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	<title>Andrea Di Bari Archives - InsideOver</title>
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	<title>Andrea Di Bari Archives - InsideOver</title>
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		<title>Tecnologia, Ia, futuro: come l&#8217;Italia può essere motore di una nuova Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tecnologia-ia-futuro-come-litalia-puo-essere-motore-di-una-nuova-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Jul 2025 10:37:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072312361355_f69357b57b03045d43830b232ac1b4d0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072312361355_f69357b57b03045d43830b232ac1b4d0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072312361355_f69357b57b03045d43830b232ac1b4d0-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072312361355_f69357b57b03045d43830b232ac1b4d0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072312361355_f69357b57b03045d43830b232ac1b4d0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072312361355_f69357b57b03045d43830b232ac1b4d0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/OVERCOME_2025072312361355_f69357b57b03045d43830b232ac1b4d0-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C’è stato un tempo in cui la politica si imparava nelle strade, nelle sezioni di partito, nei comitati territoriali. C’è stato un tempo in cui la carriera politica era frutto di militanza e percorsi articolati, che partivano da quelle che un tempo erano le circoscrizioni sino a raggiungere le stanze del vero potere. In questo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tecnologia-ia-futuro-come-litalia-puo-essere-motore-di-una-nuova-europa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/tecnologia-ia-futuro-come-litalia-puo-essere-motore-di-una-nuova-europa.html">Tecnologia, Ia, futuro: come l&#8217;Italia può essere motore di una nuova Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>C’è stato un tempo in cui la politica si imparava nelle strade, nelle sezioni di partito, nei comitati territoriali. C’è stato un tempo in cui la carriera politica era frutto di militanza e percorsi articolati, che partivano da quelle che un tempo erano le circoscrizioni sino a raggiungere le stanze del vero potere. In questo articolato percorso<strong> si formava il politico</strong>, prendendo dimestichezza sia con il dibattito in aule minori, sia con gli uffici e gli iter amministrativi, sia con il volantinaggio e l’affissione di manifesti (che alla fin fine era il marketing politico degli anni 80). Poi è arrivata la <strong>politica della comunicazione di massa,</strong> e con essa la società gassosa. Si sono chiuse le sezioni ed i circoli per lasciar posto alle pagine Facebook. </p>



<p>Il marketing politico è arrivato nelle tv e sui primi quotidiani digitali. Il politico militante è stato sostituito da volti noti dello spettacolo, dello sport o delle più disparate arti, ed il concetto di percorso formativo è stato soppiantato da quello di popolarità mediatica. <strong>Il fenomeno ha segnato di per sé uno scollamento tra la politica e la realtà dell’elettorato</strong>, e soprattutto tra il potere politico e la capacità di dirigenza politica. </p>



<p>Questa fase, di cui il berlusconismo è stata la massima espressione, ha lasciato il posto alla politica del tweet e del social media marketing. Nei partiti hanno trovato posto esperti della comunicazione, software per l’analisi delle reazioni sociali e strumenti di comunicazione tecnologica. </p>



<p>Pochissimi sono oggi gli attori politici in tutto l’arco parlamentare che possono vantare un formativo percorso di militanza politica. In questo scenario, il fattore tempo è diventato determinante. La politica ha dovuto imparare a fare i conti con una comunicazione molto veloce e con una percezione dello spostamento del consenso altrettanto rapida. È evidente che la politica, per auto-protezione e per evitare l’autocombustione al potere, ha dovuto imparare un nuovo modo di comunicare ponendo l’attenzione più sulla tattica a breve termine che sulla strategia a lungo. </p>



<p>Questo ha portato spesso ad una disattenzione verso i temi strategici per il Paese, concentrandosi spesso su questioni minori ma di più largo consenso. In questo scenario, altri poteri si sono sostituiti al potere politico e non sempre con l’intenzione di fare il bene del Paese, in un momento in cui anche il vecchio establishment finanziario lasciava il posto a nuove alleanze che andavano a sostituire la finanza dei <strong>Rockfeller e dei <a href="https://it.insideover.com/storia/quando-i-rotschild-imposero-lausterita-al-regno-di-napoli.html">Rothschild,</a> dei Berlusconi e dei De Benedetti </strong>(loro espressione nostrana) stabilendo nuovi assi transnazionali. La disintermediazione del messaggio politico, con quest’ultimo che raggiunge tutti in modo diretto e senza filtri, rappresenta da una parte un grande valore democratico, dall’altra presuppone una capacità universale di saperlo leggere e comprendere in chiave politica. </p>



