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	<title>Chiara Clausi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Chiara Clausi Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Pakistan è sempre più diviso tra talebani e Fmi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-pakistan-e-sempre-piu-diviso-tra-talebani-e-fmi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2019 10:20:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo monetario internazionale (Fmi)]]></category>
		<category><![CDATA[Talebani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1637" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080.jpg 1637w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080-1024x676.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1637px) 100vw, 1637px" /></p>
<p>Il Pakistan affronta un momento politico ed economico critico. Più di 20 milioni di bambini non vanno a scuola. Meno del 30% delle donne lavora. Le esportazioni sono ferme. In questa cornice economica, la soluzione è in un salvataggio del Fondo monetario internazionale. Ma ci sono anche altre potenze che si fanno avanti. Il premier Imran Khan ha ereditato un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-pakistan-e-sempre-piu-diviso-tra-talebani-e-fmi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1637" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080.jpg 1637w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080-768x507.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9457695-1637x1080-1024x676.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1637px) 100vw, 1637px" /></p><p>Il Pakistan affronta un momento politico ed economico critico. Più di 20 milioni di bambini non vanno a scuola. Meno del 30% delle donne lavora. Le esportazioni sono ferme. In questa cornice economica, la soluzione è in un salvataggio del Fondo monetario internazionale. Ma ci sono anche altre potenze che si fanno avanti. Il premier Imran Khan ha ereditato un Paese in crisi. La povertà è dilagante come anche la corruzione, in quello che è il sesto Paese più popoloso del mondo. Le ragioni di questo stato di cose sono molteplici. “Alcuni analisti danno la colpa alla classe dirigente, altri ritengono che il Pakistan sia collocato in un’area complicata del mondo: tra l’Afganistan e l’India”, spiega l’Economist. Ma il vero potere nel Paese lo detiene l’esercito. Forza oscura che controlla tutto. “L’esercito, credendo che il Paese sia circondato da nemici, – ricorda il settimanale inglese – promuove una dottrina di persecuzione e paranoia”.</p>
<p>Ma i problemi del Pakistan non sono soltanto economici. Fa discutere anche la presenza a Quetta di alcuni capi dei talebani afghani. “Sappiamo da tempo che Rabbari Shura, la principale leadership talebana, ha operato da Quetta, conferma Marvin G. Weinbaum, direttore di Afghanistan and Pakistan Studies a Gli occhi della guerra. “Quella dirigenza non è in grado di muoversi apertamente nella città come una volta, ma si crede che abbia ancora l’appoggio dell’Isi, la più importante e potente delle tre branche dei servizi di Intelligence del Pakistan. L’organizzazione di Quetta non è così vicina alle agenzie di sicurezza pakistane, tuttavia, come la rete Haqqani, che fino a qualche anno fa aveva sede nel nord Waziristan. Dopo la morte di Mullah Mansour, che viveva a Quetta, è sicuro affermare che le organizzazioni Haqqani e Rabbani si sono combinate, con la leadership militare nelle mani di Sirajuddin Haqqani. Si pensa anche che almeno alcuni dei leader talebani che erano a Quetta ora si siano trasferiti a Karachi”.</p>
<p>Per fronteggiare la grave crisi economica l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno offerto al Pakistan oltre 30 miliardi di dollari. Il progetto saudita include la costruzione di una raffineria di petrolio da dieci miliardi di dollari. Una decisione che crea qualche problema all’arcinemico dei sauditi, l’Iran, che sperava di diventare un importante fornitore di energia del Pakistan. Ma Imran Khan ha anche accettato di fare un viaggio in Qatar per incontrare i suoi rappresentanti politici. Il Qatar è però un avversario dell’Arabia Saudita. La relazione con Riad è molto importante perché potrebbe portare ad un riavvicinamento con gli Stati Uniti, amici dei sauditi. L’alleanza del Pakistan con Washington si è sfilacciata sotto la presidenza Trump perché la Casa Bianca accusa Islamabad di ospitare terroristi. Per questo motivo c’è stato un successivo riavvicinamento con la Cina. Pechino ha realizzato considerevoli investimenti nel Paese. Circa 60 miliardi di dollari in strade, ferrovie, porti, centrali elettriche. Tutto finalizzato alla costruzione del famoso corridoio economico Cina – Pakistan.</p>
<p>Un altro scenario possibile in ambito politico-economico sarebbe un intervento del Fmi. Le riserve valutarie del Pakistan sono solo di 6,9 miliardi di dollari che coprono solo due mesi di importazioni. Gli economisti ritengono che il piano del Fmi prevederebbe un aumento delle tasse, dei prezzi dell’elettricità e del gas e un deprezzamento della valuta. “Credo che il governo pakistano sia affamato di risorse e un salvataggio del Fmi sia fondamentale”, spiega Bharath Gopalaswamy, direttore del South Asia Center dell’Atlantic Council di Washington a Gli occhi della guerra. “Quindi non importa quali siano le condizioni, credo che si assoggetteranno alle richieste più difficili per garantire il salvataggio”.</p>
<p>A febbraio ci sono stati anche altri problemi: le tensioni con la vicina India. Sia il Pakistan che l’India sono potenze atomiche. E in quell’occasione le forze militari indiane hanno effettuato raid nel territorio pakistano dopo che un gruppo di terroristi della fazione Jaish-e-Mohamed aveva ucciso 44 agenti paramilitari nella regione del Kashmir. Ma anche un altro avvenimento ha fatto rimbalzare il Pakistan su tutti i media internazionale. È la vicenda di Asia Bibi, 45 anni, donna pakistana di fede cattolica condannata a morte nel 2010 con l’accusa di aver offeso il profeta Maometto. Asia Bibi è stata arrestata nel villaggio di Ittanwali, nella provincia del Punjab. A denunciarla, un gruppo di vicine islamiche con cui aveva litigato. Ma nel 2018 è stata assolta dalla Corte suprema. Oggi Asia Bibi deve vivere nascosta per paura di rappresaglie degli islamisti.</p>
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		<title>Fra israeliani e arabi è guerra anche sullo shawarma</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/fra-israeliani-arabi-guerra-anche-sullo-shawarma.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Feb 2019 09:58:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Beirut) Dopo l’hummus, è battaglia sullo shawarma. I sandwich arrotolali ripieni di carne sfilacciata, spezie, peperoncini piccanti e verdure sono un culto in Israele ma anche in Libano, Siria e tutto il Levante arabo. Un articolo di Haaretz sul “ritorno” dello shawarma a Tel Aviv, come “iconico street food israeliano” ha scatenato le ire degli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/fra-israeliani-arabi-guerra-anche-sullo-shawarma.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_2795420-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Beirut)</strong> Dopo l’hummus, è battaglia sullo <strong>shawarma</strong>. I sandwich arrotolali ripieni di carne sfilacciata, spezie, peperoncini piccanti e verdure sono un culto in Israele ma anche in Libano, Siria e tutto il Levante arabo. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.haaretz.com/food/.premium-shawarma-the-iconic-israeli-street-food-is-slowly-making-a-comeback-in-tel-aviv-1.6824350" target="_blank">Un articolo di <em>Haaretz</em></a> sul “ritorno” dello shawarma a Tel Aviv, come “iconico street food israeliano” ha scatenato le ire degli arabi, esattamente come ai tempi della polemica sull’hummus, il piatto del Levante rivendicato sia dai turchi, che dai libanesi e dai siriani. In realtà la cucina di questa parte del mondo mediorientale, come la cultura e le lingue parlate, è piena di contaminazione. E ironia lo shawarma deriva da una parola turca çevirme, cioè “che gira”, ma paradossalmente in Turchia questo piatto è chiamato döner kebabı.</p>

