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	<title>Andrea Umbrello Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 05 Feb 2026 13:31:05 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Andrea Umbrello Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;assedio israeliano ai luoghi santi di Palestina</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lassedio-israeliano-ai-luoghi-santi-di-palestina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 13:31:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Cisgiordania]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1292" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260204163619986_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1911067.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260204163619986_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1911067.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260204163619986_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1911067-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260204163619986_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1911067-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260204163619986_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1911067-768x517.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260204163619986_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1911067-1536x1034.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260204163619986_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_1911067-600x404.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel mese di gennaio, coloni israeliani e forze di occupazione hanno fatto irruzione nella Moschea di Al-Aqsa 28 volte, entrando nel complesso con scorte armate, sotto protezione militare, violando per l&#8217;ennesima volta i diritti dei palestinesi e interrompendo le attività di culto.A Hebron, nello stesso periodo, le autorità israeliane hanno bloccato ben 57 volte la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/lassedio-israeliano-ai-luoghi-santi-di-palestina.html">[...]</a></p>
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<p>Nel mese di gennaio, coloni israeliani e forze di occupazione <strong>hanno fatto irruzione nella Moschea di Al-Aqsa 28 volte</strong>, entrando nel complesso con scorte armate, sotto protezione militare, violando per l&#8217;ennesima volta i diritti dei palestinesi e interrompendo le attività di culto.<br>A Hebron, nello stesso periodo, le autorità israeliane<strong> hanno bloccato ben 57 volte la chiamata alla preghiera nella moschea di Ibrahimi</strong>.<br>I dati arrivano in modo dettagliato dal Ministero palestinese per gli affari religiosi e gli Awqaf, fondazioni pie islamiche che dal 1967 amministrano i luoghi sacri come la Spianata delle Moschee.</p>



<p>I numeri riportati aprono <a href="https://palinfo.com/news/2026/02/02/991292/?utm_source=chatgpt.com">il rapporto mensile</a> sulle violazioni nei siti religiosi e la descrizione delle procedure illustrano una precisa condotta portata avanti da Israele. Oltre alle incursioni, il ministero punta il dito contro una campagna di atti amministrativi, legali e simbolici che puntano a consolidare il controllo israeliano. Chiamare questo processo <strong>&#8220;giudaizzazione&#8221;</strong> significa denunciare un tentativo di cancellare l&#8217;identità arabo-islamica del sito a favore di una narrazione nazionale ebraica esclusiva.</p>



<p>L&#8217;impatto di queste azioni si scarica direttamente sulla pratica del culto musulmano, colpendo il suo momento più intimo. <strong>Le restrizioni scelgono come obiettivo privilegiato le preghiere dell&#8217;alba</strong>, quando il santuario, avvolto nel silenzio prima del giorno, è nel suo stato più vulnerabile. Proprio in quelle ore i fedeli, soprattutto i più giovani, diventano agli occhi delle autorità soggetti di sospetto. Il loro cammino verso la moschea si trasforma in una prova da superare. Davanti a ogni checkpoint le loro generalità vengono verificate minuziosamente, in un processo che svilisce un atto di devozione fino a farlo diventare un interrogatorio. Intorno a loro, l&#8217;intera Città Vecchia vive un progressivo accerchiamento. Misure di sicurezza sempre più stringenti serrano i suoi cancelli storici in un abbraccio di ferro, isolando il sito sacro dal resto della comunità.</p>



<p>Il tentativo di normalizzare la violazione appare ben radicato osservando un altro dato.<strong> A gennaio, 4.397 coloni hanno varcato la spianata di Al-Aqsa</strong>. Gli ingressi non sono stati affatto clandestini. Si sono svolti sotto piena protezione istituzionale. La stessa egida ha permesso alle forze israeliane di infiltrarsi ripetutamente, per tutto il mese, nell&#8217;area attorno alla sala di preghiera Qibli e alla Cupola della Roccia. <strong>Le loro incursioni coincidevano con i sermoni e le preghiere del venerdì</strong>. Nello stesso momento, nei cortili della moschea, i coloni accompagnati si inchinavano fino a terra in profonde genuflessioni rituali.<br>Oltre a questo, le autorità israeliane hanno scelto i pressi del Muro Occidentale, adiacente alla spianata delle Moschee, per una cerimonia di consegna dei diplomi ai propri soldati. Il messaggio politico di quella celebrazione militare in un luogo di massima tensione religiosa era chiaro e calcolato. Il Ministero palestinese ha così condannato l&#8217;intera sequenza di eventi come una provocatoria commistione tra invasione, preghiera e esibizione di forza, volta a violare palesemente la sacralità del sito.</p>



<p>La pressione mantiene un&#8217;intensità costante anche in altri luoghi sacri. Quanto succede presso <strong>la moschea di Ibrahimi a Hebron</strong> segue la stessa direttrice con mezzi differenti. In questo caso la strategia non si manifesta con incursioni, ma scegliendo la via del soffocamento organizzato che passa dall&#8217;ostruzione della chiamata alla preghiera regolarmente interrotta. L&#8217;accesso è puntualmente ostacolato dal cancello del mercato, bloccato ogni giorno, e da quello orientale, permanentemente serrato. Persino le feritoie di quest&#8217;ultimo, quei pertugi visuali che permettevano uno sguardo verso il sacro dall&#8217;esterno, sono state oscurate da lamiere dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. Su fedeli e personale grava inoltre una routine umiliante, fatta di perquisizioni corporali, abusi verbali e insulti che accompagnano ogni tentativo di avvicinamento al santuario.</p>



<p>Restando a Hebron, il rapporto fotografa un&#8217;ulteriore fonte di ansia, questa volta sotterranea. Sempre nei pressi della Moschea Ibrahimi, nell&#8217;antico quartiere dei carpentieri, <strong>proseguono senza sosta scavi e lavori edili</strong>. La loro natura ufficiale rimane un punto interrogativo. L&#8217;assenza di spiegazioni ufficiali lascia campo libero ai timori più cupi. Tra i palestinesi cresce la convinzione che quegli scavi servano a consolidare il controllo israeliano, compromettere la stabilità degli edifici antichi o, nella peggiore delle ipotesi, gettare le basi per un&#8217;annessione strisciante del quartiere. La sicurezza del luogo e dei suoi residenti sembra appesa a un filo.<br>Per portare avanti queste operazioni, le forze israeliane hanno agito più volte in abiti civili, espellendo i dipendenti dalla sezione della Moschea Ishaqiyya per garantirsi l&#8217;accesso. Durante gli assedi, <strong>almeno 550 soldati hanno fatto irruzione nel santuario</strong> nel mese di riferimento. I custodi e il personale religioso sono stati di fatto esclusi dal sito, intralciati nell&#8217;adempiere alle loro funzioni basilari.</p>



<p>Le violazioni della sacralità dei luoghi santi, spinte da ideologie estremiste e odio religioso, <strong>hanno colpito anche la fede cristiana</strong> e i suoi leader nella Città Vecchia. Il 29 gennaio un gruppo di coloni ha profanato la Chiesa del Santo Sepolcro nella Gerusalemme occupata, arrivando a sputare contro le sue mura. Attacchi di questo tipo dimostrano che la violenza non si limita più alla comunità palestinese. Indicano anzi una pericolosa crescita delle provocazioni contro la vita cristiana e i suoi santuari, confermando come le mire espansioniste si traducano in un assalto frontale alla stessa pluralità religiosa di Gerusalemme.</p>



<p><br>Alla fine, numeri e descrizioni convergono in un&#8217;unica, sconcertante immagine. Denunciano una rete fitta di azioni che si intrecciano per comporre un nuovo, inquietante standard. Una realtà in cui il controllo militare disciplina l&#8217;accesso al sacro e la provocazione identitaria si fa leva di possesso. Il messaggio che trapela da ogni checkpoint e da ogni cancello sprangato è inequivocabile. In questa terra, la sovranità si afferma anche attraverso il rifiuto del diritto altrui a pregare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lassedio-israeliano-ai-luoghi-santi-di-palestina.html">L&#8217;assedio israeliano ai luoghi santi di Palestina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza ridotta in polvere e veleno: una guerra che condizionerà intere generazioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-ridotta-in-polvere-e-veleno-che-condizionera-intere-generazioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 17:11:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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<p>Il suolo della Striscia di Gaza, un tempo fecondato dal ciclo delle stagioni, è ora una distesa di cenere. L&#8217;aria porta il peso della plastica bruciata. Il mare è opaco e la terra trattiene la minaccia del metallo inesploso. Due anni di bombardamenti hanno trasformato l&#8217;enclave in una testimonianza definitiva della violenza. La distruzione non si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-ridotta-in-polvere-e-veleno-che-condizionera-intere-generazioni.html">[...]</a></p>
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<p>Il suolo della Striscia di Gaza, un tempo fecondato dal ciclo delle stagioni, è ora una distesa di cenere. L&#8217;aria porta il peso della plastica bruciata. Il mare è opaco e la terra trattiene la minaccia del metallo inesploso. Due anni di bombardamenti hanno trasformato l&#8217;enclave in una testimonianza definitiva della violenza. <strong>La distruzione non si è consumata solo attraverso le bombe e la carneficina di civili,  ma nel veleno che ora permea la terra stessa.</strong> Il <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-lonu-accusa-israele-a-gaza-e-genocidio.html">genocidio </a>ha reso sterile il fondamento del sostentamento e ha sepolto ogni memoria del futuro sotto il peso tossico del suo passaggio. La terra è stata avvelenata. È ciò che il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente definisce un disastro ambientale che non ha paragoni.</p>



<p>L’ultimo <a href="https://wedocs.unep.org/handle/20.500.11822/48536">rapporto </a>dell’UNEP, “<em>Impatto ambientale dell’escalation del conflitto nella Striscia di Gaza</em>”, documenta la distruzione fino al settembre 2025 e parla di <strong>un territorio ecologicamente collassato</strong>. Il suolo, l’acqua e l’aria, che possiamo definire le tre basi della vita, sono stati gravemente compromessi. <strong>Inger Andersen</strong>, direttrice esecutiva dell’agenzia, avverte che i danni lasceranno “<em>un’eredità di distruzione ambientale che potrebbe avere ripercussioni sulla salute e sul benessere di generazioni di abitanti di Gaza</em>”.</p>



<p>“<em>Porre fine alle sofferenze umane che hanno travolto Gaza deve essere la priorità assoluta</em>”, ha dichiarato Andersen. “<em>Ripristinare i sistemi di acqua dolce e rimuovere i detriti per consentire l’accesso umanitario e ripristinare i servizi essenziali è urgentemente necessario per salvare vite umane. Il recupero della vegetazione, degli ecosistemi di acqua dolce e del suolo sarà inoltre fondamentale per la sicurezza alimentare e idrica e per garantire un futuro migliore alla popolazione di Gaza</em>”.</p>



<p>L’immagine che il rapporto restituisce è quella di un territorio privato della propria possibilità di esistere. <strong>Le riserve d’acqua dolce sono quasi esaurite, e gran parte di quella rimasta è contaminata</strong>. Degli oltre cinquanta impianti di pompaggio e stoccaggio attivi prima dell’ottobre 2023, solo nove funzionano ancora, tre dei quali senza danni diretti. La capacità complessiva è crollata dell’84%. L’impianto di desalinizzazione che un tempo produceva 30.000 metri cubi al giorno oggi lavora a meno di un sesto di quella cifra, frenato dai danni strutturali e dalla carenza cronica di carburante.</p>



<p>Anche <strong>le infrastrutture fognarie sono fuori uso</strong>. I sei impianti di trattamento delle acque reflue sono inattivi e gli scarichi finiscono in mare o nelle falde. Le famiglie scavano fosse biologiche improvvisate. L’acqua che per anni uscirà dai rubinetti, sempre che ciò accadrà, sarà salmastra. L’effetto sanitario è devastante. I casi di diarrea acquosa acuta sono aumentati di 36 volte tra il 2023 e il 2025, da poco più di 11.000 a oltre 412.000. La sindrome da ittero acuto, indice di epatite A, è cresciuta di 384 volte, fino a oltre 41.000 casi. Due terzi delle infezioni colpiscono bambini sotto i cinque anni.</p>



<p>Ma le malattie non vengono solo dall’acqua.<strong> La polvere delle esplosioni e delle macerie ha moltiplicato le infezioni respiratorie</strong>, oltre 37.000 nel solo giugno 2025. La poliomielite, che da decenni sembrava un ricordo, è tornata a diffondersi attraverso le acque reflue.</p>



<p>Prima dell’intervento militare israeliano, quasi un terzo della Striscia era coltivato. Campi di ulivi, serre di fragole, ortaggi, pollame. Oggi <strong>l’agricoltura è quasi completamente scomparsa</strong>. Secondo le analisi satellitari, entro agosto 2025 il 91,7% dei terreni coltivabili è stato danneggiato. Il 97% delle colture arboree, il 95% delle aree arbustive e l’82% delle colture annuali sono andati perduti. Mezzo milione di persone vive in condizioni di carestia, un altro milione in emergenza alimentare. “La produzione alimentare su larga scala non è più possibile”, scrive l’UNEP.</p>



