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	<title>Amedeo Maddaluno Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 17 Feb 2026 08:25:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Amedeo Maddaluno Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>La corsa ipersonica europea parla italiano: la sfida di Fast Aerospace</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/la-corsa-ipersonica-europea-parla-italiano-la-sfida-di-fast-aerospace.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Feb 2026 08:24:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Ipersonico]]></category>
		<category><![CDATA[spazio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-1536x758.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-600x296.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il lavoro su un progetto di motore ramjet in grado di volare ad elevatissime velocità, fino a 5 o 6 volte la velocità del suono. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-corsa-ipersonica-europea-parla-italiano-la-sfida-di-fast-aerospace.html">La corsa ipersonica europea parla italiano: la sfida di Fast Aerospace</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="947" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-1024x505.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-768x379.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-1536x758.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/image-7-600x296.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra le tecnologie più discusse in ambito militare – e con interessanti potenzialità in ambito civile, come vedremo proprio nel nostro incontro di oggi – c’è quella dell’ipersonico. L’Europa e l’Italia, troppo spesso descritte come fuori dalle grandi competizioni tecnologiche e – <strong>per citare <a href="https://it.insideover.com/politica/alessandro-aresu-dalla-tecnologia-allindustria-ecco-come-la-cina-ha-vinto.html">Alessandro Aresu </a>– del “capitalismo politico”,</strong> sono in realtà della partita. In Italia, una giovane azienda, FAST Aerospace, guidata da<strong> Lorenzo Beggio, ingegnere aerospaziale formatosi al <a href="https://it.insideover.com/scienza/da-milano-al-mondo-il-poli-per-lo-sviluppo-nazionale.html">Politecnico di Milano</a>, è della partita.</strong> L&#8217;azienda sta lavorando su un progetto di motore ramjet in grado di volare ad elevatissime velocità, fino a 5 o 6 volte la velocità del suono.</p>



<p>Di che tecnologie si tratta e quali possibilità schiudono? Quali sono le implicazioni politiche? Cosa manca per correre in questo e in altri settori high-tech? <em>InsideOver</em> ne discute con Lorenzo Beggio a tutto campo.</p>



<p><strong>La prima startup a costruire e testare con successo un ramjet proprietario, il Crossbow, in Europa, è italiana ed è la sua FAST Aerospace. Come nasce questa idea? In quanti anni si sviluppa e a che punto siete?</strong></p>



<p>&#8220;L’idea nasce nel 2022, a seguito della vittoria di una competizione ingegneristica aerospaziale promossa da Agenzia Spaziale Europea (ESA), Dassault Aviation e ArianeGroup. In quell’occasione, insieme ad altri colleghi, abbiamo progettato un motore aeronautico per il trasporto passeggeri <strong>in grado di coprire la tratta Milano-Tokyo in meno di due ore.</strong> La competizione andò molto bene, infatti la vincemmo. Terminata la competizione, abbiamo deciso di rifocalizzare la tecnologia verso un’applicazione con maggiore potenziale di mercato: l’accesso allo spazio e il lancio di satelliti. Crossbow rappresenta infatti uno dei sistemi propulsivi chiave, nonché una delle principali sfide tecnologiche, di <a href="https://www.fast-aerospace.com/technology">HyperDart</a>, il nostro velivolo riutilizzabile per il lancio di satelliti attualmente in fase di progettazione. <strong>La società è stata fondata nel 2024 e lavoriamo sul motore ramjet da circa un anno. </strong>Essendo oggi una realtà ancora snella, abbiamo scelto un approccio progressivo, concentrandoci su un singolo tassello tecnologico alla volta. Nei prossimi anni prevediamo un’importante espansione del team e l’avvio parallelo dello sviluppo degli altri sottosistemi del lanciatore. Il percorso è ambizioso e il lavoro ancora significativo, ma i risultati ottenuti finora dimostrano una forte capacità esecutiva e una chiara traiettoria di crescita&#8221;.</p>



<p><strong>Fare start-up hi-tech in Italia e in Europa: quali sono le difficoltà rispetto agli Stati Uniti, e quali invece i punti di forza sui quali puntare? Cosa chiede alle istituzioni chi fa il suo mestiere?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;La principale differenza tra Europa e Stati Uniti riguarda la scala dei moltiplicatori finanziari e la profondità del mercato dei capitali. Negli Usa l’accesso al capitale è più fluido, incentivato e strutturato: a parità di maturità tecnologica, una startup americana riesce storicamente a raccogliere volumi di investimento significativamente superiori rispetto a una controparte europea. Inoltre, in ambiti hi-tech, può contare su infrastrutture e programmi di supporto più consolidati. Detto questo, <strong>sono fiducioso nel tessuto industriale e imprenditoriale europeo.</strong> In Europa siamo abituati a operare con maggiore efficienza di capitale e disponiamo di un bacino di talenti tecnico-scientifici di altissimo livello. Il vero punto di forza su cui puntare è l’integrazione: <strong>sul piano tecnologico e strategico non possiamo permetterci di agire come 27 sistemi disallineati.</strong> Serve un f<em>ramework </em>comune che favorisca la nascita di campioni europei, non solo nazionali, in grado di competere su scala globale.</p>



<p>Per quanto riguarda le richieste alle istituzioni, oggi la nostra principale fonte di finanziamento è rappresentata dal venture capital. Tuttavia, per le startup deep-tech (caratterizzate da cicli di ricerca e sviluppo lunghi e ad alta intensità tecnologica) la raccolta di capitale nelle fasi iniziali è particolarmente complessa. Gli investitori tendono a privilegiare la fase di scaling, cioè l’espansione commerciale di modelli già validati, piuttosto che finanziare la ricerca di frontiera.</p>



<p>Sarebbe quindi auspicabile un <em>framework </em>più strutturato, in cui la maturazione tecnologica venga sostenuta in modo selettivo attraverso strumenti pubblici coerenti con le priorità strategiche europee e nazionali. Questo consentirebbe di ridurre il rischio delle prime fasi di sviluppo, ridurre il rischio percepito dagli investitori privati e, di conseguenza, facilitare l’attrazione di capitali per la fase industriale e di crescita&#8221;.</p>



<p><strong>È corretto affermare che con l’epoca Trump i contatti scientifico-industriali attraverso l’Atlantico si sono fatti più difficili? Passerà la nottata e tutto tornerà come prima, o i tempi sono maturi per un’autonomia strategica europea?</strong></p>