<p><em>Haaretz</em> parla di una “mini-tendenza” a proposito del ritorno dello shawarma a Tel Aviv. E ricorda come “questa popolare prelibatezza sia definita spezzo la regine del cibo da strada”. I negozietti di questo famoso street-food presentano quasi sempre al loro ingresso uno spiedo che gira con la carne di agnello, pollo, capra o manzo. Ma fare un buon shawarma è un’arte, perché bisogna saper ben dosare le spezie, che non devono essere né troppo forti, né essere usate con troppa parsimonia. E si deve dosare con morigeratezza anche il cumino e la curcuma. Ma ciò che conferisce il particolare sapore al piatto è la modalità di cottura. Il fuoco non è sotto lo spiedo, ma è verticale lungo l’asta in cui è infilata la carne. Lo shawarma si arrostisce e il grasso cola su tutto il resto. Questo dà il particolare gusto alla pietanza. La carne poi verrà tagliata dalla parte inferiore a quella superiore.</p>
<p>Questa prelibatezza è famosa in tutto il Medio Oriente da secoli. Ma l’articolo di <em>Haaretz</em> ha scatenato un dibattito a cui sono seguite anche battute ironiche sui social per l’attribuzione dell’invenzione di questo gustosissimo piatto allo Stato ebraico. Ad esempio, c’è chi sulla rete ha scritto con sarcasmo, <a href="https://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/shawarma-israel-street-food-haaretz-headline-response-middle-east-a8721041.html" target="_blank">come riporta l’<em>Independent</em></a>: “La pizza il classico cibo da strada degli Stati Uniti ora può essere trovato anche a Napoli”. Oppure: “L’hamburger, un cibo da strada iconico svedese può essere trovato anche in America”. O chi è stato ancora più paradossale: “Pizza, l’iconico street food senegalese sta lentamente tornando a Dakar”. Un altro utente polemizza così: “Shawarma? Israeliano. Falafel? Israeliano. Gyros? Israeliano. Pizza? Israeliana”. Un altro è stato ancora più provocatorio e ha dato alla polemica un tono politico: “Lo shawarma è israeliano quanto gli spaghetti sono cinesi. Smettete di provare a rubare la nostra cultura. E’ già sufficiente che abbiate rubato la maggior parte della nostra terra”.</p>

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		<item>
		<title>Le mire austroungariche del cancelliere Kurz</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-mire-austroungariche-del-cancelliere-kurz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Feb 2019 19:48:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sebastian Kurz, il cancelliere austriaco, durante il semestre di presidenza dell’Ue terminato il 31 dicembre 2018, è stato molto coinvolto nella politica della regione balcanica per affermare le sue ambizioni europee. Kurz ha visitato, durante il suo incarico, Belgrado e Pristina, dove ha chiesto una continuazione del dialogo e ha affermato che senza un accordo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-mire-austroungariche-del-cancelliere-kurz.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_9070100-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>Sebastian Kurz</strong>, il cancelliere austriaco, durante il semestre di presidenza dell’Ue terminato il 31 dicembre 2018, è stato molto coinvolto nella politica della regione balcanica per affermare le sue ambizioni europee. Kurz ha visitato, durante il suo incarico, Belgrado e Pristina, dove ha chiesto una continuazione del dialogo e ha affermato che senza un accordo non vi sarà alcuna ammissione nell’<strong>Unione europea</strong>. Ha poi sottolineato che la posizione dell&#8217;Austria, ma anche della maggioranza dell&#8217;Ue, è che tutte le soluzioni ottenute con il dialogo devono essere sostenute e incoraggiate.</p>