<p>La distruzione non riguarda solo l&#8217;apparato produttivo primario, c’è anche quella più visibile e impattante. Degli oltre 250.000 edifici della Striscia, il 78% è stato danneggiato o raso al suolo, comprese 282.000 abitazioni. Il risultato è una massa di <strong>61 milioni di tonnellate di detriti</strong>, l’equivalente di quindici Grandi Piramidi di Giza o venticinque Torri Eiffel. Circa il 15% di questo materiale contiene amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti provenienti da impianti solari distrutti. Nei vecchi campi profughi, le strutture costruite con rivestimenti in amianto sono diventate trappole tossiche.</p>



<p>La perdita di vegetazione e la compattazione dei terreni, causata dal movimento dei mezzi militari, hanno alterato la struttura del suolo. L’acqua piovana scorre in superficie e non ricarica più le falde, mentre&nbsp;contemporaneamente,&nbsp;il rischio di alluvioni aumenta. L’UNEP avverte che il danno al suolo potrebbe essere permanente.</p>



<p>Il mare, ultima risorsa per molti, è ora contaminato da scarichi fognari e residui industriali. L’agenzia spiega che i test ambientali restano impossibili per motivi di sicurezza, ma le immagini satellitari mostrano la dispersione di liquami lungo la costa.</p>



<p><strong>I dati quantificano un collasso che è insieme ecologico e umano</strong>, l’ultimo capitolo di una spietata dottrina dello sterminio. Gaza è ormai uno spazio in cui la vita persiste per sola inerzia biologica, privata di ogni orizzonte di senso e di futuro. In questa condizione di stasi forzata, la nuda esistenza sopravvive alla possibilità di vivere. La terra, l’acqua e l’aria sono state strumentalizzate come vettori di morte, trasformando gli elementi primari del sostentamento in agenti di una condanna collettiva. I palestinesi stanno vivendo la progressiva dissoluzione del legame ontologico tra un popolo e il suo mondo.</p>



<p>Il rapporto dell’UNEP formula<strong> trenta raccomandazioni per iniziare una ripresa</strong>. La prima è la ricostruzione urgente delle infrastrutture idriche e fognarie. Seguono la rimozione e il riciclaggio sicuro dei detriti, la bonifica dei materiali pericolosi, la mappatura della contaminazione del suolo e il ripristino della vegetazione. Ogni intervento dovrà coinvolgere la popolazione locale e basarsi su analisi scientifiche indipendenti. Il documento, redatto su richiesta dello Stato di Palestina, è il secondo dal 2023. Dal confronto con la valutazione del giugno 2024, risulta chiaro un peggioramento netto, che riguarda i detriti aumentati del 57% e i terreni coltivati distrutti che superano il 90%. Il personale dell’UNEP non ha potuto recarsi sul posto.</p>



<p>La valutazione è stata realizzata con il telerilevamento, analisi satellitari e contributi di altre agenzie dell’ONU. L’agenzia, dal 1999, ha condotto più di quaranta indagini postbelliche in tutto il mondo, dai Balcani al Sudan, ma <strong>quella di Gaza è tra le più gravi mai registrate</strong>.</p>



<p>Il linguaggio tecnico del rapporto, con le sue cifre e le sue diagnosi, non può occultare la verità più profonda che le sottende. In questa realtà, <strong>la distruzione della terra e la distruzione delle persone non sono che due volti di un’unica, inscindibile violenza</strong>. È una verità antica e al contempo disperatamente attuale. Quando un ambiente viene reso inabitabile, non si perde solo lo spazio fisico del presente. Con esso si dissolve la memoria vivente che quel luogo custodiva, l’archivio concreto di una cultura e di un’identità. Per questo la Striscia di Gaza rappresenta piuttosto la testimonianza di un annientamento ecologico integrale, un processo la cui eredità di veleno e di assenza è destinata a compromettere il futuro di intere generazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-ridotta-in-polvere-e-veleno-che-condizionera-intere-generazioni.html">Gaza ridotta in polvere e veleno: una guerra che condizionerà intere generazioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli influencer del genocidio: la nuova frontiera della propaganda di Israele a Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-influencer-del-genocidio-la-nuova-frontiera-della-propaganda-di-israele-a-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Aug 2025 15:33:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825160914357_8a15a3b0de44f4e632be318ed55a1dc9-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825160914357_8a15a3b0de44f4e632be318ed55a1dc9-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825160914357_8a15a3b0de44f4e632be318ed55a1dc9-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825160914357_8a15a3b0de44f4e632be318ed55a1dc9-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825160914357_8a15a3b0de44f4e632be318ed55a1dc9-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825160914357_8a15a3b0de44f4e632be318ed55a1dc9-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/08/OVERCOME_20250825160914357_8a15a3b0de44f4e632be318ed55a1dc9-1-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scorsa settimana Tel Aviv ha orchestrato un’operazione studiata fin nei minimi dettagli, aprendo le porte di Gaza a una decina di influencer dei social media, americani e israeliani, con un compito ben preciso. Sono stati chiamati a testimoniare e a raccontare una verità cucita su misura, volta a demolire ciò che Israele definisce come &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-influencer-del-genocidio-la-nuova-frontiera-della-propaganda-di-israele-a-gaza.html">[...]</a></p>
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<p>La scorsa settimana Tel Aviv ha orchestrato un’operazione studiata fin nei minimi dettagli,<a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-decide-per-lannientamento-di-gaza.html"> aprendo le porte di Gaza </a>a una decina di influencer dei social media, americani e israeliani, con un compito ben preciso. <strong>Sono stati chiamati a testimoniare e a raccontare una verità cucita su misura</strong>, volta a demolire ciò che Israele definisce come “le bugie di Hamas” sulla fame atroce dei palestinesi nella Striscia assediata.</p>



<p>L’ufficialità della manovra è firmata dal Ministero degli Affari della Diaspora israeliano, che ha presentato il tour come una vetrina del cosiddetto “meccanismo di distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza”. Una propaganda che si propone di cancellare, con precisione, ogni racconto critico diffuso dai media stranieri. La finalità è evidente, un gioco di ombre e luci che tenta di riscrivere la narrazione intorno a una crisi umanitaria resa inaccessibile agli osservatori indipendenti.</p>



<p>La Gaza Humanitarian Foundation, creatura a metà tra Stati Uniti e Israele, è l’anello centrale di <a href="https://it.insideover.com/guerra/ununica-ong-per-gestire-tutti-gli-aiuti-a-gaza-ecco-il-piano-di-israele.html">questo sistema</a> pensato per aggirare l’ONU nella distribuzione degli aiuti. Da fine maggio, da quando ha mosso i primi passi, <strong>più di 1.400 palestinesi sono stati uccisi nei pressi dei siti gestiti dalla fondazione</strong> mentre attendevano aiuti. La quantità di viveri effettivamente distribuiti è una frazione ridicola del fabbisogno reale, un pallido riflesso di ciò che servirebbe per tenere a galla una popolazione affamata e sotto assedio. Oltre alle testimonianze, diversi filmati mostrano che i palestinesi vengono regolarmente colpiti e uccisi sia dalle forze armate israeliane sia dai contractor militari statunitensi che gestiscono i siti di distribuzione degli aiuti. Inoltre, <strong>quasi 300 palestinesi sono morti di malnutrizione e fame</strong>, e le immagini di neonati e bambini affamati hanno suscitato indignazione in tutto il mondo, ma Israele ha ripetutamente affermato che non c&#8217;è carestia nel territorio devastato.</p>



<p>&#8220;Il tour si è svolto nell&#8217;ambito della lotta contro la campagna di Hamas per screditare, che mira a danneggiare l&#8217;immagine di Israele sulla scena internazionale&#8221;, ha spiegato il ministero israeliano, aggiungendo che gli organizzatori hanno anche &#8220;sottolineato il ruolo delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali, che si rifiutano di distribuire le numerose tonnellate di cibo in attesa&#8221;. L&#8217;ONU, invece, aveva precedentemente dichiarato, dopo l&#8217;istituzione del GHF a maggio, che non avrebbe collaborato con il meccanismo per motivi etici, accusando il GHF, insieme ad altre organizzazioni internazionali, di <strong>accelerare l&#8217;obiettivo di Israele di sfollare forzatamente i residenti di Gaza</strong>.</p>



<p>Il tour degli influencer ha rappresentato un caso eccezionale in cui Israele ha permesso a delle persone di entrare a Gaza, nonostante il divieto per i giornalisti stranieri. Il gruppo includeva <strong>Xaviaer DuRousseau</strong>, con oltre 500.000 follower su Instagram, che si descrive come un attivista sionista. Nei suoi post, incoraggia le persone a &#8220;stare dalla parte di Israele&#8221; e paragona Hamas ai nazisti. &#8220;Rendiamo Gaza di nuovo ebraica&#8221; recitava la frase sulla sua maglietta in un video pubblicato su X accompagnato dall’invito “Il sionismo è di moda. Non lasciate che la gente vi convinca del contrario”.</p>



<p>Quattro anni fa, tutto questo sarebbe stato quasi incomprensibile per DuRousseau, che all&#8217;epoca si definiva un attivista Black Lives Matter. Il suo allontanamento dal movimento è iniziato durante la pandemia di COVID-19 nel 2020. Per noia ha fatto domanda ed è stato accettato per recitare in un reality show di Netflix per insegnare alle persone come essere attivisti e sostenitori consapevoli del movimento Black Lives Matter. A causa dei mesi di attesa per l&#8217;inizio del programma dovuti alle restrizioni DuRousseau ha approfondito le argomentazioni contro il movimento Black Lives Matter per sostenere meglio la causa. Alla fine se ne allontanò completamente, dichiarando che lo studio di tutte le controargomentazioni ha finito per smentire la narrazione con cui era stato indottrinato.</p>



<p>Prima di questo cambiamento ha dichiarato che era confuso su come considerare Israele a causa delle narrazioni contrastanti che erano profondamente influenzate dalla propaganda. Quando era un attivista del Black Lives Matter non si preoccupava della questione israelo-palestinese, ma dopo il suo cambiamento DuRousseau si è schierato con il fronte filo-israeliano perché gli sembrava che Israele fosse sempre costretto a difendersi dal terrorismo palestinese. Nell&#8217;estate del 2023 DuRousseau ha visitato Israele per la prima volta tramite un viaggio organizzato, che in 10 giorni lo ha fatto innamorare del paese. In quell’occasione, durante un tour vicino al confine con il Libano dichiarò di aver sentito l&#8217;esplosione più forte della sua vita, erano rappresaglie militari che lo portarono a vedere Israele come un paese costretto continuamente a difendersi. Ormai era fatta, il 7 ottobre 2023 sapeva già da che parte stare.</p>



<p>Ha una visione semplice del genocidio palestinese in corso, poiché stando alle sue dichiarazioni da una parte ci sono terroristi che uccidono il loro stesso popolo e incitano all&#8217;odio contro gli ebrei in tutto il mondo, mentre l&#8217;altra parte vuole semplicemente esistere in pace, vuole riavere indietro i propri ostaggi e tornare alla sua vita. Dopo la sua recente visita a Gaza, come era facile prevedere, ha continuato a sostenere incondizionatamente la narrazione israeliana, scrivendo in un post su X: &#8220;In questa base di aiuti c&#8217;è abbastanza cibo per sfamare ogni persona a Gaza per almeno una settimana, ma l&#8217;ONU, Hamas e altri si rifiutano di distribuirlo. Invece, rimane qui a marcire e a essere rubato. Come può essere colpa di Israele?&#8221;.</p>



<p>Un&#8217;altra influencer che ha avuto accesso alla striscia di Gaza è l&#8217;avvocatessa di Miami <strong>Brooke Goldstein</strong>. Insieme a un team di oltre 1.000 avvocati, La Goldstein ha guidato un&#8217;azione legale contro le università americane per non aver protetto, a suo dire, gli studenti ebrei da un odio diffuso. Come fondatrice di The Lawfare Project, Brooke fornisce servizi legali gratuiti per proteggere i diritti civili e umani del popolo ebraico in tutto il mondo.</p>



<p>In passato, durante un&#8217;intervista alla CNN, ha dato la colpa ad Hamas per le uccisioni di massa di palestinesi da parte di Israele, usando la solita patetica giustificazione che il gruppo palestinese è responsabile perché opera tra i civili.</p>



<p>La Goldstein sostiene di essere entrata a Gaza per smentire quella che definisce una bugia sfacciata sul lavoro della GHF, che, a suo dire, ha consegnato oltre 125 milioni di pasti da maggio 2025. &#8220;Il cibo è l&#8217;arma di Hamas&#8221; ha detto la legale, sostenendo che il gruppo rubi gli aiuti per controllare la popolazione disperata di Gaza. Nei suoi post su X, il 17 agosto scorso, ha scritto di essere appena uscita da Gaza, impegnata a filmare con la fondazione umanitaria. Tutto ciò che viene detto dai media, secondo lei, è falso. Ha promesso di pubblicare foto e video ma con i volti oscurati, perché Hamas caccia e uccide chi si occupa di soccorsi. Il 20 agosto è andata oltre, confermando di aver visto con i propri occhi e di voler chiarire ogni dubbio nella mente di chi ascolta.</p>