<p>&#8220;In parte sì, e nel nostro settore lo osserviamo in modo diretto. Le tecnologie aerospaziali sono fortemente regolamentate sotto il profilo dell’<em>export control</em>, sia per quanto riguarda l’<em>hardware</em> sia per il trasferimento di <em>know-how </em>e capitale umano. Negli ultimi anni il contesto normativo e geopolitico ha reso gli scambi transatlantici più complessi: alcune tecnologie sono diventate meno accessibili e, parallelamente, l’Unione Europea sta rafforzando strategie di sviluppo endogeno secondo logiche di <em>Buy European </em>e <em>Make European</em>. Anche come azienda <strong>abbiamo scelto di strutturarci il più possibile all’interno dell’ecosistema europeo</strong>, riducendo dipendenze critiche e rafforzando partnership industriali e scientifiche continentali.</p>



<p>Sul medio-lungo periodo è difficile prevedere un ritorno completo allo scenario precedente. Le amministrazioni politiche sono per definizione temporanee e i rapporti possono essere ricostruiti, ma alcuni cambiamenti nelle politiche internazionali recenti non possono evitare di lasciare delle cicatrici. Più che una fase transitoria, <strong>sembra l’avvio di una nuova configurazione degli equilibri tecnologici e industriali.</strong></p>



<p>Questo dovrebbe essere interpretato come un’opportunità per <strong>accelerare verso una maggiore autonomia strategica europea.</strong> Autonomia non significa chiusura o isolamento, ma capacità di competere e cooperare su basi paritarie. Senza un rafforzamento della nostra sovranità tecnologica, il rischio è una dipendenza sistemica su tecnologie critiche.</p>



<p>Non è detto che i tempi siano pienamente maturi né che tutti gli attori siano pronti, ma si tratta di un percorso strutturale e di lungo periodo. Proprio per questo, l’avvio deve essere anticipato: non per “costruire muri più alti o fortezze isolate”(parole rubate da Mark Carney, il primo ministro canadese), bensì per definire un nuovo <em>framework </em>di collaborazione tra Europa e altre potenze intermedie, investendo in modo coordinato su capacità industriali e tecnologiche strategiche&#8221;.</p>



<p><strong>Parliamo di settori strategici: da quello dei materiali a quello dell’automazione, quali sono le tecnologie e i settori abilitanti da tutelare e presidiare per costruire un’industria dell’ipersonico?</strong></p>



<p>&#8220;Nel settore ipersonico ma in generale anche in quello aeronautico l’approvvigionamento di materiali strategici come il titanio per le strutture e i componenti elettronici sono incredibilmente strategici, senza di loro, realizzare questi sistemi sarebbe pressoche impossibile. <strong>Ma l’importanza non sta solo nei materiali bensì anche nell’intera filiera per esempio dei componenti</strong>, ad esempio nel settore spaziale le direzioni indicate dall’Agenzia Spaziale Europea si prefiggono di direzionare lo sforzo verso la creazione di una filiera made in Ue in grado di realizzare all’internamente all’unione diversi tipi di componenti in modo da ridurre la dipendenza da enti esterni quali per esempio le valvole per i motori a razzo che vengono usati per il controllo di assetto dei satelliti. Mi sento di dire che l’autonomia è un problema molto sentito in questo tipo di tecnologie che sono caratterizzate da un utilizzo duale fin dalla loro origine ma che si estende ben oltre questo settore.</p>



<p>Nel settore ipersonico (e più in generale in quello aeronautico e spaziale) esistono alcuni ambiti tecnologici chiaramente abilitanti e strategici. Il primo è quello dei materiali avanzati: leghe ad alte prestazioni come il titanio e le superleghe resistenti alle alte temperature, materiali compositi e soluzioni per la protezione termica. <strong>Senza una filiera sicura e controllata di questi materiali,</strong> la realizzazione di sistemi ipersonici diventa estremamente complessa, se non impraticabile.</p>



<p><strong>Un secondo ambito critico è l’elettronica e l’avionica. </strong>La dipendenza da fornitori extraeuropei in questi segmenti rappresenta un rischio strutturale. Tuttavia, il tema non riguarda solo i singoli materiali o componenti, ma l’intera filiera industriale. Nel settore spaziale, ad esempio, le linee guida dell’Agenzia Spaziale Europea puntano alla costruzione di una <em>supply chain</em> <em>Made in Eu</em>, in grado di produrre internamente componenti critici (per esempio le valvole per motori a razzo utilizzate nei sistemi di controllo di assetto).</p>



<p>Infine, un settore chiave è quello dell’automazione e della manifattura avanzata: processi produttivi ad alta precisione, additive manufacturing per componenti strutturali e propulsivi, e integrazione digitale lungo l’intero ciclo di sviluppo.</p>



<p><strong>L’autonomia tecnologica in questi ambiti è particolarmente rilevante</strong> perché si tratta di tecnologie intrinsecamente dual-use, con implicazioni sia civili sia di difesa. La capacità di presidiare materiali, componenti critici e filiere produttive non è solo un tema industriale, ma una leva strategica di lungo periodo per qualsiasi ecosistema che voglia sviluppare e sostenere un’industria ipersonica competitiva&#8221;.</p>



<p><strong>Sul piano della difesa la tecnologia ipersonica viene presentata come rivoluzionaria: missili ad altissima velocità, quasi impossibili da intercettare e in grado di manovrare nell’atmosfera senza disintegrarsi. Almeno questa è la promessa, accompagnata però dai timori che Russia e Cina siano più avanti di Europa e USA. Promesse e timori: quali sono più vicine alla verità?</strong></p>



<p>&#8220;In realtà, vettori in grado di raggiungere velocità ipersoniche non sono una novità recente: sistemi balistici capaci di superare Mach 5 esistono dalla metà del Novecento. La vera discontinuità tecnologica odierna non risiede tanto nella velocità in sé, quanto <strong>nella combinazione tra altissima velocità e capacità di manovra prolungata all’interno dell’atmosfera.</strong> Questa combinazione rende i sistemi ipersonici particolarmente complessi da intercettare, poiché riduce la prevedibilità della traiettoria e comprime drasticamente i tempi di reazione dei sistemi di difesa. È questo elemento che li rende rilevanti in scenari operativi come il cosiddetto <em>deep strike</em>, aumentando la probabilità di colpire obiettivi strategici ad alto valore.</p>



<p>Detto questo, esistono anche limiti significativi. La principale criticità è la complessità tecnologica, che si traduce in costi elevati e in difficoltà di produzione su larga scala. Sempre più spesso, nel confronto con operatori della difesa, emerge che la vera sfida non è tanto spingere ulteriormente le performance, quanto garantire scalabilità industriale e sostenibilità economica. Un sistema estremamente avanzato ma non producibile in volumi adeguati difficilmente può avere un impatto strategico decisivo.</p>