<p>Le tensioni sono aumentate dopo l’annuncio di Pristina di voler costituire un proprio esercito indipendente. E il Cancelliere ha ricordato l&#8217;importanza dell&#8217;unità e della pace della regione. “L&#8217;Unione europea sarà completa solo quando i Paesi dei Balcani occidentali diventeranno membri a pieno titolo. Ecco perché sosteniamo gli sforzi dei paesi candidati e perché abbiamo fatto di questo argomento uno dei temi centrali della nostra presidenza dell’Ue”, ha ribadito Kurz a Vienna a novembre. “I Paesi dei Balcani occidentali devono avvicinarsi all&#8217;Unione europea”, ha dichiarato dopo aver incontrato i primi ministri di Albania, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Kosovo, Macedonia e Serbia. In una conferenza stampa congiunta ha poi ribadito che “l&#8217;Austria è un partner affidabile per i Balcani occidentali con cui condivide legami storici, economici, politici, culturali e umani”.</p>

<p>Kurz si è misurato anche con i dissidi tra <strong>Serbia</strong> e <strong>Kosovo</strong>. Ha sottolineato lo scorso autunno che “le divergenze tra Belgrado e Pristina sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo di 10 anni fa sarà cruciale perché il cammino della Serbia verso l&#8217;adesione all’Ue vada in porto”. Anche i legami economici tra i Balcani e l’Unione europea sono in un crescendo. Johannes Hahn, Commissario europeo per la politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento, ha sottolineato che “nel biennio 2016-2017 le dinamiche interne economiche della regione sono progredite lentamente, ma nell&#8217;ultimo decennio la capacità commerciale tra i sei paesi e l&#8217;Ue è raddoppiata a 46 miliardi di euro”.</p>

<p>Ma i legami tra Austria e Balcani partono da lontano. L’impero Austroungarico al suo apice governava tutta l’area dalla costa adriatica alla Transilvania e l’impronta storica rimane ancora forte. Bakhtyar Aljaf, direttore dell’International Institute for Middle-East and Balkan studies, basato a Lubiana ricorda su <em>Gli occhi della guerra</em> che “l&#8217;Austria è particolarmente interessata ai Balcani occidentali nel loro insieme, perché senza la stabilità di questa regione, l&#8217;Europa non può essere al sicuro”. I Balcani occidentali erano tra le cinque priorità dell&#8217;Austria durante la Presidenza semestrale dell’Ue.</p>
<p>Le ambizioni neo-asburgiche di Kurz sono però molto legate al tema dell’immigrazione. Aljaf ricorda che l’Austria desidera sostenere i paesi della regione “nella lotta contro l&#8217;immigrazione illegale e favorire lo stato di diritto”. Per quanto riguarda il dialogo tra Belgrado e Pristina, ribadisce l&#8217;analista: “L’Austria sostiene i negoziati tra Serbia e Kosovo. Ma non si può immaginare uno scambio di territori e lo spostamento della popolazione”. Sulla Bosnia-Erzegovina, invece “Vienna appoggia l’integrità del territorio dello Stato e la sua sovranità”. Non bisogna dimenticare, chiosa alla fine Aljaf che “la madre del cancelliere austriaco è originaria di Temerin e sua nonna Magdalena Miller era membro della minoranza tedesca del Danubio ed è nata in questa città della Serbia”. Antichi legami, che fanno sentire la loro profondità anche oggi.</p>
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		<title>Quel flirt tra la Cina e Israele  (e le sue controindicazioni)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-flirt-tra-cina-e-israele-e-le-sue-controindicazioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 08:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="1101" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1-300x236.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1-768x604.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1-1024x805.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>(Beirut) C’è il pericolo di infiltrazioni cinesi in Israele. È sempre più invasivo il ruolo della superpotenza asiatica nella sua economia. Il gigante dell’estremo oriente è coinvolto spesso in grandi progetti infrastrutturali e acquista tecnologie all&#8217;avanguardia dal piccolo Stato mediorientale. Ciò pone dei problemi. Ad esempio il nuovo impianto commerciale di Haifa è gestito dallo Shangai &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-flirt-tra-cina-e-israele-e-le-sue-controindicazioni.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="1101" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1-300x236.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1-768x604.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_1566349-1-1024x805.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p><strong>(Beirut)</strong> C’è il pericolo di infiltrazioni cinesi in <strong>Israele</strong>. È sempre più invasivo il ruolo della superpotenza asiatica nella sua economia. Il gigante dell’estremo oriente è coinvolto spesso in grandi progetti infrastrutturali e acquista tecnologie all&#8217;avanguardia dal piccolo Stato mediorientale. Ciò pone dei problemi. Ad esempio il nuovo impianto commerciale di <strong>Haifa</strong> è gestito dallo Shangai International Port Group. Haifa è tra i porti più importanti e più trafficati di Israele, e lì è la base dei suoi sottomarini in grado di lanciare missili nucleari. La vendita di tecnologia ultra-specializzata comporta anche delle criticità. Dopo l’intervento americano nel 2005 Israele ha terminato di vendere armi alla Cina. Ma esiste la tecnologia cosiddetta a doppio uso. Come l&#8217;intelligenza artificiale e i sistemi informatici che possono essere usati anche nell&#8217;attività di <strong>intelligence</strong>. E ciò preoccupa gli alleati di Israele, soprattutto gli Stati Uniti.</p>
<p>Un altro problema strategico è l’alleanza della Cina con il nemico numero uno di Israele, l&#8217;<strong>Iran</strong>. Pechino ha aiutato Teheran a modernizzare il suo settore militare e gli ha venduto tecnologia nucleare civile. Nei primi otto mesi del 2018 Israele ha venduto beni per 3,5 miliardi di dollari alla Cina, il 63% in più rispetto allo tesso periodo dell’anno precedente.</p>