<p>In un’intervista a FOX News Rundown la sua descrizione del lavoro della GHF ha assunto toni entusiastici, definendo l’azione “rivoluzionaria”. Ha accusato apertamente Hamas di aver sottratto il 90 per cento degli aiuti delle Nazioni Unite nel mese di luglio, mentre la GHF invece garantirebbe che il cibo raggiunga direttamente i civili. Attaccando i media e l’UNRWA, Goldstein ha parlato di propaganda di Hamas, denunciando una manipolazione mediatica che nasconderebbe la vera natura della crisi.</p>



<p>Fra gli altri influencer del tour c&#8217;erano l&#8217;adolescente israeliano druso <strong>Marwan Jaber</strong>, appena sedicenne, l&#8217;ebreo americano residente in Israele <strong>Jeremy Abramson</strong> e i creatori di contenuti israeliani <strong>Shiraz Shukrun</strong> e <strong>David Mayofis</strong>.</p>



<p>Il loro subdolo tentativo di narrare la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è frutto della <strong>decisione israeliana di investire decine di migliaia di dollari per portare giovani influencer statunitensi</strong> legati ai movimenti Make America Great Again e America First in visita nel paese, puntando a fermare<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-08-14/ty-article/.premium/hoping-to-win-back-young-republican-support-israel-invites-maga-influencers/00000198-a8cb-dba8-a3dc-b9fb31370000"> la disaffezione</a> crescente verso il suo governo da parte delle nuove generazioni americane. Il ministero degli Esteri israeliano ha affidato senza gara d’appalto a Israel365, un’organizzazione che sostiene apertamente la sovranità totale israeliana con argomentazioni bibliche e rigetta la soluzione dei due stati, il compito di organizzare questa<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-07-20/ty-article/.premium/israel-foreign-ministry-to-fund-visit-by-maga-social-media-influencers/00000198-26ec-d55c-a1be-7eee75e40000"> serie di tour</a>.</p>



<p>Gli influencer selezionati, sono generalmente sotto i trent’anni e con un seguito che va da centinaia di migliaia a milioni di persone, e hanno il compito di diffondere messaggi a favore di Israele con un effetto più penetrante di qualsiasi comunicazione ufficiale. Fonti ministeriali ammettono che la base conservatrice americana più anziana resta fedele a Israele, mentre tra i giovani il consenso cala, spingendo a ricorrere alla rete degli influencer per riconquistare questo pezzo di opinione pubblica. L’organizzazione Israel365 si presenta come difensore della civiltà occidentale, attaccando la sinistra e il jihadismo internazionale e rivendicando il diritto divino di tutto il territorio israeliano.</p>



<p>Il ministero ha fissato un obiettivo ambizioso, prevedendo di <strong>portare oltre cinquecento delegazioni di influencer entro la fine dell’anno</strong>, investendo milioni di dollari in questa operazione costosa ma strategica. Israele, insomma, ha scelto di puntare sulla costruzione di un consenso giovane che passa attraverso la commistione di politica, fede e propaganda, usando narrazioni capaci di silenziare i dissensi e confermare chi la pensa come loro.</p>
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		<title>Rasmus Krath: &#8220;Così tra Colombia e Panama ho seguito i disperati dal Darién Gap&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/rasmus-krath-cosi-tra-colombia-e-panama-ho-seguito-i-disperati-dal-darien-gap.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 14:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="841" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-600x394.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Intervista al regista Rasmus Krath che ha attraversato il Darién Gap con i migranti, documentando una delle rotte più letali al mondo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="841" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-600x394.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Rasmus-cool-i-Mauretanien-tog-e1752425515958-768x505.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il Darién Gap, una distesa di giungla selvaggia e inospitale che si estende per cento chilometri tra la Colombia e Panama, incarna oggi <strong>una delle rotte migratorie più letali del nostro tempo</strong>. Niente strade né ponti interrompono questa barriera naturale, solo una successione infinita di foreste, corsi d’acqua impetuosi, terreni paludosi e predatori sia animali che umani. Chi si avventura in questo territorio, infatti, oltre a sfidare gli elementi naturali, affronta anche la brutalità di gruppi armati che ne controllano i sentieri nascosti.</p>



<p>Ogni anno decine di migliaia di persone, in fuga da paesi come Venezuela, Haiti, Cuba e persino da regioni più lontane, si inoltrano in questo labirinto verde con indosso poco più della propria disperazione con lo scopo di raggiungere gli Stati Uniti. Molti portano con sé figli piccoli, privi di qualsiasi forma di tutela. Nel 2023 i transiti <strong>hanno superato la soglia dei cinquecentomila</strong>, un dato incredibile che riflette un flusso in continua crescita. La traversata dura generalmente una decina di giorni, un calvario scandito da piogge violente, carenza di cibo, rapine e minacce costanti.</p>



<p>Le cronache riportano centinaia di decessi, molti dei quali riguardano minori, ma la verità è che nessuno conosce il numero esatto delle vittime. La foresta inghiotte i corpi e solo chi riesce a uscirne vivo può testimoniare l’orrore vissuto. Il Darién è l’emblema di un esodo in cui la sopravvivenza dipende dalla fortuna e dalla resistenza fisica, mentre le istituzioni&nbsp;continuano a voltare&nbsp;lo sguardo&nbsp;altrove.</p>



<p>Attraversare il Darién Gap a piedi, insieme a centinaia di migranti, non è un gesto dimostrativo. È una scelta che impone silenzio, ascolto, rispetto. Solo l’esperienza diretta di chi ha compiuto quel cammino riesce a trasformare le fredde statistiche in storie concrete, restituendo volti e nomi a chi altrimenti sarebbe soltanto un dato.</p>



<p><strong>Tra queste voci c’è quella di Rasmus Krath, regista e avventuriero danese</strong>. Da venticinque anni esplora il mondo, raccogliendo storie da culture lontane per tradurle in narrazioni che rivelano ciò che gli esseri umani possono insegnarsi a vicenda. Nel 2009 ha realizzato un documentario sui pirati somali, intervistandoli direttamente in Somalia. Dal 2021 ha concentrato il suo lavoro sui flussi migratori, un impegno che lo ha progressivamente avvicinato alla realizzazione di un film documentario sull&#8217;attraversamento del Darién.</p>



<p>Krath considera essenziale umanizzare il fenomeno migratorio. Le centinaia di persone morte nel <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-alla-frontiera-del-mediterraneo-allargato-nuovi-indirizzi-pratici-di-strategia-marittima.html">Mediterraneo </a>e le ventimila fermate al confine tra Messico e Stati Uniti, sono numeri che cancellano le storie individuali, le speranze e i dolori di chi fugge. Per questo è tornato al Darién, un luogo che aveva visitato per la prima volta nel 2023, per poi tornarvi nel 2024 per attraversarlo passo dopo passo dopo un anno di preparativi. Ora sta trasformando quell’esperienza in un racconto che nessuna cifra potrà mai sostituire.</p>



<p><strong>Approfondiamo le tue motivazioni. Cosa ti ha spinto ad attraversare il Darién Gap con i migranti, rischiando la vita?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“L&#8217;importanza di dare un volto umano alle migrazioni, di cui spesso parliamo solo in termini numerici. Nel 2023 sono stato brevemente nel Darién e ho colto l&#8217;enorme crisi umanitaria che sta attraversando la migrazione, e mi sono commosso parlando con molti migranti, soprattutto con i tanti venezuelani che si sono sentiti costretti a lasciare il loro Paese. Più di 8 milioni negli ultimi dieci anni. Volevo raccontare la loro storia e seguirli nella giungla. Così ho iniziato a pianificare la spedizione e a capire come girare un documentario completo. Alla fine ho seguito una famiglia venezuelana composta da madre, padre e i loro tre bambini di cinque, sei e sette anni. Mi hanno consentito di conoscere i loro pensieri, le loro speranze e i loro sogni, e insieme abbiamo attraversato la giungla. Ho camminato al loro fianco attraverso il fango battuto dalle piogge torrenziali, lungo i percorsi tracciati dagli sfruttatori di esseri umani. Insieme abbiamo affrontato le prove più crudeli come la vista dei corpi senza vita abbandonati ai margini del sentiero e lo sguardo vuoto dei bambini di fronte a indicibili atrocità. Il film si concentrerà principalmente sulla loro straordinaria vicenda. Dopo l&#8217;uscita dalla giungla, abbiamo mantenuto i contatti e li ho incontrati tre volte lungo il loro difficile viaggio attraverso l&#8217;America Centrale. Siamo diventati amici stretti e ora sono il padrino dei tre bambini”.</p>
</blockquote>



<p>Per oltre un anno si è preparato fisicamente e mentalmente, fino a raggiungere la migliore forma della sua vita. Durante il viaggio ha filmato tutto, consapevole che ogni istante andava testimoniato. La paura, racconta, è stata tenuta a bada restando concentrato al cento per cento sul lavoro. E poi, ha lottato per la sua vita come tutti gli altri, senza scivolare giù da una montagna o lasciarsi trasportare da un fiume come capita a molti, soprattutto ai bambini. Nella giungla, racconta, tutti aiutavano tutti, la fiducia si costruiva in fretta. &#8220;<em>Eravamo lì tutti insieme, e molti volevano raccontare la propria storia. Bastava essere presenti, ascoltare, condividere</em>&#8220;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-style-default"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-477802" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/Familien-pa-dag-1-1500px-edit-200424.jpg 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">La famiglia venezuelana che Rasmus Krath ha seguito</figcaption></figure>



<p>L&#8217;auspicio ora è di realizzare <a href="https://tinyurl.com/what-is-migration"><u>un documentario</u></a>&nbsp;per il circuito internazionale dei festival e la distribuzione televisiva internazionale. Tutte le riprese sono state completate e il montaggio risulta già avviato. Attualmente Krath collabora con una casa di produzione per garantire le risorse economiche richieste dalla fase di post-produzione. Parallelamente, dopo il periodo estivo sono previste partecipazioni a importanti forum europei per ottenere ulteriori finanziamenti. L&#8217;opera ha già ottenuto visibilità attraverso presentazioni istituzionali, tra cui una alla CNN.</p>



<p><strong>Dopo aver vissuto in prima persona l&#8217;attraversamento del Darién, come è cambiata la tua visione della migrazione umana?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Ho capito molto di più sulla disperazione che può spingere le persone a decidere di migrare, sulla resistenza e sull&#8217;enorme coraggio che ci vuole per rischiare la propria vita durante il viaggio alla ricerca di un futuro migliore. Ho visto i migranti per quello che sono: esseri umani proprio come te e me. Il bisogno e la disperazione spingono una persona a fare qualsiasi cosa, e i migranti agiscono nella speranza di sopravvivere e di avere una vita migliore, una qualità che di solito celebriamo qui nel mondo occidentale. Migrare richiede un&#8217;enorme dose di puro coraggio, questo mi ha colpito immensamente. Immagina di mettere le tue poche cose importanti in un piccolo zaino, o in un sacchetto di plastica, di lasciare casa, la tua amata famiglia e il tuo paese e di partire per un viaggio sconosciuto, spesso pericoloso, e per molti mortale. Come ti sentiresti?”</p>
</blockquote>



<p><strong>Dopo questa esperienza, come ti sei riadattato alla vita &#8220;normale&#8221;? </strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Beh, in realtà non mi sono mai riadattato alla vita di prima. La mia esistenza è mutata per sempre e il legame con la migrazione, e con i molti migranti con cui mantengo i contatti, mi accompagnerà fino alla fine. Porto con me il desiderio di narrare la loro storia, per umanizzare il racconto migratorio. Questa esperienza mi è penetrata a fondo e vi resterà, anche mentre mi dedicherò ad altri progetti in futuro”.</p>
</blockquote>



<p><strong>Qual è la tua opinione sulle politiche migratorie degli Stati Uniti e dei paesi centroamericani, avendo vissuto questa realtà così da vicino?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Il mio progetto non è politico, non riguarda la costruzione di muri o la chiusura e apertura delle frontiere. Ho le mie idee sulle politiche migratorie dei vari paesi, ma ciò che considero essenziale è che, a prescindere dalle nostre convinzioni, vediamo i migranti come esseri umani. Questa prospettiva è fondamentale per comprendere e agire in relazione alle migrazioni. Dobbiamo anche riconoscere che i flussi migratori persisteranno finché le persone nel mondo continueranno a vivere in condizioni miserabili”.</p>
</blockquote>



<p>Krath ha una visione antropologica che colloca la migrazione al centro della natura umana. Nessuno, afferma, si troverebbe nella posizione odierna se il primo Homo Sapiens non avesse migrato dall&#8217;Africa orientale circa sessantamila anni fa. Inoltre, “<em>è un dato di fatto che le civiltà hanno sempre imparato mescolandosi e che gli esseri umani si siano trasmessi conoscenze gli uni dagli altri fin dalla nostra nascita</em>”. L&#8217;incontro tra culture, esperienze e conoscenze ha costantemente promosso il progresso umano. Le nazioni che si sono isolate sono andate incontro a un declino. Per Krath, “<em>Comprendere la migrazione significa capire noi stessi e le nostre radici</em>”.</p>



