. Il comandante Maxim Cohen spiegò brutalmente il meccanismo dell’espulsione: bastava mutilare o uccidere un abitante davanti agli altri perché la gente del villaggio fuggisse.</p>



<p>Haim Ben-David, altro ufficiale della brigata Carmeli, testimoniò che gli ordini scritti evitavano di menzionare esplicitamente le uccisioni, ma che le istruzioni verbali erano chiare e note ai comandanti sul campo. Se un abitante rifiutava di lasciare la propria casa, disse, “riceveva una pallottola”.</p>



<p>Le testimonianze mostrano anche come spesso venisse ordinato di non fare prigionieri. In diversi casi documentati, i civili che cercavano di tornare nei loro villaggi dopo la guerra furono fucilati.</p>



<p>Parallelamente ai nuovi documenti, negli ultimi anni numerosi studi accademici e testimonianze hanno provato a ricostruire la dimensione delle violenze del 1948. Uno studio pubblicato nel 2021 nel libro <a href="https://www.palestine-studies.org/en/node/1653914" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Voices of the Nakba: A Living History of Palestine</a> individua uno schema ricorrente nelle operazioni dell’epoca: i villaggi venivano accerchiati, quindi spari e bombardamenti seminavano il panico così che parte degli abitanti era costretta alla fuga; chi rimaneva – in particolare gli uomini tra i 15 e i 50 anni – veniva spesso ucciso; infine case e edifici venivano distrutti o incendiati, &#8220;talvolta con le persone ancora al loro interno&#8221;.</p>



<p>Questa prassi era ricompresa in una strategia più ampia che, secondo l’inchiesta, sarebbe stata accompagnata da un lungo processo di occultamento. Israele, infatti, ha mantenuto per decenni un rigido controllo sugli archivi: dei circa 17 milioni di documenti conservati negli archivi statali e militari, oltre 16 milioni restano tuttora inaccessibili al pubblico.</p>



<p>Una segretezza che ha visto coinvolte anche le istituzioni giudiziarie. Nel 2010, ad esempio, l’Alta Corte di Giustizia israeliana respinse la richiesta di pubblicare documenti e immagini relativi al <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Deir_Yassin">massacro di Deir Yassin</a>, sostenendo che “la loro diffusione avrebbe potuto danneggiare la politica estera del paese e le relazioni con la minoranza araba”.</p>



<p>A quasi ottant’anni da quegli eventi, “in Israele esiste ancora una profonda spaccatura tra la memoria collettiva e la realtà storica documentata”. I crimini commessi nel 1948 restano in gran parte nascosti o rimossi, coperti da una duratura cultura del silenzio.</p>



<p>Una rimozione che non riguarda soltanto il passato, ma il presente della società israeliana. &#8220;Una società che per generazioni reprime la memoria di massacri, espulsioni e uccisioni tende più facilmente a chiudere gli occhi di fronte alle violenze&#8221;.</p>



<p>A Gaza sono stati uccisi centinaia di migliaia di civili eppure, annota Haaretz, nessun soldato è stato incriminato per omicidio o crimini di guerra. Finora &#8211; incredibilmente, o forse no &#8211; l’unico processo noto riguarda un militare accusato di saccheggio. E conclude: &#8220;La negazione dei crimini del 1948 ha alimentato decenni di conflitto. Quali conseguenze avrà su di noi [e su altri ndr.] la negazione dei crimini di Gaza?&#8221;</p>



<p>_____________</p>



<p></p>
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		<title>Gaza, esecuzioni di civili e torture: le confessioni dei soldati israeliani</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-esecuzioni-di-civili-e-torture-le-confessioni-dei-soldati-israeliani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2026 09:22:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=515249</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-City-madri-palestinesi-piangono-sui-corpi-dei-loro-figli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza City, madri palestinesi piangono i loro figli uccisi dall&#039;esercito israeliano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-City-madri-palestinesi-piangono-sui-corpi-dei-loro-figli.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-City-madri-palestinesi-piangono-sui-corpi-dei-loro-figli-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-City-madri-palestinesi-piangono-sui-corpi-dei-loro-figli-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-City-madri-palestinesi-piangono-sui-corpi-dei-loro-figli-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-City-madri-palestinesi-piangono-sui-corpi-dei-loro-figli-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/Gaza-City-madri-palestinesi-piangono-sui-corpi-dei-loro-figli-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le testimonianze dei riservisti di ritorno da Gaza raccontano esecuzioni di civili, torture e abusi sistematici. Le confessioni raccolte da Haaretz: “Abbiamo ucciso ragazzini, bambini e anziani disarmati. Al primo cenno di rimorso i comandanti ci spingevano a sputare sui cadaveri”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-esecuzioni-di-civili-e-torture-le-confessioni-dei-soldati-israeliani.html">Gaza, esecuzioni di civili e torture: le confessioni dei soldati israeliani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>C’è un denominatore comune nei racconti dei soldati israeliani di ritorno dalla Striscia di Gaza. Le esecuzioni barbare che hanno compiuto — o alle quali hanno assistito — avevano come bersaglio palestinesi inermi, disarmati e che non costituivano una minaccia. Questo emerge già dai numerosi video diffusi in rete in questi due anni e mezzo di genocidio, ma altra cosa è leggerlo dalle parole degli stessi autori di quei massacri. I resoconti raccolti da Haaretz sono numerosi e dettagliati; per ovvi motivi rimandiamo al <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-04-17/ty-article-magazine/.premium/when-i-returned-from-gaza-they-called-me-a-hero-but-i-felt-i-was-a-monster/0000019d-966d-de40-ad9f-966d73860000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">testo integrale</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Non so quanti palestinesi abbiamo ucciso&#8221;</h2>