<p>Quanto ai timori su un presunto vantaggio strutturale di altri attori globali, è difficile avere una visione completamente trasparente. È plausibile che vi siano differenze di maturità in specifici programmi, ma il quadro è in rapida evoluzione e fortemente influenzato da fattori industriali e finanziari, oltre che tecnologici.</p>



<p>Parallelamente, si osserva una crescente attenzione allo sviluppo di sistemi di difesa in grado di contrastare queste minacce. <strong>Anche in Europa si sta consolidando un orientamento verso capacità di difesa integrate e multilivello</strong>, con programmi specifici dedicati all’intercettazione di minacce avanzate. In questo senso, la competizione non riguarda solo l’offesa, ma anche (e soprattutto) la resilienza e l’architettura difensiva complessiva&#8221;.</p>



<p><strong>Cosa può dirci delle applicazioni civili di questa tecnologia?</strong></p>



<p>&#8220;Le applicazioni civili della tecnologia ramjet sono ampie e, per quanto ci riguarda, rappresentano il focus principale: FAST nasce infatti da un&#8217;idea di applicazione civile. I motori ramjet consentono di sostenere il volo a numeri di Mach elevati con un’efficienza superiore rispetto ai motori turbojet o turbofan tradizionali in determinati regimi di velocità. <strong>Questo apre alla prospettiva di velivoli civili o cargo in grado di superare le performance del Concorde,</strong> riducendo drasticamente i tempi sulle tratte intercontinentali. La sfida, in questo caso, non è solo tecnologica ma soprattutto economica: garantire le prestazioni promesse mantenendo costi operativi sostenibili e un modello di business scalabile.</p>



<p>Un secondo ambito applicativo è quello dell’accesso allo spazio tramite sistemi di aviolancio. In questo scenario, <strong>un velivolo ad altissima velocità funge da primo stadio atmosferico (una sorta di fionda)</strong>, accelerando un piccolo razzo fino a condizioni iniziali tali da ridurre significativamente il propellente necessario per raggiungere l’orbita. Questo approccio può contribuire ad abbattere costi e aumentare flessibilità operativa, rendendo l’accesso allo spazio più frequente e integrato con l’infrastruttura aeronautica esistente.</p>



<p>In prospettiva, l’obiettivo è trasformare lo spazio da ambiente remoto e sporadicamente accessibile ad un nuovo territorio, più vicino e meno impossibile da raggiungere e con logiche sempre più assimilabili a quelle del trasporto aereo&#8221;.</p>



<p><strong>Chiudiamo col fattore forse più importante: l’aspetto umano. Quali competenze, hard e soft, cerca nei collaboratori chi fa il suo mestiere? Quale percorso consiglia ai più giovani?&nbsp;</strong></p>



<p>&#8220;Oggi il team è composto da otto persone, con un’età media di circa 27 anni. È un dato che riflette la natura early-stage dell’azienda. Con l’evoluzione dei programmi e la maturazione tecnologica sarà inevitabile integrare profili con maggiore seniority ed esperienza settoriale, mantenendo però un’identità dinamica e orientata all’innovazione.</p>



<p>Sul piano delle <em>soft skills</em>, l’elemento distintivo è la coesione del team. Operiamo in un contesto ad alta complessità tecnologica e forte pressione esecutiva: servono spirito di collaborazione, resilienza, flessibilità e capacità di assumersi responsabilità. Passione e senso di ownership fanno la differenza quanto le competenze tecniche.</p>



<p>Dal punto di vista <em>hard</em>, il nostro <em>background</em> è prevalentemente ingegneristico, con specializzazioni in ambito propulsivo, strutturale e sistemi. Parallelamente stiamo rafforzando le competenze manageriali, amministrative e strategiche, perché la crescita tecnologica deve essere accompagnata da solidità organizzativa e capacità di execution industriale.</p>



<p>Quando valutiamo nuovi collaboratori cerchiamo tre elementi: una base tecnica solida, curiosità intellettuale e disponibilità a lavorare su problemi nuovi e complessi. In un contesto deep-tech non si lavora quasi mai su soluzioni standardizzate: serve attitudine all’apprendimento continuo.</p>



<p><strong>Ai più giovani non suggerisco un percorso unico, ma una riflessione interna.</strong> È importante individuare l’intersezione tra ciò che appassiona, ciò in cui si è competenti, ciò che il mondo richiede e ciò che genera valore economico (quello che i giapponesi chiamano ikigai). Se si riesce a trovare questa “stella polare” propria, il lavoro non è più lavoro ma una vera e propria avventura&#8221;.</p>
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		<title>Ecco delle buone ragioni per non vedere l&#8217;Odissea woke di Nolan</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/ecco-delle-buone-ragioni-per-non-vedere-lodissea-woke-di-nolan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Mar 2025 18:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Odissea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1086" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-600x339.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-1536x869.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ma come? Non si è sempre detto che un film si giudica e valuta dopo averlo visto? Vero: e lo confermiamo. Quello che state per leggere non ha alcuna pretesa di essere un giudizio su di un film che non è nemmeno uscito. Al contrario, non sarà né più né meno di quanto leggete nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/ecco-delle-buone-ragioni-per-non-vedere-lodissea-woke-di-nolan.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1086" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-600x339.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-1536x869.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Odyssee_02-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ma come? Non si è sempre detto che un film si giudica e valuta dopo averlo visto? Vero: e lo confermiamo. Quello che state per leggere non ha alcuna pretesa di essere un giudizio su di un film che non è nemmeno uscito. Al contrario, non sarà né più né meno di quanto leggete nel titolo: una raccolta di motivi per evitarne accuratamente le proiezioni.</p>



<p>Matt Damon (il prescelto per il ruolo di Odisseo) e altri personaggi emersi dai fotogrammi indossano elmi greci dell’epoca classica – quando sappiamo che <strong>Omero</strong> (o i poeti che questa figura semileggendaria ha assorbito) compone nel c.d. “Medioevo Ellenico” e ambienta le sue opere nel precedente periodo Miceneo (XVII – XII secolo a.C.), il che indica una certa noncuranza per la Storia.</p>



