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	<title>Claudia Carpinella Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 21 Aug 2026 14:22:59 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Claudia Carpinella Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Cisgiordania: la banalità del Terrore</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-la-banalita-del-terrore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 14:22:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I coloni israeliani assediano le case dei palestinesi a Qusra" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Cisgiordania la normalità palestinese si misura ormai sull’assenza di morti, demolizioni ed espulsioni. Tra violenze dei coloni, checkpoint, terre sottratte e segregazione quotidiana, anche la sopraffazione più brutale rischia di diventare routine. Fanno notizia solo i picchi di violenza, mentre il resto scivola nel silenzio. Così, dove nessuno è stato ucciso, si può persino parlare di un fine settimana tranquillo: la normalizzazione del terrore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-la-banalita-del-terrore.html">Cisgiordania: la banalità del Terrore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I coloni israeliani assediano le case dei palestinesi a Qusra" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/LASSEDIO-DI-QUSRA-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando non ci sono morti ammazzati, dai coloni o dall’esercito israeliano, quella sì che è una giornata tranquilla in Cisgiordania. La soglia di ciò che, per i palestinesi della West Bank, può essere considerato normale è ormai arrivata a tanto.</p>



<p>Un palestinese&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-08-17/ty-article/.highlight/settlers-only-raid-us-occasionally-what-palestinian-life-has-been-reduced-to/000001a0-10a9-de4a-afe7-5aeb598e0000">ha raccontato ad Haaretz</a> che il suo villaggio, <strong>Beit Duqqu</strong>, a nord-ovest di Gerusalemme, “aveva subito pochi danni” da un recente attacco. Così il giornale israeliano ha voluto capire cosa intendesse per “pochi danni”. Decine di chilometri quadrati di terra rubati per costruire insediamenti israeliani. Qualche saltuaria razzia dei coloni nel villaggio. Pochi palestinesi feriti. Questo, per i palestinesi, è riassumibile con “pochi danni”.</p>



<p>Ed è questo, annota il giornale israeliano, “lo standard a cui la vita palestinese in Cisgiordania è stata ridotta”. Un villaggio è considerato relativamente fortunato quando Israele ha preso solo una parte della sua terra e i coloni vi hanno fatto irruzione “solo occasionalmente”. “<strong>Un giorno tranquillo</strong> è quello cui la violenza rimane al di sotto della soglia della morte, della demolizione o dell’espulsione.”</p>



<p>Nell’ultima settimana i media si sono accorti delle violenze in Cisgiordania per via <strong>dell’assedio di Qusra</strong>. Quindici coloni hanno assediato tre case di palestinesi, sequestrando di fatto quindici persone, tra cui due bambini, e tagliando loro acqua ed elettricità. Fatto così grave da meritare, per una volta, <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cj4kppdk2qwo">qualche menzione</a>. L’ennesimo attacco, che si aggiunge agli&nbsp;<a href="https://www.aljazeera.com/gallery/2026/8/16/timeline-the-one-week-siege-of-qusra-by-israeli-settlers-in-the-west-bank">oltre tremila</a> registrati da gennaio 2025 a giugno 2026. Sei aggressioni di coloni al giorno: questa è la media di tale impunita violenza.</p>



<p>Barbarie non certo casuale, ma frutto di una politica che&nbsp;<a href="https://www.hrw.org/news/2026/08/20/west-bank-israel-backed-settler-violence-drives-displacement">Human Rights Watch</a>, nel suo ultimo rapporto, descrive così: “I coloni sparano, attaccano ed espellono i palestinesi dalla loro terra, mentre lo Stato fornisce le armi, la copertura legale e il budget per farlo”. Del resto, si legge ancora nel rapporto, “il governo israeliano e i coloni condividono lo stesso obiettivo di ‘prendere più terra possibile e ridurre al minimo la presenza palestinese’”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;apartheid in Cisgiordania</h2>



<p>Sui media locali e internazionali fanno notizia solo i picchi di violenza, gli episodi eclatanti, come quanto avvenuto nei giorni scorsi a Qabatiyah, dove i palestinesi arrestati sono stati marchiati con dei numeri, riecheggiando, come hanno scritto in tanti, quanto avveniva <a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-08-19/ty-article-opinion/i-resist-historical-comparisons-then-israel-marks-palestinians-with-numbers/000001a0-18e6-d117-afb8-3fe7c9f60000">nei campi di sterminio nazisti</a> (i soldati si sono poi scusati, tutto perdonato, come non fosse successo nulla; ma il simbolismo rimane).</p>



<p>Ma maggior parte degli episodi di violenza e sopraffazione restano sottotraccia. Sono parte del quotidiano, di una brutale routine. La <strong>segregazione razziale nella Cisgiordania</strong>, ad esempio, passa anche per le stazioni di servizio. Pompe di benzina separate: una per gli israeliani e una per i palestinesi, rigorosamente con prezzi maggiorati, ovviamente, per questi ultimi. Lo racconta un tassista palestinese ad Haaretz, senza sdegno, quasi fosse una delle tante incombenze della giornata.</p>



<p>L’occupazione è più visibile quando i soldati invadono un villaggio o quando i coloni danno fuoco alle case dei palestinesi. Eppure, continua Haaretz, gran parte dell’apartheid viene esercitato in modalità meno vistose: “Decidere chi può comprare carburante, chi può usare una strada, quale villaggio può essere chiuso e quanto tempo di un palestinese può essere rubato senza attirare l’attenzione”.</p>



<p>Un altro episodio spiega bene lo stato di apartheid che regna in Cisgiordania. Le strade per i palestinesi sono poche e scorrono a singhiozzo.&nbsp;Sono oltre&nbsp;<a href="https://www.ochaopt.org/content/movement-and-access-west-bank-april-2026">900 i checkpoint</a>, tra fissi e mobili, che frammentano la regione, impedendo il naturale scorrere delle giornate degli abitanti (palestinesi, si intende). Andare al lavoro o raggiungere un ospedale <strong>non è un diritto</strong>. Dipende da chi presiede i posti di blocco, dalla sua etica o, come spesso accade, dall’umore del momento.</p>



<p>Non solo: “Una lunga fila di auto era ferma sulla strada che porta ad Atara”, si legge nell’articolo di Nagham Zbeedat. Ma a bloccare il traffico non erano i soldati israeliani o un checkpoint. “Era un colono che, in piedi, in mezzo alla strada, ne impediva il passaggio”. Le famiglie palestinesi hanno aspettato diverse ore nelle loro auto perché quel colono aveva deciso che non potevano passare. E nessuno poteva dire o fare nulla, coscienti che rischiavano l’intervento dell’esercito, con tutte le conseguenze del caso.</p>



<p>Nessun media ha riportato l’accaduto. D’altronde, “non c’erano morti né feriti, una situazione classificata come ‘pacifica’”. In Cisgiordania la vivibilità non la si misura in base ai criteri che valgono per le democrazie. La si misura in base al <a href="https://www.unrwa.org/resources/reports/unrwa-situation-report-232-humanitarian-crisis-gaza-strip-and-occupied-west-bank">numero di persone uccise</a>, arrestate, ferite, malmenate e alle demolizioni delle case. Ecco perché Beit Duqqu, il villaggio di cui parlavamo all’inizio, può dirsi abbastanza tranquillo. A parte qualche razzia dei coloni e la terra rubata, nessuno è stato ucciso.</p>



<p>Lo stesso non può dirsi di Tal, al-Mughayyir, Mukhmas, Nablus, Jenin, Tulkarm, Ramallah e via dicendo: <strong>la lista sarebbe fin troppo lunga</strong>. Per ora, niente morti né bulldozer a Beit Duqqu. Secondo gli standard imposti ai palestinesi, “è stato un fine settimana tranquillo”. La normalizzazione del Terrore.</p>



<p><strong>Fonti</strong></p>



<p><strong><em>UNWRA</em></strong>: <a href="https://www.unrwa.org/resources/reports/unrwa-situation-report-232-humanitarian-crisis-gaza-strip-and-occupied-west-bank">https://www.unrwa.org/resources/reports/unrwa-situation-report-232-humanitarian-crisis-gaza-strip-and-occupied-west-bank</a></p>



<p><strong><em>OCHA</em></strong>: <a href="https://www.ochaopt.org/content/movement-and-access-west-bank-april-2026">https://www.ochaopt.org/content/movement-and-access-west-bank-april-2026</a></p>



<p><strong><em>HAARETZ</em></strong>: <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-08-17/ty-article/.highlight/settlers-only-raid-us-occasionally-what-palestinian-life-has-been-reduced-to/000001a0-10a9-de4a-afe7-5aeb598e0000">https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz-today/2026-08-17/ty-article/.highlight/settlers-only-raid-us-occasionally-what-palestinian-life-has-been-reduced-to/000001a0-10a9-de4a-afe7-5aeb598e0000</a></p>



<p><strong><em>HUMAN RIGHTS WATCH</em></strong>: <a href="https://www.hrw.org/news/2026/08/20/west-bank-israel-backed-settler-violence-drives-displacement">https://www.hrw.org/news/2026/08/20/west-bank-israel-backed-settler-violence-drives-displacement</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Un bambino al giorno ma noi abbiamo smesso di contare i morti di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 04:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1129" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Quand’è che abbiamo smesso di contare i morti di Gaza?" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1024x602.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1536x903.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-600x353.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vero numero dei morti di Gaza resta una domanda senza risposta. Mentre il conteggio ufficiale viene assunto come dato definitivo, migliaia di vittime sotto le macerie, morte per fame, malattie o per il collasso sanitario restano fuori dal racconto pubblico. Nessuno sembra più interrogarsi sul reale death toll del genocidio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html">Un bambino al giorno ma noi abbiamo smesso di contare i morti di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Quand&#8217;è che, di preciso, abbiamo smesso di contare i morti di Gaza? Da quando è entrato in vigore il cosiddetto &#8220;cessate il fuoco&#8221;. Lungi dall&#8217;essere una tregua vera e propria perché, al netto dei continui aggiornamenti sul fantomatico <em>Board of Peace </em>di Trump, nella Striscia si continua a uccidere. Meno di prima, eppure in modo sistematico.</p>