<p><strong>Credi che i media e i politici occidentali rappresentino onestamente la realtà di queste migrazioni?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Pochi tra media o politici, in verità, mostrano un tale impegno. I mezzi di informazione spesso si limitano a cifre, trascurando storie personali o interviste con gli stessi migranti. La classe politica definisce la migrazione come una situazione, una sfida, un problema. L&#8217;impiego di tali termini compromette la piena comprensione delle ragioni sottostanti e la percezione generale del fenomeno. Chi sono i migranti? La realtà è che pochi possono rispondere a questa domanda, o anche solo tentare di farlo”.</p>
</blockquote>



<p><strong>Guardando le storie e i volti che hai incontrato, cosa pensi che le migrazioni dicano veramente sulla natura umana e sulla nostra società?</strong><strong></strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“La migrazione, una condizione umana intrinseca, è sempre esistita e continuerà a esserlo. Ognuno di noi porta la migrazione nel proprio patrimonio genetico, nella lunga ascendenza familiare. Intere nazioni, come gli Stati Uniti, si sono formate grazie a spostamenti di popolazioni. Non sostengo che metà della popolazione africana debba o possa trovare spazio in Europa. Non celebro la migrazione promuovendo l&#8217;apertura indiscriminata delle frontiere. Il mio obiettivo è umanizzare il fenomeno e favorirne la comprensione. Per questo, il fine principale del mio progetto e del film è dare un volto ai migranti. Credo che ciò possa spingere a riflettere e a prendere decisioni più informate sulla migrazione, suscitando l&#8217;umanità reciproca”.</p>
</blockquote>



<p>Il Darién Gap è uno specchio opaco che riflette le contraddizioni del nostro tempo. Nello stesso momento in cui i governi discutono di muri e quote, questa giungla continua a fagocitare vite. L&#8217;esperienza di Rasmus Krath ci fa capire che <strong>dietro gli spostamenti umani ci sono storie che non possono essere catalogate nelle statistiche</strong>. Storie come quella di una madre venezuelana che stringe la mano a un bambino mentre guada un fiume, o di un padre che trasforma il proprio corpo in scudo contro i predatori della foresta. Storie che il suo documentario cercherà di restituire alla nostra coscienza collettiva. Il Darién richiama una questione essenziale sulla nostra capacità di riconoscere l&#8217;umanità in ciò che viene ancora percepito come eccezione. Gli spostamenti di popolazioni rappresentano una realtà storica ininterrotta, che sfida le nostre nozioni tradizionali di frontiera, rispetto della persona e solidarietà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/rasmus-krath-cosi-tra-colombia-e-panama-ho-seguito-i-disperati-dal-darien-gap.html">Rasmus Krath: &#8220;Così tra Colombia e Panama ho seguito i disperati dal Darién Gap&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Europa 2024: 142 persone processate per aver aiutato i migranti</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/europa-2024-142-persone-processate-per-aver-aiutato-i-migranti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 14:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="142 persone processate in Europa per aver aiutato migranti nel 2024" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un report di PICUM svela come nel 2024 l'Europa abbia processato 142 persone per semplici atti di aiuto verso i migranti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/europa-2024-142-persone-processate-per-aver-aiutato-i-migranti.html">Europa 2024: 142 persone processate per aver aiutato i migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="142 persone processate in Europa per aver aiutato migranti nel 2024" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250614132049740_eb1d887a33ad6d35372a5fe17769cd30-1536x1023.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ogni giorno, in silenzio, qualcuno paga per aver aiutato. Per aver dato da mangiare. Per aver condiviso acqua, una coperta, un passaggio. Per aver impedito che qualcuno affogasse. Anche se a un anno di distanza nulla sembra cambiato, era l’Europa del 2024, quando<strong> 142 persone sono finite sotto processo per aver soccorso migranti</strong>, alcune accusate di traffico, altre di favoreggiamento. Tutti colpevoli, semplicemente, di non aver voltato lo sguardo. Tutti colpevoli di aver scelto, tra la legalità e l’umanità, quest’ultima. Colpevoli di aver violato il patto non scritto del nostro tempo, che impone di vedere senza riconoscere, di sapere senza agire. In un’Europa che costruisce muri e definisce &#8220;criminali&#8221; coloro che superano quelli morali, il loro &#8220;crimine&#8221; è stato credere che il confine tra giusto e ingiusto valesse più di quello tra Stati. Hanno pagato per aver considerato un essere umano come tale, in un sistema che li classifica solo come numeri, problemi o minacce. I loro processi dimostrano che, a volte, la legge non riflette la giustizia, ma solo i confini della nostra coscienza.</p>



<p>Il monitoraggio <a href="https://picum.org/wp-content/uploads/2025/04/Criminalisation-of-migration-and-solidarity-in-the-EU-2024-report.pdf">condotto </a>da PICUM, la <em>Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants</em>, fotografa solo ciò che riesce a filtrare. Il resto rimane nei fondali. Casi che i media non raccontano. Procedimenti che si consumano nel silenzio dei tribunali periferici. Storie che le stesse persone migranti temono di raccontare.</p>



<p>È una scia che si allunga da anni. <strong>Erano 89 le persone criminalizzate tra gennaio 2021 e marzo 2022. Sono diventate 102 nel 2022, 117 nel 2023. E ora almeno 142 durante lo scorso anno.</strong> Una linea di crescita implacabile, che traccia non solo l&#8217;evoluzione di una repressione, ma l&#8217;involuzione di un&#8217;idea di società. Come se la solidarietà, anziché virtù civile, fosse diventata un vizio da estirpare.</p>



<p>Il rapporto PICUM rivela che<strong> il 68% dei casi perseguiti nel 2024 riguardava cittadini dell’UE, mentre il 32% coinvolgeva persone migranti accusate di &#8220;favoreggiamento&#8221; </strong>per aver aiutato altri migranti. Un paradosso che mostra come la persecuzione giudiziaria colpisca sia chi offre sia chi riceve aiuto, creando una cortina di sospetto attorno a qualsiasi gesto di reciprocità. Particolarmente emblematico il caso della Croazia, dove 15 procedimenti hanno preso di mira volontari che documentavano violazioni di diritti umani da parte della polizia di frontiera: qui, la solidarietà è stata trattata come un’ostruzione alla &#8220;sicurezza nazionale&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un meccanismo lento e logorante</h2>



<p>Le rotte del <a href="https://it.insideover.com/difesa/litalia-alla-frontiera-del-mediterraneo-allargato-nuovi-indirizzi-pratici-di-strategia-marittima.html">Mediterraneo </a>e dei Balcani delineano la geografia dei procedimenti giudiziari, con 62 casi in Grecia, 29 in Italia, 17 in Francia e un numero analogo in Polonia, seguiti da Lettonia, Malta, Cipro e Bulgaria. Ottantotto processi riguardano soccorsi in mare, 21 l’offerta di vestiario o generi alimentari, 17 la partecipazione a proteste. In Polonia, cinque individui affrontano condanne fino a cinque anni di reclusione per aver distribuito aiuti al confine bielorusso. <strong>Nessun legame con attività criminali, nessuno scopo di lucro, soltanto assistenza prestata senza autorizzazione.</strong> Il rapporto documenta come l’81% delle accuse per “favoreggiamento” sia basato su prove circostanziali come un messaggio WhatsApp con indicazioni stradali, la condivisione di coordinate GPS, o la presenza casuale in un’auto con persone irregolari. In Germania, un ciclista è stato multato per aver accompagnato un migrante a piedi alla stazione ferroviaria, atto interpretato come “agevolazione del soggiorno illegale”. Questa dilatazione del concetto di reato trasforma ogni interazione umana in un potenziale capo d’accusa, svuotando il principio di proporzionalità penale.</p>



<p>Ogni procedimento giudiziario si muove all&#8217;interno di un meccanismo lento e logorante. Secondo le stime di PICUM,<strong> la definizione di un caso richiede in media tre anni, con punte che superano abbondantemente questo termine. </strong>Nel 2024, una donna ha ottenuto l&#8217;assoluzione dopo quasi un decennio di procedimenti legali. La sua colpa era stata quella di aver comprato biglietti ferroviari per un gruppo di rifugiati siriani in Sicilia nel 2014. Il tempo sembra essersi fermat in quell&#8217;istante, o forse si è dilatato come nelle cronache kafkiane, dove l’accusa diventa una condanna anche senza sentenza. <strong>Su 43 casi chiusi nel 2024, 41 si sono risolti con un’assoluzione o con il ritiro delle accuse</strong>. Ma un processo non si annulla con una formula di proscioglimento. Permangono le conseguenze  come gli oneri legali, il tempo sottratto alla vita lavorativa, le notti insonni segnate dall&#8217;incertezza e i legami personali compromessi. Si tratta di una sanzione che anticipa e trascende l&#8217;esito giudiziario, dimostrando come il peso della procedura penale spesso superi quello della condanna stessa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Salvati dalle acque, travolti dalla giustizia</h2>



<p>Mentre chi presta aiuto affronta procedimenti giudiziari, chi migra subisce direttamente la detenzione. Il semplice atto di attraversare un confine invisibile, quella linea che divide chi possiede un passaporto da chi ha soltanto il proprio corpo, ha portato <strong>all&#8217;incriminazione di almeno 91 persone in Italia, Grecia e Spagna</strong>. Un sistema che trasforma il movimento umano in reato, perseguendo l&#8217;esistenza stessa di chi fugge. Se per i cittadini europei accusati di solidarietà la custodia cautelare resta un’eccezione, per le persone migranti la realtà è opposta. Due terzi finiscono in detenzione preventiva, con periodi di reclusione che si protraggono per mesi o anni. Una doppia penalizzazione, dove l’arresto precede e spesso supera in gravità l’eventuale condanna.</p>



<p>Salvati dalle acque, travolti dalla giustizia. In Italia e Grecia, diversi sopravvissuti a naufragi si sono presentati in tribunale con l&#8217;accusa di essere scafisti. Un paradosso giudiziario che trasforma le vittime in imputati. Il caso del pescatore egiziano e di suo figlio quindicenne in Grecia esemplifica questa distorsione. Condannato a 280 anni per aver manovrato un&#8217;imbarcazione, un gesto compiuto unicamente per permettere la partenza, l&#8217;uomo ha lasciato il figlio ad affrontare un analogo processo minorile. Una sentenza che cancella la paternità e imputa all&#8217;adolescenza una responsabilità inesistente.</p>



<p><strong>L&#8217;84% delle incriminazioni per attraversamento di confini poggia sull&#8217;aver &#8220;guidato&#8221; o &#8220;coordinato&#8221; il viaggio</strong>, secondo le procure. La realtà dimostra che molti erano semplici passeggeri o cercavano soltanto di sopravvivere. Le prove? Aver toccato un timone, distribuito acqua, consultato una mappa. Azioni elementari che diventano capi d&#8217;accusa in un sistema dove il confine tra vittima e colpevole si dissolve come una frontiera nel mare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Medici, attivisti, volontari</h2>



<p>Mentre i casi giudiziari contro gli atti di solidarietà si moltiplicano in tutta Europa,<strong> l&#8217;Unione Europea sta parallelamente revisionando la Direttiva 2002/90/CE sul favoreggiamento dell&#8217;immigrazione irregolare</strong>, comunemente nota come &#8220;Direttiva sul favoreggiamento&#8221;. La preoccupazione principale è che questa proposta, pur mirando a contrastare le reti di traffico, rischia concretamente di ampliare ulteriormente la definizione di &#8220;favoreggiamento&#8221;, rendendo ambigui e potenzialmente perseguibili anche gesti di pura assistenza umanitaria. Attualmente, la direttiva prevede che gli Stati membri possano, ma non siano obbligati a, escludere dalla sanzione le azioni dettate da motivi umanitari, specialmente per l&#8217;ingresso e il transito, meno per il soggiorno. La revisione potrebbe non correggere sufficientemente questa lacuna interpretativa, o addirittura inasprire ulteriormente le disposizioni. </p>



<p>A finire nel mirino non sono solo le grandi ONG, ma una rete capillare di medici, traduttori, attivisti, volontari. Persone qualunque, incastrate tra una legge ambigua e una necessità evidente. In Grecia, un’infermiera è finita sotto indagine per aver medicato un migrante ferito. In Francia, un interprete è stato incriminato per aver aiutato un richiedente asilo a comprendere un modulo. Questo significa che azioni come fornire cibo, riparo, informazioni essenziali o assistenza medica a persone migranti irregolari, pur non avendo scopo di lucro, potrebbero essere ricondotte a un reato. Ciò mette a rischio operatori umanitari, volontari e persino cittadini comuni che agiscono per compassione.</p>



<p>Il rapporto PICUM segnala come la modifica della Direttiva potrebbe aggravare l&#8217;attuale situazione. Soltanto undici Stati membri dispongono di clausole umanitarie esplicite nelle proprie legislazioni nazionali, disposizioni che spesso rimangono inapplicate dalle autorità giudiziarie. In Spagna, nel 2024, un giudice ha respinto la difesa ‘umanitaria’ di un volontario citando la ‘mancanza di prove sul pericolo immediato’ per i migranti aiutati. Se la nuova Direttiva non renderà obbligatoria l’eccezione umanitaria, si rischia di normalizzare una giurisprudenza che trasforma in reato persino un panino dato a chi ha fame.</p>