<p>Einat Lev, finanziere israeliano a Shangai, ha spegato così il fenomeno dell&#8217;avvicinamento dei due paesi ad <em>Haaretz</em>: &#8220;Il governo cinese è incuriosito dal laboratorio Israele, di come il paese sia diventato rapidamente un campione nell’innovazione e nell’imprenditoria, Israele come &#8216;Start-Up Nation'&#8221;, dal libro best seller di Saul Singer e Dan Senor. Anche perché la Cina si è prefissata di diventare una superpotenza tecnologica entro il 2025. Così i cinesi arrivano in Israele per capire come questo piccolo paese sia diventato una potenza nella creatività e nell’innovazione.</p>
<p>Anche Alexander Pevzner, fondatore del Chinese Media Center della School of Media Studies del College of Management Academic Studies di Israele, afferma che le relazioni sino-israeliane si sono molto ampliate nelgi ultimi tempi. “Ciò è dovuto a due motivi: alla debolezza dell’amministrazione Obama e alla decisione del governo Netanyahu di separare i legami della Cina con l’Iran da quelli propri con Pechino”. Il motto è: “Fare affari senza cercare di persuadere i cinesi a fare pressioni sull’Iran”.</p>

<p>Non è da dimenticare l’iniziativa cinese &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://occhidellaguerra.it/che-cose-la-nuova-via-della-seta/" target="_blank">One Belt One Road</a>&#8220;, che mira a ricreare tramite la costruzione di moderne infrastrutture la via della seta. Una fitta rete che unisce paesi dal Mar Baltico all’Oceano Pacifico. L’obiettivo? Costituire un nuovo ordine mondiale in competizione con quello della superpotenza americana.</p>
<p>Ma l’intesa tra Israele e tutto l&#8217;estremo oriente è stata consolidata anche da un intervento di Netanyahu in India: &#8220;Anche noi come voi siamo come un albero che ha radici profonde nel nostro antico suolo, eppure gettiamo le foglie nei cieli. Continuiamo a indagare, a cercare nuovi mondi&#8221;. Israele flirta ormai in maniera aperta con l’Asia, nonostante i pericoli e le controindicazioni.</p>

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		<title>Le case abbandonate di Beirut? Una metafora della città lacerata</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/le-case-abbandonate-beirut-metafora-della-citta-lacerata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jan 2019 06:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Beirut]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>(Beirut) Collezioni di documenti, lettere, fotografie di case abbandonate della Beirut del dopo-guerra civile. Un ossessivo e razionale lavoro da intendere come atto poetico. È questo l&#8217;allestimento di Gregory Buchakjian, artista poliedrico e sorprendente, in mostra al Sursock Museum di Beirut fino all’11 febbraio con “Abandoned Dwellings: Display of System”. Per questa sua installazione ha consultato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/le-case-abbandonate-beirut-metafora-della-citta-lacerata.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_5387165-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><strong>(Beirut)</strong> Collezioni di documenti, lettere, fotografie di case abbandonate della Beirut del dopo-guerra civile. Un ossessivo e razionale lavoro da intendere come atto poetico. È questo l&#8217;allestimento di Gregory Buchakjian, artista poliedrico e sorprendente, in mostra al Sursock Museum di Beirut fino all’11 febbraio con “Abandoned Dwellings: Display of System”. Per questa sua installazione ha consultato persone dal diverso background: cittadini di Beirut, giornalisti, ricercatori, artisti, <strong>rifugiati</strong>. La mostra è una manifestazione della desolazione della solitudine e dell’abbandono, un’esperienza carica di paure. Al centro le vite degli abitanti dimenticati e delle loro case abbandonate, desolate, in rovina. Questa ultima fatica di Buchakjian utilizza diversi registri per la sua espressione: il film, le immagini di architetture, gli audio e le fotografie. L’artista ha creato un inventario di 760 case abbandonate, un archivio di 800 oggetti e 10.777 fotografie.</p>

<p>La curatrice Karina el Helou ricorda come l’idea di questa mostra sia nata. Si trovava a Tripoli, era il settembre 2017, voleva invitare Buchakjian a mostrare il suo progetto lì, e lui invece l’ha poi invitata a curare il suo lavoro al Sursock. “Abandoned Dwellings è un progetto denso e può essere mostrato in diversi modi, questa è la sua bellezza. Gregory è polimorfo e multidisciplinare e non è tipicamente arte contemporanea, ma più una ricerca che abbiamo poi trasformato in materiale artistico. Questi documenti vengono tirati fuori dalla realtà e mostrano l&#8217;essenza della storia di Beirut, la perdita dovuta alla guerra e alla migrazione, ma poi la capacità di recupero del popolo libanese”.</p>