<p>“Ero all’inferno, ma non ne ero consapevole”. L’inferno di cui parla un riservista di Tel Aviv è Khan Yunis, e i diavoli che lo abitano sono i soldati della sua unità, lui compreso. “C’erano attacchi aerei ogni singolo minuto. Le bombe da una tonnellata cadevano e ci facevano battere il cuore. Non so quanti palestinesi abbiamo ucciso in quei giorni”. Era il dicembre 2023, periodo in cui l’esercito israeliano era un mattatoio a pieno ritmo: tra il 7 e il 26 dicembre si stima siano stati uccisi circa 29 mila palestinesi (<a href="https://euromedmonitor.org/en/article/6058/Euro-Med-Monitor-sends-UN-rapporteurs,-ICC-Prosecutor-primary-report-documenting-dozens-of-field-execution-cases-in-Gaza" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Euro-Med Human Rights Monitor</a>).</p>



<p>“Stavo usando un drone sopra i cieli di Salah al-Din Road, l’autostrada principale di Gaza — continua la testimonianza. Un plotone ha notato delle figure ‘sospette’. Ho iniziato a sparare come un pazzo, come ti insegnano nelle esercitazioni durante l’addestramento di base. Mi sono avvicinato ai corpi caduti. Un vecchio e tre bambini, di dieci o dodici anni al massimo. I loro corpi erano colmi di proiettili; i loro organi interni si stavano riversando fuori”.</p>



<p>Davanti ai corpi dei bambini cala il silenzio. Le urla d’eccitazione di chi sparava all’impazzata si sono soffocate. È in quel momento che il comandante dell’unità, “ci ha spronato a non avere il minimo ripensamento”. “Si è avvicinato ai corpi dilaniati e ha sputato sulle loro viscere. ‘Questo accade a chi si mette contro Israele’”, ha commentato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’americano</strong></h2>



<p>“Ci venivano incontro con le braccia alzate,&nbsp;vestiti&nbsp;di stracci, visibilmente disarmati — racconta un altro dei riservisti. E ogni volta che questo accadeva avevamo l’ordine di sparare. Ci avvicinavamo ai corpi senza vita di ragazzini, donne e anziani senza provare eccessivo rimorso. Se uno di noi mostrava segni di titubanza o di disaccordo, il comandante dell’unità ci mostrava quel che andava fatto scalciando i cadaveri o sputando loro addosso”. E commentando: “Questo è ciò che succede a chi offende Israele”.</p>



<p>Poi c’è il racconto di Yehuda,&nbsp;che&nbsp;ricorda&nbsp;un&nbsp;ufficiale dal nome americano che affiancava la sua unità.&nbsp;Era&nbsp;“in servizio in quell’area da molti mesi&nbsp;e, ogni volta che una brigata se ne andava, si univa&nbsp;automaticamente&nbsp;alla brigata successiva. Un tipo strano, sospetto&#8221;.</p>



<p>Una notte un palestinese si avvicina all’accampamento. Gli vanno incontro in quattro, tra cui l’americano. Appena si avvicinano il palestinese alza le mani&nbsp;in segno di resa.</p>



<p>L’americano “gli si avvicina, aspetta qualche secondo e spara, senza fare domande, senza che il sospettato avesse fatto nulla&#8221;. Tornati alla base, rivedono la scena ripresa da un drone e uno degli ufficiali esclama: “È un omicidio”. Voce isolata, il caso&nbsp;è&nbsp;insabbiato e&nbsp;al Comando viene&nbsp;comunicata l’eliminazione di un “terrorista”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>&#8220;Nessuno riusciva a smettere di ridere</strong>&#8220;</h2>



<p>Un’altra testimonianza simile proviene da Maya, una studentessa di filosofia all’Università di Tel Aviv. Anche lei ha servito come riservista a Gaza. “Non c’è alcuna connessione tra la mia vita quotidiana e il mio dovere di riserva”, dice. “È un po’ come essere il dottor Jekyll e Mr. Hyde”. E quando si cala nei panni di Mr. Hyde, Maya ricorda le scene a cui ha assistito: omicidi intenzionali, torture, soprusi. E di come ne abbia riso.</p>