<p>Clitemnestra regina di Tebe è interpretata da una attrice nera, Lupita Nyong’o (in un’epoca in cui i contatti con l’Africa subsahariana erano sì presenti, ma complessi, remoti, sporadici), il che indica una certa noncuranza per la mitologia e le fonti greche. Circe, per compensare, non è interpretata da un’avvenente signora dai tratti mediterranei ma dalla Theron, un’attrice sudafricana boera. Non basta: per interpretare Atena Nolan sceglie Zendaya Coleman, classe 1996 (29 anni): Atena, che non è dea della bellezza o della gioventù, ma la matura, forte e indipendente dea della saggezza (dagli occhi cerulei, peraltro: i greci DESCRIVONO i loro personaggi nelle fonti): perché scegliere un’attrice così giovane per interpretare un personaggio che con lei non c’entra nulla? Sembrerebbe una lista di peccati veniali, nell’epoca del <a href="https://it.insideover.com/storia/ei-fu-come-napoleone-parla-alleuropa-di-oggi.html">Napoleone </a>di Scott (pellicola nella quale mancavano solo i dischi volanti). Il punto è che, come disse il Principe De Curtis, “la somma fa il totale”. Non saremo così banali da partire con le solite accuse di wokismo: a Nolan del woke frega zero. </p>



<p>Avrebbe un role model femminista ante litteram, la dea eponima di Atene, e invece di valorizzarla mette a interpretarla una ragazza: questo film non va visto perché non è l’Odissea, perché quella sommatoria di peccati veniali diventa un unico peccato mortale. Questo film non va visto perché ignora cosa sia l’Odissea, cosa sia la grecità: a Nolan non importa nulla di Omero, nulla dei greci, nulla del woke, nulla di nulla. A Nolan importa di Nolan, e se per celebrare il proprio ego deve passare come un carrarmato su un testo chiave della civiltà occidentale, ebbene il sommo lo fa, e ride pure alle nostre spalle. L’ego non banale del regista si era già intravisto in Tenet, un film cerebrale e caotico dove il nostro prova a inserire in salsa videogioco la riflessione sul tempo che pure ci strabiliò nel capolavoro (capolavoro, diciamolo!) Memento. Il medesimo ego è quindi strabordato nel polpettone Oppenheimer, un film lungo, pesante, senza dubbio epico e con interpreti divini ma pennellato di quel moralismo hollywoodiano concepito apposta per strappare statuette. Lì Nolan ha finito di montarsi semplicemente la testa ed ha iniziato a credere di essere il nuovo Kubrik: e quindi vi beccate non Omero, non l’Odissea, ma Nolanero e la Nolanissea. E ringraziate pure. E invece nossignore, Dottor Nolan: questo film non va visto. </p>



<p>L’arte non può tradire così sé stessa, non può essere pura autocelebrazione. Quando un regista si cimenta con un’opera letteraria architrave di intere civiltà, o è fedele al testo, o esercita sommamente la propria libertà ispirandosi e distaccandosi, elaborando alcuni concetti invece di altri, criticando persino. Non può, invece, usare un testo per dire il contrario di quello che l’autore intendeva, o strumentalizzarlo per celebrarsi. Questo film non va visto perché in questa epoca in cui il cinema è in stanca di film così, fatti dai registi solo per parlarsi addosso, ne abbiamo fin troppi. Nolan ormai ha una sola cosa in testa: fare “il film di Nolan”: per definizione un capolavoro, no? Questo film non va visto perché ci sono andato, al cinema, a sorbirmi Megalopolis: esteticamente nulla di dire, attorialmente nulla da dire, visivamente a tratti incantevole. Sono però uscito dalla sala con una domanda: perché? Perché un film così privo di senso, fatto solo per sé stesso, per Coppola (come se uno dei maestri eterni del cinema ne avesse bisogno!). Questo film non va visto perché ci sono andato, al cinema, a vedere Parthenope. </p>



<p>Sorrentino ha fatto “il film di Sorrentino”: iperestetizzante, silenzi e rumore, fotografia e colori, tutto all’estremo, Napoli e ancora Napoli, c’è condanna dell’oleografia ma con un la giusta retorica nel discorso dell’attrice e ci sono secchiate di oleografia nella scena dell’accoppiamento regale con sottofondo musicale, tutto a breve distanza. Solo per ottenere un film che non avrà mai la sublime drammaticità de “è stata la Mano di Dio” né la profondità etica ed estetica de “la Grande Bellezza”: resterà “il terzo film” dopo quei due. Con una differenza: <strong>Sorrentino</strong>, che è italiano (uno dei maggiori registi italiani di sempre) lo ha capito, e infatti ha annunciato che si prenderà una pausa di riposo e riflessione artistica. Oltreoceano a Nolan nessuno dirà mai di fermarsi – non certo le major che lo alimentano. Tutto questo non fa bene al cinema, non fa bene, come si dice in gergo calcistico, “al movimento”, in una fase storica in cui la crisi creativa è evidente: per il monopolio delle major e delle piattaforme, per i rigori del politicamente corretto, per lo scadimento del gusto di un pubblico che consuma solo serie TV precotte imbastite da chissà quale algoritmo, per la ripetitività, la noia, la mancanza creativa di coraggio di osare. Di film come “The Whale” ormai se ne sfornano pochi: qualcuno ricorda una notte degli Oscar più insulsa dell’ultima? Rischiamo sia quella dell’anno prossimo. Noi pubblico però, abbiamo un voto: andare al cinema per vedere altro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/ecco-delle-buone-ragioni-per-non-vedere-lodissea-woke-di-nolan.html">Ecco delle buone ragioni per non vedere l&#8217;Odissea woke di Nolan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Segre e Germano, &#8220;La grande ambizione&#8221; (riuscita) di raccontare Berlinguer uomo, non il santino</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-grande-ambizione-riuscita-di-segre-e-germano-parlare-delluomo-berlinguer-non-del-santino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 06:17:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Comunismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="804" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973-768x515.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>"La grande ambizione" riuscita di Segre e Germano: parlare dell'uomo Berlinguer, non del santino. La recensione del film.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/la-grande-ambizione-riuscita-di-segre-e-germano-parlare-delluomo-berlinguer-non-del-santino.html">Segre e Germano, &#8220;La grande ambizione&#8221; (riuscita) di raccontare Berlinguer uomo, non il santino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="804" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973-600x402.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973-1024x686.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/Enrico_Berlinguer_1973-768x515.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>“<strong>Berlinguer &#8211; La grande ambizione</strong>” (film per la regia di Andrea Segre, scelto come opera di apertura alla Festa del Cinema di Roma, edizione 2024) è uno di quei film che mettono d’accordo l’appassionato di cinema interessato allo “specifico filmico”, e l’appassionato di storia, colui che approccia un’opera del genere alla ricerca dell’efficace ricostruzione di un’epoca.</p>