<p>In questo sistema, l’informazione diventa veloce, spesso superficiale, influenzabile, intossicabile e spesso non corretta, nonché soggetta a ingerenze di Paesi e poteri terzi. Tutto questo ha probabilmente prodotto una cortina di nebbia che ha fatto distogliere l’attenzione del <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/innovazione-sostegno-alle-imprese-export-le-leve-strategiche-dello-stato.html">Paese dai temi strategici e vital</a></strong>i, attenzione che invece è rimasta altissima nei paesi di regime o di governi totalitari con Russia e Cina in testa. Paesi che non dovendo fare evidentemente i conti con il consenso interno, si sono concentrati su un livello più strategico, recuperando un gap importante nei confronti del vecchio continente e dell’America. <strong>Il complesso scenario mondiale però, e ne sono sicuro, porterà con sé un risveglio della coscienza popolare </strong>ed una maggiore attenzione da parte degli attori del mondo economico e finanziario, che vedranno diminuire la loro competitività se non lavoreranno oltre che per il proprio interesse in un ottica di aiuto al paese ed alla comunità.</p>



<p>Insomma, se si vuole sopravvivere conservando una dignità in questo scenario fatto di governanti di altri continenti desiderosi di mostrare i muscoli, di occupare nuove terre e chiudersi nelle proprie economie mostrando la propria supremazia, c’è bisogno di mettere in campo un cambio di passo, partendo dai nostri punti di forza e di orgoglio nazionale:<a href="https://it.insideover.com/scienza/talenti-e-ricercatori-in-fuga-dagli-usa-lopportunita-che-le-universita-europee-non-devono-perdere.html"> dalle nostre Università,</a> dal mondo della ricerca a da quello delle fondazioni, dalla nostra creatività e dalla capacità di sopravvivere stringendo i denti nel momento del bisogno. </p>



<p><strong>Non abbiamo ricchezza sotto la nostra terra, ma abbiamo ricchezza nella nostra gente</strong>, abbiamo cultura e tradizione, anche se un po&#8217; dimenticate, abbiamo finanche il sole che rimane un valido alleato della serotonina. Abbiamo però bisogno di continuare e sostenere un percorso in parte già iniziato, che riesca a far uscire le nostre tecnologie e le capacità dal mondo universitario e della ricerca, mettendole a disposizione di attori economici che sappiano impiegarle, oltre che per il proprio profitto, per il bene della nazione in primis e poi di tutta la comunità. </p>



<p>Ritengo, inoltre, che ci sia la necessità di portare avanti con decisione quelle tecnologie che ci possono consentire autonomia ed indipendenza, e che sono in grado di generare competitività commerciale, favorendo le economie circolari ed il recupero delle risorse. Nuove fonti energetiche, uso e riuso dell’acqua, industria alimentare e farmaceutica possono rappresentare elementi di vantaggio <strong>competitivo per l’Italia nello scacchiere internazionale, </strong>senza deconcentrarsi dall’ottenimento di soluzioni vincenti in ambito quantistico e dell’AI. L’Italia su molti temi può essere il motore di una nuova Europa. Nello scenario attuale, entrambe vengono tra le righe invitate a difendersi da sole, ma possono dimostrare che, oltre a sapersi difendere sono in grado di progredire , magari anche non consentendo più con tanta amicizia disinteressata di poter attingere alle proprie competenze e risorse senza il dovuto tornaconto in contropartita a discapito di una sana e corretta cooperazione internazionale.</p>
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		<title>La sfida del futuro: governare la tecnologia per non esserne governati</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/la-sfida-del-futuro-governare-la-tecnologia-per-non-esserne-governati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 17:46:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L’evoluzione tecnologica trasformerà la società, creando opportunità e rischi. Essenziale una regolamentazione per uno sviluppo equo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/technology-1283624_1280-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L’evoluzione dell’uomo e delle tecnologie nel prossimo decennio segnerà una svolta epocale. Dagli anni 30 ad oggi ci sono stati diversi salti tecnologici, alcuni con gradini importanti, ma nulla saranno stati in confronto a quello che avverrà nel prossimo decennio. Il diffondersi del <em>machine learning</em>, dell’intelligenza artificiale e del <strong>quantum computing</strong> con la sua capacità di calcolo, non solo segneranno una nuova epoca, ma spalancheranno le porte a nuove applicazioni tecnologiche con applicazioni ai comparti più disparati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Macchina e l&#8217;Uomo</h2>