<p>Il lavoro di ricerca è stato faticoso, spiega la curatrice: “Abbiamo attraversato molte fasi, Gregory ha lavorato duramente per trovare il modo di creare il film nel 2018 e trovare le forme più adatte per i suoi archivi e le fotografie. Se consideriamo la ricerca in sé, ci sono voluti 7 anni ma poi un anno per curare la mostra al Sursock”.</p>

<p>Questa installazione polimorfa e complessa è da intendere come atto poetico. Come scrive anche Alejandro Jodorowsky nel suo libro “Psicomagia” del 1995: “L’atto poetico è convulso…un processo consapevole che ha lo scopo volontario di introdurre una fessura nell’ordine morto che permea la società”. L’artista anche se segue un ordine razionale, meticoloso, compulsivo e ossessivo riesce a far fuoriuscirne poesia. Gli oggetti più disparati sono stati recuperati e catalogati: la patente di guida di un palestinese, un abbonamento per il treno di un inglese, diari scritti a mano del 1979. Tutti questi oggetti erano destinata ad essere distrutti o perduti per sempre. Buchakjian ha contribuito alla loro conservazione e li ha elevati ad arte e poesia.</p>
<p>“Buchakjian è una persona molto curiosa, è la sua essenza. Quindi questa curiosità gli consente di esplorare diversi strumenti e rende la sua mente attiva in tutti i campi (ricerca, storia, fotografia, scrittura&#8230;) Ecco perché i processi sono spesso lunghi, cerebrali e profondi, se scrive o inizia un progetto artistico, la strada è quella di un esploratore, disegnerà una mappa, stabilirà una destinazione e inizierà un lungo viaggio”, racconta el Helou.</p>
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		<title>La guerra al terrore non è finita: perché la minaccia jihadista continua</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/minaccia-jihadista.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jan 2019 08:38:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Al Qaeda]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="890" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1-1024x651.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Oltre 200mila jihadisti nel mondo. Al Qaeda e l’Isis sono più pericolosi che mai. A un anno dalla liberazione di Raqqa e la distruzione del califfato l’esercito dei “jihadisti salafiti” è tornato a crescere e ha quasi raggiunto, per numero di combattenti, il picco del 2016. Uno studio del Csis, the Center for Strategic and &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/minaccia-jihadista.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="890" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1-768x488.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/01/LP_2223121-1-1024x651.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Oltre 200mila jihadisti nel mondo. Al Qaeda e l’Isis sono più pericolosi che mai. A un anno dalla liberazione di Raqqa e la distruzione del califfato l’esercito dei “jihadisti salafiti” è tornato a crescere e ha quasi raggiunto, per numero di combattenti, il picco del 2016.</p>
<p>Uno studio del Csis, the Center for Strategic and International Studies, il più dettagliato di questo tipo mai pubblicato, censisce 65 gruppi “jihadisti salafiti” nel mondo, in leggero calo dai 68 del 2016. I miliziani sono stimati in 230mila, il 5 per cento in meno del 2016 quando il califfato era nella sua massima espansione, ma il quadruplo rispetto al 2001, quando erano circa 66mila.</p>

<p>I Paesi con più combattenti sono Siria (70mila) Afghanistan (64mila), Pakistan (39mila), Iraq (15mila), Nigeria (6900), Somalia (7200). I due gruppi principali sono <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/al-qaeda/" target="_blank">Al Qaeda</a> e <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank">Isis</a>. Fra i Paesi più esposti ci sono la Somalia e il Kenya dove gli <strong>Al Shabaab</strong> hanno condotto nel 2017 un quarto di tutti gli attacchi attribuiti ad Al-Qaeda, 350 su circa 1400 nel mondo.</p>
<p>Tutto ciò a quasi 20 anni di guerre al terrorismo condotte dagli Stati Uniti. Ci sono ancora alti livelli di violenza in Siria, Iraq da parte di gruppi salafiti-jihadisti. Ma sono preoccupanti anche gli scenari in Yemen, Sahel, Nigeria, Afghanistan e Somalia.</p>

<p>I gruppi terroristi operano ancora e sono disposti e in grado di usare la violenza per ottenere i propri obiettivi strategici e ideologici. La guerra al terrorismo non è vinta e sarebbe un grave errore considerala conclusa da parte degli Stati Uniti. Anche se Washington ha altre sfide internazionali rappresentate da Russia, Cina, Iran e Corea del Nord non deve distogliere le sue forze e la sua attenzione dalla guerra al terrorismo perché la minaccia rimane ancora notevole, suggerisce il think tank.</p>
<p>Le regioni con il maggior numero di combattenti sono il <strong>Medio Oriente</strong>, il <strong>Nord Africa</strong> e l&#8217;<strong>Asia meridionale</strong>. Altre regioni, come il sud-est asiatico, hanno meno affiliati. Ma non tutti questi gruppi stanno pianificando attacchi contro gli Stati Uniti o altri paesi occidentali. Alcuni hanno solo interessi locali. Ma questi dati e tendenze sono comunque da tenere in conto. Anche perché la guerra è sbarcata da tempo anche in Occidente, dove gli jihadisti negli attacchi terroristici hanno utilizzato tattiche abbastanza rudimentali, come i veicoli usati per uccidere i pedoni, rudimentali dispositivi esplosivi, coltelli, spade, armi leggere e oggetti contundenti come martelli. Lo studio rende chiaro che  l’ideologia “jihadista salafita” continua a fare proseliti dalle Filippine al Marocco e la guerra al terrore è lontanissima dell’essere vinta.</p>