<p>Esaustivo, a tal proposito, il titolo di un&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-07-23/ty-article-magazine/.premium/a-child-a-day-the-israeli-air-force-continues-to-routinely-kill-gazas-kids/0000019f-8fa1-df92-a7ff-afa39d6b0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo di Haaretz</a>: “Un bambino al giorno: l&#8217;aviazione israeliana continua a uccidere regolarmente i bambini di Gaza”. Non è una formula a effetto: è un tragico conteggio reale. Al 23 luglio scorso, i bambini uccisi dall&#8217;ottobre 2025 erano 282. È la posologia del genocidio lento, sparito dai riflettori mediatici, ma non dalla vita dei palestinesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="522" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-1024x522.jpg" alt="" class="wp-image-525325" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-1024x522.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-1536x783.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-600x306.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Al momento in cui scriviamo i bambini uccisi durante il cessate il fuoco, interpretato da Israele in modalità lasca , sono già aumentati. Nella sola giornata del 30 luglio, infatti, Israele ha bombardato alcune tende della Striscia, uccidendo quattro persone: due erano bambini, di otto anni e appena diciotto mesi. La tragica conta descritta da Haaretz non solo è proseguita, ma quel giorno è addirittura raddoppiata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Luglio è stato il mese più mortale dalla &#8220;tregua&#8221;</h2>



<p>Sui media italiani non v&#8217;è traccia di un ulteriore dato che restituisce la reale situazione di Gaza. Altrove, invece, sì. <strong>Haaretz scrive che “luglio è stato il mese più mortale dall&#8217;inizio della tregua, con almeno 152 morti”</strong>. Tra questi, 21 bambini, 14 donne e quattro anziani.</p>



<p>E, proprio mentre si rincorrevano le notizie su una possibile intesa nel quadro del cosiddetto <em>Board of Peace</em> — il nodo centrale resta il disarmo di Hamas — Gaza viveva un&#8217;altra domenica di sangue. <strong>Il 2 agosto l’esercito israeliano ha ucciso 17 palestinesi in un solo giorno, tra cui diversi bambini.</strong></p>



<p>Impossibile non collegare tale recrudescenza alle trattative in corso, che proprio in questi giorni hanno registrato una svolta, con Hamas che ha dichiarato di essere pronta a disarmarsi, cosa che avverrebbe una volta insediato il governo tecnocratico palestinese espressione del <strong>Board of Peace,</strong> il cui insediamento dovrebbe portare al ritiro israeliano dalla Striscia.</p>



<p>Tel Aviv, dopo aver a lungo ostacolato l’ingresso del governo in questione, lo ha infine formalmente accettato su pressione americana, da cui l’accelerazione. Ma i morti di questi ultimi giorni e le dichiarazioni di politici e funzionari israeliani avversi all’accordo, oltre a quelle più esplicite del ministro delle Finanze <strong>Bezalel Smotric</strong>, che ha ripetuto il mantra della inevitabilità del reinsediamento israeliano a Gaza, fanno capire quanto siano fragili tali sviluppi.</p>



<p>A essere colpiti in questi giorni di sangue non sono stati soltanto i civili, ma anche le poche e preziose strutture sanitarie ancora in piedi. <strong>Sabato 1° agosto Israele ha bombardato i magazzini dell&#8217;ospedale Al Aqsa</strong>, a Deir el Balah, nel centro della Striscia. Custodivano materiali essenziali, compresi quelli necessari ai pazienti affetti da insufficienza renale sottoposti a dialisi. L&#8217;esercito israeliano ha giustificato anche quest&#8217;ultimo attacco con la consueta litania: i siti colpiti sarebbero stati utilizzati da Hamas come depositi di armi. Niente di nuovo sul fronte di Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I morti sotto le macerie</h2>



<p><strong>I morti ufficiali di Gaza sono 73.349, almeno al momento in cui scriviamo.</strong> Un dato che, a gennaio scorso, è stato riconosciuto anche dall&#8217;esercito israeliano dopo due anni nei quali aveva contestato sistematicamente l&#8217;entità dell’eccidio. Già questa ammissione basterebbe a far comprendere che si tratta di una cifra inevitabilmente al ribasso. Un’ammissione tardiva che molti hanno fatto discendere dal timore che emergessero numeri più grandi.</p>



<p>Quel numero, infatti, tiene conto soltanto delle vittime identificate e uccise in modo diretto: persone morte nei bombardamenti, colpite dai cecchini o decedute in seguito alle ferite riportate. Non comprende, infatti, quanti giacciono ancora sotto le immense distese di macerie della Striscia. <strong>Nella sola giornata di sabato primo agosto, le autorità di Gaza hanno recuperato i resti di 112 persone. </strong>Dopo oltre 136 ore di scavi condotti in gran parte a mani nude — Israele continua infatti a impedire l&#8217;ingresso di bulldozer destinati alla rimozione delle macerie, necessaria per recuperare i cadaveri — sono stati disseppelliti i corpi di persone uccise più di due anni fa. <em>The New Arab</em> scrive: &#8220;<strong>Tra i miseri resti, quelli di 40 bambini, 38 donne e sette persone affette da disabilità fisiche”.</strong></p>



<p>Proprio lì, nel quartiere di Sabra, a Sud di Gaza City, si ritiene che siano sepolti i resti di altre 156 persone scomparse durante i bombardamenti che hanno raso al suolo diverse abitazioni del quartiere. Per questo la Protezione civile palestinese continua a scavare: per restituire ai sopravvissuti i corpi dei loro cari e permettere loro una sepoltura dignitosa.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Three children are among nine Palestinians killed in Israeli attacks on Gaza since dawn today. The attacks came in Gaza City, Deir el-Balah and Khan Younis.<br><br>🔴 LIVE updates: <a href="https://t.co/m1BPI8GBHt">https://t.co/m1BPI8GBHt</a> <a href="https://t.co/TYzoKhWJ5u">pic.twitter.com/TYzoKhWJ5u</a></p>&mdash; Al Jazeera English (@AJEnglish) <a href="https://x.com/AJEnglish/status/2083830454180810828?ref_src=twsrc%5Etfw">August 2, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le morti indirette che nessuno conta più</h2>



<p>Torniamo però a quel numero: 73.349. Perché non tiene conto di tutte le persone morte non sotto le bombe, ma a causa delle conseguenze della guerra: la fame, il freddo, le epidemie, le malattie ormai incurabili a causa della distruzione del sistema sanitario.</p>



<p>C&#8217;è poi un altro elemento, spiegato dal professor <strong>Michael Spagat</strong>, tra i maggiori esperti mondiali di mortalità nei conflitti. Così su Haaretz: “In molti casi le famiglie hanno semplicemente seppellito i propri cari senza comunicarlo ufficialmente al Ministero della Salute. Alcune famiglie non vogliono farlo, altre non sono in grado di farlo. Forse i genitori muoiono e rimane soltanto un bambino di otto anni. Come potrebbe segnalarlo?”</p>



<p><strong>Che il conteggio ufficiale fosse una sottostima era stato evidenziato da tempo</strong>. <em>The Lancet </em>scriveva già nel luglio 2024, ribadendolo nel gennaio 2025, che i dati del Ministero della Salute di Gaza erano probabilmente sottostimati di circa il 40 per cento. Lo studio scosse il mondo, seppur per breve tempo. A riprova del fatto che in tutte le guerre sembrano esistere cifre &#8220;accettabili&#8221; e altre no.</p>



<p>Già nell&#8217;ottobre 2024, in una lettera firmata da 99 medici statunitensi e inviata all&#8217;allora presidente Joe Biden si stimava che le vittime fossero oltre 119mila. Un anno dopo, Haaretz avrebbe pubblicato lo studio di Michael Spagat, secondo cui era plausibile che il numero reale delle vittime avesse già superato le centomila. Da allora si è però smesso di interrogarsi sul reale death toll di Gaza. Nessuno sembra chiedersi più che fine abbiano fatto le migliaia di vittime che non compaiono nei conteggi ufficiali. Come se smettere di contarle bastasse a farle sparire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html">Un bambino al giorno ma noi abbiamo smesso di contare i morti di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quando i coloni diventano &#8220;escursionisti&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/quando-i-coloni-diventano-escursionisti</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giorgia di gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 12:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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<p> L’attacco di un gruppo di coloni israeliani al villaggio palestinese di Tal ha provocato una nuova escalation di violenza in Cisgiordania.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727153944335_6061acb2b90953c35fafa02b8fcdd72c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727153944335_6061acb2b90953c35fafa02b8fcdd72c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727153944335_6061acb2b90953c35fafa02b8fcdd72c-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727153944335_6061acb2b90953c35fafa02b8fcdd72c-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727153944335_6061acb2b90953c35fafa02b8fcdd72c-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727153944335_6061acb2b90953c35fafa02b8fcdd72c-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260727153944335_6061acb2b90953c35fafa02b8fcdd72c-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tal, Cisgiordania <strong>–</strong> L’attacco di un gruppo di coloni israeliani al villaggio palestinese di Tal ha provocato una nuova escalation di violenza in Cisgiordania.</p>



<p>Secondo le ricostruzioni, uomini provenienti dall’area di Havat Gilad hanno fatto irruzione nei pressi del centro abitato, dando origine a scontri con i residenti palestinesi. Nel corso del caos sono intervenute anche le forze israeliane e il bilancio finale è stato di diverse vittime e feriti.</p>



<p>L’episodio riporta sotto i riflettori Havat Gilad, insediamento considerato illegale dal diritto internazionale e al centro di numerose accuse legate a violenze, intimidazioni e attacchi contro le comunità palestinesi circostanti. </p>



<p>La vicenda si inserisce in un contesto di crescente tensione nei Territori occupati, dove nel 2026 si è registrato un forte aumento degli scontri tra coloni, palestinesi ed esercito israeliano.</p>



