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	<title>Alessandra Benignetti Archives - InsideOver</title>
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	<title>Alessandra Benignetti Archives - InsideOver</title>
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		<title>“Atomica, mobilitazione e negoziati: vi spiego cosa c&#8217;è dietro le parole di Putin”</title>
		<link>https://it.insideover.com/senza-categoria/atomica-mobilitazione-e-negoziati-vi-spiego-cosa-ce-dietro-le-parole-di-putin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2022 18:30:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Esercito russo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1191" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-1024x635.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-1536x953.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-2048x1270.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La minaccia nucleare è soltanto un “bluff”. Ma i referendum annunciati nelle regioni filorusse segnano un punto di non ritorno e allontanano ulteriormente il negoziato, come dimostra anche la chiamata alla mobilitazione generale che ha gettato nel panico i russi facendo schizzare alle stelle il prezzo dei biglietti aerei e provocando lunghe code ai confini. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/atomica-mobilitazione-e-negoziati-vi-spiego-cosa-ce-dietro-le-parole-di-putin.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1191" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-1024x635.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-1536x953.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220921202742697_ca281d19ba828d6375417c219626ddee-2048x1270.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La minaccia nucleare è soltanto un “bluff”. Ma i referendum annunciati nelle regioni filorusse segnano un punto di non ritorno e allontanano ulteriormente il negoziato, come dimostra anche la chiamata alla mobilitazione generale che ha gettato nel panico i russi facendo schizzare alle stelle il prezzo dei biglietti aerei e provocando lunghe code ai confini. Ne è convinta <strong>Nona Mikhelidze</strong>, responsabile di ricerca dell’<strong>Istituto Affari Internazionali (IAI)</strong>.</p>



<p><strong>Tra pochi giorni nei territori occupati dalle truppe di Mosca si voterà per l’annessione alla Russia, come successe nel 2014 in Crimea. Quali saranno le conseguenze di questa mossa?</strong></p>



<p>&#8220;L’annuncio del referendum per l’annessione delle regioni di Donetsk, Lugansk Kherson e Zaporizhzhia segna un punto di non ritorno e complica la vita a chi, come il presidente turco Erdogan o Papa Francesco, credeva di riuscire a portare i contendenti al tavolo delle trattative. È chiaro che, come è stato per la Crimea, Putin non sarà disposto a tornare indietro. E questo rende ancora più difficile il cammino verso una soluzione diplomatica&#8221;.</p>



<p><strong>I negoziati si allontanano mentre torna la minaccia nucleare. C’è davvero questo rischio?</strong></p>



<p>&#8220;Penso che Putin stia bluffando. Del resto è lui stesso a contraddirsi quando afferma che verranno usate armi nucleari se verrà attaccato il territorio russo. È già successo quando i missili ucraini sono caduti su Belgorod e Kursk, eppure questo tipo di reazione non c’è stata. Inoltre, un leader che ha bisogno di sottolineare che le sue parole non sono un “bluff”, ammette implicitamente di non essere preso sul serio. Poi c’è una considerazione di ordine pratico: per usare le armi nucleari tattiche serve un obiettivo strategico. Dove verrebbero sganciate, sul fronte dove combattono anche i soldati russi, con il rischio che le radiazioni arrivino sul proprio territorio? La considero un’opzione improbabile&#8221;.</p>



<p><strong>Eppure gli Usa hanno fatto sapere di prendere sul serio le parole del capo del Cremlino…</strong></p>



<p>&#8220;Putin sa benissimo che un’azione del genere da parte della Russia avrebbe delle conseguenze. E sa anche di non avere le capacità di sostenere un conflitto diretto con la Nato. Penso invece che il fatto di coinvolgere direttamente l’Occidente sia funzionale alla propaganda interna: ammettere di essere stati respinti dall’esercito ucraino è umiliante, per quello ora si farà riferimento sempre di più agli occidentali&#8221;.</p>



<p><strong>Qual è quindi la strategia di Mosca?</strong></p>



<p>&#8220;Quella di influenzare la nostra opinione pubblica. Prima con il ricatto del gas, ora con lo spettro del nucleare, l’obiettivo del Cremlino è quello di portare gli europei, in parte già stanchi per gli effetti negativi del conflitto, a fare pressione sui governi per ritirare il sostegno all’Ucraina. Ma come abbiamo visto anche all’assemblea generale delle Nazioni Unite, i leader occidentali hanno riaffermato il loro supporto a Kiev. La verità è che Putin ha sbagliato i calcoli, si aspettava che la leva del gas fosse più efficace ed è stato colto di sorpresa dalla controffensiva ucraina. Con l’arrivo dell’inverno si andrà verso un periodo di stasi, i combattimenti saranno meno intensi e gli eserciti ne approfitteranno per riorganizzarsi&#8221;.</p>



<p><strong>È per questo che è partita la mobilitazione parziale dei riservisti?</strong></p>



<p>&#8220;Intanto c’è da dire che il decreto è talmente fumoso che permette di richiamare quasi tutti, non solo i 300mila richiesti dal ministro della Difesa Sergej Shoigu, ma ben 25 milioni di russi. E questo emerge chiaramente dalla reazione che hanno avuto i cittadini&#8221;.</p>



<p><strong>Che tipo di reazione?</strong></p>



<p>&#8220;Ieri la frase più digitata sui principali motori di ricerca era: “Come lasciare la Russia”. Non è un caso che le principali compagnie aeree abbiano dichiarato <em>sold out</em> i biglietti per Georgia, Armenia, Turchia, Kazakhstan e che i prezzi siano saliti in maniera esorbitante. Tanto per avere un’idea, alla frontiera con la Finlandia si è creata una fila di 35 chilometri di auto in uscita dal territorio russo&#8221;.</p>



<p><strong>Quindi il consenso intorno a Putin si sta indebolendo?</strong></p>



<p>&#8220;È difficile dirlo, perché le persone hanno paura ad esprimere la propria opinione liberamente. Voglio dire soltanto che finora il contratto sociale tra Vladimir Putin e il popolo russo si è basato sulla garanzia di stabilità economica in cambio di una non ingerenza sul piano politico. I russi fino a ieri hanno guardato la guerra dal divano di casa, attraverso gli schermi delle tv. Oggi invece sono chiamati a partecipare. E se è vero che i sondaggi dicono che la maggioranza è a favore della cosiddetta “operazione militare speciale”, è vero anche che solo il 3% è disposto a contribuire alla guerra, anche solo in termini economici&#8221;.</p>



