Nella periferia di Donetsk si continua a combattere. A tre anni dall’inizio della guerra civile del Donbass, che vede contrapposti l’esercito regolare ucraino e le forze separatiste filorusse, e nonostante i numerosi accordi di pace, i cannoni seguitano a sparare.
Un piccolo triangolo di casette, ormai ridotte a cumuli di polvere e mattoni: poche centinaia di metri quadrati di terra – il cuore della guerra dimenticata del Donbass.
Le chiamano Kopankas. Sono un arcipelago immenso, di cui nessuno può conoscere la reale entità. Decine di chilometri di tunnel scavati a mano nel cuore della roccia, sotto le trincee e i campi minati. Sono le miniere illegali del Donbass separatista, l’ultima ancora di salvezza economica per migliaia di lavoratori rimasti disoccupati a causa della guerra.
Le chiamano Kopankas. Sono un arcipelago immenso, di cui nessuno può conoscere la reale entità. Decine di chilometri di tunnel scavati a mano nel cuore della roccia, sotto le trincee e i campi minati. Sono le miniere illegali del Donbass separatista, l’ultima ancora di salvezza economica per migliaia di lavoratori rimasti disoccupati a causa della guerra.
Il vecchio bunker di Trudovski ospita oggi quattordici persone. Ci sono due famiglie, ma il grosso delle brande è occupato da anziane “babushke”. Non hanno più nessuno, le loro case sono state bombardate, oppure si trovano così vicine alla linea del fuoco che sarebbe da pazzi tornare a viverci.
Il vecchio bunker di Trudovski ospita oggi quattordici persone. Ci sono due famiglie, ma il grosso delle brande è occupato da anziane “babushke”. Non hanno più nessuno, le loro case sono state bombardate, oppure si trovano così vicine alla linea del fuoco che sarebbe da pazzi tornare a viverci.
Nel centro della capitale della autoproclamata repubblica popolare la vita scorre normalmente: sola la notte, quanto il vento soffia verso sud, capita di sentire il lontano boato di qualche esplosione. Il fronte si trova oltre gli ultimi sobborghi operai. Qui, in uno scenario da prima guerra mondiale, uomini e ragazzi vengono feriti e uccisi ogni giorno.
Nel centro della capitale della autoproclamata repubblica popolare la vita scorre normalmente: sola la notte, quanto il vento soffia verso sud, capita di sentire il lontano boato di qualche esplosione. Il fronte si trova oltre gli ultimi sobborghi operai. Qui, in uno scenario da prima guerra mondiale, uomini e ragazzi vengono feriti e uccisi ogni giorno.