<p>In tutti i settori che non richiedano un particolare estro o fantasia, una capacità di analisi particolare, un confronto con la psicologia umana, la <strong>macchina accompagnerà sempre più l’uomo</strong>, in alcuni casi, sostituendolo completamente. Le tecnologie abilitanti e necessarie concentrate in poche mani, oltre che opportunità, rappresenteranno un sicuro pericolo sociale. Tutto questo, abbinato ad un <strong>calo della procreazione</strong>, al sempre più elevato invecchiamento della popolazione vivente e al mondiale sovraffollamento, con conseguente calo della capacità contributiva che rischierà di mandare in crisi il sistema pensionistico e sanitario mondiale rendendolo nel migliore dei casi privato e privandone di fatto l’accesso ai meno abbienti, una diffusione della ricchezza sempre più concentrata nelle mani di pochi grandissimi attori, potrebbero essere il terreno fertile per rivolte popolari di cui non possiamo immaginare la portata.</p>



<p>Sino ad oggi, il sistema si è potuto alimentare in quanto ci sono state nazioni che si impoverivano per farne ricche altre e fasce sociali all’interno delle singole nazioni che si impoverivano per farne ricche – se non ancora più ricche &#8211; altre. Ma il sistema <strong>rischierà di collassare quando il ricco non potrà più crescere e il povero non potrà diventare più povero</strong>. Questo sistema, da ripensare o meno, fino a ora ha consentito dei correttivi da apportare nel tempo che però, per effetto dell’impatto tecnologico e degli effetti che questo provoca sul tempo &#8211; di fatto contraendolo &#8211; non sarà domani più possibile apportare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Governare il processo tecnologico</h2>



<p>Questo scenario, che per quanto preoccupante non deve impaurirci, non dovrebbe però neanche trovarci impreparati ed assecondati agli eventi. Il ruolo della <em>Politica</em> non deve certamente essere quello di impedire il <strong>progresso tecnologico</strong>, bensì di governarne l’ingresso, creando ammortizzatori sociali e/o temporali. Il governo della tecnologia dovrà essere un punto su cui porre grande attenzione per evitare che sia la tecnologia a governare noi.</p>



<p>L’alternativa alla tecnologia al governo dal punto di vista dell’impatto sociale, in qualche misura ce l’hanno indicata gli <strong>insegnamenti keynesiani</strong> con la redistribuzione della ricchezza e l’immissione del pubblico denaro per non consentire al mercato di stallare e <strong>Rifkins</strong> con la sua economia a marginale zero. Una terza via è possibile, e forse anche più semplice: il governo della tecnologia, ossia normare tempi e modalità con cui questa deve entrare in uso, a quale costo (o meglio a quale costo accessibile farla entrare sul mercato consentendo un ampio accesso ad essa), non consentire, ad esempio, la totale disintermediazione rispetto all’uomo, istituendo un antitrust della tecnologia che eviti una forte concentrazione nelle mani di pochi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I rischi del futuro</h2>



<p>Tutto questo al fine di evitare pochi importanti rischi, che oggi sembrano assurdi ma che sono figli del domani, di un domani che è alle porte e arriva sempre più velocemente. Quali rischi? Quello, ad esempio, di creare qualche milione di nuovi poveri e disperati pronti ad imbracciare il forcone e scendere in piazza, o banalmente di dover dare obbligatoriamente un <strong>reddito di sopravvivenza</strong> a tutti, ma ancor più importante evitare che la tecnologia concentrata nelle mani di pochi &#8211; e magari diventata irrinunciabile &#8211; consenta a questi pochi il governo mondiale, instaurando un&#8217;oligarchia di potere tecnologico ancor più preoccupante di quella di potere economico.</p>