<p><strong>Questo vale anche per le <em>élites</em>?</strong></p>



<p>&#8220;Sicuramente c’è preoccupazione e malcontento per il fatto che questa doveva essere una guerra veloce. Non lo è stata, la mobilitazione ne è la conferma, e il prezzo da pagare per loro è molto alto. Ci sarà di certo una riflessione sul futuro del sistema. Ma è un sistema talmente chiuso che è difficile davvero prevedere cosa succederà&#8221;. &nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;inverno, il ritiro, la mobilitazione generale. Tutte le opzioni dello Zar in Ucraina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Sep 2022 14:03:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1210" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-1024x645.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-1536x968.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-2048x1291.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I bombardamenti a tappeto su &#8220;tutte le linee del fronte&#8221; vanno avanti da ieri. È questa la risposta di Mosca alla controffensiva ucraina che ha portato alla riconquista di città strategiche come Izyum, nell&#8217;oblast di Kharkiv, sbaragliando l&#8217;esercito russo. Gli scontri continuano ad andare avanti, e secondo Marco Di Liddo, analista geopolitico e responsabile del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/linverno-il-ritiro-la-mobilitazione-generale-tutte-le-opzioni-dello-zar-in-ucraina.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1210" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-1024x645.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-1536x968.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/09/ilgiornale2_20220913160208797_3eeff442d572fc4d5c57f5a77ca2d49c-2048x1291.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I bombardamenti a tappeto su &#8220;tutte le linee del fronte&#8221; vanno avanti da ieri. È questa la risposta di Mosca alla controffensiva ucraina che ha portato alla riconquista di città strategiche come Izyum, nell&#8217;oblast di Kharkiv, sbaragliando l&#8217;esercito russo. Gli scontri continuano ad andare avanti, e secondo <strong>Marco Di Liddo</strong>, analista geopolitico e responsabile del Desk Russia del Centro Studi Internazionali (CeSI), la prospettiva di un cessate il fuoco è ancora lontanissima.</p>
<p><strong>Quali saranno gli effetti dell&#8217;avanzata ucraina nelle regioni dell&#8217;Est?</strong></p>
<p>La controffensiva di Kiev va valutata su due settori, quello di Kherson, dove le forze ucraine dopo qualche risultato positivo si sono impantanate, e quello di Kharkiv dove invece c’è stata una disfatta totale delle truppe russe. Questo è accaduto perché le unità migliori delle forze di occupazione si trovavano proprio a Kherson, mentre Kharkiv è stata lasciata sostanzialmente sguarnita. Gli ucraini ora possono puntare a Donetsk e Lugansk, però lì il presidio russo è di qualità e di consistenza maggiore. Senza contare che allargare il fronte può essere pericoloso anche per Kiev. Al momento esiste la possibilità che la controffensiva ucraina vada avanti in modo importante, ma direi che la fine del conflitto non è ancora vicina.</p>
<p><strong>Che tipo di reazione dobbiamo aspettarci da parte di Mosca?</strong></p>
<p>Oggi il Cremlino ha davanti tre ipotesi. La prima è quella del ritiro incondizionato, che però è altamente improbabile visto che avrebbe conseguenze incalcolabili sul fronte interno. La seconda è di segno opposto e prevede una nuova escalation, magari invocando la mobilitazione generale per incrementare in modo massiccio la presenza in Ucraina. Ovviamente ci sono dei rischi sociali, economici e militari non indifferenti, visto che nessuno vuole andare a morire senza sapere come si guida un carro armato o come si spara. La terza, più probabile delle prime due, è invece quella di limitare i danni ed arrivare all’inverno. Con la stagione fredda, infatti, ci sarà un rallentamento fisiologico delle operazioni militari, la crisi economica in Europa si farà sentire di più e quindi la Russia potrà esercitare una pressione maggiore sull’Occidente e sulla stessa popolazione ucraina. L’esercito di Mosca potrà riorganizzarsi e lanciare una nuova offensiva in primavera. Certo, anche qui c’è il rovescio della medaglia. Sarà difficile per il Cremlino gestire questi mesi. E anche l’Ucraina, da parte sua, avrà il tempo di riordinare le truppe.</p>
<p><strong>Un gruppo di politici locali ha chiesto le dimissioni del presidente, Putin è sempre più isolato?</strong></p>
<p>Sicuramente non è più sereno come lo era lo scorso febbraio, ma è anche vero che scardinare un sistema di potere come il suo non è semplice. Gli scenari possono essere due: quello di una rivoluzione che sostituisca l’intero establishment, difficile da mettere in pratica visto che a Mosca non esistono opposizioni unite e credibili, oppure quello del sacrificio di un capro espiatorio per salvaguardare l’establishment stesso. Insomma, deve essere chiaro che un’eventuale destituzione di Putin non equivarrebbe necessariamente ad un cambiamento della politica russa. Questa equazione non è affatto scontata. Lo stesso Navalny, tanto per capirci, sul piano dei rapporti con l’Occidente verrebbe considerato un falco.</p>
<p><strong>A minacciare Mosca però ora è anche il <a href="https://it.insideover.com/guerra/kadyrov-mette-in-imbarazzo-mosca-e-scoppia-un-altro-mistero.html?_ga=2.71605267.1410095098.1662882951-1778478498.1661543977&amp;_gl=1*gd4e5o*_ga*MTc3ODQ3ODQ5OC4xNjYxNTQzOTc3*_ga_ENZ2GEXW4Y*MTY2MzA2NTk5OS40Mi4xLjE2NjMwNzE5NDAuMC4wLjA.">leader ceceno</a> Ramzan Kadyrov…</strong></p>
<p>Kadyrov è pericoloso per il Cremlino nella misura in cui, percependo la debolezza del potere moscovita, decidesse di lanciare una nuova iniziativa secessionista. Sicuramente non ambisce a governare la Russia.</p>
<p><strong>Quindi c’è il rischio di una disgregazione dello Stato russo?</strong></p>
<p>Se la sconfitta militare per Mosca sarà pesante si potranno innescare meccanismi di questo tipo.</p>
<p><strong>Quali sarebbero le conseguenze?</strong></p>
<p>Per l’Europa sarebbe un disastro perché sarebbe chiamata non soltanto a gestire la ricostruzione dell’Ucraina e il processo di pace, ma anche a fare i conti con tutto ciò che la disintegrazione della Russia comporterebbe in termini economici, di sicurezza e di proliferazione nucleare. Sarebbe uno scenario da incubo, ma non possiamo escluderlo.</p>
<p><strong>L’alternativa è portare i contendenti al tavolo delle trattative?</strong></p>