<p><strong>Elio Germano </strong>si conferma uno degli attori più in forma del cinema italiano degli ultimi anni – al pari dei Favino e dei Servillo. Un’interpretazione precisa, studiata, eppure mai didascalica, sempre appassionata, come mai didascalico è un film che riesce a riunire accuratezza storica e partecipazione umana. È difficile, in un’opera di un’ora e mezza dedicata alla<strong> biografia politica di una delle figure più “partecipate” del secondo Novecento italiano</strong>, non scadere nella didattica da prima serata trascurando l’aspetto artistico che comunque si richiede ad un film.</p>



<p>È parimenti difficile, in quello che comunque è un testo cinematografico (e non un libro di storia), n<strong>on scadere nell’emotività, financo nella militanza</strong>, tenendole separate dalla partecipazione e dalla simpatia (nel senso greco) per i protagonisti (non solo Enrico Berlinguer e i suoi collaboratori, ma anche <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/lassassinio-di-aldo-moro-e-le-sue-conseguenze.html">Aldo Moro</a></strong>). </p>



<p>A Segre e ai suoi interpreti la difficile operazione riesce meravigliosamente, restituendoci il riassunto vivo – e mirabilmente sintetico ma non banale – di un quindicennio chiave nella storia dell’Italia e del mondo. Il patto con lo spettatore viene stretto sin dal messaggio in apertura: <strong>il film si basa su documenti e testimonianze </strong>e quanto non ci è noto è stato a fini cinematografici ricostruito, ma non inventato o romanzato. Questo metodo, unitamente ad un uso asciutto e pulito della cinepresa, senza fronzoli né estetismi (e rafforzato dai sapienti inserti di filmati originali d’epoca che aiutano a contestualizzare rendendo l’opera più “viva” e “drammatica”) riallaccia il film al meglio della tradizione del realismo italiano che proprio nei Cinquanta-Sessanta-Settanta insegnò cinema al mondo, al netto però della militanza encomiastica. L’operazione di Segre è la conferma che si può fare un cinema onesto, intelligente, che ricostruisce la Storia e le storie con rispetto: si può fare un cinema così ottenendo un’opera potente, efficace ed anche bella.</p>



<p>Non è scontato, vivendo noi un’epoca in cui la <strong>Storia viene brutalizzata</strong>, piegata ai capricci dei registi per ottenerne fumettoni che raccontano il contrario fattuale e ideale degli eventi (e non pensiamo solo al <strong><a href="https://it.insideover.com/storia/ei-fu-come-napoleone-parla-alleuropa-di-oggi.html">Napoleon</a></strong> di Scott – sarebbe sparare sulla Croce Rossa – ma a quasi tutto il cinema sul Medioevo, e a molto altro).&nbsp;</p>



<p>Com’è dunque, il Berlinguer interpretato da Elio Germano? È un Berlinguer umano, un padre, un amico, un uomo con le sue paure e le sue gioie, con un rapporto con i militanti e una passione politiche che commuovono ed emozionano, ed è un Berlinguer politico, del quale viene raccontato il percorso, il tormento delle scelte non facili delle quali al pubblico contemporaneo giungeva e giunge troppo spesso solo l’esito finale.</p>



<p> Troppe volte <strong>la figura del segretario del PCI è stata stravolta, sia da una “sinistra ufficiale”</strong> che ne ha sterilizzato l’eredità politica trasformandolo in un santino (“era tanto una brava persona”: praticamente il vicino di casa che “salutava sempre” e che poi muore all’improvviso),&nbsp; sia da <strong>una sinistra “vetero”</strong> che lo accusa ancor oggi di aver praticamente innescato il processo di autoisolamento, annacquamento e in ultima analisi distruzione del PCI (si pensi a cosa dice Luciano Canfora), come se la Storia non esistesse e non fosse esistita (niente crisi economica dell’URSS con Brezhnev, niente caduta del Muro, niente responsabilità dei successori di Berlinguer), come se la “sinistra” fosse un dato metafisico, metastorico e non storico. Un Berlinguer depoliticizzato dagli uni, destoricizzato dagli altri: non stupisce che per darne una ricostruzione migliore servano figure nuove,<strong> più giovani e in un certo senso “distaccate”</strong>. Come antidoto a tutto ciò, fatevi un favore: andate al cinema a vedere il bellissimo film di Segre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/la-grande-ambizione-riuscita-di-segre-e-germano-parlare-delluomo-berlinguer-non-del-santino.html">Segre e Germano, &#8220;La grande ambizione&#8221; (riuscita) di raccontare Berlinguer uomo, non il santino</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Campo di battaglia&#8221;, il film che ricorda l&#8217;importanza di raccontare la guerra con umanità</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/campo-di-battaglia-il-film-che-ricorda-limportanza-di-raccontare-la-guerra-con-umanita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Sep 2024 14:46:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Grande Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="897" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916-600x449.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916-1024x765.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916-768x574.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Un film che racconta il conflitto in un'epoca in cui la guerra ha fatto irruzione nel nostro quotidiano, seguendo una pandemia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/campo-di-battaglia-il-film-che-ricorda-limportanza-di-raccontare-la-guerra-con-umanita.html">&#8220;Campo di battaglia&#8221;, il film che ricorda l&#8217;importanza di raccontare la guerra con umanità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="897" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916-600x449.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916-300x224.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916-1024x765.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/Bataille_de_Verdun_1916-768x574.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>&#8220;<strong>Campo di Battaglia&#8221;</strong>, il film di Gianni Amelio ambientato <a href="https://it.insideover.com/dossier/memorie-della-grande-guerra">nel Friuli della Grande Guerra </a>e presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia da poco conclusasi, è un film di cui avevamo bisogno. In un’epoca in cui<strong> la guerra ha fatto irruzione nel nostro quotidiano – seguendo una pandemia </strong>– l’opera di Gianni Amelio riesce ad affrontare queste due tematiche con una profondità alla quale il panorama mediatico e artistico ci avevano disabituato. Si è quasi stupiti di come <strong>un’opera d’arte riesca a fare uno dei propri mestieri: darci mediante l’espressività chiavi di lettura della realtà</strong>. In tal senso, il testo cinematografico del maestro calabrese (autore di opere profonde e delicate, use a prendere di petto tematiche “di peso”, da <em>Lamerica</em> a <em>Hammamet</em>, da <em>Le Chiavi di Casa</em> a <em>Il Signore delle Formiche</em>) è un film necessario. </p>