<p></p>
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		<title>Gli ebrei che avevano previsto la deriva del sionismo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-ebrei-che-avevano-previsto-la-deriva-del-sionismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 08:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La preghiera di un rabbino davanti al Muro del Pianto, Gerusalemme." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le posizioni dei primi ebrei antisionisti, tra rabbini, intellettuali e movimenti politici che, dalla fine dell'Ottocento, contestarono il progetto di uno Stato ebraico. Secondo le voci citate, il sionismo avrebbe tradito la vocazione universalista dell'ebraismo, alimentando colonialismo, nazionalismo e conflitti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La preghiera di un rabbino davanti al Muro del Pianto, Gerusalemme." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/western-wall-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Avevano previsto la deriva del sionismo, la ferocia con la quale si sarebbe affermato e le conseguenze che avrebbe portato con sé. Gli antisionisti più convinti della prima ora erano proprio esponenti della comunità ebraica della diaspora — un fatto che conserva una sua rilevanza. Lo ricorda Brian McGlinchey in un articolo <a href="https://www.starkrealities.net/p/anti-zionism-pioneered-by-jews" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pubblicato su Stark Realities</a>. “Un ebraismo armato di cannoni e baionette invertirebbe i ruoli di Davide e Golia e sarebbe una parodia di se stesso”, dichiarò agli inizi del secolo scorso il rabbino Moritz Güdemann nell&#8217;<a href="https://www.jstor.org/stable/41277059" target="_blank" rel="noreferrer noopener">opera</a> <em>Il giudaismo nazionale</em>. Una critica rivolta all<strong>&#8216;opuscolo politico</strong> di Theodor Herzl, <em>Lo Stato ebraico</em>, destinato a cambiare la storia contemporanea e ad animare le coscienze dei sionisti più ferventi. Oggi, dopo il genocidio di Gaza, la pulizia etnica in Cisgiordania e in Libano, i ruoli di Davide e Golia si sono invertiti, senza più la possibilità di utilizzare il condizionale. Oltre cent&#8217;anni dopo, rileggere gli oppositori del sionismo aiuta a comprendere ciò che accade oggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>&#8220;La vocazione dell’ebraismo era la fratellanza”</strong></h2>



<p>Il Primo congresso sionista si tenne a Basilea nel 1897, dove Herzl diede forma politica al suo progetto. Ma la città svizzera non fu affatto la sua prima scelta. Avrebbe voluto convocare il congresso a Monaco, e guardava con favore anche a Vienna, ma i leader delle comunità ebraiche di queste e altre città europee non volevano avere nulla a che fare con il sionismo e si opposero fermamente all&#8217;iniziativa. Fu per questo che la scelta ricadde su Basilea.</p>



<p>Proprio in quei giorni che il rabbino capo di Vienna, <strong>Moritz Güdemann,</strong> pubblicò una lunga confutazione dello <em>Stato ebraico</em>. Scriveva: “<strong>La missione storica dell&#8217;ebraismo</strong> non è quella di sostenere le passioni o le fantasie nazionaliste centrifughe dei popoli, e ancora meno di indulgere in esse, ma piuttosto di abolire l&#8217;individualismo delle nazioni e lavorare verso l&#8217;unione di tutta l&#8217;umanità in un&#8217;unica famiglia&#8221;. Chissà cosa avrebbe pensato oggi il rabbino Güdemann, osservando come Israele abbia completamente disatteso quella sollecitazione per intreprendereinvece una via segnata da crimini contro l’umanità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Il sionismo è un progetto coloniale immorale”</strong></h2>



<p>Anche tra gli ebrei laici il dissenso nei confronti del neonato sionismo era forte. Il <em>Jewish Labor Bund,</em> partito politico laico e socialista fondato nell&#8217;Europa orientale, definì il sionismo “il nemico più malvagio del proletariato ebraico” e lo considerò “un progetto coloniale immorale”. <strong>Molly Crabapple</strong>, autrice di un libro dedicato al Bund, ha spiegato: “Pensavano che fosse uno strumento dell&#8217;imperialismo. I bundisti denunciarono la brutalità che ha sempre accompagnato il sionismo: dall&#8217;espropriazione della terra dei palestinesi ai brutali sfratti degli agricoltori locali, fino alla collaborazione, mano nella mano, con l&#8217;<strong>occupazione </strong>britannica”.</p>



<p>Ma l&#8217;opposizione al sionismo non riguardava soltanto gli ebrei socialisti dell&#8217;Europa orientale. Nello stesso 1897, la Conferenza centrale dei <strong>rabbini americani</strong> approvò una risoluzione contro il sionismo, affermando che “l&#8217;oggetto del giudaismo non è politico o nazionale, ma spirituale”, e che la sua missione consisteva nel promuovere &#8220;la pace, la giustizia e l&#8217;amore nell’umanità&#8221;. L&#8217;anno successivo anche l&#8217;<strong>Unione delle congregazioni ebraiche americane</strong> prese posizione contro il sionismo politico con parole altrettanto nette: “Gli ebrei non sono una nazione, ma una comunità religiosa”. Era la conferma che, da una sponda all&#8217;altra dell&#8217;Atlantico, una parte significativa del mondo ebraico guardava con profonda diffidenza al progetto nazionalista di Herzl, ritenendolo estraneo alla tradizione e ai valori dell’ebraismo.</p>



<p>Le preoccupazioni espresse dagli <strong>oppositori del sionismo</strong> continuarono a riaffiorare anche negli anni successivi. Dopo la prima guerra mondiale, una parte dell&#8217;ebraismo americano presentò persino una petizione al presidente Wilson&nbsp;per metterlo in guardia contro i pericoli&nbsp;insiti nelle insistite&nbsp;richieste di creare uno “Stato ebraico in Palestina”.</p>



<p>Decine di esponenti della comunità ebraica statunitense, guidati da <strong>Julius Kahn</strong>, sottolinearono “l&#8217;alto rischio di conflitti armati derivante dalla creazione di uno Stato ebraico in un&#8217;area popolata e venerata anche da musulmani e cristiani”. Condannarono inoltre l&#8217;idea di fondare una<strong>nuova nazione sulla base della razza</strong> o della religione ebraica, sostenendo che fosse incompatibile con gli ideali democratici. La lettera indirizzata al presidente degli Stati Uniti si concludeva con l&#8217;auspicio che la Palestina diventasse una “terra di promesse” per tutte le razze e tutte le religioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;opposizione degli ebrei del Medio Oriente</strong></h2>



<p>Il dissenso non era soltanto appannaggio dell&#8217;Europa e degli Stati Uniti. Anche molti ebrei del Medio Oriente respinsero il progetto sionista, convinti che avrebbe compromesso la loro convivenza secolare con le popolazioni arabe. Nel 1947 il rabbino capo dell&#8217;Iraq, <strong>Sasson Khdouri </strong>ricordò che ebrei e musulmani avevano condiviso per secoli gli stessi diritti e la stessa vita civile, dichiarando senza esitazioni: “<strong>Gli ebrei iracheni non sono sionisti </strong>e non lo saranno mai&#8221;.</p>



<p>Anche nella Palestina mandataria non mancarono&nbsp;voci ebraiche contrarie al progetto di uno Stato nazionale. Tra queste quella del rabbino Chaim Joseph Sonnenfeld, che nel 1929 scriveva: “Il popolo ebraico non desidera mettere le mani su ciò che non è suo, e tanto meno toccare i diritti degli altri abitanti dei luoghi che hanno custodito e venerato”. Parole che appaiono oggi lontanissime dalle rivendicazioni territoriali sostenute dagli esponenti del governo Netanyahu, come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich &#8211; così come dai&nbsp;leader del movimento dei coloni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il monito di Einstein</strong></h2>



<p>Nota e razionale l’opposizione di <strong>Albert Einstein</strong> al sionismo. “Preferirei di gran lunga vedere un accordo ragionevole con gli arabi sulla base della convivenza piuttosto che la creazione di uno Stato ebraico”, dichiarò.</p>



<p>Nel 1936 attaccò anche la posizione del primo giudice ebreo della Corte Suprema degli Stati Uniti, Louis Brandeis, secondo cui il “futuro del popolo ebraico dipendeva dall&#8217;unificazione all&#8217;interno di un&nbsp;territorio&nbsp;coeso”. Einstein ribatté che, al contrario, la sopravvivenza della comunità ebraica era stata favorita proprio dalla sua dispersione geografica. Offrì poi una riflessione che, riletta oggi, appare quanto mai attuale: “Era un bene &#8211; dichiarò &#8211; che gli ebrei non possedessero strumenti di potere che ci permettessero di <strong>commettere grandi stupidità&nbsp;dettate dal fanatismo nazionale</strong>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La posizione degli ebrei americani</strong></h2>



<p>Nel 1942 un gruppo di ebrei riformati statunitensi fondò l&#8217;<em>American Council for Judaism</em> (ACJ), facendo dell&#8217;antisionismo uno dei suoi principi fondamentali. Tre anni più tardi, il presidente dell&#8217;ACJ, <strong>Lessing Rosenwald</strong>, cercò di convincere Harry Truman sul fatto che “la Palestina non dovesse essere uno Stato musulmano, cristiano o ebraico, ma un Paese in cui le persone di tutte le fedi potessero svolgere la loro piena e uguale parte”.</p>



<p>Per Rosenwald, un&#8217;ampia immigrazione ebraica in Palestina era possibile, ma a una condizione: che fosse abbandonata una volta per tutte l&#8217;idea “che gli ebrei possiedano diritti nazionali illimitati su quella terra e che il Paese debba assumere la forma di uno Stato razziale o teocratico”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I timori profetici degli ebrei antisionisti</strong></h2>



<p>Studiare le origini dell&#8217;antisionismo significa anche smascherare una delle più grandi mistificazioni propagandate da Israele e dai suoi alleati: l&#8217;idea che l&#8217;antisionismo sia, per sua natura, una <strong>forma di antisemitismo</strong>. La storia racconta qualcosa di diverso. <strong>I primi e più autorevoli oppositori del sionismo furono ebrei, rabbini, intellettuali e dirigenti delle comunità ebraiche </strong>della diaspora che vedevano nel progetto sionista un tradimento della vocazione universalista dell&#8217;ebraismo e ne temevano le conseguenze politiche e morali.</p>