<p>Se infatti il <strong>potere economico</strong>, seppur con difficoltà, può essere contrastato in qualche modo dalla società civile contrapponendo a questo il potere della democrazia e della politica, quello tecnologico no. Se oggi un potente ricco può condizionare in parte una popolazione, immaginiamo se domani questo dovesse essere il proprietario di una tecnologia che, magari per la sua capacità di calcolo, possa essere in grado di trovare la giusta cura per una grave malattia, e di consentire l’accesso a tale tecnologia solamente a chi se lo potrà permettere, o peggio, a solo chi sarà da esso gradito e graziato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso una nuova rivoluzione industriale</h2>



<p>Sembra un mondo surreale, lo so, ma è il mondo verso cui stiamo correndo a grande velocità senza forse rendercene totalmente conto. Ecco qui che la centralità della politica, con la sua profondità di pensiero, deve essere un esercizio costante; scrivere prima le regole del “gioco”, evitando di dover rincorrere affannosamente il gioco stesso, diventa condizione di sopravvivenza. Un <strong>sistema liberale e democratico non può evitare lo sviluppo tecnologico</strong> e non può neanche evitare che attori della tecnologia possano diventare attori politici, ma può avere certamente il governo della tecnologia facendo si che questa possa diventare strumento di crescita e di benessere diffuso, misurandone l’importanza, il costo &#8211; anche da un punto di vista sociale &#8211; e garantendone la diffusione in modo progressivo e programmato creando degli ammortizzatori anche temporali.</p>



<p>L’Europa potrebbe avere davanti a sé una sfida avvincente: <strong>offrire una alternativa ai modelli americano e cinese</strong>, attraverso una terza via che abbia la capacità di governare la tecnologia normandola e affiancandola con strumenti di carattere sociale senza il bisogno né di statalizzarla né di lasciarla all’anarchia di mercato. Una nuova rivoluzione industriale è alle porte e porterà con sé nuovi ricchi e forse anche nuovi poveri, a questo non vi è rimedio, ma disciplinare i tempi e normalizzare gli effetti saranno le sfide della Politica.</p>



<p>E la finanza in tutto questo? Può avere un ruolo centrale sulla <strong>democratizzazione della tecnologia, ovvero consentire attraverso lo sviluppo economico</strong> che le tecnologie più importanti possano diventare alla portata di tutti. Continuo a ritenere sempre più necessaria un’alleanza tra Stato, Finanza e Impresa Innovativa a sostegno del Sistema Paese, che ci consenta di essere preparati ad una nuova rivoluzione industriale e sociale. Solo così potremo consentire che le tecnologie dirompenti diventino un bene comune a servizio di tutti e non a beneficio di pochi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/la-sfida-del-futuro-governare-la-tecnologia-per-non-esserne-governati.html">La sfida del futuro: governare la tecnologia per non esserne governati</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Banche italiane: un risiko tutto da seguire</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/banche-italiane-un-risiko-tutto-da-seguire.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2024 14:56:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Banche]]></category>
		<category><![CDATA[Banco Bpm]]></category>
		<category><![CDATA[commerzbank]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Monte dei Paschi di Siena (Mps)]]></category>
		<category><![CDATA[Unicredit]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Siamo alle porte di una nuova era di alleanze ed aggregazioni, fusioni e scissioni sulla grande scacchiera del mondo bancario. Mentre oltre oceano la partita si gioca su terreni del tutto nuovi, come cripto, fintech in genere e nuovi assetti delle banche d’affari, nel vecchio continente la partita sembra avere una impostazione molto più classica, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/banche-italiane-un-risiko-tutto-da-seguire.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/UniCredit_tower_Milan-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Siamo alle porte di una<strong> nuova era di alleanze ed aggregazioni,</strong> fusioni e scissioni sulla grande scacchiera del mondo bancario. Mentre oltre oceano la partita si gioca su terreni del tutto nuovi, come cripto, fintech in genere e nuovi assetti delle banche d’affari, nel vecchio continente la partita sembra avere una impostazione molto più classica, poco propensa al cambiamento e molto più incentrata sulla territorialità e sull’origine del capitale.</p>



