Nata a Treviso, classe 1998. Dopo la laurea in Studi Internazionali si specializza conseguendo un master in Middle Eastern Studies perché da quando ha cominciato a interrogarsi sul Medio Oriente vedendo al tg le immagini delle primavere arabe non ha mai trovato le risposte che cercava, ma solo nuove domande. Vivendo per alcuni mesi in Giordania trova conferma della propria passione per la storia e le dinamiche della regione, allora comincia a scriverne.
La Bidenomics non decolla. Colpa di una comunicazione confusa, di un ciclo mediatico nuovamente assorbito da Trump, di risultati tiepidi. Ad un anno dalle elezioni, Biden è già di rincorsa.
The Donald espone molto chiaramente le proprie lamentele per la data fissata per il processo: il 2 febbraio. Cerca di rallentare il passo del procedimento, ma i giudici non vogliono rischiare interferenze elettorali.
Ripercorriamo le tappe della lunga battaglia per difendere la città strategica e simbolica di Bakhmut, ora ufficialmente caduta in mano russa, ma dove ancora si combatte per difendere i quartieri.
Mohammad bin Salman e Xi Jinping hanno concluso una visita di Stato più che fruttuosa: hanno siglato una moltitudine di patti che integrano i piani strategici di Cina e Arabia Saudita. E gli Stati Uniti possono solo stare a guardare.
Yuri Dashevsky rappresenta un'eccezione all'interno dei conservatori del Gop, e le sue posizioni sull'invio di ulteriori armi in Ucraina sta dividendo il movimento Maga.
La diplomazia cinese condanna duramente le politiche economiche di Washington, lo Stato Islamico torna a colpire nel deserto siriano e la crisi dei migranti di New York presenterà un conto salatissimo alla città. Ecco i cinque fatti del giorno.
A Islamabad si apre una stagione di incertezza con un governo ad interim e elezioni insperate, la Cina organizza un raid su Taiwan, la missione diplomatica saudita ritorna in Iran dopo 7 anni. Ecco i cinque fatti dal mondo oggi.
A partire dal secondo dopoguerra, le marine militari di tutto il mondo hanno sviluppato navi radicalmente diverse per integrare nuove tecnologie come missili e radar.
Non i metodi, nè gli strumenti o i risultati: la vera eredità che Prigozhin e i suoi uomini lasciano sulla geopolitica internazionale è una nuova idea di guerra ibrida che esula dalla dimensione statale
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