<p>Timori che, a oltre un secolo di distanza, appaiono oggi tristemente profetici. Molti di quegli esponenti della comunità ebraica avevano previsto che la nascita di uno Stato fondato sul nazionalismo ebraico avrebbe prodotto conflitti permanenti, sopraffazione e violenza. Un monito rimasto tragicamente inascoltato, la cui attualità è oggi testimoniata dal <strong>genocidio in corso</strong>.</p>
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		<title>Israele: vent&#8217;anni dopo il disimpegno di Sharon tornano i coloni nella Cisgiordania settentrionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-ventanni-dopo-il-disimpegno-di-sharon-tornano-i-coloni-nella-cisgiordania-settentrionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 09:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Colono armato presidia un avamposto illegale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cisgiordania settentrionale, ultima grande area palestinese ancora territorialmente contigua, è al centro di un progetto di reinsediamento dei coloni israeliani sostenuto dal governo Netanyahu. Secondo un'inchiesta di Haaretz, il ritorno degli insediamenti si accompagna a una crescente integrazione tra esercito, movimento dei coloni e istituzioni, con l'obiettivo di creare nuovi fatti sul terreno. Una strategia che punta a seppellire definitivamente gli Accordi di Oslo e ad aprire la strada a una futura annessione della Cisgiordania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-ventanni-dopo-il-disimpegno-di-sharon-tornano-i-coloni-nella-cisgiordania-settentrionale.html">Israele: vent&#8217;anni dopo il disimpegno di Sharon tornano i coloni nella Cisgiordania settentrionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Colono armato presidia un avamposto illegale" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-colono-armato-nei-pressi-di-un-avamposto-illegale-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La più grande continuità territoriale palestinese della <strong>Cisgiordania sta per essere spezzata</strong>. È questo il progetto che Israele sta portando avanti con il ritorno negli insediamenti evacuati durante il disimpegno del 2005 voluto da <strong>Ariel Sharon.</strong> Proprio lì, come riporta <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2026-06-23/ty-article-static/.premium/as-the-world-watched-gaza-israeli-settlers-charged-ahead-in-the-west-bank-a-clash-is-imminent/0000019e-b6d1-d7bd-a3bf-befd20750000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un’inchiesta di Haaretz</a>, i coloni israeliani stanno occupando 18 siti strategici per frammentare l&#8217;ultima grande area palestinese il cui territorio non è ancora stato frazionato.</p>



<p>Il ritorno di Israele in quell&#8217;area, che&nbsp;anche allo stato attuale per il diritto internazionale&nbsp;<strong>è pur sempre occupazione</strong>, non&nbsp;è un’esclusiva dei&nbsp;soli&nbsp;coloni.&nbsp;Prevede, infatti,&nbsp;anche un dispiegamento di forze militari, di basi a protezione degli insediamenti,&nbsp;nonché&nbsp;la costruzione di strade d&#8217;apartheid, che solo gli israeliani possono attraversare e, ovviamente, l&#8217;espropriazione di terre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La battaglia sulla Cisgiordania settentrionale</h2>



<p>C’è una differenza sostanziale tra la zona settentrionale della Cisgiordania e il resto del territorio. Nell&#8217;area a Nord di Nablus, infatti, gli insediamenti israeliani sono quasi del tutto assenti. Almeno per ora. Sulla cartina è come un grande cerchio che unisce idealmente Tulkarem, Sebastia, Tammun, Tubas, Zababdeh, Jenin, Yamun e Silat ad Dhahr. All’interno di questa vasta zona è davvero <strong>tutta Palestina</strong>. Ci vivono 720mila palestinesi, i coloni sono sostanzialmente assenti e la regione, fino al 2022, era relativamente più tranquilla rispetto alle altre parti della Cisgiordania.</p>



<p>L’attuale governo <strong>Netanyahu però ha cambiato tutto</strong>. Nel 2022 si è insediato e, nel marzo 2023, ha <a href="https://www.jpost.com/israel-news/article-735128" target="_blank" rel="noreferrer noopener">abrogato la legge</a> sul disimpegno, permettendo così ai coloni di tornare nel cuore del territorio palestinese. Due insediamenti evacuati nel 2005 – Homesh e Sa-Nur – sono stati ripopolati. Secondo i piani del governo dovrebbero seguirne altri due: Ganim, destinato ai diplomati della yeshiva [scuola ebraica, ndr] Bnei David di Eli, e Kadim, destinato a un gruppo religioso proveniente da Tel Aviv. Entrambi gli insediamenti, secondo il progetto, saranno più grandi di quanto fossero prima dello sgombero (si tratta di una pratica abbastanza comune: nuovi insediamenti o quartieri vengono spesso fondati da gruppi che condividono un&#8217;identità religiosa, come ex studenti di una stessa yeshiva).</p>



<p>Ma il governo Netanyahu non si è limitato a ristabilire i quattro insediamenti sgomberati con il disimpegno: ha fatto le cose in grande. Ne ha approvati altri 14, frammentando ulteriormente il territorio palestinese e circondandolo di comunità israeliane, esattamente come avviene già nella Cisgiordania centro-meridionale. Per questo, si legge su Haaretz, “la direzione del progetto è chiara e punta al definitivo <strong>superamento degli Accordi di Oslo</strong>”.</p>



<p>Il piano è iniziato a Homesh, un simbolo per i coloni israeliani. Sono stati gli ultimi ad andarsene con il <strong>disimpegno del 2005</strong> e i primi a tornare nel 2023, dopo il via libera di Netanyahu e del suo governo. Hanno costruito una yeshiva nel sito e l’IDF è tornato nell’area, allestendo una base. In seguito sono state costruite delle case e una strada asfaltata riservata ai coloni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I ministri a Sa-Nur</strong></h2>



<p>Poco distante da Homesh è stato ripopolato un altro insediamento, quello di Sa-Nur. Alla cerimonia di &#8220;riapertura&#8221;, ad aprile, erano presenti ben sei ministri. Tanto lustro anche perché è qui che ora vive <strong>Yossi Dagan</strong>, uno degli uomini più influenti del Paese e presidente del Consiglio regionale della Samaria. Tant&#8217;è che sono stati i ministri Israel Katz e Haim Katz in persona ad apporre una mezuzah sulla sua casa, una pergamena fissata agli stipiti delle porte che, nella tradizione ebraica, richiama la presenza e la protezione di Dio. Un <strong>rito sacro celebrato</strong> direttamente da due ministri del governo israeliano.</p>



<p>Oltre a Sa-Nur, sono stati costruiti almeno nove avamposti. Sorgono tutti nell&#8217;Area A, quella che, come stabilito dagli Accordi di Oslo, è sotto il pieno controllo dell&#8217;Autorità Nazionale palestinese. Proprio a causa di uno di questi nuovi avamposti, lo scorso maggio una famiglia palestinese è stata costretta a riesumare il corpo di un proprio caro, sepolto regolarmente nella sua terra, nel villaggio di Asasa. Una tomba troppo vicina all’insediamento (illegale) di Sa-Nur. E tanto è bastato per far valere la legge del più forte: i <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/5/9/israeli-settlers-force-palestinian-family-to-exhume-and-rebury-their-father" target="_blank" rel="noreferrer noopener">coloni hanno minacciato la famiglia palestinese</a> e l&#8217;hanno costretta alla riesumazione. Il tutto davanti all’IDF.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La distruzione dei campi profughi</strong></h2>



<p>Il ritorno dell’esercito israeliano nella Cisgiordania settentrionale è drammaticamente testimoniato dalla distruzione dei campi profughi di Jenin, Tulkarm e Nur-Shams. I loro abitanti, oltre quarantamila,&nbsp;<a href="https://www.ochaopt.org/content/northern-west-bank-humanitarian-response-update-21-january-30-april-2025" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono stati sfollati</a>. L&#8217;esercito ha stabilito una presenza militare all&#8217;interno dei campi sta costruendo una nuova base proprio sulla collina che affaccia su Jenin. I campi profughi, cuore della resistenza palestinese, sono stati definiti da Israel Katz “<strong>focolai di terrore armati dall’Iran</strong>”. E nonostante vengano raccontati così, un nuovo insediamento sta per sorgere a meno un chilometro di distanza da Jenin, a Kadim. La stretta vicinanza non è un caso. “<strong>Si vuole infiammare la regione</strong>”, annota Haaretz, mentre i gruppi per i diritti umani avvertono ciò che è un triste presagio: “Se un colono verrà danneggiato, l’esercito risponderà con forza contro la popolazione, innescando anche qui una grande spirale di violenza”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esercito e coloni: il processo di integrazione</strong></h2>



<p>Ma il cambiamento non riguarda soltanto gli insediamenti. Negli ultimi anni anche l&#8217;esercito israeliano ha attraversato un processo di crescente integrazione con il movimento dei coloni.&nbsp;Sono sempre più&nbsp;numerosi gli&nbsp;ufficiali cresciuti negli insediamenti o che si sono formati nelle yeshivot del sionismo religioso&nbsp;e&nbsp;ricoprono oggi posizioni chiave nella catena di comando&nbsp;delle forze che insistono sulla Cisgiordania. Il caso più emblematico è quello di <strong>Avi Bluth</strong>, comandante del Comando Centrale, la più alta autorità militare israeliana&nbsp;della&nbsp;Cisgiordania. Cresciuto nell&#8217;insediamento di Neve Tzuf, è stato definito dal ministro delle Finanze Bezalel <strong>Smotrich il capo del Comando Centrale</strong> più favorevole agli insediamenti che Israele abbia mai avuto. È lo stesso che, mesi fa, ha parlato apertamente di apartheid, pur senza pronunciare il temine tabù. “Ho dato l’ordine di sparare&nbsp;ai palestinesi che lanciano pietre”,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha dichiarato fiero</a>,&nbsp;aggiungendo che non si può fare lo stesso con i coloni violenti, “perché questo creerebbe un problema per la società israeliana”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="631" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-1024x631.jpg" alt="Palestinesi protestano contro il ripopolamento di un insediamento nei pressi di Nablus, considerato illegale ai sensi del diritto internazionale e il cui reinsediamento è stato vietato dagli Accordi di Oslo." class="wp-image-521919" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-1024x631.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-1536x946.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1-600x370.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Palestinesi-protestano-contro-i-nuovi-insediamenti-vicino-a-Nablus-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Palestinesi protestano contro il ripopolamento di un insediamento nei pressi di Nablus, considerato illegale ai sensi del diritto internazionale e il cui reinsediamento è stato vietato dagli Accordi di Oslo.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Yossi Dagan, l’uomo dietro al progetto</strong></h2>



<p>Parallelamente, il movimento dei coloni ha conquistato un peso senza precedenti anche nelle istituzioni. Con il governo Netanyahu, Smotrich ha ottenuto ampi poteri sull&#8217;amministrazione civile della Cisgiordania, mentre figure provenienti direttamente dagli insediamenti occupano incarichi di primo piano nella Knesset e nell’amministrazione.</p>