<p>Tutti lo desiderano, ma al momento questa opzione è impossibile. Questo è un conflitto profondo a livello politico, culturale e simbolico. La soluzione negoziale è lontanissima.</p>
<p><strong>Putin dice che la guerra economica dell’Occidente è fallita, è così?</strong></p>
<p>Il presidente russo è molto astuto. Oggi può affermare una cosa del genere, anche perché il prezzo del gas è ai massimi storici e compensa la riduzione del volume dei flussi verso l’Europa. Ma le sanzioni avranno effetto sul medio lungo termine e se parliamo di investimenti europei o di esportazioni il quadro è davvero fosco. Pensiamo alla componentistica, ad esempio chip e semiconduttori, che la Russia importava dall’Europa. La mancanza di questi prodotti si farà sentire pesantemente sia a livello civile sia militare e porterà di fatto ad un arretramento del Paese. Nel breve le sanzioni possono fare più male all’Europa, ma a lungo andare faranno di sicuro più male alla Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/linverno-il-ritiro-la-mobilitazione-generale-tutte-le-opzioni-dello-zar-in-ucraina.html">L&#8217;inverno, il ritiro, la mobilitazione generale. Tutte le opzioni dello Zar in Ucraina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Fame, terra e fondamentalismo. Le radici dell&#8217;odio anti-cristiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/fame-terra-e-fondamentalismo-le-radici-dellodio-anti-cristiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jun 2022 08:36:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Estremismo islamico]]></category>
		<category><![CDATA[fondamentalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fulani]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;I pastori fulani, affiancati da banditi provenienti da tutta l&#8217;Africa occidentale e centrale, sono diventati un esercito di occupazione, che conta decine di migliaia di persone, occupa foreste, frontiere e persino città&#8221;. Il quotidiano nigeriano Punch parla di uno Stato sull’orlo del fallimento. Ancora si contano le vittime della strage della domenica di Pentecoste ad &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/fame-terra-e-fondamentalismo-le-radici-dellodio-anti-cristiano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/fame-terra-e-fondamentalismo-le-radici-dellodio-anti-cristiano.html">Fame, terra e fondamentalismo. Le radici dell&#8217;odio anti-cristiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/ilgiornale2_20220612103234173_da554ed85620a4d7582dc3685c7a18e1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;I pastori fulani, affiancati da banditi provenienti da tutta l&#8217;Africa occidentale e centrale, sono diventati un esercito di occupazione, che conta decine di migliaia di persone, occupa foreste, frontiere e persino città&#8221;. Il quotidiano nigeriano <a href="https://punchng.com/ondo-church-attack-terrorism-is-engulfing-the-country/"><em>Punch</em></a> parla di uno Stato sull’orlo del fallimento. Ancora si contano le vittime della strage della domenica di Pentecoste ad Owo, quando il colore rosso dei paramenti è diventato tutt’uno con quello del sangue dei martiri. La <strong>Nigeria</strong> piange l’ennesima mattanza di innocenti. Il bilancio ufficiale è di 21 vittime, ma in tanti sono stati condotti in ospedale in fin di vita. Il numero quindi, è destinato a crescere. E fonti della diocesi locale sostengono che i morti siano già almeno 38.</p>
<p>Intanto, nel Paese, cresce la rabbia nei confronti delle autorità. Il dito è puntato <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/vogliono-imporre-loscurantismo-chi-c-dietro-strage-dei-2040240.html">contro i pastori <strong>fulani</strong></a>: per molti il gruppo armato dei mandriani seminomadi di religione musulmana, che nel 2014 è stato schedato <a href="https://www.independent.co.uk/news/world/africa/global-terrorism-index-nigerian-fulani-militants-named-as-fourth-deadliest-terror-group-in-world-a6739851.html">come il quarto più feroce al mondo</a>, sarebbe responsabile della mattanza <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/attacco-chiesa-cattolica-nigeria-almeno-50-morti-2040063.html">nella chiesa di San Francesco</a>. Ma anche contro il presidente, Muhammadu Buhari, appartenente alla stessa etnia, accusato di aver chiuso troppo spesso gli occhi davanti alle scorribande dei pastori.</p>
<p>&#8220;Ci circondano nella foresta e possono attaccarci da un momento all&#8217;altro. Siamo terrorizzati&#8221;, racconta suor Agnes Adeluyi, della congregazione delle Suore di San Luigi di Owo ai microfoni di <em>Vatican News</em>. &#8220;Abbiamo tutti paura – rivela &#8211; perché non c&#8217;è protezione da parte del governo&#8221;. Le dispute etniche, come quella tra fulani e yoruba, sono la prassi in Nigeria, dove i gruppi etnici sono oltre 250. Alla base dello scontro fra i pastori e le comunità sedentarie, dedite all’agricoltura, c’è la scarsità delle <strong>risorse</strong>: ci si uccide per l’acqua, la terra e i pascoli. La siccità e le carestie complicano la situazione ed inaspriscono le dispute fra mandriani e contadini. È un problema atavico ma oggi gli Ak47 hanno preso il posto delle frecce e così secondo un recente rapporto di <a href="https://www.amnesty.org/en/documents/afr44/9503/2018/en/">Amnesty International</a> tra il gennaio del 2016 e l’ottobre del 2018 sono morte negli scontri per la terra almeno 3.600 persone. Vuol dire che, nel silenzio generale, i fulani hanno fatto più morti di Boko Haram.</p>
<p>Gli Stati più colpiti sono quelli del nord, dove imperversano anche i miliziani jihadisti, e della Middle Belt. Ma la strage di Ondo dimostra che i pastori fulani, se fossero davvero responsabili del massacro, sarebbero ormai pronti a spingersi anche nel sud, la zona agricola e più produttiva del Paese, ricca anche di giacimenti di idrocarburi. A mettere in guardia le autorità sul fatto che i &#8220;terroristi&#8221; fossero ormai pronti a colpire in tutto il Paese, nei mesi scorsi, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/imam-choc-sulla-studentessa-lapidata-i-musulmani-hanno-delle-2037657.html">erano state diverse personalità</a> di spicco: dal premio Nobel per la Letteratura, <strong>Wole Soyinka</strong>, a Nasir el-Rufai, governatore dello Stato di Kaduna, uno dei più colpiti da agguati e rapimenti.</p>