<p>Sarebbe stato semplice – forse persino gradevole per alcuni – impostare un’opera ambientata nel 1918, tra gli ultimi,<strong> tragici fuochi della Prima Guerra Mondiale e i primi della Spagnola, sulla contrapposizione “i buoni contro la guerra” contro “i cattivi guerrafondai”.</strong> Amelio – che ha un rispetto dello spettatore superiore a quello della serie TV media, pensa un po’- ci propone dei personaggi in divisa che non si fanno sopraffare dalle mostruosità della loro epoca e che sfuggono allo schema buoni/cattivi perché, pur facendo scelte diverse e addirittura contrapposte, agiscono in base ad un’etica, a delle convinzioni, a un fine che va oltre la loro utilità personale (sia il servire la Patria o la vita umana). Personaggi che scelgono, fino alle estreme conseguenze. <strong>Personaggi complessi, contraddittori ma in grado di fare scelte forti mettendosi in gioco in prima persona</strong>: umanissimi eroi, dunque, quelli dei quali il cinema di oggi troppo spesso ci priva proponendoci personagg(ett)i insulsi e piagnoni o protagonisti onniscenti e unidimensionali.&nbsp;</p>



<p>È anche un gioiello. Il contesto storico (ben ricostruito, dalle vicende alle uniformi) si equilibria perfettamente con i personaggi e costituisce il loro dramma senza essere un mero pretesto. La fotografia è pulita, asciutta, priva di qualsiasi compiacimento estetico: la cinepresa pennella con pochi, magistrali campi larghi il contesto, privilegiando poi la stretta sugli interni, sui corpi e sui volti dei personaggi nella miglior tradizione del nostro cinema drammatico. Il ritmo narrativo è sapiente, rifuggendo dalla mimetica “pesantezza” del film di impegno, sostenuto da interpretazioni impeccabili – a cominciare da quella di Alessandro Borghi, attore straordinario che non ha più nulla da dimostrare.</p>



<p> L’opera è cruda, priva di sconti, ma senza alcun voyeurismo o pornografia del dolore: unica concessione all’estetica è la forte scena iniziale &#8211; nella montagna di cadaveri, filmata in circolo in piano sequenza, rivediamo le immagini e i colori dei <strong>quadri di Otto Dix, testimone delle trincee tedesche</strong>. La sofferenza non è per Amelio qualcosa da non nominare e non mostrare per perbenismo e finto pudore, qualcosa da elidere dal racconto per fingere che non esista, ma qualcosa da guardare in faccia, da affrontare con il coraggio dei suoi protagonisti. Nemmeno velata è la critica all’atteggiamento della stampa dell’epoca (di oggi?) che censura(va) la tragedia della guerra e dell’epidemia. Vorremmo più film come Campo di Battaglia, un’opera che ci riconcilia con la passata tradizione dei maestri del cinema italiano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/campo-di-battaglia-il-film-che-ricorda-limportanza-di-raccontare-la-guerra-con-umanita.html">&#8220;Campo di battaglia&#8221;, il film che ricorda l&#8217;importanza di raccontare la guerra con umanità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Civil War&#8221;: l&#8217;America allo specchio delle proprie paure</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/civil-war-lamerica-allo-specchio-delle-proprie-paure.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 16:08:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Civile americana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1170" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-600x366.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-1024x624.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-1536x936.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un’ultima cosa resta agli Stati Uniti e alla loro produzione culturale: la capacità di guardarsi allo specchio, quella capacità che – non possono non riconoscerlo anche i detrattori degli USA e gli assertori del multipolarismo – dentro alla Russia e alla Cina fatica ad esprimersi (registi critici, come Zvjagincev, o opere critiche, come il sublime &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/civil-war-lamerica-allo-specchio-delle-proprie-paure.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/civil-war-lamerica-allo-specchio-delle-proprie-paure.html">&#8220;Civil War&#8221;: l&#8217;America allo specchio delle proprie paure</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1170" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-600x366.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-300x183.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-1024x624.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-768x468.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240422180729301_51d61e52c4c46cc06c04378df82f8270-1536x936.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un’ultima cosa resta agli Stati Uniti e alla loro produzione culturale: l<strong>a capacità di guardarsi allo specchio</strong>, quella capacità che – non possono non riconoscerlo anche i detrattori degli USA e gli assertori del multipolarismo <strong>– dentro alla Russia e alla Cina fatica ad esprimersi</strong> (registi critici, come Zvjagincev, o opere critiche, come il sublime <em>Souzhou River</em> di Lou Ye, film imprescindibile per capire la Cina del boom economico dei decenni passati, sono assai poco amati in patria e sfidano la censura). </p>



<p>Proprio per questo chi scrive non ha mai mancato di lanciarsi all’arma bianca contro il Woke, le censure dal Woke imposte e le autocensure dal Woke richieste. Proprio in nome di tutto questo, se ha avuto un enorme successo <strong><a href="https://new.true-news.it/stories/povere-creature-di-lanthimos-loccasione-persa-del-cinema-woke"><em>Povere Creature</em>, che del Woke è la validissima sublimazione militante, </a></strong>ci auguriamo che lo straordinario film di Alex Garland abbia tutta la risonanza che merita. È abile, Garland, e conosce il mestiere della cinepresa. Ci ha regalato film di ottimo ritmo, capaci di intrattenere affrontando i temi dell’attualità tecnologica (<strong><em>Ex Machina</em>, 2015</strong>), mettendo in <strong>scena discretamente un’ermetica opera letteraria (<em>Annihilation</em>, 2018, con una convincente Natalie Portman</strong>) e arrivando a spaziare fino al fumetto (<em>Dredd &#8211; Il giudice dell&#8217;apocalisse</em>, 2012). <strong>Civil War </strong>è un’altra conferma: oltre a ottimi contenitori, il cineasta londinese è anche capacissimo di proporci contenuti non banali, e ancora una volta dirigendo interpreti dall’assoluto carisma (come l’impeccabile Wagner Moura).</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="CIVIL WAR di Alex Garland (2024) - Trailer Italiano Ufficiale HD" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/wg5gOtK0drY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_wg5gOtK0drY");</script>
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<p><em>Civil War</em> è, sin dal titolo, <strong>non uno degli incubi, bensì l’incubo per eccellenza</strong> del popolo di George Washington: alla ferita mai del tutto rimarginatesi della Guerra di Secessione si aggiungono le nuove faglie tra America Tradizionalista e America Woke, tra Bianchi e Neri, tra nativisti e figli delle ultime ondate migratorie, tra le coste degli stati ricchi e globalizzati e gli stati che, al centro del paese-continente, (soprav)vivono economicamente sui settori primario e secondario. </p>