<p>Se c&#8217;è una figura che meglio rappresenta l&#8217;ascesa politica del movimento dei coloni, è il succitato <strong>Yossi Dagan</strong>. Oggi è il capo del Consiglio regionale della Samaria, ma soprattutto è considerato uno degli uomini più influenti del Paese. Evacuato dall&#8217;<strong>insediamento di Sa-Nur</strong> durante il disimpegno del 2005, ha dedicato gli ultimi vent&#8217;anni a rovesciare quella decisione. Nel frattempo ha costruito una rete di potere all&#8217;interno del Likud, influenzando le primarie del partito e coltivando rapporti diretti con ministri e parlamentari, molti dei quali fanno regolarmente tappa da lui (come si è detto per il rito della mezuzah).</p>



<p>Ma la sua influenza va ben oltre la politica israeliana. Negli anni ha costruito una <strong>fitta rete di relazioni con la destra americana</strong>, incontrando esponenti del&nbsp;partito Repubblicano, figure evangeliche e collaboratori di Donald Trump. Tra questi anche Pete Hegseth, oggi Segretario alla Difesa statunitense, che&nbsp;<a href="https://www.israelnationalnews.com/news/242253" target="_blank" rel="noreferrer noopener">incontrò Dagan nel 2018</a>, quando era ancora soltanto un conduttore di Fox News.</p>



<p>Secondo Haaretz, l&#8217;obiettivo è chiaro: fare in modo che un&#8217;eventuale <strong>annessione della Cisgiordania</strong> non incontri l&#8217;opposizione degli Stati Uniti e possa, al contrario, contare sul loro sostegno. Il <strong>ritorno degli insediamenti nella Cisgiordania settentrionale</strong> non è che l&#8217;ultimo tassello di una strategia politica costruita da anni, dentro e fuori Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-ventanni-dopo-il-disimpegno-di-sharon-tornano-i-coloni-nella-cisgiordania-settentrionale.html">Israele: vent&#8217;anni dopo il disimpegno di Sharon tornano i coloni nella Cisgiordania settentrionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Nel 1967 il secondo atto della Nakba, le testimonianze dei soldati dell&#8217;IDF</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nel-1967-il-secondo-atto-della-nakba-le-testimonianze-dei-soldati-dellidf.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Jun 2026 14:53:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[esercito israeliano]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei sei giorni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1318" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il muro di separazione di Betlemme, in Cisgiordania." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-1024x703.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-1536x1054.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-600x412.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 1967, durante la cosiddetta Guerra dei sei giorni, l'esercito israeliano già uccideva "uomini, donne e bambini senza alcuna distinzione". Le testimonianze dei soldati israeliani che prestarono servizio nel '67.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nel-1967-il-secondo-atto-della-nakba-le-testimonianze-dei-soldati-dellidf.html">Nel 1967 il secondo atto della Nakba, le testimonianze dei soldati dell&#8217;IDF</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1318" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il muro di separazione di Betlemme, in Cisgiordania." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-1024x703.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-768x527.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-1536x1054.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/Il-muro-di-separazione-a-Betlemme-Cisgiordania-600x412.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Le vite umane, di donne, bambini e uomini senza distinzione alcuna, non avevano importanza. Potevi uccidere, anzi: ti incoraggiavano a farlo. Abbiamo finito per <strong>uccidere anche la nostra umanità</strong>”. Sono <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-06-04/ty-article-magazine/.highlight/we-were-ordered-to-kill-the-1967-nakba-that-israelis-dont-know-about/0000019e-93c7-d0a9-a7df-b3df1c6a0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le parole di un soldato</a> israeliano che ha “servito” a Gaza. Ma non nell’attuale genocidio in corso, nella guerra del 1967, la cosiddetta Guerra dei sei giorni.</p>



<p>Ce ne sono tantissime, tutte cruente allo stesso modo. Duecento ore di registrazioni in parte raccolte nel libro&nbsp;<em>The Seventh Day: Soldiers&#8217; Talk about the Six-Day War</em>, curato da Avraham Shapira. Il libro è stato pubblicato nel 1970, eppure il suo contenuto non ha mai trovato spazio nella coscienza nazionale israeliana. C’è la storia e poi c’è la memoria collettiva di Israele, che “ha totalmente riscritto quanto accadde nel ’67”, si legge&nbsp;nell’articolo di&nbsp;&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-06-04/ty-article-magazine/.highlight/we-were-ordered-to-kill-the-1967-nakba-that-israelis-dont-know-about/0000019e-93c7-d0a9-a7df-b3df1c6a0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a>&nbsp;che riprende il voume.</p>



<p>Ebbene, la storia racconta che in quell’anno Israele ha “espulso e cacciato oltre 300mila arabi dalla Cisgiordania, da Gaza e dalle Alture del Golan”. Un vero e proprio <strong>secondo atto della Nakba</strong>, avvenuta diciannove anni prima. L’espulsione, infatti, ha ricalcato appieno il modus operandi del 1948 (ne abbiamo parlato <a href="https://it.insideover.com/guerra/palestina-1948-lanno-degli-orrori.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a>), dal momento che per attuarla Israele usò “l’uccisione di civili, la propagazione del terrore nelle comunità arabe, il saccheggio e la distruzione”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le testimonianze dei soldati</h2>



<p>“All’inizio non ero propenso a uccidere i civili arabi. Poi però siamo giunti alla conclusione che dovevamo uccidere. Abbiamo smesso di vederli come esseri umani”, racconta uno dei soldati israeliani che ha combattuto a Gaza nel ’67. Più specifico ilricordo di un altro soldato: “Abbiamo catturato 15 ragazzi, li abbiamo allineati e<strong> li abbiamo uccisi</strong>. Col senno di poi, sembra un omicidio”.</p>



<p>E ancora: “Abbiamo vagato per i campi profughi di Gaza, abbiamo fatto delle purghe. Ogni soldato che era lì ha creato un proprio campo di concentramento&#8221;.</p>



<p>Testimonianze di un lontano passato che suonano drammaticamente attuali. Come <a href="https://original.antiwar.com/cook/2026/06/14/how-israel-planned-the-gaza-genocide-decades-ago/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">annota Antiwar</a>, si tratta di “un vivido promemoria di ciò che <strong>Israele sta facendo durante l’attuale distruzione di Gaza</strong>”. Uccidere decine di migliaia di civili, radere al suolo case, affamare la popolazione “fa parte di un modus operandi decennale dell’esercito israeliano”. Le differenze sono la scala e la durata. E il fatto che da tre anni a questa parte è tutto (o quasi) in presa diretta, visibile a chiunque lo voglia vedere.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La linea gialla del ’67</strong></h2>



<p>Oggi a Gaza c’è la cosiddetta “linea gialla”, un confine arbitrario stabilito dall’esercito israeliano&nbsp;che si sposta sempre più avanti e&nbsp;sempre a discapito dei palestinesi,&nbsp;<a href="https://www.newarab.com/news/israels-yellow-line-gaza-creeps-westward" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ormai ammassati nel 30%</a>&nbsp;della Striscia. Chiunque valichi quel confine, anche solo alla ricerca di cibo o di qualche oggetto di fortuna, viene ucciso. Sono gli ordini dell’IDF.</p>



<p>Una&nbsp;strategia&nbsp;niente&nbsp;affatto nuova. Nel 1967 un confine naturale svolgeva una funzione analoga: il fiume Giordano. Nelle settimane successive alla guerra, migliaia di rifugiati palestinesi cercarono di tornare in Cisgiordania dopo aver trovato rifugio a est del fiume. Uri Avnery, giornalista e membro della Knesset, cinquant’anni dopo i fatti, rese nota la testimonianza di un soldato: “Ogni notte, gli arabi attraversavano il Giordano dalla Giordania orientale alla Cisgiordania. Abbiamo bloccato questi passaggi e ricevuto l&#8217;ordine di uccidere chiunque tentasse di tornare”.</p>



<p>Si sparava soprattutto di notte, perché era con il favore del buio che i palestinesi tentavano di rientrare nelle loro case. La testimonianza continua e riporta il dubbio dello stesso soldato. “Chiesi al mio comandante cosa fare con i bambini che sentivo piangere. Mi rispose: ‘non fare la femminuccia’. <strong>Uccidevamo tutti, uomini, donne e bambini</strong>. Al mattino uscivamo per perlustrare l&#8217;area e uccidevamo chi era sopravvissuto, cioè i feriti o chi si era nascosto”. A fine massacro “coprivamo i corpi con la terra fino all&#8217;arrivo di un trattore”.</p>



<p>I corpi dei civili uccisi a Gaza vengono tuttora seppelliti dall’esercito israeliano, che tenta di sotterrare i propri crimini insieme ai cadaveri: come quando l’IDF&nbsp;<a href="https://edition.cnn.com/2025/03/31/middleeast/aid-workers-found-gaza-mass-grave-intl-hnk" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha giustiziato 15 operatori</a>&nbsp;sanitari nel marzo 2025, tentando di occultarne i&nbsp;corpi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Il Sinai era un campo di sterminio”</strong></h2>



<p>Non tutti gli omicidi erano finalizzati all’<strong>espulsione dei palestinesi</strong>. Altre testimonianze, infatti, raccontano di uccisioni efferate eseguite per il gusto di farlo, in modo non dissimile da quanto emerge oggi da alcune testimonianze provenienti da Gaza.</p>



<p>Nel ’67 sul lago Bardawil, nel Sinai, un gruppo di soldati israeliani&nbsp;scorse&nbsp;sette arabi a bordo di una piccola imbarcazione. Un&#8217;infermiera che li accompagnava, con un “certo grado di eccitazione”, propose di sparargli&nbsp;da lontano. “Quella barchetta diventò&nbsp;un vero e proprio poligono di tiro”, si legge&nbsp;nei documenti.</p>



<p>Così agiva l’esercito israeliano nella penisola del Sinai, conquistata proprio nel 1967. “Abbiamo trasformato il Sinai in un campo di sterminio”, scrisse un soldato in una lettera indirizzata alla sua fidanzata. “Ho visto troppi omicidi per piangere”, concludeva.</p>