<p>La stampa locale vede nell’attacco una vendetta contro Rotimi Akeredolu, presidente di etnia yoruba dello Stato dell’Ondo. Lo scorso anno dopo una serie di episodi violenti e criminali ha deciso di estromettere i fulani dalla regione, invocando il rispetto della legge sui <strong>pascoli</strong>. È possibile, quindi, che l&#8217;odio interetnico e la lotta per la terra abbiano portato all’ennesimo attentato. Ma è anche vero che da qualche anno la componente religiosa è diventata sempre più preponderante. Il fatto che ad essere presa di mira a Owo sia stata una chiesa gremita di fedeli raccolti in preghiera non è un particolare trascurabile.</p>
<p>Negli ultimi due anni sono stati decine i villaggi attaccati, le chiese vandalizzate e i sacerdoti rapiti. C’è una componente economica, certo. Con i riscatti si finanzia la guerriglia per conquistare i terreni. Ma, per chi conosce bene la realtà locale, è innegabile che ormai ci sia anche un aspetto legato al fondamentalismo, che punta al &#8220;dominio&#8221; degli &#8220;<strong>infedeli</strong>&#8220;. A denunciare come dietro ai sequestri e agli attacchi ai villaggi ci sia ormai anche una motivazione confessionale sono stati negli anni anche i vescovi locali. Alcuni anni fa quello di Kafanchan, monsignor Bagobiri, <a href="https://it.insideover.com/religioni/cristiani-nel-mirino-nigeria-cosi-ci-vogliono-islamizzare.html">spiegava come</a> le &#8220;questioni religiose&#8221; andassero di pari passo con quelle &#8220;fondiarie&#8221;. &#8220;Entrambe le cause sono presenti, ma il fattore religioso è preponderante: è una persecuzione&#8221;, diceva parlando delle scorribande nel Kaduna.</p>
<p>Anche Wilfred Chikpa Anagbe, vescovo di Makurdi, nel 2018, non aveva dubbi sul fatto che i fulani e gli altri gruppi armati islamisti avessero un &#8220;piano prestabilito per islamizzare le regioni a maggioranza cristiana del Middle Belt&#8221;. Per questo, secondo alcuni, senza un intervento efficace da parte delle autorità, il Paese rischia di piombare in un conflitto etno-confessionale. Attaccare i cristiani in Nigeria, infatti, significa dichiarare guerra a circa la metà della popolazione. Insomma, il livello dello <strong>scontro</strong> si è alzato e secondo qualche commentatore la &#8220;guerra di religione&#8221; sarebbe dietro l’angolo. Nel frattempo, la crisi alimentare che secondo la Fao e il World Food Program ormai minaccia dozzine di Stati africani rischia di aggravare ulteriormente la situazione.</p>
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		<title>La morte del giovane ebreo pestato nella banlieue indigna la Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/la-morte-del-giovane-ebreo-pestato-nella-banlieue-indigna-la-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2022 20:57:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[presidenziali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Jeremie-Cohen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Jeremie-Cohen.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Jeremie-Cohen-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Jeremie-Cohen-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La sera del 16 febbraio un uomo di trent’anni viene portato in ospedale in fin di vita a Bobigny, una delle banlieue parigine più difficili. Quelle in cui il separatismo islamista, lo spaccio e la violenza si fanno strada tra i casermoni delle case popolari. Il paziente condotto d’urgenza al pronto soccorso è stato travolto &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-morte-del-giovane-ebreo-pestato-nella-banlieue-indigna-la-francia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Jeremie-Cohen.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Jeremie-Cohen.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Jeremie-Cohen-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/04/Jeremie-Cohen-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>La sera del 16 febbraio un uomo di trent’anni viene portato in ospedale in fin di vita a Bobigny, una delle <strong>banlieue</strong> parigine più difficili. Quelle in cui il separatismo islamista, lo spaccio e la violenza si fanno strada tra i casermoni delle case popolari. Il paziente condotto d’urgenza al pronto soccorso è stato travolto da un tram. Le sue condizioni sono disperate: ha un grave trauma cranico e ha subito un arresto cardiocircolatorio. I medici cercano di rianimarlo ma qualche minuto dopo la mezzanotte la sua vita si spegne a causa delle gravi lesioni riportate nell’incidente.</p>
<p>Per gli inquirenti a provocare la morte di <strong>Jérémie Cohen</strong>, ragazzone francese di origine ebraica che viveva nella cittadina del dipartimento della Seine-Saint-Denis, è stata una tragica fatalità. Un attraversamento avventato, fuori dalle strisce pedonali. Ma la realtà potrebbe essere ben diversa. Ed è per questo che il caso è finito al centro del dibattito politico francese a pochi giorni dall’apertura delle urne per il primo turno delle presidenziali. A mettere tutto in discussione è un video diventato virale nei giorni scorsi sui social network e poi censurato.</p>
<p>Le immagini, riprese dall’alto, inquadrano Jérémie che attende davanti ad un negozio di articoli sportivi. Si vede un uomo che corre verso di lui e lo colpisce. Si aggiungono altre persone e inizia un vero e proprio pestaggio. Lui, che ha un lieve handicap psico-motorio, cerca con difficoltà di fuggire. Corre a fatica e riesce a ripararsi in mezzo a due auto. Da lì, senza guardare davanti a sé, scatta verso le rotaie per attraversare la strada in cerca di salvezza. Ed è a quel punto che il <strong>tram</strong> lo travolge senza lasciargli scampo.</p>
<p>Accanto al corpo della vittima è stata ritrovata una <strong>kippah</strong>. Un particolare che fa pensare ad una possibile matrice antisemita dell’aggressione. Non sarebbe una sorpresa in una periferia dove le scorribande violente sono all’ordine del giorno. Il procuratore di Bobigny, Eric Mathais, <a href="https://www.francetvinfo.fr/faits-divers/ce-que-l-on-sait-de-la-mort-de-jeremy-cohen-percute-par-un-tramway-a-bobigny-apres-une-agression_5063221.html">citato dai media francesi</a>, precisa però che attualmente &#8220;non c’è alcun elemento che permette di stabilire con certezza se la vittima portasse visibilmente la kippah al momento dell’aggressione&#8221; e, di conseguenza, se la violenza sia scattata o meno per &#8220;motivi discriminatori&#8221;.</p>
<p>La famiglia di Jérémie, però, vuole vederci chiaro. È proprio grazie agli sforzi dei fratelli del giovane, che dopo la tragedia hanno fatto appello alla cittadinanza per recuperare testimonianze sull’accaduto, che è spuntato fuori il video che incastra il gruppo di violenti. E ora Gérald Cohen, il papà del giovane ucciso, chiede che l’inchiesta non venga insabbiata. Per questo, dai microfoni di <em>Bfmtv</em> e della seguitissima trasmissione <em>Touche pas à mon poste!</em>, condotta da Cyril Hanouna su C8, si è rivolto direttamente <strong>Eric Zemmour</strong> per chiedergli di impegnarsi affinché l’indagine non venga &#8220;chiusa&#8221; o &#8220;soppressa&#8221;.</p>