<p>L&#8217;assenza di salvaguardie adeguate rischia di accelerare il deterioramento dei valori solidaristici, convertendo gesti di elementare umanità in fattispecie penalmente rilevanti su scala europea.<strong> Chi offre aiuto si espone a gravi conseguenze legali e sociali</strong>, in un sistema che criminalizza la compassione e trasforma il soccorso in illecito. Questo approccio mina i fondamenti stessi della protezione umanitaria, ribaltando i ruoli sociali e istituzionalizzando una visione distorta del diritto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/europa-2024-142-persone-processate-per-aver-aiutato-i-migranti.html">Europa 2024: 142 persone processate per aver aiutato i migranti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>100 mila tonnellate di bombe su Gaza ma il cibo resta fuori. La fame come strategia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/a-gaza-si-contano-piu-bombe-cadute-che-pasti-garantiti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jun 2025 10:42:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="A Gaza si contano più bombe cadute che pasti garantiti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Gaza, cadono più bombe rispetto agli aiuti alimentari che riescono a entrare, condannando la popolazione alla fame sotto i bombardamenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/a-gaza-si-contano-piu-bombe-cadute-che-pasti-garantiti.html">100 mila tonnellate di bombe su Gaza ma il cibo resta fuori. La fame come strategia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="A Gaza si contano più bombe cadute che pasti garantiti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_20250616140616129_2c0403e8c3edfdba6dff888d51a1f3f4-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le bilance di Gaza pesano piombo e poca farina. Il primo, infatti, sovrasta il secondo in un rapporto che sfida ogni legge dell&#8217;umanità. È questo il punto. Tutto il resto, le statistiche, i discorsi e i comunicati, non sono che variazioni su questo tema. Nonostante l&#8217;aumento dei dati numerici, la proliferazione di resoconti e la reiterazione di sentenze, il quadro generale permane invariato. La mentalità votata alla distruzione continua a prevalere sulla necessità della sopravvivenza.</p>



<p>I numeri, pur nella loro crudezza, sono solo un riflesso secondario di questa verità. Che importa se i bambini muoiono a centinaia o a migliaia? Che importa se la carestia è &#8220;ufficialmente&#8221; dichiarata o semplicemente vissuta?<strong> La realtà è già scritta nella sproporzione tra ciò che viene scaricato dal cielo e ciò che riesce a passare attraverso i checkpoint.</strong></p>



<p>Le organizzazioni umanitarie contano i morti, misurano i grammi di cibo, documentano i corpi scheletrici. Attività che si riconnettono a un semplice e tragico squilibrio fondamentale che vede il numero di esplosioni superare quella della disponibilità di pane, i proiettili eccedere le medicine e i mezzi militari essere nettamente più numerosi dei camion adibiti al trasporto di aiuti.</p>



<p><strong>James Elder, portavoce dell&#8217;UNICEF, ha definito la situazione &#8220;tetra, orribile, senza speranza&#8221;. </strong>Questa triplice caratterizzazione racchiude l&#8217;essenza del sistema di assedio israeliano in un territorio dove i missili penetrano con maggiore facilità rispetto ai farmaci salvavita, dove procurarsi un pasto risulta più arduo che schivare le bombe. Le famiglie palestinesi lottano quotidianamente per assicurare ai propri figli anche un unico pasto completo, mentre i convogli umanitari che tentano di trasportare generi alimentari vengono implacabilmente bloccati ai valichi di frontiera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">8 famiglie su 10 senza cibo</h2>



<p>Action Against Hunger <a href="https://www.actioncontrelafaim.org/en/press/80-of-families-in-gaza-are-on-the-verge-of-running-out-of-food/">riferisce </a>che <strong>171.000 tonnellate di scorte alimentari, sufficienti a nutrire l&#8217;intera popolazione di Gaza per tre mesi, attendono di oltrepassare i confini</strong>. Nonostante ciò, i camion rimangono fermi. Se i magazzini oltre confine traboccano di provviste, a Gaza, invece, si registra una carenza critica di beni essenziali. <strong>Con almeno l&#8217;80% delle famiglie ormai completamente dipendente dagli aiuti umanitari</strong> e il sistema produttivo locale reso inoperante, la mancata autorizzazione all&#8217;ingresso delle forniture sta determinando una crisi alimentare che supera i confini dell’immaginazione. Le stime indicano che in queste condizioni otto famiglie su dieci si troveranno presto senza alcuna risorsa alimentare disponibile.</p>



<p>Elder ha visitato Khan Younis per documentare la crisi umanitaria a Gaza. Tra tende logore e macerie, di fronte al fallimento del cessate il fuoco, ha denunciato il blocco degli aiuti con parole chiare: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;A Gaza entrano più bombe che cibo&#8221;.</p>
</blockquote>



<p>Le notti nell&#8217;enclave si protraggono interminabili, non per retorica ma per crudele realtà. L&#8217;insonnia diventa condizione collettiva, tormentata dal rombo costante degli attacchi aerei e dal pianto dei bambini. Le giornate si trasformano in una fuga senza fine. Dalle macerie delle abitazioni ai rifugi di fortuna nelle scuole danneggiate,<strong> la ricerca disperata di cibo conduce solo ad incontrare altri volti scavati dalla fame</strong>, in un circolo vizioso dove l&#8217;insicurezza regna sovrana e i bisogni primari rimangono insoddisfatti. Non esiste rifugio. Non esiste tregua. Le madri restano giorni senza toccare cibo per riuscire a nutrire almeno un figlio. La fame è strutturale. E strategica.</p>



<p>Il prolungarsi di questa crisi sta causando danni permanenti alla popolazione. Il sistema di approvvigionamento è collassato completamente. Interi quartieri residenziali sono stati ridotti a cumuli di sabbia. Tra i bambini si registrano sempre più casi di malnutrizione acuta, con conseguenze devastanti sullo sviluppo fisico e cognitivo.<strong> I medici segnalano un aumento preoccupante di minori che perdono la capacità di deambulare o comunicare</strong>. In queste condizioni, anche banali affezioni come un&#8217;influenza stagionale, una lieve ferita o un disturbo gastrointestinale, possono rivelarsi fatali. I dati, infatti, dimostrano che un bambino denutrito presenta un rischio di mortalità dieci volte superiore per patologie normalmente curabili.</p>



<p>Elder segnala l&#8217;impossibilità di quantificare con precisione il numero di vittime infantili giornaliere. Le condizioni operative rendono qualsiasi rilevamento affidabile impraticabile. Molti corpi rimangono irracciungibili tra le macerie, e le strutture sanitarie sopravvissute operano con capacità drasticamente ridotte.<strong> Il sistema ospedaliero di Gaza, che contava originariamente 38 strutture, è stato decimato.</strong> Attualmente risultano parzialmente funzionanti soltanto 19 unità, delle quali appena otto appartengono alla rete pubblica. Le restanti consistono in ospedali da campo improvvisati, quasi completamente privi delle necessarie scorte farmacologiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La misura delle distruzioni</h2>



<p>Più bombe che pane. Ciò che in superficie potrebbe apparire come un&#8217;iperbole si rivela, a ben guardare, l&#8217;aritmetica spietata di un genocidio. Secondo i dati verificati, le forze israeliane hanno condotto oltre 12.000 <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/israel-dropped-100-000-tons-of-explosives-over-gaza-wiped-out-2-200-families-media-office/3561614">operazioni militari</a> nella Striscia di Gaza a partire dall&#8217;ottobre 2023, <strong>rilasciando approssimativamente 100.000 tonnellate di materiale esplosivo</strong>. Queste azioni hanno provocato la distruzione totale di 828 edifici religiosi islamici, con ulteriori 167 strutture danneggiate, oltre al danneggiamento di tre luoghi di culto cristiani. L&#8217;offensiva ha inoltre raso al suolo 19 aree cimiteriali, colpito 66 strutture umanitarie, 29 mense comunitarie e 37 centri per la distribuzione di generi alimentari. Oltre a questo, è stato impedito l&#8217;accesso a 37.400 veicoli trasportanti beni di prima necessità e carburante.</p>



<p>L&#8217;attuale sistema di sopravvivenza a Gaza dipende da un nuovo <a href="https://it.insideover.com/politica/ombre-sul-piano-di-aiuti-a-gaza-il-ruolo-della-cia-e-di-tel-aviv-per-aggirare-lonu.html">modello </a>di distribuzione degli aiuti, implementato nelle aree meridionali con il sostegno congiunto di Stati Uniti e Israele. Denominato <strong>Gaza Humanitarian Assistance Fund</strong>, questo programma è stato <a href="https://english.wafa.ps/Pages/Details/158386">definito </a>da Elder come una struttura a carattere militare. Il sistema presenta gravi criticità operative. <strong>La semplice azione di recuperare un pacco alimentare può esporre i civili a pericolo mortale</strong>. La sua architettura sembra concepita per incentivare lo sfollamento forzato delle popolazioni dalle zone settentrionali verso quelle meridionali, mentre contemporaneamente viene smantellata l&#8217;estesa rete di 400 unità logistiche gestite da organizzazioni umanitarie internazionali e locali durante la precedente tregua.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nessuno collabora con GHF</h2>



<p><strong>Il GHF non ha nulla di umanitario. È un’operazione gestita da figure senza esperienza nel soccorso civile</strong>. Il primo direttore, Jake Wood, si è dimesso il 25 maggio, denunciando che l&#8217;organizzazione non ha rispettato i principi umanitari. Il Boston Consulting Group, che aveva contribuito alla progettazione delle operazioni, si è ritirato e ha chiesto scusa al proprio staff per la complicità nel sostegno a uno schema che ha favorito deportazioni di massa e ignorato le agenzie internazionali. L’ONU si è rifiutato di collaborare. Lo stesso hanno fatto Medici Senza Frontiere, la Croce Rossa, il Programma Alimentare Mondiale. Le principali agenzie si sono tirate fuori, dichiarando che questo sistema militarizza gli aiuti e mette a rischio chi dovrebbe riceverli.</p>



<p>La situazione nella Striscia di Gaza risponde a una precisa strategia politico-militare.<strong> Se l&#8217;accesso agli aiuti alimentari viene costantemente ostacolato, la pioggia di bombe procede senza interruzioni</strong>. Ogni forma di supporto a questo sistema, sia esso rappresentato da dichiarazioni pubbliche, accordi diplomatici, trasferimenti di armi o semplici omissioni, contribuisce al funzionamento di un apparato le cui conseguenze si misurano in migliaia di vittime civili palestinesi. I fatti, nella loro crudezza oggettiva, non richiedono ulteriori interpretazioni. L&#8217;osservazione quotidiana della realtà gazawi dimostra come la verità risulti evidente dalla semplice registrazione di ciò che riesce o non riesce a varcare i confini di un territorio assediato e distrutto.</p>
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		<title>L’Eritrea e le sue nuove alleanze nel Mar Rosso con Russia, Cina e Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/eritrea-e-nuove-alleanze-nel-mar-rosso-con-russia-cina-e-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jun 2025 15:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Rosso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-768x496.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>C&#8217;è un paese in Africa che da trent&#8217;anni sfida ogni previsione, sopravvivendo a guerre, sanzioni e isolamento internazionale. L&#8217;Eritrea, striscia di terra arroccata sul Mar Rosso, è oggi al centro di una silenziosa rivoluzione geopolitica che sta ridisegnando gli equilibri di una delle regioni più delicate del mondo. Questo stato africano è nuovamente sotto l&#8217;occhio &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/eritrea-e-nuove-alleanze-nel-mar-rosso-con-russia-cina-e-iran.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/eritrea-e-nuove-alleanze-nel-mar-rosso-con-russia-cina-e-iran.html">L’Eritrea e le sue nuove alleanze nel Mar Rosso con Russia, Cina e Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-768x496.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>C&#8217;è un paese in Africa che da trent&#8217;anni sfida ogni previsione, sopravvivendo a guerre, sanzioni e isolamento internazionale. <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-possibile-coinvolgimento-dell-eritrea-nel-tigray.html">L&#8217;Eritrea</a>, striscia di terra arroccata sul Mar Rosso,<strong> è oggi al centro di una silenziosa rivoluzione geopolitica</strong> che sta ridisegnando gli equilibri di una delle regioni più delicate del mondo. Questo stato africano è nuovamente sotto l&#8217;occhio attento dell&#8217;Occidente. A gennaio, per esempio, Michael Rubin dell&#8217;American Enterprise Institute (AEI), un influente think tank conservatore statunitense focalizzato sulla politica pubblica, ha chiesto un cambio di regime in quella che ha definito &#8220;la Corea del Nord d&#8217;Africa&#8221;.</p>