<p>La messa sul mercato di una significativa quota del <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/mps-entrano-bpm-delfin-e-caltagirone-prove-tecniche-di-terzo-polo-bancario.html">Monte dei Paschi</a></strong> da parte del governo ha segnato l’inizio delle danze, affermando definitivamente un nuovo establishment italiano ed una nuova alleanza sul piano più tecnico finanziario con Banco popolare, aprendo una via che porta sino a Washington passando per Parigi, per effetto anche delle partecipazioni dirette e indirette di Credit Agricole e <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/blackrock-e-i-suoi-fratelli-i-titani-della-finanza-che-governano-il-mondo.html">BlackRock.</a></strong></p>



<p>In un settore bancario sempre più contratto e, a mio avviso, in forte crisi d’identità, permane la strenua difesa del mercato e del raggio di azione, quando invece i nuovi sbocchi commerciali potevano essere rappresentati dalle nuove tecnologie e monete e strumenti finanziari.<strong> La posizione conservativa</strong>, con l’aggiunta della seppur giustissima politica protettiva da parte più o meno di tutti i governi verso le<strong> proprie banche nazionali, non ha certamente favorito lo sviluppo ed il cimentarsi su nuovi mercati.</strong> Dicevamo quindi, un mercato in contrazione porterà nel medio termine ad una serie di aggregazioni e guerriglie, e queste ultime prevarranno sulle alleanze aventi lo scopo di conservare le proprie posizioni piuttosto che sviluppare nuovi mercati.</p>



<p>La prima espressione di guerriglia interna al mercato italiano si è manifestata nel mese di novembre con l’offerta pubblica di scambio promossa da<a href="https://it.insideover.com/economia/unicredit-bpm-nella-guerra-del-risparmio-italiano-vincono-blackrock-e-allianz.html"> Unicredit su Banco Bpm.</a> Uno scambio bocciato da Banco Bpm perché ritenuto non congruo e di non interesse allo sviluppo della banca stessa. Va aggiunto che qualsiasi analista di media bravura, senza arrivare alle puntigliose analisi che il CDA dell&#8217;erede del Banco Popolare può aver fatto, avrebbe capito che quell’operazione non sarebbe mai stata efficace, e forse nemmeno possibile. Le acquisizioni si fanno generalmente in modo verticale, per profittare di più sulla catena del valore, o in orizzontale quando si hanno mire espansionistiche o di diversificazione. </p>



<p>L’operazione in questione invece era una perfetta sovrapposizione, che avrebbe dato sicuramente una sommatoria di valori ma che non avrebbe portato nulla di nuovo nella strategia e nell’espansione della nuova entità. Non possiamo certo pensare che<strong> l’offerta pubblica di scambio sia stato un atto di leggerezza da parte di Unicredit,</strong> va quindi pensato il fine di questa sottile e apparentemente maldestra mossa. Vi era veramente il disegno di una integrazione o di un intreccio finanziario tra i vari azionisti transnazionali, o semplicemente si sono fatte le prove generali per vedere come governo e mercato reagirebbero ad un disegno di polarizzazione bancaria a regia transnazionale?</p>



<p>Unicredit avrebbe voluto veramente fare un operazione senza averla concordata preventivamente con Banco Bpm avente per oggetto il delisting di Banco Bpm e la fusione tra le due banche? Ad ogni modo, il mercato su questa veramente poco credibile ipotesi ha premiato Banco Bpm, facendo salire il valore del titolo e buttando giù Unicredit, rendendo inefficace l’OPS ostile…ed il mercato ha sempre ragione! Nelle prossime puntate capiremo il vero disegno di Unicredit, certi però che il popolo prima ed il mercato poi sono sovrani, e che forse hanno già dato dimostrazione di gradire poco le grandi aggregazioni.</p>