<p>Una politica sempre più violenta, una società sempre più divisa e tribalizzata, non trovano ormai più quel (mal)sano sfogo esterno delle proprie tensioni che salvò il paese in passato, dalle Guerre Mondiali alla Guerra al Terrorismo, passando per quella Fredda – conflitti che, guarda caso, hanno segnato la costruzione dell’egemonia americana sul globo, il suo consolidamento e la sua hybris destabilizzante. A<strong>ccade quindi la tragedia, già esplorata da film fantapolitici come il tragicomico “La Seconda Guerra Civile Americana” (1997)</strong> ma anche da tutta la serie horror di “The Purge / Lo Sfogo” (dove però la latente guerra civile non è esplorata fantopoliticamente ma fantasocialmente). Le tensioni politiche saldano l’antico panico e senso di sicurezza di una massa di genti disomogenee – gli “americani” – consce sin dal 1776, di vivere in una società e in un paese fragile, strappato con le armi ai britannici su una terra strappata con le armi ai nativi americani e irrorata dal sangue degli schiavi neri. </p>



<p>Un paese fragile psicologicamente e spiritualmente, una nazione strappata, una cultura permeata da quel millenarismo protestante che vive di narrazioni apocalittiche iniziate con le <strong>visioni di Lutero:</strong> tutto questo viene raccontato nel film in modo per nulla didascalico e “espositivo”, ma reso implicito nel susseguirsi di scene tese, drammatiche, grazie ad un ritmo che alterna sapientemente adrenalina a momenti “lenti”, dialogici e riflessivi, dove tutto è permeato dal dramma e dove si intuisce la tragedia in agguato nella scena successiva. <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-battaglia-per-la-transizione-multipolare.html">Non vogliamo rivelare troppo della trama e della fittizia – ma inquietantemente non del tutto implausibile – geopolitica del film, </a></strong>ma non possiamo non centrare la nostra analisi su un tema: la quasi totale assenza di speranza, una sorda e asettica disperazione, raccontata come un chirurgo racconterebbe una malattia. Personaggi positivi moriranno, nel corso del film, e i loro compagni avranno solo il tempo di versare qualche lacrima per poi tirare avanti, per correre un metro in più verso un grottesco abisso (cosa c’è di più grottesco di una guerra fratricida?). <strong>Muore l’anziano saggio,</strong> e l’allieva di mezza età ne cancella la foto, dopo averlo pianto. Muore anch’essa, e la figlia adottiva ne raccoglie il testimone rimanendo sotto shock nelle ultime scene &#8211; ma per soli pochi secondi, prima di rimettersi subito a correre verso l’assurda scena finale. Del resto, era proprio questo l’insegnamento all’inizio del viaggio (fisico ed iniziatico) nel paese in guerra, dato “dalla madre alla figlia”: non dobbiamo piangere, noi raccontiamo e non commentiamo, perché siano gli altri a potersi fare un’idea. </p>



<p>Il senso del film è dunque in buona parte racchiuso nel dialogo serale tra anziano saggio e <strong>allieva di mezza età</strong> (da noi ribattezzata “madre”), la protagonista: abbiamo raccontato la guerra tante volte… abbiamo mostrato l’orrore. Pensavamo sarebbe stato utile, se non di per sé sufficiente, ma l’umanità semplicemente non impara, e risceglie l’orrore. La riflessione sugli USA, affidata a dialoghi “vivi”, sentiti e per nulla retorici o didascalici, travalica quello specifico contesto fantageopolitico e diventa una riflessione su tutte le guerre. Il film regge benissimo questo peso intellettuale, stemperato (stemperato?) dalla figura tragicomica del Presidente, un uomo di potere piccino-picciò, anzi non un uomo ma un caporale, un dittatore che contribuisce a trascinare il paese nel baratro, che sproloquia di vittoria a guerra già persa, che apre il film con una scena da antologia “recitando” tra sé e sé, da consumato mentitore politico, il<strong> discorso al popolo</strong>. Chiuderà la storia mostrandosi in tutta la propria pochezza e bassezza: quando tutto è perduto (anche per colpa sua) e in articulo mortis gli viene chiesto di lasciare un messaggio che riempia di senso il suo operato davanti alla Storia… non riesce a far altro che supplicare per la propria vita.&nbsp;</p>



<p>L’abilità del regista non sta solo nell’evitare la retorica– e quindi il moralismo – ma anche nella tecnica. Essendo un film profondamente metanarrativo – visto attraverso gli occhi di quattro fotoreporter – la fotografia è estremamente curata, così le musiche, le inquadrature e l’uso dei colori, l’alternarsi di momenti lenti e di fasi adrenaliniche, di azione e riflessione, di primi piani e di campi larghi, con paesaggi ora squallidi e feriti dalla guerra, ora agresti ed idilliaci… nei quali l’occhio dei reporter riesce a intravedere fosse comuni, corpi impiccati e torturati, cecchini sui tetti.<strong> Il film è crudo, non fa pornografia della violenza ma sa raccontare la crudezza come è necessario per raccontare una guerra </strong>– guerra peraltro, a parte un paio di errori, raccontata con un davvero buon livello di precisione e realismo tecnico-militare.</p>



<p>In definitiva, questo film non ha alcuna voglia di intrattenere lo spettatore, di rassicurarlo o di scioccarlo, ma prova con estrema sincerità e disincanto a stimolare una riflessione: è un<strong> reportage di una guerra che non c’è.</strong> Non ancora, perlomeno. <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/i-giochi-di-guerra-americani-per-preparare-gli-ufficiali-ucraini.html">America, umanità: volete davvero la guerra? </a></strong>Molto più di tanto cinema da salotto, è proprio questo il film di cui ora avevamo bisogno, perché è proprio questa la domanda alla quale dobbiamo rispondere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/civil-war-lamerica-allo-specchio-delle-proprie-paure.html">&#8220;Civil War&#8221;: l&#8217;America allo specchio delle proprie paure</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Due anni di guerra in Ucraina: un bilancio strategico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/due-anni-di-guerra-in-ucraina-un-bilancio-strategico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 08:28:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1229" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-scaled-600x384.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-1024x656.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-1536x984.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-2048x1311.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Due anni dopo il suo scoppio, che bilancio strategico offre la guerra in Ucraina? Il quadro è complesso da una parte e dall&#8217;altra. E del resto, è in continuo mutamento. Mentre butto giù questi pochi appunti, Mirko Campochiari – CEO della Parabellum&#38;Partners, della quale sono Senior Advisor, informa della credibilità della dichiarazione di Vladimir Putin &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/due-anni-di-guerra-in-ucraina-un-bilancio-strategico.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/due-anni-di-guerra-in-ucraina-un-bilancio-strategico.html">Due anni di guerra in Ucraina: un bilancio strategico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1229" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-scaled-600x384.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-1024x656.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-1536x984.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231122125537918_79bb5a095b753093ab2b3e5bad37fd80-2048x1311.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Due anni dopo il suo scoppio, che bilancio strategico offre la guerra in Ucraina? Il quadro è complesso da una parte e dall&#8217;altra. E del resto, è in continuo mutamento. Mentre butto giù questi pochi appunti, <strong>Mirko Campochiari </strong>– CEO della <strong>Parabellum&amp;Partners</strong>, della quale sono Senior Advisor, informa della credibilità della dichiarazione di Vladimir Putin sui circa 500-600mila soldati russi in Ucraina. Attenzione: non al fronte, ma includendo le truppe in prima linea e al combattimento, in un probabile/possibile rapporto di 1 a 3 tra truppe al fronte e truppe a supporto.</p>