<p>Quanto riportato “<strong>non era un’aberrazione</strong>” di alcuni squilibrati, scrive Haaretz. I massacri, il più delle volte, venivano esplicitamente ordinati dagli ufficiali di grado più alto. Come l’ordine impartito da Moshe Levy, ufficiale di Stato Maggiore dei paracadutisti e futuro capo di Stato Maggiore dell’esercito, di uccidere a sangue freddo alcuni prigionieri a Rafah.</p>



<p>Non se ne conoscono i dettagli, ma un documento ottenuto da Haaretz mostra che nel 2008, quattro decenni dopo, l&#8217;archivista di Stato Yehoshua Freundlich raccomandò di mantenere il fascicolo “riguardante un incidente avvenuto a Rafah” ancora&nbsp;riservato&nbsp;in quanto&nbsp;“la sua&nbsp;publicizzazione&nbsp;potrebbe causare gravi danni alle relazioni estere di Israele”.&nbsp;</p>



<p>Curioso, o forse no, che la stessa identica motivazione fu usata nel 2010 dall’Alta corte di giustizia israeliana per i documenti e le immagini relative al <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-e-cisgiordania-la-violenza-necessaria.html#google_vignette" target="_blank" rel="noreferrer noopener">massacro di Deir Yassin</a> del 1948: anche allora la corte decise per la segretezza perché la diffusione di quelle immagini avrebbe potuto “<strong>danneggiare la politica estera del Paese</strong>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gaza è l’ultimo capitolo di una lunga pulizia etnica</strong></h2>



<p>Alla luce di questo contesto storico, troppo spesso omesso o marginalizzato nelle narrazioni occidentali, il genocidio di Gaza appare per quello che è: “la continuazione della campagna israeliana di <strong>pulizia etnica che dura da ottant’anni</strong>. La sua ultima puntata. Il suo epilogo”, scrive <a href="https://www.middleeasteye.net/opinion/gaza-not-an-aberration-israels-genocide-gaza-was-planned-decades-ago" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Jonathan Cook</a> su <em>Middle East Eye</em>.</p>



<p>Se questo contesto fosse realmente compreso –&nbsp;un&nbsp;modello&nbsp;duraturo&nbsp;di espulsione, occupazione e uccisione dei palestinesi – “l’opinione pubblica&nbsp;occidentale&nbsp;potrebbe rendersi conto che la loro classe politica e mediatica non sta difendendo i valori di una civiltà superiore. Né&nbsp;tutela&nbsp;il diritto internazionale e l’ordine liberal democratico”.</p>



<p>Quella stessa classe politica e mediatica opera invece “all’interno di strutture di potere economico e finanziario che rendono impossibile raccontare verità, quanto&nbsp;incapace&nbsp;di mettere in discussione un sistema che arricchisce una ristretta élite attraverso una redditizia macchina da guerra&nbsp;il cui scopo&nbsp;è&nbsp;anzitutto&nbsp;proteggere enormi interessi strategici ed energetici”.</p>



<p>È lo stesso sistema di potere che ha spinto, e continua a spingere, “migliaia di palestinesi in una tomba precoce e milioni di altri&nbsp;in&nbsp;un campo di concentramento”.</p>



<p>Nel frattempo, però, quel sistema imprigiona anche l’Occidente. Non dietro sbarre visibili, ma dentro “prigioni di ignoranza e complicità, oppure di <strong>conoscenza e impotenza</strong>”. E tanta indifferenza si potrebbe aggiungere, ricordando l’<a href="https://www.youtube.com/watch?v=WBmrT3uqmeM" type="link" id="https://www.youtube.com/watch?v=WBmrT3uqmeM">ultima opera di Rogers Waters</a> che mette a tema questa accidia spirituale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nel-1967-il-secondo-atto-della-nakba-le-testimonianze-dei-soldati-dellidf.html">Nel 1967 il secondo atto della Nakba, le testimonianze dei soldati dell&#8217;IDF</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quale è il posto più pericoloso al mondo per un bambino?</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/quale-e-il-posto-etete</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1261" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-1536x1009.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-600x394.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“La Striscia di Gaza è il luogo più pericoloso al mondo per un bambino.” Lì Israele ha ucciso almeno 20 mila bambini. Ma questi dati sono fermi a settembre 2025. E non contano tutti i figli scomparsi e che giacciono sotto le macerie. A quei 20mila vanno aggiunte anche le vittime della tregua all’israeliana: quella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/quale-e-il-posto-etete">[...]</a></p>
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<p>“La Striscia di Gaza è il luogo più pericoloso al mondo per un bambino.”</p>



<p>Lì Israele ha ucciso almeno 20 mila bambini. Ma questi dati sono fermi a settembre 2025. E non contano tutti i figli scomparsi e che giacciono sotto le macerie.</p>



<p>A quei 20mila vanno aggiunte anche le vittime della tregua all’israeliana: quella in cui, come ha detto Trump, si spara, ma in modo più moderato. Durante il cessate il fuoco sono stati uccisi 247 bambini: uno al giorno.</p>



<p>E poi c’è la Cisgiordania, dove dall’inizio del 2025 viene ucciso almeno un bambino palestinese a settimana. Dall’ottobre 2023, nella sola Cisgiordania occupata, sono stati uccisi 235 bambini. Anche qui, l’esercito israeliano sta uccidendo in modo meno frenetico: prima la statistica divulgata dalle Nazioni Unite era diun bambino ucciso ogni 4 giorni. Ora uno ogni 7.</p>



<p>Poi c’è il Libano, dove Israele uccide o ferisce 11 bambini ogni 24 ore.</p>



<p>Non lo diciamo noi, lo dice l’UNICEF. Che forse, dopo aver diffuso questi dati, verrà accusato di antisemitismo.</p>



<p>Sono dati che restituiscono il quadro dei tre fronti in cui Israele ha scatenato tutta la sua follia genocida</p>



<p>Oggi, come ieri, Gaza, la Cisgiordania e il Libano non sono posti in cui un bambino vorrebbe nascere.</p>



<p>E sappiamo perché.</p>



<p>Era il 2018 quando Haaretz titolava: “Per Israele un bambino è un bambino, a meno che non sia palestinese”.</p>



<p>Oggi aggiugiamo: palestinese o libanese.</p>
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		<title>Cisgiordania, via le case dei palestinesi per fare spazio alle ville israeliane. Record di attacchi e sfollati</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-ripulire-le-terre-palestinesi-in-vista-delle-future-ville-ebraiche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 14:51:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cisgiordania, ripulire le terre palestinesi in vista delle future ville ebraiche" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da gennaio migliaia di palestinesi sono stati costretti ad abbandonare le proprie case in Cisgiordania a causa delle continue razzie dei coloni israeliani.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cisgiordania, ripulire le terre palestinesi in vista delle future ville ebraiche" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527143235459_fe92dbc0bb405825dfff75b1270a7d7c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In <strong>Cisgiordania</strong> procede a ritmo serrato il “sacro lavoro” di <strong>ripulire territori palestinesi</strong> sempre più ampi “in vista delle future ville ebraiche”, come annota Amira Hass in un<a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-05-20/ty-article-opinion/.premium/the-numbers-behind-the-sacred-work-of-cleansing-the-west-bank-of-palestinians/0000019e-4195-d55f-a5bf-43d5dfe10000" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> articolo pubblicato su Haaretz</a> nel quale dettaglia le conseguenze delle razzie dei coloni. Dall’inizio ad oggi del 2023 sono stati 5375 gli attacchi contro i palestinesi della West Bank. Attacchi che si sono conclusi con palestinesi uccisi, feriti o privati del loro bestiame. In realtà, sono solo un parte delle vessazioni subite dai palestinesi, dal momento che nel tragico bilancio riportato non compaiono le aggressioni in cui “questi ambasciatori della supremazia razziale”, come annota Hass, si sono prodotti intimidazioni e provocazioni.</p>



<p>Lo scopo è sempre lo stesso: <strong>costringere i palestinesi ad andare via dalle loro terre</strong> <strong>per fare spazio ai coloni prima</strong>, e alle ville israeliane poi.</p>



<p>Obiettivo non ancora&nbsp;conseguito, certo,&nbsp;ma la direzione è tracciata. “Gli eroi degli avamposti e degli insediamenti possono darsi una pacca sulla spalla”,&nbsp;commenta la&nbsp;Hass.&nbsp;Infatti,&nbsp;da gennaio 2023 seimila palestinesi sono stati costretti a lasciare le loro case sotto la pressione degli incessanti attacchi. Duemila di&nbsp;questi&nbsp;sono&nbsp;stati costretti a&nbsp;fuggire negli ultimi quattro mesi,&nbsp;dei quali novecento bambini [al totale&nbsp;si aggiungono circa&nbsp;<a href="https://petra.gov.jo/en/index.php/en/news/un-israel-forced-40000-palestinians-to-flee-west-bank-refugee-camps" target="_blank" rel="noreferrer noopener">40mila palestinesi sfollati</a>&nbsp;dall’IDF dai diversi campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams].</p>



<p>Durante gli oltre <strong>cinquemila attacchi</strong> <strong>sono stati assassinati 64 palestinesi</strong>. Morti che hanno ricevuto qualche attenzione dai media israeliani, per poi essere “inghiottiti dal buco nero dell’oblio”. Non c’è stato un colpevole, non un processo. Del resto, gli autori di tali omicidi stanno “adempiendo al mitzvah della distruzione” invocato da diversi ministri del governo Netanyahu.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Insediamenti e avamposti non crescono da soli</strong></h2>



<p>I <strong>coloni hanno bisogno di armi, case, macchinari agricoli, droni, nuove strade e fuoristrada</strong> mentre scacciano i palestinesi dalla loro terra. Questo programma di pulizia etnica non è economico, come annota <a href="https://www.middleeasteye.net/news/settlers-are-control-how-west-bank-being-ethnically-cleansed" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Middle East Eye</a>. Bezalel Smotrich non è soltanto il principale regista politico dell’espansione israeliana in Cisgiordania: è anche colui che ne garantisce il sostegno economico. Da ministro delle Finanze ha infatti stanziato sette miliardi di shekel per un piano quinquennale destinato alle strade degli insediamenti, pari a circa il 30% del budget cheIsraele destina alle strade, nonostante i coloni rappresentino appena il 3% della popolazione del Paese. </p>



