Il regno dell’eroina
Noto come “la Svizzera dell’Asia Centrale” a causa del suo territorio montagnoso, il Kyrgyzstan confina a nord con il Kazakhstan, a ovest con l’Uzbekistan, a sud ovest con il Tajikistan e a sud est con la Cina. A causa della...
Noto come “la Svizzera dell’Asia Centrale” a causa del suo territorio montagnoso, il Kyrgyzstan confina a nord con il Kazakhstan, a ovest con l’Uzbekistan, a sud ovest con il Tajikistan e a sud est con la Cina. A causa della...
Verso le nove di sera, dopo aver indossato elmetti e giubbotti antiproiettile, usciamo in avanscoperta verso le trincee avanzate. È un tragitto molto breve. Camminiamo nelle tenebre più complete, incespicando tra le macerie e infilandoci uno dopo l’altro in un breve camminamento scavato nella terra. Possiamo sentire i proiettili fischiare sopra le nostre teste, mentre i miliziani, accanto a noi, ripetono in loop la loro breve litania: “No lights, sniper, no lights”. Arriviamo in una specie di osservatorio, al primo piano di un palazzo semidistrutto. Lo spettacolo che ci si presenta davanti agli occhi è al contempo meraviglioso e tremendo: l’intero orizzonte, proprio di fronte a noi, è illuminato a giorno da una infinita raffica di lampi. Si direbbero fuochi d’artificio, ma ovviamente si tratta di ben altro: sono i bagliori delle bombe che piovono senza sosta sulle sfortunate terre del Donbass.Il buio della notte, quando sei alla guerra, è uno strano compagno di viaggio. I soldati amano le tenebre, perché esse li proteggono dagli sguardi del nemico. Al contempo, però, ne hanno anche paura: dall’oscurità può emergere qualsiasi cosa, e in genere non è mai nulla di buono. Le nostre tenebre sono state squarciate d’improvviso alle dieci e quattordici di sera, mentre, seduti all’aperto, di fronte al tavolino del presidio, stavamo intervistando uno dei nostri miliziani. Improvvisamente l’aria è stata squarciata da un fischio potentissimo. Abbiamo visto il ragazzo di fronte a noi distorcere il volto in una indescrivibile smorfia di terrore. Siamo balzati in piedi e ci siamo gettati oltre la soglia del bunker. Mentre rotolavamo sui gradini di cemento, un boato inimmaginabile ci ha squassato le orecchie. È arrivato lo spostamento d’aria, e con esso la potente granaiola delle schegge incandescenti.Reportage di Alfredo Bosco, Lorenzo Giroffi e Andrea Sceresini
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