<p>“Un giorno, i soldati di guardia hanno notato cinque palestinesi che attraversavano una linea invalicabile, diretti verso il nord di Gaza”- una linea immaginaria che l’IDF sposta a proprio piacimento.</p>



<p>“Il comandante del battaglione ha dato l’ordine di sparare, anche se non erano stati confermati come potenziali minacce. Un carro armato ha iniziato a scaricare su di loro centinaia di proiettili”. Quattro dei cinque palestinesi sono&nbsp;morti. Poco dopo, prosegue la testimonianza, “un bulldozer ha seppellito i corpi sotto la sabbia,&nbsp;perché non venissero mangiati dai cani e non diffondessero malattie”.</p>



<p>“L’unico sopravvissuto è stato messo in una gabbia”, ammanettato e bendato. Nella notte i commilitoni portano Maya davanti alla gabbia,&nbsp;ricorda,&nbsp;&#8220;uno dei soldati ha iniziato a urinargli addosso. Nessuno riusciva a smettere di ridere. Ho riso anch’io”&#8230;</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;<strong>Quali altri segreti stiamo nascondendo?</strong>&#8220;</h2>



<p>Poi ci sono le operazioni dell’Unità 504, quella addetta agli interrogatori. “Si muovono sempre in coppia: un inquirente e un soldato”. A raccontare è Eitan, un riservista in servizio nel nord di Gaza. “Abbiamo catturato un palestinese sospettato di essere un agente di Hamas. All’arrivo dell’Unità 504 è stato spogliato interamente e torturato con fascette strette attorno ai genitali”. Le urla erano disumane, racconta. Alla fine deve aver parlato o, più semplicemente, ha ceduto. È stato portato via.</p>



<p>“Da quel giorno le urla non se ne vanno dalla mia testa &#8211; racconta Eitan. “Hanno distrutto tutto ciò che pensavo dell’esercito, tutto ciò che pensavo di noi, di me. Se siamo in grado di fare qualcosa di così terribile senza che i civili lo sappiano, quali altri segreti stiamo nascondendo?”</p>



<h2 class="wp-block-heading">“Mentre ero nella Striscia mi veniva in mente l’Olocausto”</h2>



<p>Guy è un altro soldato che ha fatto centinaia di giorni di servizio di riserva. “È arrivato un momento in cui terroristi nei tunnel sono stati uccisi con ‘mezzi speciali’ [<a href="https://www.972mag.com/tunnels-hamas-lethal-gas-bombs-gaza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">mediante l’uso dei gas</a>, ndr]. La gente era eccitata per questo, a me veniva in mente l’Olocausto”.</p>



<p>Quindi ricorda l’attacco all&#8217;ospedale Al-Shifa di Gaza. &#8220;L&#8217;intera area puzzava di morte. Da allora non riesco a sopportare l&#8217;odore della carne bruciata”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le lesioni morali</h2>



<p>I soldati che hanno testimoniato ad Haaretz sono tutti passati per un reparto psichiatrico. Per l’esercito israeliano si tratta di disturbo da stress post-traumatico, ma quei soldati parlano di altro. Secondo loro sono “lesioni morali”, come anche per Gil Zalsman, a capo del Consiglio israeliano per la prevenzione del suicidio. È lui a spiegare la differenza tra le due definizioni: il PTSD nasce da eventi traumatici subiti; il danno morale, invece, nasce dal coinvolgimento in azioni — compiute, subite o viste — percepite come una violazione profonda dei propri valori morali e provoca, in genere, “rabbia, alienazione e perdita del senso di umanità”.</p>



<p>Ma l’IDF rifiuta la definizione di “lesione morale”, preferendogli “lesione d’identità”, cioè un semplice danno psicologico. “È abbastanza ovvio si tratta di una dichiarazione sociopolitica”, ha dichiarato un medico dell’esercito. “Se Israele ammettesse che molti dei suoi soldati soffrono di lesioni morali, che fine farebbe il cliché dell’esercito più morale del mondo?&#8221;.</p>
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		<title>Le “zone cuscinetto” e la guerra senza fine di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-zone-cuscinetto-e-la-guerra-senza-fine-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 14:47:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/IDF-IN-LIBANO-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le zone cuscinetto israeliane in Libano, Siria, Gaza e Cisgiordania, presentate come una semplice misura di sicurezza, fanno parte di una strategia che alimenta l’espansione territoriale e consolida uno stato di guerra permanente nella regione.</p>
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<p>Si sono svolti martedì a Washington colloqui diretti tra Libano e Israele per esplorare la possibilità di un accordo. Convitato di pietra Hezbollah, non presente ai negoziati. <strong>Trattative difficili</strong>, con Israele che chiede il disarmo di Hezbollah, che gli è impossibile conseguire con la forza (come ha ammesso lo stesso IDF) e Beirut che chiede il cessate il fuoco e il ritorno del Libano meridionale sotto la sua sovranità, richiesta a cui difficilmente Tel Aviv darà seguito perché dovrebbe rinunciare a quella “<strong>zona cuscinetto</strong>” che ha posto come obiettivo prioritario dell’invasione di terra.</p>