<p>Il candidato dell’estrema destra ha subito raccolto la sfida. &#8220;È morto perché è ebreo? Perché vogliono soffocare l’inchiesta?&#8221;, ha scritto Zemmour su Twitter. Intervistato da <em>France 2</em> denuncia il silenzio attorno al caso e promette che non volterà le spalle al papà del ragazzo &#8220;picchiato da una banda di teppisti&#8221;. Dopo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-morte-dellindipendentista-corso-infiamma-la-francia.html">l’aggressione in carcere</a> per mano di un giovane detenuto radicalizzato costata la vita all’indipendentista corso Yvan Colonna, con il caso Cohen il tema della sicurezza torna alla ribalta nella campagna elettorale. Anche la leader del Rassemblement National, <strong>Marine Le Pen</strong>, evoca l’antisemitismo parlando di &#8220;atto criminale&#8221;. Intervistata da <em>France-Inter</em>, ha accusato i media di voler minimizzare o addirittura nascondere l’accaduto per non mettere in imbarazzo l’Eliseo a poche settimane dal voto.</p>
<p>Nicolas Dupont-Aignan, capo del partito neogollista Debout la France, parla di &#8220;aggressione antisemita&#8221; e di &#8220;orrore assoluto&#8221;. Anche la sinistra calca la mano, con il candidato comunista Fabien Roussel e Jean-Luc Mélenchon di La France Insoumise, che sposano la stessa tesi e chiedono che sia fatta chiarezza sui reali motivi dell’aggressione. Qualche giorno fa anche il presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> si è interessato alla vicenda, facendo contattare i genitori di Jérémie dai suoi uffici. &#8220;Nel rispetto dell&#8217;indipendenza della giustizia, tutti i mezzi saranno messi in atto per identificare gli autori di questa aggressione e fare piena luce sulla vicenda&#8221;, hanno assicurato dalla presidenza della Repubblica. Del caso, fanno sapere dall’Eliseo, si starebbe occupando personalmente il ministro della Giustizia, Eirc Dupont-Moretti. E Macron, precisano, &#8220;viene tenuto personalmente informato&#8221;.</p>
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		<title>Così la guerra in Ucraina ha spaccato il gruppo di Visegrad</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/cosi-la-guerra-in-ucraina-ha-spaccato-il-gruppo-di-visegrad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2022 05:19:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppo di Visegrad]]></category>
		<category><![CDATA[polonia]]></category>
		<category><![CDATA[ungheria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Uniti sull’immigrazione, divisi sui rapporti con l’ingombrante vicino russo. La guerra in Ucraina acuisce la frattura già presente in seno al gruppo di Visegrad, da sempre spaccato tra chi considera la Russia una minaccia alla propria sicurezza e chi in questi anni ha deciso di stringere legami sempre più forti con Mosca. Una crepa che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/cosi-la-guerra-in-ucraina-ha-spaccato-il-gruppo-di-visegrad.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220329185444144_3bdf9ba2ff37f5eed9d2e014099b9dc7-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Uniti sull’immigrazione, divisi sui rapporti con l’ingombrante vicino russo. La guerra in Ucraina acuisce la frattura già presente in seno al gruppo di <strong>Visegrad</strong>, da sempre spaccato tra chi considera la Russia una minaccia alla propria sicurezza e chi in questi anni ha deciso di stringere legami sempre più forti con Mosca.</p>
<p>Una crepa che si è allargata nelle ultime settimane, tra promesse interventiste e duri botta e risposta sulle sanzioni. Da una parte c’è Varsavia, pronta a fornire aerei all’Ucraina e a lanciare una missione di &#8220;peacekeeping&#8221; nel Paese. Dall’altra Budapest, disposta a mettersi in gioco sul fronte dell’accoglienza ma non a schierarsi in un <strong>conflitto</strong> che, ha tuonato nei giorni scorsi il premier Viktor Orbán, finirebbe per danneggiare i cittadini ungheresi.</p>
<h2>La visita dei premier a Kiev</h2>
<p>Non è un caso che il premier magiaro non abbia partecipato al viaggio dei capi del governo polacco, ceco e sloveno per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Kiev. Un’iniziativa diplomatica autonoma, annunciata dal primo ministro di Varsavia <strong>Mateusz Morawiecki</strong> al summit dei leader europei di Versailles, non senza una velata critica ai Paesi dell’Europa occidentale, accusati di essere troppo tiepidi di fronte al grido d’aiuto del governo ucraino.</p>
<p>L’obiettivo dei tre premier era quello di &#8220;confermare l&#8217;inequivocabile sostegno dell&#8217;intera Ue alla sovranità e indipendenza dell&#8217;Ucraina e per presentare un vasto pacchetto di sostegni allo Stato e alla società&#8221;. Ma se in Polonia i giornali filo-governativi hanno celebrato il coraggio della delegazione dei Paesi dell’Europa centro-orientale, da Bruxelles si sono affrettati a precisare come la <strong>missione</strong> di Morawiecki, Jansa e Fiala non avesse alcun mandato da parte del Consiglio europeo. Qualcuno, poi, più a bassa voce, non ha mancato di far notare i rischi dell’operazione.</p>
<h2>Il no di Budapest alla fornitura di armi a Kiev</h2>
<p>Anche l’Ungheria, quarto componente dell’alleanza nata all’inizio degli anni ’90 nel castello di Visegrad, si è dissociata dalla strategia portata avanti dai &#8220;falchi&#8221; guidati dal governo polacco, che promettono all’Ucraina armi e sostegno politico per l’accelerazione delle pratiche per l’ingresso nell’Ue. La posizione di Budapest viene chiarita dal premier Orbán a margine del vertice straordinario della Nato dei giorni scorsi. &#8220;L&#8217;Ungheria non manderà soldati in Ucraina&#8221;, oltre a &#8220;non mandare <strong>armi</strong> e a non far transitare le armi dirette in Ucraina attraverso il territorio ungherese&#8221;.</p>
<p>La priorità, spiega il primo ministro magiaro, è che &#8220;la guerra non si allarghi in alcun modo oltre i confini dell&#8217;Ucraina&#8221;. &#8220;Per questo – ha aggiunto &#8211; abbiamo anche respinto l&#8217;idea di una no-fly zone che equivarrebbe a una guerra aerea&#8221;. Sì, dunque, al dispiegamento delle forze della Nato per &#8220;motivi difensivi&#8221; e per garantire la sicurezza degli ungheresi, ma di armare l&#8217;<strong>esercito</strong> ucraino, chiariscono da Budapest, non se ne parla.</p>