<p>La storia recente dell&#8217;Eritrea assomiglia a una partita a scacchi giocata su più tavoli contemporaneamente. <strong>Negli anni &#8217;90, subito dopo l&#8217;indipendenza ottenuta nel 1993, Asmara, la capitale dell&#8217;Eritrea, strinse un&#8217;alleanza tattica con Israele e Stati Uniti</strong>. La cooperazione iniziale con Washington era significativa, specialmente in relazione all&#8217;iniziativa &#8220;Front Line States&#8221; guidata dagli Stati Uniti per contenere il Sudan, allora considerato un paese sponsor del terrorismo. L&#8217;Eritrea, accusando il Sudan di aver armato la Jihad Islamica eritrea, divenne un partner chiave negli sforzi antiterrorismo regionali americani, beneficiando di aiuti militari e supporto logistico. La collaborazione rifletteva un allineamento di interessi nella stabilizzazione del Corno d&#8217;Africa, con l&#8217;Eritrea che forniva base strategica e sostegno nella lotta contro i movimenti estremisti. I centri di sorveglianza israeliane sul territorio eritreo e la collaborazione con Washington nella lotta al terrorismo facevano dell&#8217;Eritrea un avamposto occidentale nel Corno d&#8217;Africa. Ma quel matrimonio di convenienza era destinato a naufragare.</p>



<p><strong>La rottura arrivò in tre atti.</strong> Il primo fu la guerra con l&#8217;Etiopia (1998-2000) e il successivo tradimento occidentale. Durante e dopo il conflitto, gli Stati Uniti scelsero di sostenere Addis Abeba come avamposto nella nascente &#8220;Guerra al Terrore&#8221;, la campagna internazionale lanciata da Washington dopo l&#8217;11 settembre 2001 per combattere gruppi jihadisti come al-Qaeda e dissuadere gli Stati dall&#8217;ospitare terroristi. <strong>Nonostante un embargo internazionale sulle armi fosse stato imposto a entrambi i paesi, fu poi revocato per l&#8217;Etiopia nel 2006</strong>, per consentire le sue operazioni militari su larga scala in Somalia, considerate parte degli sforzi antiterrorismo a guida statunitense. Il momento decisivo fu il mancato rispetto dell&#8217;Accordo di Pace di Algeri del 2000, che aveva formalmente posto fine alla guerra. Nonostante la Commissione per la Demarcazione del Confine Eritrea-Etiopia (EEBC) avesse assegnato la contesa città di Badme all&#8217;Eritrea nel 2002, l&#8217;Etiopia si rifiutò sistematicamente di implementare la demarcazione sul terreno, mantenendo l&#8217;occupazione dei territori. Asmara accusò l&#8217;ONU e la comunità internazionale di non aver esercitato sufficiente pressione su Addis Abeba.</p>



<p>Il secondo atto della rottura fu<strong> l&#8217;espulsione dell&#8217;USAID</strong>, l&#8217;Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale, nel 2005. La decisione fu motivata ufficialmente dal desiderio dell&#8217;Eritrea di promuovere una politica di &#8220;autosufficienza&#8221; e dal disagio per le attività dell&#8217;agenzia, ma fu ampiamente interpretata come una risposta al crescente sostegno di Washington all&#8217;Etiopia, percepito come un favoritismo internazionale. Nonostante questo isolamento diplomatico e le tensioni, l&#8217;Eritrea tentò comunque un riavvicinamento con gli USA, offrendo di ospitare una base statunitense e persino inviando truppe in Iraq, mostrando una strategia di politica estera tanto pragmatica quanto contraddittoria.</p>



<p>Il terzo atto furono<strong> le sanzioni ONU del 2009</strong>, imposte per il mancato ritiro delle truppe eritree da Gibuti e per il presunto sostegno ad al-Shabaab, il gruppo jihadista somalo affiliato ad al-Qaeda, protagonista di attentati e destabilizzazione nel Corno d’Africa. Le sanzioni persistettero anche dopo che l’Eritrea cessò tale sostegno e si ritirò, spingendo definitivamente Asmara verso nuovi alleati.</p>



<p>Oggi quel processo di riallineamento è quasi completo. Mentre Washington fatica a mantenere il controllo della sua base a Gibuti, dove la Cina ha costruito la sua prima installazione militare oltremare operativa dal 2017, con regolari esercitazioni congiunte tra le forze cinesi e gibutiane, <strong>l&#8217;Eritrea è diventata un hub centrale per le potenze eurasiatiche</strong>. Il suo riposizionamento va inserito in una prospettiva regionale più ampia, nella quale, per esempio, il Sudan starebbe consentendo l&#8217;accesso militare russo e iraniano a Port Sudan. Per la Russia, si sono consolidati accordi per l&#8217;istituzione di una base navale logistica che permetterebbe lo stazionamento di navi, comprese quelle a propulsione nucleare. L&#8217;Iran, dal canto suo, ha fornito armi, in particolare droni, alle Forze Armate Sudanesi tramite Port Sudan e ha espresso un forte interesse a stabilire una presenza navale stabile nel Mar Rosso, sebbene un accordo per una base permanente non sia ancora ufficialmente confermato.</p>



<p><strong>I numeri tra Eritrea e le nuove potenze parlano chiaro.</strong> Pechino rappresenta ormai un terzo delle importazioni e due terzi delle esportazioni eritree, con investimenti miliardari nel settore minerario. Un accordo del 2021 ha portato l&#8217;Eritrea a far parte della Belt and Road Initiative (BRI). La Russia, dopo aver stretto accordi navali con il Sudan, ha iniziato a utilizzare il porto di Massaua. L&#8217;Eritrea ha inoltre raddoppiato il suo impegno, diventando uno dei soli cinque paesi ad opporsi alla risoluzione ONU del 2022 che condanna l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, e nel gennaio 2023 il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha visitato Asmara. Il cambiamento più rilevante, tuttavia, risiede nei rinnovati legami di Asmara con Teheran. L&#8217;Eritrea, che un tempo aveva schierato truppe contro Ansarallah (Yemen), ora si rifiuta di condannare il blocco del Mar Rosso. Nel 2024, il ministro degli Esteri eritreo Osman Saleh ha partecipato all&#8217;insediamento del presidente iraniano Masoud Pezeshkian, e quando Tel Aviv ha assassinato il leader di Hamas Ismail Haniyeh durante la cerimonia, l&#8217;Eritrea ha condannato l&#8217;attacco.</p>



<p>È la posizione geografica a fare dell&#8217;Eritrea un premio ambito. Il porto di Assab, che negli anni della guerra yemenita servì come base logistica per gli Emirati Arabi Uniti, potrebbe presto trasformarsi in un avamposto iraniano.<strong> Isolata dalle sanzioni, Asmara si era già rivolta a Teheran in passato, sostenendo il programma nucleare</strong> civile iraniano e concedendo al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) l&#8217;accesso a Port Assab. Ciò aveva consentito all&#8217;Iran di monitorare i movimenti navali occidentali e, a quanto pare, aveva fornito all&#8217;Eritrea sostegno finanziario. Curiosamente, nel recente passato, l&#8217;Eritrea ha continuato a corteggiare Israele in silenzio. Nel 2012, il think tank Stratfor ha confermato che Tel Aviv gestiva strutture di sorveglianza in Eritrea, a cui si è aggiunta una seconda base nel 2016 per monitorare il movimento di Ansarallah in Yemen. Ma la guerra del 2015 contro lo Yemen, guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, ha visto l&#8217;Eritrea interrompere i legami con l&#8217;Iran, schierandosi invece con gli Emirati Arabi Uniti contro il governo di resistenza di Sana&#8217;a. Assab è diventata un hub logistico e l&#8217;Eritrea ha persino schierato 400 soldati, contribuendo ai progressi degli Emirati sul campo di battaglia, prima che questi ultimi abbandonassero l&#8217;Eritrea nel 2021. Se Teheran riuscisse a ristabilire una presenza stabile ad Assab, l&#8217;Iran avrebbe in mano le chiavi dello stretto di Bab el-Mandeb, arteria vitale per il commercio globale, e sarebbe in grado di supportare Ansarallah da entrambe le sponde del Mar Rosso e accelerare i trasferimenti di armi ai gruppi di resistenza palestinese. L&#8217;Eritrea potrebbe tornare a essere un trampolino di lancio regionale, questa volta non per Abu Dhabi, ma per le ambizioni strategiche di Teheran.</p>



<p>Non sorprende che questa prospettiva abbia scatenato reazioni in Occidente. <strong>Gli attacchi mediatici si sono moltiplicati</strong>, da quello di Michael Rubin dell&#8217;American Enterprise Institute, che invoca i diritti umani prima di accusare l&#8217;Eritrea di minacciare gli ex alleati degli Stati Uniti, alle <a href="https://www.haaretz.com/world-news/2025-01-16/ty-article/.premium/eritrea-has-become-irans-proxy-and-a-strategic-threat-to-israel-and-the-u-s/00000194-6bae-ddc5-abd7-fbff30e60000">accuse </a>del giornale israeliano Haaretz, il cui articolo &#8220;L&#8217;Eritrea è diventata un&#8217;agenzia dell&#8217;Iran e una minaccia strategica per Israele e gli Stati Uniti&#8221; ha provocato la reazione del governo eritreo, che ha definito le sue affermazioni radicali, provocatorie e anche profondamente fuorvianti. La retorica ricorda da vicino quella usata contro l&#8217;Iraq prima dell&#8217;invasione del 2003, con la stessa miscela esplosiva di moralismo e interessi strategici. Questa narrazione, che arriva a paragonare Afwerki, il leader eritreo al potere dal 1993, accusato da anni di autoritarismo e repressione interna, a Saddam Hussein, prepara il terreno per l&#8217;intervento.</p>



<p>La differenza è che questa volta l&#8217;obiettivo è più difficile da colpire. A differenza di altri attori regionali con istituzioni fragili, l&#8217;Eritrea mantiene un apparato statale centralizzato e con forze armate ben consolidate. Dopo trent&#8217;anni di isolamento, ha sviluppato una resilienza unica nel continente africano, che passa da un’economia autarchica, un esercito disciplinato, e una popolazione abituata alla resistenza. Un cambio di regime forzato rischierebbe di scatenare un caos paragonabile a quello libico, con l&#8217;aggravante di coinvolgere direttamente le potenze nucleari che oggi sostengono Asmara.</p>



<p>Eppure la pressione continua ad aumentare da più fronti. <strong>Gli Stati Uniti hanno reintrodotto le sanzioni </strong>nel 2021, ufficialmente per il ruolo dell&#8217;Eritrea nella guerra del Tigray. Contemporaneamente,<strong> Israele ha inasprito la sua posizione</strong>, chiudendo nel 2022 l&#8217;ambasciata ad Asmara e approvando una legge che prevede l&#8217;espulsione dei migranti eritrei accusati di sostenere il governo. A completare questo scenario, si sono aggiunte le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti ed Etiopia, seguite ai colloqui per rafforzare i legami tra Israele e Addis Abeba. Tutti elementi che dimostrano come la partita si stia surriscaldando. Nel frattempo, l&#8217;Eritrea replica con una strategia multilivello che prevede sostegno alla Russia sul conflitto ucraino, neutralità di fatto sul blocco houthi del Mar Rosso, e intese economiche con la Cina nel settore minerario.</p>



<p>Quello che sta accadendo nel Corno d&#8217;Africa va oltre la semplice competizione per basi militari e rotte commerciali. Rappresenta piuttosto uno scontro tra due diverse concezioni geopolitiche come l&#8217;ordine unipolare a guida americana, che mostra sempre più crepe nella sua egemonia, e l&#8217;alternativa multipolare avanzata con crescente determinazione da Pechino e Mosca. Nello stesso momento in cui l&#8217;Asse della Resistenza in Asia occidentale, sostenuto dall&#8217;Iran, inizia a riprendersi da una serie di battute d&#8217;arresto, la presa di Washington si allenta. Gibuti, facendo perdere&nbsp;libertà operativa, ha bloccato i raid aerei statunitensi su Ansarallah e spinto gli americano a lanciare l&#8217;idea di <a href="https://it.insideover.com/politica/il-somaliland-e-lassedio-delle-grandi-potenze.html">riconoscere la regione separatista del Somaliland</a> e di stabilirvi una base, dimostrando progressiva erosione mentre le sue opzioni sul Mar Rosso si riducono.</p>