<p>Inutile in questa sede richiamare le tante complessità di questo dialogo, che si intreccia con quello che intercorre tra Iran e Usa, più utile soffermarsi sulla pretesa di una zona cuscinetto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;La guerra perpetua&#8221;</h2>



<p>Israele, con le cosiddette “zone cuscinetto” che si è creata all’intorno &#8211; <strong>Gaza, Cisgiordania, Siria, Libano meridionale</strong> &#8211; ha di fatto abbracciato la prospettiva di una “guerra perpetua”, si legge sul <a href="https://www.jpost.com/israel-news/defense-news/article-892499" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jerusalem Post</a>. </p>



<p>Il fatto è che dal 7 ottobre 2023 l’<strong>espansionismo israeliano</strong> non ha conosciuto tregua, dilagando nei Paesi confinanti a tale scopo. La motivazione ufficiale è sempre la stessa: la creazione di “buffer zone” per difendersi dai vicini, identificati come “<strong>minacce esistenziali</strong>”. L’occupazione di questi territori — con le migliaia di vittime e i connessi esodi di massa — viene presentata da Israele come necessaria per contenere Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza e per “<a href="https://www.theguardian.com/world/2025/mar/12/israel-to-occupy-syrian-southern-territory-for-unlimited-time-says-minister" target="_blank" rel="noreferrer noopener">difendere i drusi</a> [siriani] dai gruppi islamisti radicali e dalle milizie sciite”.</p>



<p>Si tratta di una strategia che la storia ha già smentito più volte. “Le zone cuscinetto non hanno mai garantito sicurezza duratura: spesso diventano, al contrario, nuovi fronti di guerra”, osserva A<a href="https://www.arabnews.com/node/2639345" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rab News</a>.<br>Oggi questa logica appare ancora più fragile. “In un’epoca in cui missili balistici e droni possono colpire obiettivi strategici lontani con sempre maggiore precisione”, prosegue il media arabo, “l’idea di una zona cuscinetto protettiva non è solo erronea, ma è del tutto priva di senso”.</p>



<p>Eppure il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, continua a sostenere che le forze israeliane debbano mantenere il controllo di ampie aree del <strong>Libano meridionale</strong> “per garantire la sicurezza dei residenti sfollati nel nord di Israele”. Recentemente le truppe israeliane hanno distrutto cinque ponti sul fiume Litani, a circa 30 chilometri dal confine, isolando ancor più il Libano meridionale dal resto del Paese dei cedri e delimitando in maniera netta la zona cuscinetto che, come ha aggiunto Katz, sarà mantenuta “fino a quando il nord di Israele sarà sicuro”.</p>



<p>Ma è improbabile che questa occupazione — che resta una evidente violazione del diritto internazionale — raggiunga i suoi obiettivi dichiarati. Semmai, “rischia di lasciare gli israeliani, e in particolare i soldati” che dovrebbero controllarla, “più vulnerabili”.</p>



<p>In realtà, cioè tale strategia non porterà affatto la pace, al contrario non farà altro che prolungare i conflitti e aumentare l’<strong>esposizione militare di Israele</strong>. </p>



<p>Lo ammette, in modo significativo, anche il Jerusalem Post, testata non certo ostile al governo Netanyahu: “Anche se gli Stati Uniti e l’Iran cercano un cessate il fuoco, <strong>Israele sta conquistando sempre più territorio</strong> dei Paesi vicini in preparazione di un conflitto prolungato in tutto il Medio Oriente”.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">💢 Israeli airstrike hits funeral procession in Lebanon’s Bekaa Valley, killing at least 10<br><br>An Israeli air raid struck the Shams Tar cemetery during a funeral procession, killing at least 10 people, including mourners, Lebanon’s National News Agency reported. The Bekaa Valley, a… <a href="https://t.co/g3lvWhVC6O">pic.twitter.com/g3lvWhVC6O</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://twitter.com/DropSiteNews/status/2041971898980974943?ref_src=twsrc%5Etfw">April 8, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La creazione di “zone cuscinetto”, secondo quanto riferito alla Reuters da funzionari militari israeliani, è frutto di un cambio di strategia deciso nel post 7 ottobre 2023: una scelta che di fatto colloca il Paese in uno stato di guerra semi-permanente. Tale approccio parte da una constatazione: né l’Iran, né Hezbollah, né Hamas possono essere eliminati definitivamente.</p>



<p>“I leader israeliani hanno concluso che sono entrati in una <strong>guerra senza fine</strong>”, ha spiegato Nathan Brown del Carnegie Endowment for International Peace, contro avversari che, proprio perché non possono essere sconfitti in via definitiva, “devono essere contenuti, intimiditi o disperdersi”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prospettiva della Grande Israele</h2>



<p>Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un&#8217;occupazione militare estesa tra Libano, Siria, Cisgiordania e Gaza, con Israele che continua a controllare ampie porzioni di territorio ben oltre i propri confini.</p>