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		<title>Conseguenze del caso Khashoggi nella guerra dimenticata in Yemen</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-conseguenze-del-caso-khashoggi-nella-guerra-in-yemen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 09:48:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Yemen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Yemen dal 2015 l&#8217;Arabia Saudita ha guidato una coalizione che riunisce paesi arabi a maggioranza sunnita nella guerra contro i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran per ripristinare il governo sostenuto a livello internazionale del presidente Rabbo Mansour Hadi. Ma la guerra si è trasformata in una situazione di stallo che ha causato oltre 80mila morti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-conseguenze-del-caso-khashoggi-nella-guerra-in-yemen.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8792185-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In <strong>Yemen</strong> dal 2015 l&#8217;Arabia Saudita ha guidato una coalizione che riunisce paesi arabi a maggioranza sunnita nella guerra contro i ribelli <strong>Houthi</strong> sostenuti dall’Iran per ripristinare il governo sostenuto a livello internazionale del presidente Rabbo Mansour Hadi. Ma la guerra si è trasformata in una situazione di stallo che ha causato oltre 80mila morti e ha portato alla fame 14 milioni di persone. L&#8217;unica speranza paradossalmente arriva dal caso Khashoggi. Perché ha spinto per la prima volta Washington a fare pressioni su Riad.</p>

<p>Ma secondo l’Iran che sostiene la fazione degli Houthi gli Stati occidentali stanno ignorando i crimini nello Yemen per continuare le vendite di armi ai Paesi della regione. Gli Stati Uniti e l&#8217;Arabia Saudita accusano l&#8217;Iran di contrabbando di armi agli Houthi, compresi i missili balistici sparati contro le città saudite dallo Yemen. Teheran nega di armare i ribelli. Il conflitto si è trasformato in una guerra per procura e ha innescato la peggiore crisi umanitaria del mondo.</p>

<p>Sul conflitto l’America è divisa. I senatori statunitensi hanno proposto una misura per bloccare il sostegno degli Stati Uniti alla coalizione saudita in Yemen. La frattura è stata ancora più forte dopo l’assassinio del giornalista del <em>Washington Post</em> <strong>Jamal Khashoggi</strong>. Ciò prova la sempre più rilevante spaccatura tra il Congresso e la Casa Bianca sia sul caso Khashoggi che di conseguenza sulla guerra in Yemen. La risoluzione ora dovrà essere prima discussa in Senato e poi votata. Il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> sul caso del giornalista assassinato ha ribadito che &#8220;potremmo anche non sapere mai come siano andati fatti&#8221; e ha sottolineato l’importanza dell’Arabia Saudita come fondamentale esportatore di petrolio, acquirente di armi e alleato strategico per combattere l’espansione dell’Iran in Medio Oriente.</p>

<p>Sebbene gli Stati Uniti abbiano chiesto un cessate il fuoco in Yemen, il segretario di stato <strong>Mike Pompeo</strong> ha fatto notare come abbandonare l’alleato Arabia Saudita potrebbe aprire ad una penetrazione nell’area della Russia e della Cina. Inoltre ha fatto sottolineato come la presenza americana nella penisola arabica è fondamentale per le operazioni anti-terrorismo e per combattere Al Qaeda.</p>
<p>Sebbene ci sia stata una tregua nei combattimenti, le due coalizioni in lotta continuano a sferrare qualche colpo contro l’altra parte. Ora la guerra si concentra soprattutto nel porto di <strong>Hodeidah</strong> sul Mar Rosso, che è un punto nevralgico perché da lì passano oltre il 70% delle importazioni di cibo dello Yemen. C’è il pericolo infatti di un disastro umanitario. Save the children ritiene che c’è il rischio che circa 85mila bambini potrebbero essere già morti di fame dall’inizio della guerra nel 2015. Ma la coalizione saudita è convinta che Hodeidah sia utilizzata dall’Iran per rifornire gli Houthi di armi e missili. Ora tutto il mondo attende i colloqui di pace a guida delle Nazioni Unite che si stanno svolgendo a Stoccolma. Sebbene negli ultimi anni diversi round di negoziati siano falliti. L’ultimo a settembre.</p>
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		<title>Trump difende Bin Salman ma il fronte interno scricchiola</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-difende-mbs-fronte-interno-scricchiola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2018 16:23:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="4000" height="2706" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman-1024x693.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p>
<p>Muhammad bin Salman si è presentato come un principe che doveva portare la democrazia In Medio Oriente e invece si è rivelato con un sanguinario uccisore di dissidenti e torturatore di attiviste. Eppure Donald Trump è disposto a tutto pur di salvarlo. L’ultima rivelazione è sulle scosse elettriche e frustate inflitte a una dozzina di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-difende-mbs-fronte-interno-scricchiola.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="4000" height="2706" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman.jpg 4000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman-768x520.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/11/Bin-Salman-1024x693.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 4000px) 100vw, 4000px" /></p><p><strong>Muhammad bin Salman</strong> si è presentato come un principe che doveva portare la democrazia In Medio Oriente e invece si è rivelato con un sanguinario uccisore di dissidenti e torturatore di attiviste. Eppure <strong>Donald Trump</strong> è disposto a tutto pur di salvarlo. L’ultima rivelazione è sulle scosse elettriche e frustate inflitte a una dozzina di donne che si battevano per i diritti civili, arrestate lo scorso maggio. Dodici di loro sarebbero ancora in carcere e il <em>Washington Post</em> ha raccolto testimonianze su quattro di loro. Sono state sottoposte a molestie sessuali, scosse elettriche e fustigazioni. Alcune “non riuscivano a stare in piedi” durante i colloqui con i parenti, avevano tremori incontrollabili e altri segni di tortura. Non c’è solo l’eliminazione brutale di Jamal Khashoggi. C’erano già stati lo scorso novembre gli arresti di massa di centinaia di businessman, ex ministri e principi &#8211; alcuni suoi concorrenti nella successione &#8211; rinchiusi nella prigione dorata del Ritz Carlton di Riad.</p>