<p>Il nuovo assetto di potere genera interrogativi cruciali. Fino a che punto spingerà l&#8217;Occidente per riconquistare terreno? E, soprattutto, possiede realmente i mezzi per aprire un nuovo fronte in un&#8217;area già allo stremo? I think tank americani continuano a teorizzare cambi di regime, mentre le potenze eurasiatiche stanno già redigendo il prossimo capitolo. La loro visione coinvolge l&#8217;Eritrea, che nel frattempo è passata da semplice pedina a attore decisivo, capace di influenzare gli equilibri regionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/eritrea-e-nuove-alleanze-nel-mar-rosso-con-russia-cina-e-iran.html">L’Eritrea e le sue nuove alleanze nel Mar Rosso con Russia, Cina e Iran</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Curdi e Governo siriano trovano un’intesa sulla gestione del campo di Al-Hawl</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/curdi-e-governo-siriano-trovano-unintesa-sulla-gestione-del-campo-di-al-hawl.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 May 2025 12:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>Il Governo siriano e le autorità curde annunciano un'intesa operativa sul rimpatrio dei civili dal campo di Al-Hawl nel Nord-Est della Siria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/curdi-e-governo-siriano-trovano-unintesa-sulla-gestione-del-campo-di-al-hawl.html">Curdi e Governo siriano trovano un’intesa sulla gestione del campo di Al-Hawl</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il campo di Al-Hawl, nella provincia di Hasakah, nel Nord-Est della Siria, è oggi un’emergenza umanitaria e di sicurezza di notevole portata. Gestito dalle Forze Democratiche Siriane (SDF), ospita circa 40.000 persone, in stragrande maggioranza donne e bambini. Tra questi,<strong> migliaia sono familiari di combattenti dell’ISIS</strong>, sia siriani che stranieri, provenienti da decine di Paesi diversi. Molti di loro sono entrati illegalmente in Siria per unirsi al gruppo estremista durante gli anni del conflitto.</p>



<p><strong>Le condizioni del campo sono estremamente precarie </strong>e caratterizzate da sovraffollamento, carenza di servizi igienici e diffusione di malattie. La minaccia più seria, però, non riguarda solo l’aspetto umanitario. <strong>Al-Hawl è stato descritto dalle Nazioni Unite come un focolaio attivo di estremismo.</strong> Le cellule jihadiste mantengono una forte influenza e impongono la loro rigida interpretazione della Sharia, esercitando violenze su chi non si adegua. Particolarmente preoccupante è la situazione dei minori, i cosiddetti “cuccioli del Califfato”, che crescono in un ambiente dove l’ideologia dell’ISIS è ancora glorificata. Il rischio concreto è che Al-Hawl si trasformi in un punto di riorganizzazione per una nuova generazione di jihadisti.</p>



<p>All’interno del campo o nelle sue immediate vicinanze si trovano anche prigioni, sempre gestite dalle SDF, in cui sono detenuti migliaia di presunti membri dell’ISIS. I tentativi di radicalizzazione sono continui e si intrecciano a quelli di evasione. L’ultimo <a href="https://www.kurdistan24.net/en/story/826227/escaping-isis-detainees-from-syrias-al-hol-camp-sparks-security-concerns">episodio </a>di rilievo risale al febbraio 2025, quando, secondo fonti di sicurezza riportate da Kurdistan24 e Asharq Al-Awsat, cinque membri dell’ISIS, sia iracheni che siriani, hanno cercato di fuggire. Le forze di sicurezza interna del campo, le Asayish, sono riuscite a catturarli prima che superassero il perimetro. Le fonti, rimaste anonime, sono state descritte come operative sul terreno e dunque attendibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le cellule dell&#8217;Isis</h2>



<p>Negli ultimi anni, <strong>migliaia di cittadini iracheni sono stati rimpatriati dal campo di Al-Hawl a seguito di accordi tra Baghdad </strong>e la precedente amministrazione siriana. Il Governo iracheno <a href="https://www.rudaw.net/english/middleeast/iraq/180620242">ha sempre considerato</a> questi rimpatri una priorità umanitaria, e già lo scorso settembre il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein e il suo omologo siriano Faisal Mekdad avevano discusso le relazioni bilaterali tra i due Paesi e le condizioni umanitarie all&#8217;interno del campo profughi di Al-Hawl, a margine dell&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In quell&#8217;occasione, il ministro degli Esteri iracheno aveva precisato l&#8217;importanza della non interferenza di forze esterne e aveva chiesto uno <strong>sforzo congiunto di Siria e Iraq per migliorare la situazione di sicurezza nel campo di Al-Hawl</strong> e, contestualmente, per prevenire il rischio di una nuova e organizzata rivolta da parte dei militanti dello Stato Islamico. E invece, nonostante gli sforzi diplomatici e la priorità dichiarata, il processo di rimpatrio ha subito un brusco rallentamento a partire da marzo 2025. Fonti irachene hanno rivelato che Baghdad ha sospeso le operazioni dopo aver scoperto che almeno 25 rimpatriati erano tornati a unirsi a cellule dell&#8217;ISIS attive nel Paese.</p>



<p>Nelle ultime novità che interessano il campo, il governo di Damasco e le autorità curde che controllano la Siria settentrionale <strong>hanno raggiunto un accordo per il rimpatrio </strong>dei cittadini siriani da Al-Hawl. Sheikhmous Ahmad, alto funzionario dell’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale (AANES), ha <a href="https://www.rudaw.net/english/middleeast/syria/260520253">annunciato </a>che è stato definito un meccanismo congiunto per evacuare le famiglie siriane e riportarle nelle rispettive aree di origine. All’incontro con i rappresentanti di Damasco hanno partecipato anche emissari della coalizione militare a guida statunitense.</p>



<p>Un portavoce del Ministero degli Interni siriano ha dichiarato al quotidiano Rudaw che Damasco assumerà il controllo del campo di Al-Hawl e di altre aree ora sotto controllo curdo. Questo passaggio fa parte dell’accordo più articolato firmato a marzo 2025 tra il <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-caduto-assad-gli-stati-uniti-chiudono-tre-basi-e-dimezzano-le-truppe.html">nuovo governo</a> di transizione siriano, guidato dal presidente ad interim Ahmad al-Sharaa, succeduto ad Assad nel dicembre 2024, e le Forze Democratiche Siriane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Unificare il territorio, garantire la sicurezza</h2>



<p>I negoziati tra il Governo centrale e le SDF rappresentano un raro punto di convergenza. L’accordo ha come scopo la riunificazione del Paese, con l’integrazione delle SDF nelle nuove forze armate siriane e in altri organi statali. Tale integrazione, però, non è ancora avvenuta, poiché persistono profonde divergenze, in particolare sulla richiesta dei curdi di mantenere un comando militare autonomo.</p>



<p>Nonostante queste difficoltà, l’accordo prevede anche il ritorno sotto il controllo di Damasco di numerose infrastrutture strategich&nbsp;come i&nbsp;valichi con Iraq e Turchia, aeroporti, giacimenti petroliferi e le prigioni in cui si trovano migliaia di presunti miliziani dell’ISIS. <strong>L’obiettivo dichiarato è unificare la gestione del territorio e garantire sicurezza interna</strong>, con un’attenzione specifica alla de-radicalizzazione e al trattamento dei familiari dell’ISIS nei campi come Al-Hawl.</p>



<p>Le conseguenze pratiche del nuovo accordo restano avvolte nell&#8217;incertezza. Ancora oggi, nessuno può dire con sicurezza se i siriani rimpatriati dovranno sottoporsi a quei programmi di riabilitazione che hanno coinvolto migliaia di iracheni reduci da Al-Hawl. Si tratta di percorsi delicati, dove la sicurezza nazionale si intreccia<strong> con il destino di singole persone, madri, figli e intere famiglie esposte alla propaganda dell’ISIS.</strong> L&#8217;esperienza irachena ci mostra un modello collaudato ma imperfetto. A Ninive, nel campo transitorio di Al-Jada 1, ex combattenti e loro familiari vivono una sospensione tra due mondi. Qui, tra sessioni di de-radicalizzazione e corsi professionali, si prova a tessere nuovi fili di speranza. Psicologi e operatori sociali lavorano per sciogliere i nodi dell&#8217;ideologia estremista, mentre fuori dai container che fungono da abitazione, il vento del deserto mescola sabbia e dubbi.</p>



<p>Ciò che invece risulta probabile è che l’integrazione di vari gruppi armati nel nuovo esercito siriano, pur non mirando all’incorporazione diretta di ex miliziani, <strong>comporti un rischio serio di infiltrazione.</strong> Il nuovo esecutivo, guidato da Ahmad al-Sharaa, con un passato legato ad al-Qaeda, si trova oggi a dover tenere insieme forze ribelli estremamente eterogenee, dalle SDF a gruppi più radicali. È difficile immaginare che l’ISIS <a href="https://www.atlcom.nl/artikel-atlantisch-perspectief/de-dreiging-van-isis-in-een-veranderende-wereldorde/">resterà a guardare</a>. Al contrario, cercherà di approfittare di ogni vuoto di potere per rientrare nei gangli del sistema e rafforzare la propria presenza sotto nuove forme.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/curdi-e-governo-siriano-trovano-unintesa-sulla-gestione-del-campo-di-al-hawl.html">Curdi e Governo siriano trovano un’intesa sulla gestione del campo di Al-Hawl</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Azerbaigian mediatore: un accordo tra Turchia e Israele per evitare scontri in Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/un-accordo-tra-turchia-e-israele-per-evitare-scontri-in-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 May 2025 09:38:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-1536x1020.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele e Turchia lavorano su un accordo militare per evitare scontri in Siria, nonostante le loro posizioni contrastanti sul governo HTS.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-accordo-tra-turchia-e-israele-per-evitare-scontri-in-siria.html">Azerbaigian mediatore: un accordo tra Turchia e Israele per evitare scontri in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1275" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-600x398.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-1024x680.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250523141753893_e95ea18041b81296f66b1c8a92c19128-1536x1020.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele e Turchia hanno<a href="https://www.kurdistan24.net/en/story/841691/israel-and-turkey-reach-military-coordination-agreement-in-syria"> raggiunto un&#8217;intesa</a> preliminare sul coordinamento militare all&#8217;interno della Siria, dove entrambe le nazioni mantengono una presenza illegale, <strong>al fine di evitare uno scontro diretto tra le loro forze militari</strong>. Un funzionario israeliano, interpellato il 21 maggio scorso&nbsp;da Israel Hayom, ha confermato l&#8217;accordo.</p>



<p> La collaborazione è nata da <strong>colloqui segreti mediati dall&#8217;Azerbaigian a Baku,</strong> indicando una crescente necessità di gestire le sovrapposizioni delle presenze militari sullo sfondo di un ricalibrato equilibrio di potere regionale, in seguito al <a href="https://it.insideover.com/guerra/siria-caduto-assad-gli-stati-uniti-chiudono-tre-basi-e-dimezzano-le-truppe.html">crollo </a>del regime di Assad nel dicembre 2024. Il funzionario israeliano ha ribadito che le parti hanno concordato di istituire <strong>un meccanismo permanente per prevenire attriti militari in Siria</strong>, con il quadro d&#8217;intesa finalizzato durante gli incontri di Baku.</p>



<p>Sia Israele che la Turchia<strong> hanno avuto ruoli significativi</strong> nei processi che hanno portato l&#8217;attuale governo siriano, guidato dall&#8217;ex comandante di Al-Qaeda in Iraq Ahmad al-Sharaa, precedentemente noto come Abu Mohammad al-Julani, ad arrivare al potere a dicembre, ma le loro interazioni e il tipo di assistenza fornita differiscono notevolmente.</p>



<p>La <strong>Turchia vanta stretti legami con Hay&#8217;at Tahrir al-Sham</strong> (HTS), il gruppo guidato da al-Sharaa, considerandolo un soggetto prioritario per la stabilità in Siria. Ankara ha attivamente sostenuto il consolidamento delle istituzioni sotto HTS, facilitando l&#8217;apertura diplomatica del gruppo e incoraggiando investimenti stranieri e aiuti umanitari, con l&#8217;obiettivo di rafforzare una presenza favorevole alle proprie prospettive geopolitiche nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I sospetti di Netanyahu</h2>



<p>Il ruolo di Israele, invece, non è stato di supporto diretto all&#8217;ascesa di al-Sharaa. Le operazioni israeliane in Siria sono state dettate principalmente dalle proprie preoccupazioni di sicurezza nazionale, con attacchi aerei mirati contro obiettivi iraniani e del regime di Assad volti a prevenire il rafforzamento di influenze ostili ai suoi confini. <strong>Lo Stato ebraico ha espresso sospetto nei confronti di al-Sharaa</strong> e delle forze HTS, e le sue azioni si sono focalizzate sul mantenere una situazione di scomposizione del potere in Siria o a stabilire una zona demilitarizzata, piuttosto che a sostenere attivamente il nuovo Governo. Le relazioni tra Israele e la nuova entità governativa sono descritte come una complessa partita a scacchi, dove Israele gestisce una nuova realtà sul proprio confine senza un&#8217;alleanza esplicita.</p>



<p>Attualmente, <strong>l&#8217;esercito turco occupa aree nella Siria settentrionale e occidentale</strong>. Israele,invece, dopo aver occupato le alture del Golan siriane nel 1967, ha conquistato ulteriore territorio nella Siria meridionale proprio subito dopo il rovesciamento del governo dell&#8217;ex presidente siriano <strong>Bashar al-Assad</strong> a favore di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) guidata da Sharaa. La presenza israeliana in Siria, interessa, quindi,  ragioni militari strategiche, ma anche <strong>la famosa espansione del cosiddetto &#8220;Grande Israele&#8221;.</strong> Quest&#8217;ultimo termine si riferisce a un&#8217;ideologia che, nelle sue interpretazioni più estese, immagina uno stato ebraico che si estende su vaste porzioni del Medio Oriente, arrivando a comprendere parti della Giordania, dell&#8217;Egitto e, significativamente, della Siria. Va precisato che, tale visione non fa parte del discorso ufficiale del Governo israeliano e non esistono rivendicazioni territoriali esplicite in tal senso oltre i confini riconosciuti, ad eccezione, però, delle Alture del Golan.</p>