<p>Sono mesi che la <strong>Russia sembra essere non solo più solida sulle proprie posizioni, </strong>dimostrando per di più capacità di martellare gli ucraini con maggior volume di fuoco di artiglieria data la comprovata scarsità di uomini e munizioni da parte delle <strong>truppe di Kiev</strong>. La capacità russa di sopportare perdite è stata dimostrata, paradossalmente, da quella che l’Occidente ha considerato vittorie di Pirro: la conquista di Avdiivka, un piccolo centro nella conquista del quale la Russia pare aver investito consistenti risorse umane. </p>



<p>La <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/tutti-i-guai-della-controffensiva-ucraina-la-guerra-a-un-punto-morto.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">controffensiva ucraina è fallita</a></strong>, e l’impatto sul morale deve essere stato consistente – dato il risalto che i politici alla Bankova avevano dato all’operazione, caricando di aspettative. <a href="https://it.insideover.com/guerra/zaluzhny-il-generale-scomodo-che-zelensky-manda-a-svernare-a-londra.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La rottura tra Zelenskij e Zaluzhnij </a>si è consumata con la rimozione di quest’ultimo. Trattasi di fatti, a lungo negati dai commentatori più sbilanciati verso la narrativa ucraina: i russi sono in braghe di tela, la controffensiva li spazzerà via, il<strong> Presidente e il Capo di Stato Maggiore</strong> vanno d’amore e d’accordo. Se così è, perché l’Ucraina conferma di avere disperato bisogno di armi e munizioni? </p>



<p>Addirittura, circolano voci – che chi scrive sta provando a verificare, senza per ora trovare conferme – di nuove offensive russe nei prossimi mesi, da est e da nord-est. Di certo, la Russia – che non aveva incentivi a trattare nei momenti peggiori – non ne ha ora che il campo sembra sorriderle <strong>(indipendentemente da chi sieda o siederà alla Casa Bianca). </strong></p>



<p>Vittoria russa, quindi? Ho provato a soppesare fatti ed analisi. Se la <strong>Russia è vittoriosa, come mai martella gli ucraini con un’artiglieria superiore,</strong> ma non manovra? Come mai continua a non raggiungere risultati superiori alla conquista di qualche villaggio? Può dirlo solo il futuro: nuove offensive?</p>



<p>Nel frattempo, è possibile abbozzare<strong> un bilancio strategico e uno classico per Kiev e per Mosca</strong>? Al 19 Marzo 2024 la Russia ha conquistato solo macerie fumanti, geopoliticamente poco utili se non per costituire il famoso “ponte di terra” tra Donbass e Crimea. Molto poco, rispetto al suo conclamato appetito che include tutta l’Ucraina, Galizia esclusa. </p>



<p>I commentatori filorussi lo negano, insistendo sul fatto che Putin non volesse tutto il paese: evidentemente l’assalto a Hostomel e le colonne corazzate su Kiev erano gite scolastiche. Putin stesso li smentisce, con i propri scritti storici e programmatici dove non manca di affermare l’unità sostanziale dei popoli russo e ucraino. Ad oggi, tutto ciò costituisce una, quantomeno parziale, <strong>sconfitta strategica per Mosca. La Russia difficilmente marcerà mai su Kharkov, Kiev e <a href="https://it.insideover.com/guerra/odessa-nel-mirino-se-non-cade-linvasione-russa-fallisce.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Odessa</a></strong>. Difficilmente non significa mai, improbabile non significa impossibile. Come fa ad entrare agevolmente a<strong> Kiev, Odessa e Kharkov l’esercito che fatica ad entrare ad Avdiivka? </strong>Dovrebbe raderle al suolo.</p>



<p>Al contempo, la Russia ha perso il Mar Nero e il Baltico. Il Mar Nero non è un Lago Russo, e le navi russe vengono affondate da un paese senza una flotta, tanto è vero che buona parte della flotta (forse tutta o quasi) è stata ritirata da Sebastopoli. Il <a href="https://it.insideover.com/difesa/bornholm-il-pivot-baltico-della-nato-al-centro-del-caso-nord-stream.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mar Baltico è un Lago NATO. </a><strong>Seconda sconfitta strategica.</strong></p>



<p>Del resto, se Mosca non ride, Kiev piange. In primo luogo, quello che vale per i russi a Kharkov e Odessa, per gli ucraini vale a Sebastopoli e Doneck: data la crisi demografica ucraina, non sarà davvero probabile un ritorno del paese ai confini del ’91. La Russia terrà Crimea, Donbass e ponte di terra, il che costituirà una chiara <strong>vittoria tattica di Mosca.</strong> La NATO non si è allontanata dai confini russi:<a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-per-la-russia-la-finlandia-e-la-svezia-non-sono-importanti-come-lucraina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> si è avvicinata, con la Finlandia. </a><strong>Una sconfitta strategica per ciascuno.</strong> Ingresso che, va detto, è del tutto improbabile, essendo il paese in guerra fino all’indefinito e non avendo così confini sotto controllo. <strong>Questa è la vera vittoria strategica di Mosca. </strong></p>



<p>Proprio in relazione al primissimo punto della lista, vediamo come oggi<a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/lucraina-festeggia-lindipendenza-tra-crimea-donbass-e-ue.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>l&#8217;Ucraina abbia riaffermato la propria indipendenza ed esistenza</strong>, cementandole col sangue:</a> è la vera vittoria strategica per Kiev, quella che rimarrà. Una lingua, una cultura e un popolo ucraino esistevano già: Putin, nel febbraio del 22, gli ha dato una Nazione. <strong>Tre sconfitte e una vittoria strategica per la Russia, unita ad una vittoria tattica. Una sconfitta e una vittoria strategica per Kiev. Decidere, a combattimenti in corso, chi abbia vinto e chi abbia perso non è solo difficile: è impossibile e inutile. </strong>I conti si faranno alla fine, ma questo manda al manicomio i poveri in spirito, che tifano su una guerra come fosse una partita di calcio.</p>
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