<p>Anche tra gli<strong> analisti israeliani</strong>, però, emergono dubbi. Ofer Shelah, ex deputato della Knesset per il partito Yesh Atid, ammette che una buffer zone nel sud del Libano potrebbe, nel breve periodo, ridurre il rischio di attacchi o incursioni da parte di Hezbollah. Ma a quale prezzo? Mantenere forze dispiegate contemporaneamente in Libano, Gaza, Siria e Cisgiordania significa sottoporre un esercito già in <a href="https://www.timesofisrael.com/zamir-said-to-warn-cabinet-that-idf-will-collapse-in-on-itself-amid-manpower-shortage/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">difficoltà</a>, come pubblicamente dichiarato dal Capo di Stato Maggiore Eyal Zamir, a una pressione ulteriore, difficilmente sostenibile nel lungo periodo.</p>



<p>E soprattutto, in uno scenario in cui missili e droni iraniani sono già in grado di raggiungere profondità strategiche all’interno del territorio israeliano — da Tel Aviv ad Haifa, da Beit Shemesh fino a Dimona — l’idea che una fascia di territorio occupato possa funzionare da “scudo” appare <strong>sempre più insulsa</strong>.</p>



<p>La conclusione, nelle sue stesse parole, è quasi paradossale: “<strong>Sarebbe meglio, alla fine, tornare al confine internazionale</strong> e mantenere una difesa mobile, senza avamposti permanenti”.</p>



<p>Insomma, anche le analisi strategiche, oltre che le ineludibili considerazioni umanitarie, rivelano che perché Israele possa godere della pace è necessario che le popolazioni dei Paesi confinanti tornino a vivere nei territori da cui sono stati cacciati con la forza.</p>



<p>Fin qui le motivazioni ufficiali dell’occupazione di terre altrui e le criticità connesse. In realtà, è impossibile che tali criticità siano ignote agli strateghi israeliani. La verità è l’idea delle zone cuscinetto cela tutt’altro, la dilatazione dei confini israeliani in linea con la prospettiva della <strong>Grande Israele</strong>. Questo il motivo che in realtà impedisce il ritiro dai territori conquistati, questo il nodo che ad oggi sembra impossibile sciogliere.</p>
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		<title>Israele, obiettivo Litani in Libano: tra risorse e ideologia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-obiettivo-litani-in-libano-tra-risorse-e-ideologia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2026 17:18:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Truppe israeliane stanziate nel Sud del Libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’offensiva israeliana nel sud del Libano punta al controllo dell’area a sud del Litani, provocando oltre un milione di sfollati e migliaia di vittime.<br />
Dietro la giustificazione della “zona cuscinetto” emergono interessi più profondi, legati alle risorse idriche ed energetiche della regione.<br />
A questi si intreccia una dimensione ideologica: l’idea della “Grande Israele” e una strategia già sperimentata a Gaza, ora replicata anche in Libano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-obiettivo-litani-in-libano-tra-risorse-e-ideologia.html">Israele, obiettivo Litani in Libano: tra risorse e ideologia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Truppe israeliane stanziate nel Sud del Libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Truppe-israeliane-stanziate-nel-Sud-del-Libano-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele continua ad avanzare nel Sud del Libano, annunciando “il <a href="https://news.antiwar.com/2026/03/26/israel-sends-more-ground-troops-into-lebanon-as-occupation-destruction-mounts/">dispiegamento di ulteriori truppe di terra</a> come parte di un’invasione iniziata nei primi giorni di marzo”. Un’operazione che – come dichiarato dal ministro della Difesa <strong>Israel Katz </strong>– punta a estendersi all’intera area a Sud del fiume Litani. L’obiettivo appare sempre più chiaro: preparare un’<strong>occupazione di lungo periodo</strong>, svuotando una fascia di territorio di circa 20 chilometri dai suoi abitanti libanesi, ai quali è stato intimato di evacuare.</p>



<p>L’<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-quarta-guerra-del-libano-investe-il-paese-dei-cedri-la-sfida-finale-tra-israele-e-hezbollah.html">offensiva israeliana</a> ha già prodotto conseguenze drammatiche: oltre un <strong>milione di sfollati</strong> e almeno 1.200 morti, secondo le stime più recenti. Ma è sul piano strategico che si coglie la portata dell’operazione. Israele <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israel-destroys-vital-bridges-in-southern-lebanon-in-preparation-for-ground-invasion-/3876075">ha infatti distrutto</a> cinque dei sette ponti che attraversano il fiume Litani, compromettendo gravemente i collegamenti tra il Sud e il resto del Paese. <strong>Restano in piedi soltanto il ponte di Khardali</strong> – di fatto inutilizzabile, dopo la distruzione delle strade circostanti – e il vecchio ponte di Barghoz, ultimo collegamento ancora attivo.</p>



