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Cronaca

Elkann, i 175 milioni al fisco per l’eredità Agnelli e la delocalizzazione come dogma

Indagine per frode fiscale: John Elkann, con i fratelli Lapo e Ginevra, è accusato di frode fiscale sull’eredità di Marella Agnelli, con un versamento proposto di 175 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate per chiudere l’inchiesta di Torino. Paradisi fiscali: Le carte dei Panama Papers e altre fonti rivelano l’uso di trust e società offshore in luoghi come Bahamas, Isole Vergini e Lussemburgo per gestire il patrimonio Agnelli, con presunte evasioni fiscali. Strategia di delocalizzazione: Exor e Stellantis, con sedi fiscali in Olanda e altrove, adottano sistematicamente la delocalizzazione per ridurre le imposte, come dimostrato dal contenzioso da un miliardo di euro del 2022 con il fisco italiano. Impatti sull’Italia: Stellantis ha tagliato migliaia di posti di lavoro in Italia (es. 600 esuberi a Mirafiori) e ridotto la produzione, mentre chiede sussidi statali, sollevando critiche per il disimpegno industriale nel Paese. Questione etica e politica: L’eredità della Fiat, costruita anche con aiuti statali italiani, contrasta con le scelte di Elkann, che cerca di evitare il processo penale con lavori socialmente utili, alimentando un dibattito sull’etica e l’orgoglio nazionale.

Media e Potere

Borioso e noioso, Benigni manipola la storia e decanta un’Europa che non esiste

Delusione artistica: Lo spettacolo di Benigni su Rai 1 è stato definito noioso, prevedibile e privo di comicità, un flop rispetto alle aspettative di lirismo poetico, con l’ex comico incapace di strappare risate dal 1991 e artisticamente spento, specchio del vuoto del Partito Democratico.Manipolazione storica: Benigni ha ricostruito un’Europa fantasiosa, attribuendo il boom economico italiano al mercato unico e ignorando fattori come l’Iri, l’Eni di Mattei e il Piano Marshall, ripetendo il vizio di alterare la Storia già visto in “La vita è bella” con Auschwitz liberata dagli americani invece che dai russi.Banalità europeiste: Il monologo si è limitato a luoghi comuni retorici (Europa come pace, democrazia, civiltà), ignorando contraddizioni come la guerra in Jugoslavia, il bombardamento Nato di Belgrado, la Brexit “sopravvissuta” e la repressione elettorale in Romania.Critica all’UE oligarchica: L’Europa di Benigni è una “Dis-Unione” fondata su interessi nazionali (soprattutto tedeschi) e ordoliberismo, una gabbia fiscale che taglia i diritti sociali e si regge su un Parlamento impotente, con il Consiglio Europeo a dettare legge e il Manifesto di Ventotene come feticcio mitizzato ma strumentale.Nazionalismo e diversità: Il ritorno del nazionalismo è visto come reazione a un’Europa che nega le specificità dei popoli, incapace di vera fratellanza e incline a un’utopia autoritaria, mentre Benigni tace su queste contraddizioni, limitandosi a ripetere “straordinario” e “meraviglioso”.

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