<h2>La battaglia sul gas russo</h2>
<p>Un capitolo altrettanto importante è quello delle <strong>sanzioni</strong>, una delle armi principali dell’altra guerra, quella che si combatte sui mercati internazionali e che punta ad indebolire l’economia russa per costringere il Cremlino a venire a più miti consigli. La Polonia chiede di seguire la strada tracciata da Londra e Washington bloccando le forniture di gas, petrolio e carbone e punta il dito contro i Paesi più &#8220;moderati&#8221;. Tra questi, oltre ad Austria e Germania, c’è anche l’alleato ungherese.</p>
<p>Incalzato dal presidente ucraino, che ha chiesto a Budapest di schierarsi apertamente contro Mosca e prendere posizione a favore dell’estensione delle sanzioni al <strong>settore energetico</strong>, Orbán ha ribadito che continuerà ad &#8220;opporsi all’estensione delle sanzioni ai vettori energetici russi in tutti i forum europei&#8221;. Il motivo è semplice: &#8220;L&#8217;85 per cento del gas e più del 60 per cento del petrolio in Ungheria provengono dalla Russia&#8221;. Le sanzioni, quindi, sottolineano da Budapest, avrebbero un effetto devastante sull’economia nazionale. &#8220;Non possiamo permettere che il prezzo della guerra sia pagato dalle famiglie ungheresi&#8221;, mette in chiaro il capo del governo magiaro.</p>
<p>&#8220;Non siamo gli unici a pensarla così”, assicura. Il riferimento è in primis alla Germania, che guida il fronte dei Paesi scettici sulla chiusura dei rubinetti del <strong>gas</strong> in arrivo dalla Russia.</p>
<h2>Il futuro dell&#8217;Ucraina nell&#8217;Ue</h2>
<p>Polonia e Ungheria sono divise anche sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Il premier polacco Morawiecki ha promesso a Zelenski di impegnarsi per convincere gli altri Stati membri a conferire il prima possibile a Kiev lo status di candidato all&#8217;<strong>adesione</strong>. Sono d’accordo gli omologhi ceco e sloveno, mentre da Budapest restano più cauti. La ragione va ricercata anche nelle tensioni tra il governo ucraino e quello ungherese sui diritti della minoranza magiara della <strong>Transcarpazia</strong>, regione ucraina di circa 1,2 milioni di abitanti al confine con l’Ungheria.</p>
<p>Gli attriti tra Budapest e Kiev si erano acuiti qualche anno fa, quando l’Ucraina approvò una legge che imponeva l’insegnamento della <strong>lingua</strong> ucraina su tutto il territorio nazionale e la sospensione di quello degli idiomi delle minoranze etniche nelle scuole secondarie. Una mossa principalmente anti-russa, vista però dal governo di Orbán come un attacco ai 150mila ungheresi residenti nel territorio amministrato dal governo ucraino. Tanto che, all’epoca, l’esecutivo magiaro usò proprio la minaccia di una possibile opposizione al percorso di integrazione europea dell’Ucraina come leva nelle trattative.</p>
<h2>Il nodo dei migranti</h2>
<p>L’unico collante rimasto a tenere insieme il gruppo di Visegrad nei giorni concitati del conflitto in Ucraina, quindi, sembra essere quello della critica alle politiche migratorie dell’Ue. Sia Budapest che Varsavia, infatti, accusano l’Ue di averle lasciate sole nel sostenere l’accoglienza dei <strong>profughi</strong> ucraini.</p>
<p>&#8220;Abbiamo ricevuto dai paesi dell&#8217;Europa occidentale tante promosse ma poche sono state realizzate&#8221;, ha detto nei giorni scorsi ai microfoni di Tv2000 il sottosegretario per i rapporti con le Chiese e le minoranze del governo ungherese, Miklòs Soltész, sottolineando gli sforzi messi in campo per fronteggiare l’esodo dalle città bombardate e dare <strong>accoglienza</strong> ai rifugiati. Una posizione condivisa anche dai colleghi polacchi, che spronano Bruxelles a fare di più per gestire l’emergenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/cosi-la-guerra-in-ucraina-ha-spaccato-il-gruppo-di-visegrad.html">Così la guerra in Ucraina ha spaccato il gruppo di Visegrad</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La Germania fa il processo alla Merkel</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-germania-fa-il-processo-alla-merkel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Mar 2022 05:28:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[gas russo]]></category>
		<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1214" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-1024x647.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-1536x971.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-2048x1294.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Italia e in Europa molti invocano la sua discesa in campo per trovare una soluzione diplomatica al conflitto in Ucraina. Lei, la signora che per sedici anni ha tenuto in mano le redini della politica europea, per ora preferisce stare in disparte. &#8220;Questa guerra d’attacco segna una cesura profonda nella storia d’Europa dopo la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-germania-fa-il-processo-alla-merkel.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1214" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-300x190.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-1024x647.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-768x485.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-1536x971.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220328210730255_451f5a4694de60becf377f5835253454-2048x1294.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>In Italia e in Europa molti invocano la sua discesa in campo per trovare una soluzione diplomatica al conflitto in <strong>Ucraina</strong>. Lei, la signora che per sedici anni ha tenuto in mano le redini della politica europea, per ora preferisce stare in disparte. &#8220;Questa guerra d’attacco segna una cesura profonda nella storia d’Europa dopo la fine della guerra fredda&#8221;, è stata la sua unica dichiarazione all’indomani dell’ingresso dei carri armati russi in Ucraina. Parlando con l’agenzia di stampa tedesca Dpa ha condannato &#8220;nel modo più duro&#8221; l’aggressione, definita una &#8220;violazione del diritto internazionale&#8221; senza &#8220;giustificazione&#8221;.</p>
<p>Poi, più nulla. E così, con il passare delle settimane <strong>Angela Merkel</strong> è finita sempre più al centro del dibattito pubblico tedesco, con analisti, politici, quotidiani e think tank che le recriminano di aver di fatto indebolito l’Europa e la Germania di fronte all’orso russo, sottovalutando le ambizioni dello zar. Insomma, la guerra ha ribaltato tutte le prospettive e così da garante dell’unità europea la ex cancelliera si è ritrovata ad essere incolpata di aver messo Putin con il coltello dalla parte del manico.</p>