<p>Il risultato è una frattura territoriale netta: il Libano meridionale è ormai isolato dal resto del Paese. Una separazione che non appare temporanea, ma funzionale a impedire il ritorno della <strong>popolazione evacuata</strong> nei propri villaggi, consolidando così un nuovo assetto sul terreno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’occupazione militare per le risorse energetiche</h2>



<p>Formalmente, Tel Aviv giustifica l’avanzata sostenendo la necessità di creare una “zona cuscinetto” nel Sud del Libano, utile a proteggere il proprio territorio dalle incursioni di Hezbollah. Una narrativa securitaria che ricalca schemi già adottati in passato. Proprio sul terreno, <strong>Israele sembra aver riscoperto che Hezbollah</strong> – dato per neutralizzato solo pochi mesi fa – è tutt’altro che scomparso, <a href="https://english.almayadeen.net/news/politics/hezbollah-hits-new-record-of-94-operations-against-israeli-o">continuando a colpire mezzi corazzati</a> e a lanciare missili oltre confini.</p>



<p>Tuttavia, l’idea che Israele voglia solo creare una “zona cuscinetto” nel Libano meridionale appare riduttiva se si tiene presente una prospettiva storica più ampia. Come evidenziato anche da analisi accademiche, il controllo delle risorse idriche è da decenni uno dei nodi del confronto tra Israele e Libano. In un territorio come il Medio Oriente dove l’acqua, il <strong>cosiddetto oro blu</strong>, è una risorsa ancora più preziosa che altrove, il fiume Litani, che scorre a 20 km dal confine israeliano, rappresenta una asset strategico che da tempo Tel Aviv mira a controllare. Tanto che già nel 2015 la <a href="https://www.treccani.it/enciclopedia/l-idroconflitto-tra-libano-e-israele_(Atlante-Geopolitico)/">Treccani</a> parlava esplicitamente di “idroconflitto”.</p>



<p>Ma la posta in gioco non si esaurisce all’acqua. Accanto alla dimensione idrica, emerge con forza anche quella energetica legata ai <strong>giacimenti di idrocarburi</strong> presenti sotto i fondali del Mediterraneo orientale, al largo delle coste israeliane e del Libano meridionale. Come riportato da <strong>Piccole Note</strong>, nel 2019 Israele tentò di ampliare i confini marittimi a scapito del Libano per sfruttare in solitaria quei giacimenti, le cui risorse sono stimate in circa “600 miliardi di dollari”. Ne nacque una contesa serrata, finita con un compromesso e un acccordo che ha conferito a Israele lo sfruttamento di Karish e al Libano quello di Qana.</p>



<p>Non sembra un caso che, a <a href="https://www.newarab.com/news/lebanons-gas-under-threat-israel-may-scrap-maritime-border">settembre del 2024</a>, un mese dopo l’uccisione del leader di Hezbollah <strong>Hassan Nasrallah</strong>, il ministro dell&#8217;Energia israeliano <strong>Eli Cohen</strong> abbia chiesto espressamente di cercare una scappatoia per annullare quello che ha definito il &#8220;<a href="https://www.newarab.com/news/lebanon-signs-gas-exploration-deal-international-consortium">vergognoso accordo sul gas&#8221;</a> firmato con il Libano. Intenzione ribadita all’inizio di questo mese quando l’aggressione contro il Paese dei cedri si è intensificata.</p>



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<h2 class="wp-block-heading">La “Grande Israele”</h2>



<p>A tutto ciò si collega anche un ulteriore elemento, meno dichiarato ma altrettanto rilevante. <em>The New Arab</em> riporta un’intervista a Zahera Harb, professoressa al City St George’s, Università di Londra, che osserva: “Israele parla di sicurezza, ma sappiamo che vogliono anche acqua e terra. Abbiamo sentito politici israeliani parlare del Libano come parte del <strong>Grande Israele</strong> e gongolare”.</p>



<p>Un riferimento che chiama in causa una dimensione tutt’altro che marginale: quella ideologica e messianica che attraversa una parte significativa della società e della classe politica israeliana. In ambienti ultranazionalisti e religiosi – ma non solo – <strong>l’idea della “<a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-e-il-sogno-del-grande-israele-ecco-di-che-cosa-si-tratta.html">Grande Israele</a>”</strong> è infatti un orizzonte ricorrente: uno Stato dai confini estesi che, nella lettura più radicale della Torah, comprenderebbe – oltre all’attuale Israele – i Territori palestinesi, porzioni di Giordania, Siria e Libano.</p>



<p>Non sorprende, allora, che poco prima della distruzione dei ponti sul Litani, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/litani-river-must-be-new-border-lebanon-israels-smotrich-says">Bezalel Smotrich</a>, ministro delle Finanze e figura di riferimento dell’ala più messianica del governo, abbia dichiarato alla Knesset – con il consueto “garbo” – che “i nostri confini dovranno estendersi fino al Litani”.</p>