<p>Strade che, oltre a collegare e consolidare le colonie, vengono spesso costruite su terre palestinesi e finiscono per accelerare l’espulsione delle comunità locali. Parallelamente, il suo alleato messianico Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, ha favorito l’armamento dei coloni approvando licenze per armi in 18 insediamenti illegali con il pretesto di “rafforzare l’autodifesa”. Una divisione dei compiti sempre più evidente: Smotrich fornisce i mezzi e il sostegno economico, Ben-Gvir le armi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇵🇸 Palestinian media and activists reported multiple settler arson attacks across the occupied West Bank late Monday night, including fires near the village of al-Mughayyir northeast of Ramallah and in the Masafer Yatta area south of Hebron.<br><br>WAFA reported that Israeli forces… <a href="https://t.co/iThJVSedlj">https://t.co/iThJVSedlj</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://twitter.com/DropSiteNews/status/2056592232677777479?ref_src=twsrc%5Etfw">May 19, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’annessione de facto della Cisgiordania</strong></h2>



<p>Ma i coloni — o i “cocchi dell’establishment”, come li definisce ironicamente Amira Hass — rappresentano “solo” il braccio armato di Tel Aviv in Cisgiordania. Israele sta procedendo anche sul piano legislativo e su quello del controllo dell’informazione: negli ultimi mesi sono aumentati i casi di restrizioni e divieti d’ingresso in Cisgiordania nei confronti di giornalisti indipendenti e reporter critici, com’è&nbsp;accaduto ad&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/guerra/il-dossier-contro-stefanelli-cosi-israele-colpisce-i-reporter-indipendenti.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alessandro Stefanelli</a>.</p>



<p>Negli ultimi giorni la <strong>Knesset</strong> ha discusso un <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-politics/2026-05-19/ty-article/.premium/israeli-officials-say-new-west-bank-archaeology-authority-raises-legal-issues/0000019e-3ed1-d90f-abbf-ffd5864a0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disegno di legge</a> sostenuto dall’estrema destra israeliana per istituire una nuova Autorità israeliana per le antichità della Cisgiordania. Formalmente, l’ente dovrebbe occuparsi di archeologia e patrimonio storico. Ma il punto centrale è un altro: per la prima volta un organismo civile israeliano eserciterebbe poteri diretti all’interno di un territorio occupato e persino nelle aree amministrate dall’Autorità palestinese (ovvero le aree A e B della West Bank).</p>



<p>Tale provvedimento rappresenta un ulteriore passo verso <strong>l’annessione de facto della Cisgiordania</strong> e una violazione degli Accordi di Oslo.</p>



<p>Un’annessione che affonda le proprie radici nel passato, ma che ha subito una <strong>brusca accelerazione dal febbraio 2023</strong>, quando Bezalel Smotrich ha assunto anche il controllo del COGAT, l’ente della Difesa che si occupa dell’Amministrazione Civile dei Territori occupati, ottenendo così un potere diretto sulla pianificazione territoriale e sull’espansione degli insediamenti.</p>



<p>Il risultato? La coalizione guidata da <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, con Smotrich come principale regista dell’operazione, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/settlers-are-control-how-west-bank-being-ethnically-cleansed" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha approvato 102 nuovi insediamenti</a>. Per fare un confronto, dall’inizio dell’occupazione del 1967 fino al 2022 ne erano stati approvati 167. Numeri &#8211; e soprusi &#8211; destinati a crescere inesorabilmente. Lo scorso febbraio, infatti, la Knesset ha <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israeli-government-approves-proposal-to-register-west-bank-lands-as-state-property-for-1st-time-since-1967/3830654" target="_blank" rel="noreferrer noopener">approvato una legge</a> che consente a Israele di registrare ufficialmente vaste aree della Cisgiordania come “terre statali”, rafforzando ulteriormente il controllo israeliano sul territorio. Nel frattempo, centinaia di “avamposti” sono sorti nella totale impunità, con conseguenze devastanti per la popolazione palestinese.</p>



<p>Tutto in aperta violazione degli Accordi di Oslo &#8211; oltre che della Quarta Convenzione di Ginevra. Del resto, come scrive&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-05-20/ty-article-opinion/.premium/on-israel-gaza-and-palestine-bigmouth-tucker-carlson-spoke-nothing-but-truth/0000019e-467d-dab3-adfe-de7d88100000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gideon Levy</a>, “non ci sono clausole del diritto internazionale che Israele non abbia violato”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-ripulire-le-terre-palestinesi-in-vista-delle-future-ville-ebraiche.html">Cisgiordania, via le case dei palestinesi per fare spazio alle ville israeliane. Record di attacchi e sfollati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il dossier contro Stefanelli, così Israele colpisce i reporter indipendenti</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-dossier-contro-stefanelli-cosi-israele-colpisce-i-reporter-indipendenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 13:56:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele limita la libertà di stampa in Cisgiordania: il caso del fotoreporter tra respingimenti e restrizioni ai reporter indipendenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-dossier-contro-stefanelli-cosi-israele-colpisce-i-reporter-indipendenti.html">Il dossier contro Stefanelli, così Israele colpisce i reporter indipendenti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/israele-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Che Israele vieti l’ingresso ai giornalisti stranieri a Gaza è cosa nota &#8211; com’è altrettanto noto che ne abbia uccisi almeno <a href="https://cpj.org/2026/04/israel-kills-3-journalists-in-gaza-and-lebanon-in-one-day-cpj-calls-for-international-action/">260 nella Striscia</a>. Quello che stupisce — o forse no — è che neghi l’accesso anche ad alcuni reporter indipendenti diretti in Cisgiordania. Non a tutti, naturalmente. Ma a quelli ritenuti particolarmente vulnerabili e scomodi, colpevoli di aver definito con il loro nome le politiche imposte ai palestinesi: apartheid. <strong>Alessandro Stefanelli </strong>la Cisgiordania la conosce bene. Ci ha lavorato più volte negli ultimi anni, entrando regolarmente con un visto ETA-IL rilasciato dalle autorità israeliane. Poi qualcosa cambia. Succede dopo un reportage da Masafer Yatta, area del Sud della Cisgiordania al centro delle violenze dei coloni israeliani contro le comunità palestinesi. “Probabilmente è lì che sono finito sotto attenzione”, racconta Stefanelli.</p>



<p>Poco dopo, a luglio 2025, Israele annulla il suo visto press. Il fotoreporter prova allora a richiederne uno nuovo attraverso l’ambasciata israeliana a Roma. Ma gli appuntamenti vengono sistematicamente rinviati o negati e il nuovo visto non arriva mai. A quel punto Stefanelli decide di tentare l’ingresso in Cisgiordania passando dall’Allenby Crossing, il valico con la Giordania controllato da Israele.</p>



<p>“Sapevo che probabilmente non mi avrebbero fatto entrare”, racconta. “Ma era l’unico modo per ottenere finalmente una risposta da Tel Aviv sul perché non potessi più svolgere il mio lavoro”. La risposta arriva dopo ore di interrogatorio. Le autorità israeliane lo respingono in Giordania sostenendo che la sua attività giornalistica rappresenti un problema di sicurezza.</p>



<p>Successivamente la polizia israeliana del distretto di Giudea e Samaria — il nome con cui Israele indica la Cisgiordania occupata — produce un dossier sul fotoreporter. Il documento, firmato da <strong>Shmuel Ashkenazi,</strong> capo degli interrogatori dell’unità criminale nazionalista del distretto, raccoglie articoli, fotografie e contenuti social collegati al suo lavoro giornalistico. Tra gli elementi contestati compare anche una fotografia scattata nel campo profughi di Balata, vicino a Nablus, che ritrae un palestinese armato. Secondo le autorità israeliane, quell’immagine dimostrerebbe presunti legami con ambienti militanti palestinesi.</p>



<p>“Accuse ridicole”, replica Stefanelli. “Sono foto che potrebbe scattare chiunque si trovi in un campo profughi della Cisgiordania. È un’indagine superficiale, costruita in modo approssimativo e fuorviante”. Nel <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-politics/2026-05-19/ty-article/.premium/police-monitor-foreign-journos-critical-of-israel-to-stop-them-entering-country/0000019e-3cbc-d0ff-afbe-7efc20ec0000">dossier </a>compaiono persino articoli firmati da altri giornalisti, solo perché corredati dalle sue fotografie.</p>



<p>Dopo il ricorso presentato dal suo avvocato, <strong>Tamir Blank,</strong> la polizia israeliana produce ulteriore materiale: altri due articoli sulla Cisgiordania e due post pubblicati sul suo profilo Instagram. Blank ha accusato la polizia israeliana di colpire la libertà di stampa, sostenendo che le autorità stiano monitorando articoli e contenuti social di un giornalista per motivi politici. Secondo l’avvocato, questo approccio avvicina pericolosamente Israele a una “polizia del pensiero”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="692" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-692x1024.jpg" alt="Alessadro Stefanelli, fotoreporter indipendente, respinto da Israele a gennaio 2025." class="wp-image-517788" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-692x1024.jpg 692w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-203x300.jpg 203w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-768x1136.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-1039x1536.jpg 1039w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli-600x887.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Alessandro-Stefanelli.jpg 1082w" sizes="auto, (max-width: 692px) 100vw, 692px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alessandro Stefanelli. Fotografo e giornalista attualmente membro della VII Community e della FADA Network, e beneficiario di una borsa Journalismfund Europe per il giornalismo investigativo ambientale.<br>Le sue fotografie e i suoi reportage sono stati pubblicati a livello internazionale su The Atlantic, Libération, Revista 5W, La Stampa, Le Soir, La Repubblica e Il Manifesto, tra gli altri.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Nel mirino i reporter indipendenti</h2>



<p>Ma il caso Stefanelli apre anche un’altra questione: quella della libertà di stampa in Cisgiordania. Impedire a reporter indipendenti di lavorare nei territori occupati rappresenta un precedente significativo, soprattutto in una fase in cui il controllo sull’informazione appare sempre più stretto. “Ora è toccato a me e ad altri freelance”, dice Stefanelli. “Noi siamo sicuramente più liberi di fare informazione senza linee editoriali. Ma siamo anche meno tutelati”. E questo Israele lo sa.</p>