<p>Il nostro Paese ha una tradizione ed una cultura fatta di <strong>grandi banche nazionali,</strong> ma con un ecosistema fatto di piccole casse rurali, artigiane, cooperative radicate sul territorio che rappresentano ancora l’identità di questo Paese e l’espressione della cultura bancaria a servizio del piccolo imprenditore e del buon padre di famiglia che in quella banca conserva il futuro dei suoi figli. Il nostro Bel Paese si è sempre dimostrato accogliente verso i capitali esteri, anche rendendosi conto che le nostre banche ed il tesoretto degli italiani fanno più gola delle aziende che con i giusti capitali potrebbero svilupparsi, e a differenza di altri governi (vedi il caso <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/unicredit-commerzbank-il-metodo-draghi-alla-prova-della-germania.html">Commerzbank</a></strong>) è stato sempre molto aperto e permissivo. Ma un conto è essere accogliente, un altro è diventare terra di conquista… e questo il mercato lo comprende e di conseguenza si difende. Che ne sarà delle banche per come le conosciamo oggi nel prossimo futuro? Ai posteri l’ardua sentenza. Ma alcuni elementi sono evidenti…la battaglia geo-bancaria è iniziata, ed il nuovo risiko è in composizione: l’elezione di Trump, la chiamata di Bessent all’economia (uomo della finanza degli edge), la battaglia commerciale USA &#8211; Cina e la riconferma di von der Leyen alla guida dell’Europa, nonché lo scenario mondiale ancora non definito, anche a causa dei conflitti in corso, sono tutte condizioni che alimentano la voracità finanziaria tra i diversi attori, espressione anche di diversi pensieri politici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/banche-italiane-un-risiko-tutto-da-seguire.html">Banche italiane: un risiko tutto da seguire</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Quando liberalità fa rima con solidarietà. Gli aiuti alle banche e gli aiuti dalle banche</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/quando-liberalita-fa-rima-con-solidarieta-gli-aiuti-alle-banche-e-gli-aiuti-dalle-banche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 18:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1238" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/pexels-pixabay-259234-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/pexels-pixabay-259234-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/pexels-pixabay-259234-1-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/pexels-pixabay-259234-1-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/pexels-pixabay-259234-1-1024x660.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/pexels-pixabay-259234-1-768x495.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/10/pexels-pixabay-259234-1-1536x990.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il tema apre al decisore una questione atavica ed importante, una questione che trova radici sino all’etica e all’ideologismo. In un Paese veramente liberale, con regole certe e condivise in cui il libero mercato è espressione, talvolta crudele ma questa è altra questione, di democrazia sociale ed economica, si può pensare di chiedere una tassa &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/quando-liberalita-fa-rima-con-solidarieta-gli-aiuti-alle-banche-e-gli-aiuti-dalle-banche.html">[...]</a></p>
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<p>Il tema apre al decisore una questione atavica ed importante, una questione che trova radici sino all’etica e all’ideologismo. In un Paese veramente liberale, con regole certe e condivise in cui il libero mercato è espressione, talvolta crudele ma questa è altra questione, di democrazia sociale ed economica, <strong>si può pensare di chiedere una tassa sugli extra profitti realizzati?</strong> Viceversa, si può pensare che dei privati, mi riferisco alle banche, demandati a gestire un servizio pubblico possano essere tanto restii a concedere un aiuto allo stesso Paese che gli consente di fare utili più che generosi nell’offrire un pubblico servizio? La mia analisi non è rivolta a quelle piccole banche che ogni giorno combattono per rimanere autonome e per continuare ad essere rappresentanza di categorie sociali e commerciali &#8211; come le piccole BCC, le casse rurali o le banche di territorio &#8211; bensì mi riferisco alle grandi banche di sistema, che dal sistema Italia sono sempre state giustamente protette e finanche aiutate in quanto maggiori detentrici della ricchezza popolare e rappresentanti della finanza e dell’imprenditoria italiana nel mondo.</p>