<p>Parole che non rappresentano un’uscita isolata, ma si inseriscono in una linea già emersa in altri contesti: dalla Striscia di Gaza, dove Israele ha consolidato una presenza su vaste aree ridotte a macerie, alla Cisgiordania, segnata dall’espansione continua degli insediamenti e dalla violenza dei coloni.</p>



<p>Acqua, gas, Grande Israele, tutti fattori che segnalano come l’avanzata israeliana nel <strong>Sud del Libano</strong> non sia solo una risposta contingente all’attivismo di Hezbollah, ma il tentativo di portare a compimento una prospettiva geopolitica e una visione religiosa da tempo presente nei piani degli strateghi israeliani e nelle allucinate visioni degli ebrei messianici.</p>



<p>Si tratta di fissare nuova “linea gialla”, per usare l’espressione usata da <a href="https://www.newarab.com/analysis/inside-israels-gazafication-south-lebanon">The New Arab</a>, che replica – anche geograficamente – uno schema già collaudato a Gaza. “Per capire cosa sta succedendo nel Sud del Libano, si deve guardare a Gaza”, scrive il giornale: “ciò che Israele sta facendo ora è una continuazione di ciò che hanno fatto nella Striscia, una ‘<strong>gazificazione</strong>’”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-obiettivo-litani-in-libano-tra-risorse-e-ideologia.html">Israele, obiettivo Litani in Libano: tra risorse e ideologia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Romania. Il caso Georgescu: ingerenza russa o della Ue?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/romania-il-caso-georgescu-ingerenza-russa-o-della-ue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 15:06:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1917" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Romania. Il caso Georgescu: ingerenza russa o della Ue?" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 1917w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1917px) 100vw, 1917px" /></p>
<p>Oggi quella sensazione ha trovato una conferma autorevole dagli Stati Uniti: un recente rapporto del Comitato giudiziario del Congresso afferma che non esisterebbero prove dell’interferenza russa. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/romania-il-caso-georgescu-ingerenza-russa-o-della-ue.html">Romania. Il caso Georgescu: ingerenza russa o della Ue?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1917" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Romania. Il caso Georgescu: ingerenza russa o della Ue?" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 1917w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026021215330434_947c56e4ae4b08b6cc364dd225be8857-e1770907467282.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1917px) 100vw, 1917px" /></p>
<p>Nel novembre del 2024 la Romania fu l’epicentro di uno dei più inattesi terremoti politici europei. Călin Georgescu, indipendente di area nazionalista ed euroscettica, accusato di sentimenti filorussi, aveva sorpreso tutti superando il 22% al primo turno delle presidenziali. Quel risultato, che lo portava al ballottaggio contro Elena Lasconi, convinta europeista, e davanti a figure istituzionali di primo piano come l’ex premier Marcel Ciolacu, cambiò di colpo il quadro politico romeno.</p>



<p>Il ribaltamento arrivò però due giorni prima del secondo turno, con i sondaggi che davano per certa la vittoria di Georgescu, quando, a dicembre del 2024, la Corte Costituzionale annullò l’intero processo elettorale.</p>



<p>I giudici motivarono la decisione con documenti appena declassificati dal Consiglio Supremo di Difesa Nazionale, secondo i quali la sua affermazione dipendeva da <a href="https://it.insideover.com/politica/il-comitato-giudiziario-usa-nessuna-prova-che-la-russia-abbia-interferito-nelle-elezioni-in-romania.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una possibile interferenza russa</a> realizzata con attacchi informatici e soprattutto con una sospetta mobilitazione su TikTok di circa venticinquemila account a lui favorevoli.</p>



<p>In poche ore tale ricostruzione divenne la chiave di lettura dominante di quanto accaduto e trasformò la Romania in un presunto laboratorio della disinformazione russa. La stampa occidentale riprese la narrativa con grande enfasi, descrivendo il Paese come il nuovo fronte dell’espansionismo del Cremlino. La Ue accolse con gaudio la decisione e, successivamente, si peritò di aprire un’inchiesta su Tik Tok a conferma dell’asserita ingerenza russa.</p>



<p>Col passare dei mesi è emerso però un quadro molto diverso. Già allora numerosi osservatori avevano segnalato come i presunti elementi di prova fossero fragili, legati più a suggestioni politicizzate che a riscontri concreti (ne avevamo scritto su <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/romania-voto-fantomatica-ingerenza-russa" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piccole Note</a>). Anche il social incriminato, che la stessa Ue ha ritenuto collaborativo nelle indagini avviate, in seguito a un’inchiesta interna comunicava di &#8220;non aver trovato né ricevuto prove&#8221; a sostegno dell&#8217;affermazione delle autorità rumene sulle asserite manipolazioni di Mosca (dove è importante sottolineare anche il fatto che Bucarest non ha fornito prove della sua decisione).</p>