<p>Dal no categorico all’ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato nel summit atlantico del 2008, al via libera al gasdotto <strong>Nord Stream 2</strong>, passando per l’abbandono del nucleare e il mancato aumento del budget per la Difesa, sono molte le scelte politiche sotto accusa &#8220;con il senno del poi&#8221;. &#8220;Quello che la Germania e l’Europa stanno sperimentando negli ultimi giorni non è altro che il rovesciamento della politica della Merkel di garantire pace e libertà attraverso gli accordi con i despoti&#8221;, scriveva nei giorni scorsi il quotidiano conservatore <em>Die Welt</em>.</p>
<p>La dipendenza energetica della Germania dal <strong>gas russo</strong> è passata, secondo i dati pubblicati dall’agenzia <a href="https://www.france24.com/en/live-news/20220312-clouds-over-merkel-s-legacy-as-russian-invasion-lays-flaws-bare"><em>France24</em></a>, dal 36 per cento del 2014 al 55 per cento attuale. E l’autorizzazione della Merkel al secondo gasdotto da dieci miliardi di euro che avrebbe dovuto approvvigionare l’Europa bypassando l’Ucraina, ricordano oggi i detrattori della ex cancelliera, fu concessa nel 2014, l’anno dell’annessione della Crimea.</p>
<p>Tutto questo, attaccano ancora i critici, ha contribuito a non lasciare scelta alla Germania, che oggi si ritrova con le mani legate e impossibilitata a seguire gli alleati, come Stati Uniti e Regno Unito, sulla decisione di imporre l’<strong>embargo</strong> sul gas e sul petrolio russo. La Merkel, scriveva qualche settimana fa anche la <em>Süddeutsche Zeitung</em>, il quotidiano di Monaco di Baviera vicino ai liberali, &#8220;deve prendersi la sua parte di colpa con la sua smania di stringere legami economici con la Russia&#8221;. &#8220;Stiamo vedendo ora – attaccava il giornale – le conseguenze di questo terribile errore&#8221;.</p>
<p>Le critiche arrivano anche dai suoi ex compagni di partito. Peter Beyer, coordinatore della cooperazione transatlantica del governo tedesco ed esponente della Cdu, in una recente intervista alla <a href="https://www.youtube.com/watch?v=j3bmkyjZwa4"><em>Deutsche Welle</em></a>, ha definito uno sbaglio l’ok al gasdotto che avrebbe dovuto portare il gas russo da Ust-Luga a Greifswald e la mancata diversificazione dei fornitori di energia in questi anni. Anche l’ex ministro della Difesa e fedelissima della Merkel, <strong>Annegret Kramp-Karrenbauer</strong> ha recentemente condannato in un tweet il &#8220;fallimento storico&#8221; della Germania, colpevole di non aver investito abbastanza nel settore militare, nonostante le pressioni provenienti da Oltreoceano. &#8220;Dopo la Georgia, la Crimea e il Donbass, non abbiamo messo a punto nulla che potesse realmente dissuadere Putin”, accusava AKK.</p>
<p>&#8220;Angela Merkel credeva che attraverso gli <strong>accordi</strong> commerciali avrebbe potuto legare la Russia in un sistema multilaterale e quindi basato su delle regole&#8221;, osservano anche dall’ufficio berlinese dello European Council on Foreign Relations. &#8220;Persino dopo il 2014, quando sono risuonati i primi campanelli di allarme, &#8211; notava la direttrice Jana Puglierin, intervistata dal britannico <a href="https://www.theguardian.com/world/2022/mar/05/germany-angela-merkel-power-to-vladimir-putin-russia"><em>Guardian</em></a> – ha parcellizzato il problema, non facendone una questione politica&#8221;.</p>
<p>Insomma, se è vero che la ex cancelliera non ha mai nascosto la sua poca simpatia per Vladimir Putin, a prevalere in questi ultimi anni è sempre stata la linea del dialogo, in una riedizione della Ostpolitik. Ma per qualcuno chi oggi accusa Angela Merkel di aver lasciato troppo spazio alla <strong>Russia</strong> e al suo &#8220;zar&#8221; dimostra di non conoscere bene, o di aver strumentalmente dimenticato, le dinamiche politiche tedesche. &#8220;Se non sai come funziona la Germania, e pensi che il cancelliere o il capo dello Stato sia onnipotente, allora potrebbe sembrare che tutto questo sia colpa di Angela Merkel, ma se sei tedesco allora sai che è stato soprattutto un errore dell’Spd&#8221;, ha spiegato a <em>France24</em> Marina Henke, professoressa di Relazioni Internazionali alla Hertie School di Berlino, puntando il dito contro il partito dell’attuale cancelliere Olaf Scholz.</p>
<p>Lo stesso dell’ex premier Gerard Schroeder, <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/partito-scholz-scarica-filo-russo-schroeder-non-pu-fare-2014278.html">nell’occhio del ciclone</a> in queste settimane proprio per i suoi stretti legami economici con Mosca nel settore dell’energia. La politica aperturista con la Russia di Vladimir Putin, insomma, ricorda qualcuno, è stata soprattutto una conseguenza degli sforzi di tenere insieme una maggioranza di governo composta da partiti, come quello socialdemocratico, che hanno da sempre considerato intoccabile il legame con Mosca. Anche Joerg Forbrig, direttore del think tank statunitense German Marshall Fund per l’Europa centrale e orientale, intervistato dalla stessa agenzia di stampa, non crede al ritratto naif che molti commentatori ed ex colleghi fanno di Angela Merkel dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. La cancelliera sapeva bene con chi aveva a che fare, spiega l’analista, ma le &#8220;pressioni incrociate&#8221; del suo stesso <strong>governo</strong> non le hanno consentito di prendere decisioni diverse.</p>
<p>Insomma, la politica dell&#8217;era Merkel è il frutto di una serie di <strong>compromessi</strong>, alcuni dei quali caldeggiati proprio dai partiti attualmente al governo: dalla dipendenza energetica da Mosca, al mancato riarmo sostenuto per anni dai Verdi. Lo stesso partito che ora si trova a far parte di un esecutivo che ha varato uno stanziamento senza precedenti per il rafforzamento della Bundeswehr.</p>