<p>Nonostante tutto ciò Trump ha detto che <strong>l’alleanza</strong> con il principe non si tocca. Trump si impegna a rimanere “partner” del regno e respinge le conclusioni dei servizi segreti americani secondo cui il principe avrebbe ordinato l’uccisione del giornalista Khashoggi. “Gli Stati Uniti non imporranno ulteriori punizioni all’Arabia Saudita”, ha affermato Trump. E ha proseguito aggiungendo che “era inconcepibile che il principe ereditario avesse ordinato la morte di Khashoggi”. E ha sottolineato “l’importanza della relazione della relazione tra Stati Uniti e Arabia Saudita”. Nonostante la Turchia abbia condiviso delle prove con gli Stati Uniti che contraddicono la versione dei fatti saudita.</p>

<p>Però sul fronte interno sia i <strong>democratici</strong> che i <strong>repubblicani</strong> chiedono una linea più dura sul caso, tra cui tagli all’aiuto militare ai sauditi e altre sanzioni. Mercoledì il Senato ha votato una risoluzione che potrebbe portare alla fine degli aiuti militari. Anche la Turchia fa pressione perché si arrivi ad un chiarimento di ciò che è successo quel 2 ottobre nel consolato saudita ad Istanbul. Ma le conclusioni sul caso di Trump e della Cia sono opposte. Sulla base di intercettazioni e materiale forniti dalla Turchia, Trump ritiene che non ci sia la certezza che bin Salman abbia ordinato l’assassinio. “Forse è stato lui, forse non è stato lui. Non c’è niente di definitivo”. La Cia invece ha concluso che l’assassinio di Khashoggi è stato eseguito per ordine del principe. Trump ha anche affermato che non ha alcuna intenzione di ascoltare il materiale audio fornito dalla Turchia.</p>

<p>Per ora gli Stati Uniti hanno emesso sanzioni per 17 sauditi ma non per il principe. Il motivo è soprattutto perché “ha firmato contratti per 450 miliardi di dollari”, e perché l’Arabia Saudita è un alleato prezioso nella lotta contro l’Iran in Medio Oriente. Ma il principe è anche il garante dei piani della Casa Bianca in Medio Oriente, prima di tutto un accordo di pace favorevole ad Israele. “Il mondo è un posto molto pericoloso! Non distruggerò l’economia mondiale. Se rompessimo i rapporti con l’Arabia Saudita i prezzi del petrolio andrebbero subito alle stelle”,  ha affermato Trump.</p>
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		<title>Zuma accusato di corruzione assieme ai fratelli Gupta</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/zuma-accusato-corruzione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Oct 2018 06:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Il figlio dell’ex presidente sudafricano Jacob Zuma, Duduzane, 34 anni, si trova al centro di un grosso scandalo di corruzione. Secondo l’accusa avrebbe partecipato al tentativo di corruzione dell’ex vice ministro delle finanze Mcebisi Jonas. Nel 2015 Jonas ha rivelato che gli sarebbe stata offerta la carica di ministro delle finanze e una tangente di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/zuma-accusato-corruzione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LP_8232632-1-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Il figlio dell’ex presidente sudafricano <strong>Jacob Zuma, Duduzane</strong>, 34 anni, si trova al centro di un grosso scandalo di corruzione. Secondo l’accusa avrebbe partecipato al tentativo di corruzione dell’ex vice ministro delle finanze<strong> Mcebisi Jonas</strong>. Nel 2015 Jonas ha rivelato che gli sarebbe stata offerta la carica di ministro delle finanze e una tangente di 600 milioni di rand, 44 milioni di dollari, durante un incontro con Duduzane Zuma, il busnissman Fana Hlongwane e Ajay Gupta. Se Jonas avesse accettato avrebbe favorito gli affari dei Gupta. I Gupta, fratelli di origine indiana, sono accusati di aver utilizzato la loro amicizia con Jacob Zuma per controllare lo stato e gli affari del Sudafrica.</p>

<p>Jacob Zuma a febbraio è stato costretto a dimettersi dal suo partito l’ANC a causa del suo coinvolgimento in diversi casi di corruzione tra cui i pericolosi legami con la famiglia Gupta. Cyril Ramaphosa il successore di Zuma alla carica di presidente, si è impegnato, da quando è salito al potere, a sradicare la corruzione dallo stato e ha spronato i pubblici ministeri a perseguire chiunque si sia macchiato di reati al di là della sua posizione nel governo. I partiti di opposizione e le ong per la difesa dei diritti civili hanno accusato Zuma di aver usato la sua posizione per vanificare l’indipendenza della polizia e dei magistrati.</p>