<p>Oggi quella sensazione ha trovato una conferma autorevole dagli Stati Uniti: un <a href="https://judiciary.house.gov/sites/evo-subsites/republicans-judiciary.house.gov/files/2026-02/THE-FOREIGN-CENSORSHIP-THREAT-PART-II-2-3-26.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">recente rapporto</a> del Comitato giudiziario del Congresso afferma che non esisterebbero prove dell’interferenza russa. Una posizione che ridimensiona ulteriormente il castello narrativo costruito nel clima febbrile dell’annullamento.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://judiciary.house.gov/sites/evo-subsites/republicans-judiciary.house.gov/files/2026-02/THE-FOREIGN-CENSORSHIP-THREAT-PART-II-2-3-26.pdf"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/a1-USA-1024x517.jpg" alt="" class="wp-image-80492"/></a></figure>



<p>Nel frattempo la vicenda di Georgescu <a href="https://agerpres.ro/justitie/2026/02/06/judecatorii-de-la-tribunalul-bucuresti-in-dezacord-privind-dosarul-lui-georgescu-va-fi-format-un-com--1525757" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>ha avuto un </u><u>seguito</u><u>alquanto</u><u>t</u></a>ormentato. Fissate le nuove elezioni per maggio 2025, Georgescu si ricandida, ma a febbraio viene fermato dalla polizia e sottoposto a misure restrittive in attesa dell’apertura formale delle indagini. L’inchiesta non riguardava l’eventuale interferenza russa, bensì accuse di propaganda &#8220;legionară&#8221;, legate cioè al presunto uso di simboli e riferimenti riconducibili a ideologie estremiste di matrice fascista.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://agerpres.ro/justitie/2026/02/06/judecatorii-de-la-tribunalul-bucuresti-in-dezacord-privind-dosarul-lui-georgescu-va-fi-format-un-com--1525757"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A2-ROM-1024x348.jpg" alt="Judecătorii de la Tribunalul București, în dezacord privind dosarul lui Georgescu; va fi format un complet de divergență" class="wp-image-80494"/></a></figure>



<p>Ma quando il fascicolo arriva al Tribunale di Bucarest, chiamato avallare il fermo e avviare il processo, la procedura si impantana. I due giudici che dovrebbero decidere le sorti di Georgescu non riescono a trovare un accordo in sede preliminare, fatto rarissimo per la giustizia romena. <a href="https://balkaninsight.com/2026/02/09/trial-of-far-right-romanian-former-presidential-candidate-set-to-begin/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><u>Solo </u><u>un anno dopo</u></a>, e solo con l’intervento di un terzo magistrato, il caso supererà l’ultimo passaggio di legittimità, consentendo l’avvio effettivo del processo.</p>



<p>Nel frattempo, a marzo del 2025, la Corte aveva respinto nuovamente la candidatura di Georgescu, appoggiandosi alle motivazioni pregresse. Ma, se l’annullamento della sua vittoria al primo turno delle presidenziali del 2024 aveva fatto notizia, quanto accaduto di seguito non ha appassionato più di tanto i media mainstream.</p>



<p>Un silenzio tanto più significativo perché coincide con un altro episodio che ha inciso sul confronto politico romeno: sempre a marzo, e sempre prima della ripetizione delle elezioni, la Romania ha vietato a un’altra figura nazionalista, <a href="https://news.rambler.ru/world/54353761-rumyniya-otstranila-esche-odnogo-ultrapravogo-kandidata-ot-povtornyh-prezidentskih-vyborov/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Diana Șoșoacă</a>, di parteciparvi.</p>



<p>Anche la sua esclusione ha fatto discutere, a causa delle motivazioni: le sue dichiarazioni sarebbero contrarie ai valori democratici. Una spiegazione che ha sollevato molte perplessità: diversi osservatori l’hanno letta come un segnale che le candidature che si distaccano alle posizioni euro-atlantiche non hanno agibilità politica.</p>



<p>A distanza di tempo, e dopo le conclusioni del Congresso Usa, il quadro che emerge è molto diverso da quello che media e politici Ue avevano accreditato un anno fa. Il caso Georgescu non appare più come l’emblema di un’operazione di influenza russa, ma come la dimostrazione di quanto una narrativa geopolitica possa sgretolarsi quando si cercano prove reali e non suggestioni.</p>



<p>I venticinquemila account TikTok non sono mai stati collegati con certezza a Mosca; gli attacchi informatici restano avvolti nel mistero e restano senza attribuzioni chiare; e le accuse della magistratura contro Georgescu riguardano tutt’altro.</p>



<p>Oggi, dopo le smentite di Tik Tok e degli States, con un processo a Georgescu che parte in ritardo e un impianto accusatorio messo in dubbio già in sede preliminare, resta aperta una domanda inevitabile: quanto dell&#8217;allarme di un anno fa era fondato e quanto era invece il riflesso di un clima politico che aveva bisogno — ancora una volta — di un nemico esterno?</p>



<p>Inutile aggiungere che, nel frattempo, le iniziative giuridiche e giudiziarie, abbattendo le opposizioni, hanno favorito la vittoria elettorale di una figura ben accetta al milieu euro-atlantico.</p>



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