<p>Mi riferisco a quelle banche aiutate nel 2018/2020 e svuotate di quei NPL che tanto pesavano nei loro bilanci. Il Governo italiano si è fortemente adoperato a sostegno di quelle banche che custodiscono ancor oggi il tesoretto di molte famiglie italiane. Poco è importato ai poveri risparmiatori, terrorizzati dall’idea di poter perdere i propri risparmi, se l’intervento fosse simbolo di liberalità o meno. Credo che il Governo abbia agito con spirito di solidarietà sociale e di protezione delle famiglie italiane, e diversa pratica ma stesso atteggiamento solidale si è avuto nel periodo Covid. Allora questa bella Italia che sa essere solidale, anche se ingiustamente scambiata per illiberale, e che rappresenta una eccezione nel panorama europeo, <strong>anche nell’attuale dibattito politico sulla tassa agli extra profitti dimostra dignità e liberalità nella richiesta di aiuto.</strong> Le domande che però si pongono sono diverse. Era inevitabile dividere il Paese sul tema? Era davvero impossibile pensare che gli stessi banchieri che sono stati aiutati e sostenuti in più riprese &#8211; e che hanno visto salvati insieme a loro anche i loro bonus – riuscissero a trovare uno slancio di solidarietà sostenendo quello stesso Paese che in passato aveva salvato loro? Se non una extra tassa su un extra profitto, sarebbe stato possibile, all’interno dei centri studi bancari, individuare qualche leva che avrebbe garantito, previo pagamento di un contributo, una opportunità per le grandi banche di sistema?</p>



<p>La generosità di mamma Italia rappresenta un valore eccezionale e unico, i suoi banchieri, dai Medici in poi, sono quasi sempre stati simbolo di solidità e serietà. Spesso però <strong>l’incapacità di fare sistema, di fare squadra</strong>, e la tendenza a dividerci in opposte fazioni ci rende unici anche da questo punto di vista. </p>



<p>Un Paese liberale è quello che guarda al libero mercato, sapendo che rendere libero il mercato significa concedere opportunità a tutti e, come Stato, fare un passo indietro per lasciare spazio all’iniziativa privata. Ma un Paese liberale è anche quello solidale in cui non si lascia indietro nessuno e si è pronti a fare squadra… fare squadra e sistema che, a mio avviso, ha sempre un po&#8217; difettato al mondo finanziario e bancario italiano. <strong>Forse l’assenza del grande vecchio</strong>, dell’insostituibile arbitro, del silenzioso ed instancabile tessitore si fa sentire ancora una volta. O forse è semplicemente giunto il momento che i nostri più bravi, lungimiranti e capaci banchieri trovino l’ispirazione e l’opportunità di essere parte di una squadra più grande chiamata Italia. Nei nostri centri studi, bancari o politiche siano, credo ci siano più soluzioni ipotizzate in termini di leve politico finanziarie atte a stabilire un nuovo patto nel sistema Paese condiviso tra i vari attori. </p>



<p>Lo sforzo più grande da compiere è forse quello di archiviare per un attimo le proprie posizioni ed aprire il confronto vero con le controparti, un confronto basato sui contenuti e non sulle twittate che tanto hanno affascinato i nostri capitani negli ultimi anni. Il tema può sembrare utopico, ma un Paese in cui i vari attori non si confrontano sui temi reali e restano nella loro verità, arroccati sulle proprie posizioni da difendere pubblicamente, <strong>non sarà un Paese che potrà trovare le corrette soluzioni.</strong> Il mio invito è rivolto alle associazioni bancarie, alle loro rappresentanze, alla loro <em>intellighènzia</em>, che può e deve ritenersi parte di un Sistema Paese, e che forse le soluzioni già le possiede. Forse le grandi banche e i banchieri si sono un po&#8217; scollati dalla realtà vera del Paese?</p>



<p>Sarebbe opportuno che le grandi banche ripristinassero un sano e costruttivo dialogo con le realtà bancarie più piccole, all’interno delle quali forse si possono individuare delle soluzioni, perché le piccole realtà e le rappresentanze di categoria restano antenne efficaci sul territorio. <strong>Anche nelle piccole banche possono sedere grandi banchieri, lungimiranti e portatori di interesse degli italiani di tutti i giorni. </strong>Dunque si, un paese liberale a mio avviso può e deve essere anche solidale. La competizione nel sistema bancario in un mercato libero deve esserci, ma se si decide che il sistema debba essere protetto e salvaguardato, allora questa protezione e salvaguardia può essere anche bidirezionale Banca-Stato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/quando-liberalita-fa-rima-con-solidarieta-gli-aiuti-alle-banche-e-gli-aiuti-dalle-banche.html">Quando liberalità fa rima con solidarietà. Gli aiuti alle banche e gli aiuti dalle banche</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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