<p>Duduzane Zuma vive a Dubai dove anche i Gupta sono residenti da quando è al governo Ramaphosa. Duduzane è socio di diverse imprese dei Gupta tra cui una miniera di carbone e una holding. Ajay Gupta, uno dei fratelli è ricercato dalla polizia. Secondo Ben Theron, di un una ong per l’annullamento dell’abuso fiscale, Duduzane è una “figura centrale” nella presa dello stato da parte dei Gupta.</p>

<p>Il caso sarà ascoltato il 24 gennaio 2019 ed è stata concessa una cauzione di 100mila rand, 7.500 dollari. Duduzane ha dichiarato che i Gupta avrebbero voluto fare affari con lui perché era “un ragazzo simpatico”. Duduzane è tornato in Sudafrica per il funerale di suo fratello Vusi ed è stato trattenuto per poco tempo al suo arrivo. Ma ha anche un’altra incriminazione a suo conto. E’ accusato di omicidio colposo per un incidente nel 2014 su un’autostrada in Sudafrica in cui sono morte due persone.</p>
<p>Duduzane, per il caso di corruzione assieme ai Gupta, invece, si è presentato in tribunale sfoderando un largo sorriso e con due catene alle caviglie. Ai giornalisti scherzando ha dichiarato, riferendosi alle catene: “Mi piace molto il mio aspetto” e ha stretto la mano a ciascun pubblico ministero presente in aula.</p>
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		<title>Iran e Iraq sempre più vicini: stringono un accordo sul greggio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/iran-iraq-sempre-piu-vicine-stringono-un-accordo-sul-greggio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Sep 2018 20:31:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p>
<p>Iraq e Iran hanno stretto un accordo sullo scambio di petrolio greggio. Il greggio proveniente dal giacimento di Kirkuk nel nord dell’Iraq verrà spedito attraverso dei camion in Iran. Teheran utilizzerà il petrolio nelle sue raffinerie e lo consegnerà ai porti meridionali dell’Iraq nel Golfo. Il greggio sarà trasportato in Iran in autocisterne attraverso il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-iraq-sempre-piu-vicine-stringono-un-accordo-sul-greggio.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="620" height="372" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis.jpg 620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/10/1447422842-petrolio-isis-300x180.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 620px) 100vw, 620px" /></p><p>Iraq e Iran hanno stretto un accordo sullo scambio di petrolio greggio. Il greggio proveniente dal giacimento di Kirkuk nel nord dell’Iraq verrà spedito attraverso dei camion in Iran. Teheran utilizzerà il petrolio nelle sue raffinerie e lo consegnerà ai porti meridionali dell’Iraq nel Golfo. Il greggio sarà trasportato in Iran in autocisterne attraverso il valico di confine di Parviskhan, a sud della città curda di Sulaimaniya, e sarà lavorato nella raffineria iraniana di Kermanshah. Saranno consegnati tra i 30mila e i 60mila barili al giorno.</p>

<p>L’accordo consente a Teheran di espandere i suoi interessi sul suo più importante alleato arabo per contrastare l’influenza di Washington. Il successo dell’iniziativa avviene dopo che l’Iran ha aiutato l’Iraq a soffocare le velleità indipendentiste curde lo scorso anno. È probabile che il patto crei disagio in<strong> Arabia Saudita</strong>, che assieme agli Stati Uniti accusano l’Iran di tentare dominare il Medio Oriente. Anche se Teheran nega le accuse. L’Iran è impegnato in una guerra per procura con l&#8217;Arabia Saudita. Ciò ha accresciuto l’instabilità della regione. Oltre all’Iraq, l’Iran ha esteso la sua influenza in Siria, Yemen e Libano.</p>

<p>L’accordo consente all’Iraq di riprendere le vendite di greggio dopo che sono state interrotte da quando le forze irachene hanno ripreso il controllo dei giacimenti dai curdi nell’ottobre 2017. Anche se il presidente americano Donald Trump e il re dell’Arabia Saudita hanno entrambi interesse che la penisola iraniana, da loro ritenuta nemico numero uno, rimanga il più debole e isolata possibile. Nel frattempo l’Iraq e l’Iran stanno pensando di costruire un oleodotto per trasportare il petrolio da Kirkuk per evitare l’uso dei camion.</p>

<p>L’intesa tra i due paesi è partita già da tempo. Già a luglio 2017, Iran e Iraq avevano firmato un accordo per una cooperazione nei settori militare e della difesa. E il 6 marzo scorso, in una visita ufficiale in Iraq del vicepresidente iraniano, Es’hagh Jahangiri, avevano espresso la volontà di collaborare per stimolare la cooperazione anche nel campo degli investimenti. Il piano prevede di abolire progressivamente le barriere allo sviluppo dei legami bancari e il rafforzamento dei rapporti bilaterali nell&#8217;ambito ingegneristico, industriale, immobiliare, oltre a quello commerciale.</p>
<p>Ma il legame tra Iraq e Iran è stato cruciale anche in altre occasioni. In seguito all’occupazione dell’Iraq da parte dell’Isis, le Quds Force, unità speciale dei pasdaran iraniani, guidate dal generale Qasem Soleimani, sono intervenute in Iraq per aiutare militarmente l’esercito iracheno nella lotta contro l’Isis. Teheran si è anche occupata della preparazione delle milizie sciite irachene impegnate nella lotta contro lo Stato islamico.</p>
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