<p>Recentemente, Israele ha mantenuto una posizione che riflette la sua profonda diffidenza verso Ahmad al-Sharaa, nonostante i suoi tentativi di presentarsi come figura moderata. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha persino esortato a mantenere le sanzioni contro il suo gruppo in passato e i suoi funzionari israeliani hanno continuato a definire l&#8217;amministrazione Sharaa come &#8216;jihadista radicale&#8217;, e ribadito che Israele non avrebbe tollerato un&#8217;occupazione turca delle basi aeree siriane vicino a Palmira.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La presenza turca come minaccia</h2>



<p> <strong>Le preoccupazioni di Israele riguardo alla Siria si estendono soprattutto alla crescente influenza militare della Turchia.</strong> Tel Aviv ha apertamente manifestato il proprio disappunto per il posizionamento di sistemi di difesa aerea e radar turchi che potrebbero monitorare le operazioni aeree israeliane. L&#8217;area della &#8220;linea di Palmira&#8221; è stata identificata come un punto di particolare attrito e un&#8217;area fondamentale per la sicurezza israeliana, dove <strong>qualsiasi presenza militare turca, percepita come minaccia alla libertà di manovra aerea di Israele</strong>, sarebbe inaccettabile. Proprio per gestire simili tensioni e prevenire scontri militari diretti, Israele e Turchia hanno intrapreso i colloqui, mediati dall&#8217;Azerbaigian, per stabilire un protocollo per evitare scontri militari in Siria, compresa una hotline operativa 24 ore su 24, per affrontare la complessità delle loro operazioni sovrapposte e divergenti. In attesa di un quinto round di negoziati, previsto entro la fine del mese corrente, una fonte vicina ai negoziati ha fatto sapere a i24 News che il governo israeliano accetta ampiamente l&#8217;invio di forze di terra turche in Siria, compresi carri armati e fanteria, ma continua a opporsi all&#8217;impiego di sistemi di difesa aerea e radar turchi in grado di monitorare le operazioni israeliane.</p>



<p>La possibile occupazione turca della base T4, con i suoi progetti di ammodernamento, ampliamento e installazione di sofisticati sistemi difensivi tra cui i missili Hisar, un eventuale temporaneo posizionamento degli S-400 russi e l&#8217;utilizzo di droni da combattimento, desta particolare allarme a Tel Aviv. Le autorità israeliane hanno chiarito che considererebbero il dispiegamento di tali armamenti nell&#8217;area una violazione inaccettabile dei propri &#8220;red lines&#8221;, con potenziali ripercussioni sulle operazioni contro le minacce regionali. Di conseguenza, <strong>l&#8217;aviazione israeliana ha incrementato i bombardamenti calibrati contro obiettivi militari in territorio siriano, con particolare attenzione alle installazioni di T4 e Palmira</strong>. I raid, che hanno reso inutilizzabili le piste e compromesso strutture sensibili, sono stati letti da analisti geopolitici come un avvertimento inequivocabile alla Turchia: qualsiasi tentativo di creare basi permanenti o di limitare la libertà d&#8217;azione israeliana nello spazio aereo siriano incontrerà una ferma risposta.</p>



<p>In attesa di sviluppi, la situazione alla T4 incarna un capitolo in un più ampio rimodellamento della Siria post-Assad, che vede l&#8217;ambizione turca di consolidare la propria influenza e proteggere i propri confini da gruppi come l&#8217;ISIS e le forze curde, scontrarsi con gli imperativi di sicurezza di Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-accordo-tra-turchia-e-israele-per-evitare-scontri-in-siria.html">Azerbaigian mediatore: un accordo tra Turchia e Israele per evitare scontri in Siria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Anche l&#8217;esercito di Israele lo ammette: l’80% delle ultime vittime a Gaza sono civili</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/anche-lesercito-di-israele-lo-ammette-l80-delle-ultime-vittime-a-gaza-sono-civili.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Umbrello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 16:29:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le IDF confermano 2.280 civili morti a Gaza contro 500 miliziani da quando è stato interrotto il cessate il fuoco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/anche-lesercito-di-israele-lo-ammette-l80-delle-ultime-vittime-a-gaza-sono-civili.html">Anche l&#8217;esercito di Israele lo ammette: l’80% delle ultime vittime a Gaza sono civili</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250519145713791_3a7008a90ab70fe82bfeb5f17bfc7581-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Due mesi sono trascorsi dalla fine del cessate il fuoco del 18 marzo. Da allora, l’IDF ha condotto centinaia di attacchi sulla Striscia di Gaza. Sebbene la recrudescenza delle violenze non costituisca una novità, un elemento inedito affiora dai dati recentemente forniti dall’esercito israeliano, secondo cui <strong>oltre l’80% delle vittime non partecipava ad azioni belliche</strong>. Si tratta di civili. <br><br>La cifra è stata <a href="https://www.ha-makom.co.il/1058990-2/">diffusa </a>dall’ufficio del portavoce militare in risposta a una richiesta della rivista ebraica Hamakom. Le stime ufficiali indicano che, <strong>su 2.780 decessi registrati fino al 13 maggio, soltanto 500 individui sono stati classificati come combattenti. </strong>I rimanenti 2.280 non presentavano legami con Hamas o altri gruppi armati. Estranei a qualsiasi scontro diretto, fuori da ogni conflitto armato, se non quello che si abbatte sulle case, sulle scuole, sugli ospedali, sulla vita quotidiana. Donne, bambini, uomini qualunque.</p>



<p>Il numero complessivo dei morti è stato elaborato partendo dai dati del ministero della Salute di Gaza. Numeri che, in passato, lo stesso esercito israeliano aveva <a href="https://www.mekomit.co.il/%D7%94%D7%A6%D7%91%D7%90-%D7%91%D7%93%D7%A7-%D7%95%D7%9E%D7%A6%D7%90-%D7%A9%D7%93%D7%99%D7%95%D7%95%D7%97%D7%99-%D7%94%D7%94%D7%A8%D7%95%D7%92%D7%99%D7%9D-%D7%91%D7%9E%D7%A9%D7%A8%D7%93-%D7%94%D7%91/">considerato affidabili</a>. Secondo quei dati, per ogni combattente palestinese ucciso, sono stati colpiti 4,5 civili. Una proporzione che mette Israele in fondo a ogni scala comparativa. <strong>Nella guerra tra Russia e Ucraina il rapporto è stimato in 1 a 2,8</strong>. Durante i bombardamenti statunitensi sull’ISIS in Siria, si parlava di 1 a 2,5.</p>



<p>Nel settembre 2024, Benjamin Netanyahu <a href="https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/netanyahu-lashes-foreign-press-for-false-reporting-regarding-gaza-humanitarian-situation/">sosteneva con insistenza</a> che il rapporto tra vittime civili e combattenti si attestasse a &#8220;1 a 1&#8221;, descrivendolo come &#8220;il più basso nella storia della guerra urbana moderna&#8221;.<strong> Le sue affermazioni contrastavano nettamente con i dati già diffusi in quel periodo</strong>, che indicavano invece 2,7 civili uccisi per ogni miliziano. Secondo le rilevazioni dell&#8217;Euro-Med Human Rights Monitor, la realtà appare ancora più drammatica, con <strong>14 civili eliminati per ogni presunto combattente neutralizzato</strong>. Le proporzioni superano di gran lunga quelle registrate in precedenti operazioni militari. Già durante Margine Protettivo nel 2014, le stime delle Nazioni Unite riportavano tre vittime civili per ogni combattente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La moltiplicazione dei combattenti di Hamas</h2>



<p>Le statistiche rese note oggi contraddicono mesi di incertezza. Ogni qual volta la stampa locale ha interrogato le IDF riguardo al totale delle vittime degli attacchi, la risposta fornita è sempre stata che l&#8217;esercito non stava eseguendo alcuna attività di monitoraggio in merito. Per l&#8217;intera durata del conflitto,<strong> le IDF hanno divulgato unicamente il numero dei combattenti deceduti</strong>, riconoscendo di non disporre di strumenti per accertarne o stimarne la quantità esatta. Siffatta mancanza ha consentito l&#8217;insinuarsi di dubbi sulla veridicità delle informazioni palestinesi, per poi fondare proprio su quei dati il computo ufficiale.</p>



<p>L&#8217;informativa diffusa dall&#8217;IDF ha aderito a una logica specifica, volta a sostenere un elevato numero di combattenti avversari eliminati, incrementando le cifre allo scopo di accreditare l&#8217;efficacia dell&#8217;offensiva. Un elemento sorprendente concerne i dati numerici. Stime dello stesso esercito indicano che Hamas annoverava circa 25.000 combattenti attivi al 7 ottobre 2023. In quella data, stando a un rapporto IDF di febbraio, circa 3.000 uomini hanno varcato i confini israeliani. Tra questi, 1.609 sono<a href="https://www.mako.co.il/news-military/2024_q1/Article-bb644614196ed81026.htm"> stati uccisi</a> sul campo. Il 22 ottobre, a due settimane dall&#8217;inizio dei bombardamenti, Channel 14 <a href="https://special.now14.co.il/article/%D7%A6%D7%94%D7%9C-%D7%97%D7%99%D7%A1%D7%9C-%D7%91%D7%9B%D7%99%D7%A8-%D7%91%D7%9E%D7%A2%D7%A8%D7%9A-%D7%94%D7%A8%D7%A7%D7%98%D7%99-%D7%91%D7%A2%D7%96%D7%94-%D7%9E%D7%A2%D7%9C-4600-%D7%9E%D7%97/">riportava </a>l&#8217;uccisione di 4.600 &#8220;terroristi&#8221;. Il 4 novembre, Ynet <a href="https://www.ynet.co.il/news/article/r1tobe47t">pubblicava </a>un&#8217;intervista con un alto funzionario secondo cui le perdite complessive nella Striscia avevano raggiunto le 20.000 unità, &#8220;in gran parte terroristi&#8221;.</p>



<p>Attualmente, i dati più recenti forniti dall&#8217;esercito israeliano <a href="https://www.ha-makom.co.il/1057860-2/">indicano </a>oltre 45.000 combattenti uccisi o neutralizzati. La modalità con cui sia possibile <strong>eliminare due volte le stesse persone</strong>, considerando i 25.000 iniziali stimati nel 2023, non ha ricevuto chiarimenti. La spiegazione, verosimilmente, risiede <strong>nel tentativo di costruire una narrazione funzionale.</strong> Analizzando i dati divulgati, l&#8217;unica conclusione logica è che, pur considerando probabili nuove reclute nell&#8217;ala armata di Hamas, l&#8217;esercito israeliano si sia trasformato ironicamente in un efficace strumento di reclutamento per Hamas. Nell&#8217;arco di un anno, l&#8217;ala armata dell&#8217;organizzazione avrebbe registrato una crescita superiore persino alla capacità teorica di rimpiazzo di un gruppo armato in condizioni di assedio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il senso della guerra</h2>



<p>La questione centrale, però risiede altrove. Il diritto internazionale non definisce percentuali né fissa soglie precise, ma enuncia un principio fondamentale: ogni operazione militare deve mantenere una proporzionalità rispetto agli obiettivi strategici perseguibili. <strong>Quando i danni inflitti alla popolazione civile superano tale misura, l&#8217;azione bellica perde ogni legittimità giuridica.</strong> La semplice presenza di obiettivi militari in zone ad alta densità abitativa non esonera dalle responsabilità previste dalle convenzioni di guerra. Parimenti, il diritto alla difesa tanto invocato da Israele non può trasformarsi in una copertura per misure che si traducono in una punizione collettiva verso l&#8217;intera popolazione civile palestinese.</p>



<p>Dal marzo scorso, quando i raid sono ripresi, <strong>la Striscia è rimasta chiusa a ogni tipo di aiuto.</strong> È il blocco più lungo mai registrato. Secondo le Nazioni Unite, la popolazione affronta carenze diffuse di cibo, medicinali, ripari, acqua potabile. Il Programma Alimentare Mondiale ha rilevato un aumento del 1.400% dei prezzi dei generi alimentari rispetto al periodo del cessate il fuoco. Nessuno entra. Nessuno esce. Chi resta, sopravvive come può.</p>



<p>Le IDF, ora, sono costrette a fare i conti con ciò che hanno prodotto. <strong>Non è più una disputa su cifre, ma sul senso della guerra.</strong> Riguarda la legittimità di una strategia che colpisce senza distinzione, successivamente preclude l&#8217;accesso e infine nega i dati.&nbsp;La guerra a Gaza non si combatte solo con i droni e con le bombe, ma con le parole e con le omissioni. E questa volta, per la prima volta, le parole sono arrivate da Tel Aviv.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/anche-lesercito-di-israele-lo-ammette-l80-delle-ultime-vittime-a-gaza-sono-civili.html">Anche l&#8217;esercito di Israele lo ammette: l’80% delle ultime vittime a Gaza sono civili</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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