<p>Negli ultimi anni molti giornali internazionali — dal <em>New York Times</em> a <em>El País</em>, passando per <em>Haaretz </em>— hanno descritto apertamente come apartheid le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi in Cisgiordania. Israele ha contestato quelle ricostruzioni, ma non ha potuto impedirne la pubblicazione. Più semplice, invece, è colpire un reporter freelance, con meno protezioni e meno strumenti per difendersi. “Dopo di noi”, aggiunge Stefanelli, “il prossimo passo potrebbe riguardare i corrispondenti delle testate straniere di base in Israele. Poi potrebbe essere la volta delle voci critiche israeliane”.</p>



<p>Del resto, la stretta nei confronti della stampa non nasce oggi. Negli ultimi anni gli indicatori internazionali sulla libertà di stampa mostrano un progressivo arretramento di Israele, mentre aumentano le pressioni contro giornalisti, reporter indipendenti e media critici verso l’occupazione dei territori palestinesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Haaretz: “Israele teme lo sguardo esterno”</strong></h2>



<p>Il dossier costruito contro Stefanelli apparirebbe quasi grottesco, se il monitoraggio sistematico del lavoro giornalistico non fosse una questione così seria. Articoli, fotografie e post social vengono trattati come elementi sospetti, trasformando un’attività giornalistica ordinaria in qualcosa da sorvegliare e contenere. Negli ultimi mesi altri giornalisti, attivisti e operatori umanitari sono stati respinti o esclusi da Israele e dalla Cisgiordania dopo aver espresso posizioni critiche verso il governo israeliano. Nel frattempo resta in vigore il divieto imposto ai reporter stranieri di entrare nella Striscia di Gaza.</p>



<p>“Una scelta che finisce per produrre l’effetto opposto a quello dichiarato”, scrive oggi <a href="https://www.haaretz.com/opinion/editorial/2026-05-20/ty-article/instead-of-fighting-jewish-terror-israeli-police-officers-fight-journalism/0000019e-41e1-d637-a99f-67fb31200000">Haaretz in un editoriale</a>. Perché impedire ai giornalisti di raccontare ciò che accade “non protegge l’immagine di Israele: rafforza piuttosto l’idea di uno Stato che teme lo sguardo esterno e che considera il controllo dell’informazione parte integrante della gestione del conflitto”.</p>



<p>Le violenze dei coloni, l’apartheid imposta da Israele ai palestinesi della Cisgiordania, e il genocidio di Gaza non scompaiono vietando l’ingresso ai reporter. Continuano a esistere. Anche quando nessuno può fotografarli.</p>
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		<title>“I monumenti zoppicanti della nostra politica&#8221;: così Israele rivendica le mutilazioni inflitte ai palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 13:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un anziano palestinese ferito mentre lavorava nei suoi campi in Cisgiordania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cisgiordania, il generale dell'esercito Avi Bluth ha parlato apertamente di apartheid:“Spariamo ai palestinesi e non agli ebrei, per evitare conseguenze sociali”. E sui palestinesi che cercano di entrare in Israele per lavorare: “Gli spariamo alle gambe per mutilarli. Sono i nostri monumenti zoppicanti”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html">“I monumenti zoppicanti della nostra politica&#8221;: così Israele rivendica le mutilazioni inflitte ai palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un anziano palestinese ferito mentre lavorava nei suoi campi in Cisgiordania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Cisgiordania l’esercito israeliano può sparare ai palestinesi, ma non agli ebrei. È una regola non scritta, ma pienamente operativa, tant&#8217;è che a raccontarlo — anche con estrema fierezza — è <strong>Avi Bluth,</strong> capo del Comando Centrale dell’esercito israeliano. La cronaca della Cisgiordania, dove dall’ottobre 2023 sono stati uccisi almeno <a href="https://www.middleeasteye.net/live-blog/live-blog-update/death-toll-occupied-west-bank-israeli-attacks-rises">1.151 palestinesi</a>, lo testimonia da tempo. Altra cosa, però, è sentire dichiarazioni tanto esplicite dalla voce del comandante dell’IDF in West Bank. A riportare le sconvolgenti parole di Bluth, pronunciate durante un forum a porte chiuse e mai smentite, è stato <em>Haaretz</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I palestinesi gambizzati: “I nostri monumenti zoppicanti&#8221;</h2>



<p>Non ci sono solo il muro di separazione, il filo spinato e i checkpoint. Il sistema di apartheid imposto da Israele in Cisgiordania si vede anche nei corpi dei palestinesi. Molti di loro — soprattutto giovani e uomini in età lavorativa — zoppicano. Bluth li definisce “i monumenti zoppicanti della nostra politica”. I soldati israeliani hanno l’ordine di sparare “dal ginocchio in giù” contro i palestinesi che tentano di attraversare la barriera che separa la Cisgiordania da Israele. L’obiettivo è mutilare. “Devono essere colpiti intenzionalmente, senza necessariamente essere uccisi. <strong>Occorre lasciarli feriti in modo permanente”, ha dichiarato Bluth.</strong> Le mutilazioni hanno come scopo la deterrenza. Si tratta di creare una “coscienza della barriera”: diffondere la paura delle conseguenze per chi tenta di attraversarla. <strong>“I villaggi palestinesi sono pieni di ‘monumenti zoppicanti&#8217;:</strong> il prezzo di chi ha provato ad attraversare”, ha aggiunto Bluth.</p>



<p>Ma questa pressione non si esercita solo sul corpo. È anche economica e strutturale. La disoccupazione in Cisgiordania è il risultato di un sistema di restrizioni che ha progressivamente eroso le possibilità di sostentamento. Molti terreni agricoli sono finiti oltre il muro di separazione, rendendo impossibile per tanti contadini accedere alle proprie terre. A ciò si aggiungono le <a href="https://www.972mag.com/jayyous-greenhouses-israel-demolition-west-bank/">demolizioni di serre e infrastrutture agricole</a> dei palestinesi, soprattutto nell’Area C, sotto il pieno controllo israeliano. Il risultato è un impoverimento dilagante che lascia sempre meno alternative: <strong>per molti, attraversare la barriera diventa l’unica possibilità di lavoro, nonostante i rischi.</strong></p>



<p>Così, ogni giorno, centinaia di palestinesi cercano di entrare in Israele. Con la disoccupazione altissima in Cisgiordania e salari molto più alti in Israele, molti rischiano la vita — o, come dice Bluth, le gambe — pur di lavorare. “Un muratore di Ramallah &#8211; prosegue il generale &#8211; guadagna 1.500 shekel al mese. In Israele può arrivare a 7.000: quindi è disposto a rischiare di essere gambizzato. Se dovessimo colpirlo, potrà comunque attraversare di nuovo e lavorare in una panetteria”. Bluth ha poi aggiunto: “La prossima volta che siete in una panetteria, guardate dietro il bancone: probabilmente ci sono quattro residenti di Hebron lì dentro”. Qualcuno, magari, zoppicante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Abbiamo ucciso decine di lanciatori di pietre”</strong></h2>



<p>Tra i simboli della resistenza palestinese (<em>sumud</em>) ci sono anche le pietre. Le immagini della prima Intifada &#8211; iniziata nel 1987 — di bambini che lanciano sassi contro i mezzi blindati israeliani sono diventate l’icona della dicotomia tra oppressori e oppressi. Israele, consapevole della forza simbolica di quel gesto, ha progressivamente inasprito le pene contro chi lo compie. <strong>“Nel solo 2025 abbiamo ucciso 42 lanciatori di pietre”, ha dichiarato Bluth. “Si tratta di terrorismo, altro che resistenza popolare”.</strong> Il <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/twilight-zone/2026-05-09/ty-article-magazine/.highlight/a-palestinian-boy-was-shot-dead-his-death-has-no-sociological-consequences/0000019e-0af8-d930-adde-bbfe6ab60000">23 aprile un ragazzino di 15 anni è morto c</a>osì. Si chiamava Youssef Shtayyeh ed è stato ucciso dai soldati israeliani mentre scappava via dopo aver lanciato dei sassi contro i carri armati. Gli hanno sparato alla schiena, a 100 metri di distanza.</p>



<p>Eppure, a lanciare pietre sono talvolta anche i coloni ebrei. Ed è qui che l’esistenza di un sistema di apartheid emerge in modo lampante: <strong>“Il pericolo del lancio di pietre è lo stesso, ma non dobbiamo sparare agli ebrei”. </strong>“Purtroppo qualche incidente c’è stato”, ha aggiunto Bluth, “e ha avuto conseguenze sociali”. Il riferimento è alla scorsa estate, quando due soldati dell’IDF spararono contro coloni mascherati che stavano lanciando pietre contro alcune automobili. “Abbiamo colpito due ebrei, ferendo un quindicenne. La notizia provocò molto clamore. Fortunatamente quegli ebrei non sono morti”.</p>



<p>Con i coloni, ha spiegato Bluth, “preferiamo usare altri mezzi” perché altrimenti “si rischiano delle conseguenze psicologiche”. Per i quindicenni palestinesi uccisi a colpi di fucile, invece, nessun trauma collettivo. Purché non siano ebrei, annota amaramente <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/twilight-zone/2026-05-09/ty-article-magazine/.highlight/a-palestinian-boy-was-shot-dead-his-death-has-no-sociological-consequences/0000019e-0af8-d930-adde-bbfe6ab60000">Gideon Levy</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Una cella con due brandine per 18 detenuti”</strong></h2>



<p>Molti dei palestinesi sorpresi in Israele senza permesso finiscono gambizzati o nelle carceri israeliane. Attualmente, infatti, oltre 4mila palestinesi si trovano in detenzione amministrativa, misura che prevede la carcerazione senza passare per un processo e altro (<strong>i prigionieri totali sono più di 11mila)</strong>.</p>



<p>Il 2 maggio scorso la polizia israeliana ne <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-05-11/ty-article/.premium/two-beds-for-18-people-israel-detains-w-bank-palestinians-in-harsh-conditions/0000019e-0d11-d0cf-a7ff-1f3b4e160000">ha arrestati altri 18</a>. “Sono stati portati alla stazione di polizia di Arad, nel Sud del Paese”, riporta <em>Haaretz</em>. Lì sono stati rinchiusi in una cella con due materassi e un bagno. Incatenati l’uno all’altro. Sono rimasti per dieci giorni in una cella di appena nove metri quadrati, in attesa di essere trasferiti in una struttura carceraria e di sapere se la detenzione verrà trasformata in reclusione a lungo termine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html">“I monumenti zoppicanti della nostra politica&#8221;: così Israele rivendica le mutilazioni inflitte ai palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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