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		<title>La morte dell&#8217;indipendentista corso infiamma la Francia</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/la-morte-dellindipendentista-corso-infiamma-la-francia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2022 11:15:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;I detenuti corsi sono in prima linea nello scontro di civiltà in corso nelle carceri francesi, per questo chiediamo l’avvicinamento sull&#8217;isola di tutti i nostri prigionieri, sia quelli politici che quelli comuni&#8221;. La morte del militante indipendentista Yvan Colonna, ridotto in fin di vita da un detenuto radicalizzato nella prigione di Arles, nel sud della &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-morte-dellindipendentista-corso-infiamma-la-francia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-morte-dellindipendentista-corso-infiamma-la-francia.html">La morte dell&#8217;indipendentista corso infiamma la Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/Agenzia_Fotogramma_IPA28676190-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;I detenuti corsi sono in prima linea nello scontro di civiltà in corso nelle carceri francesi, per questo chiediamo l’avvicinamento sull&#8217;isola di tutti i nostri prigionieri, sia quelli politici che quelli comuni&#8221;. La morte del militante indipendentista <strong>Yvan Colonna</strong>, ridotto in fin di vita da un detenuto radicalizzato nella prigione di Arles, nel sud della Francia, rischia di infiammare ulteriormente le città della Corsica a poche settimane dal voto per le presidenziali in Francia.</p>
<p>&#8220;Dopo la sepoltura ci saranno sicuramente nuove proteste&#8221;, assicura ad <em>Inside Over</em> una fonte della galassia indipendentista. Nelle principali città corse la tensione è altissima dallo scorso 2 marzo, quando è iniziata a circolare la notizia dell’aggressione di Colonna da parte del 36enne camerunense radicalizzato, Franck Elong Abé. Per protestare contro la mancata protezione del detenuto corso da parte delle autorità francesi sono state organizzate una serie di <strong>manifestazioni</strong> spontanee, culminate nei duri scontri del 13 marzo a Bastia, quando circa 7mila manifestanti hanno lanciato molotov contro le forze dell’ordine oltre ad assaltare e dare alle fiamme edifici pubblici al grido di “Statu francese assassinu”. Il bilancio è stato di 102 feriti, tra cui 77 poliziotti.</p>
<p>L’ex militante 61enne del Fronte di Liberazione Nazionale Corso era stato condannato all’ergastolo per l’omicidio, nel 1998, del prefetto Claude Erignac ad Ajaccio. All’inizio di marzo, durante l’ora di sport, è stato aggredito nel penitenziario di Arles da Franck Elong Abé, 36enne del Camerun che stava scontando 9 anni per associazione a delinquere di stampo terroristico nella stessa struttura. Colonna è stato pestato fino a perdere i sensi per ben otto minuti di fronte all’obiettivo di una telecamera di sorveglianza che ha ripreso tutta la scena. Nessuno però è intervenuto. Anzi, è stato lo stesso aggressore ad avvisare i secondini quando ormai Colonna era a terra privo di sensi. La violenza, ha raccontato lo stesso Abé, sarebbe scattata per via di un comportamento &#8220;<strong>blasfemo</strong>&#8221; del detenuto corso, che avrebbe &#8220;bestemmiato&#8221; e &#8220;parlato male del <strong>profeta</strong>&#8220;.</p>
<p>Per questo il governo francese è finito nel mirino dei partiti autonomisti e indipendentisti, che accusano lo Stato di non aver fatto abbastanza per proteggere l’attivista, considerato un prigioniero &#8220;politico&#8221;, e di aver messo in atto una vera e propria &#8220;vendetta&#8221; contro il cosiddetto &#8220;commando Erignac&#8221;. Per cercare di riportare la calma, la scorsa settimana, è arrivato sull’isola il ministro dell&#8217;Interno, Gérald Darmanin. A Parigi, ha assicurato il ministro per placare gli animi, ci sarebbe la disponibilità a discutere una &#8220;<strong>autonomia</strong>&#8221; della regione già dal prossimo aprile.</p>
<p>Ma la notizia della morte dell’indipendentista dopo tre settimane di coma rischia di far precipitare ulteriormente la situazione. Ieri, dopo l’annuncio del decesso di Colonna alcuni attivisti si sono riuniti davanti al Palazzo di Giustizia francese scandendo cori contro il governo. &#8220;Palais d’injustice&#8221;, lo ha ribattezzato su Twitter il principale movimento indipendentista corso, Core in Fronte. Una manifestazione silenziosa è andata in scena anche davanti alla cattedrale di Ajaccio. I principali partiti e movimenti per l’<strong>indipendenza</strong> della Corsica ora chiedono che si faccia luce sull’aggressione da parte del jihadista camerunense, che vengano liberati o &#8220;avvicinati&#8221; tutti i prigionieri &#8220;politici&#8221; e che si discuta, appunto, di uno statuto autonomo per l’isola.</p>
<p>Il trasferimento di Colonna in un penitenziario corso era stato invocato da tempo, ma il governo francese si era sempre rifiutato per via del suo status di &#8220;detenuto sorvegliato particolare&#8221; (Dps). Dopo l’aggressione a chiedere di essere trasferiti in Corsica erano stati anche gli altri due membri del &#8220;commando Erignac&#8221;, Alain Ferrandi e Pierre Alessandri, attualmente rinchiusi a Poissy. Se la loro richiesta non venisse accolta nelle prossime settimane potrebbero esserci nuove &#8220;dure&#8221; proteste, promettono gli indipendentisti. Anche il Fronte di Liberazione Nazionale, che nel 2014 ha deposto le armi, ha minacciato l’avvio di una nuova insurrezione armata. Una grana non da poco per il presidente <strong>Emmanuel Macron</strong>. La decisione di aprire alle rivendicazioni degli attivisti per non far scoppiare una vera e propria rivolta a poche settimane dal voto, infatti, ha avuto l&#8217;effetto di riaccendere una campagna elettorale anestetizzata dalla guerra in Ucraina, come dimostrano gli attacchi della destra francese con Marine Le Pen ed Eric Zemmour, che criticano la gestione del caso da parte del ministero della Giustizia e promettono di voler proteggere l’integrità del Paese.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/la-morte-dellindipendentista-corso-infiamma-la-francia.html">La morte dell&#8217;indipendentista corso infiamma la Francia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Fermare la speculazione&#8221;. Ma l&#8217;Europa si divide sul tetto al prezzo del gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/fermare-la-speculazione-ma-leuropa-si-divide-sul-tetto-al-prezzo-del-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2022 10:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dieci giorni fa, incontrando a Bruxelles la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, mentre le bombe russe continuavano a cadere sulle principali città ucraine, il premier italiano Mario Draghi aveva fatto appello all’unità. Non solo sulle sanzioni contro Mosca e gli aiuti finanziari, militari e umanitari a Kiev, su cui l’Europa si è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/fermare-la-speculazione-ma-leuropa-si-divide-sul-tetto-al-prezzo-del-gas.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/fermare-la-speculazione-ma-leuropa-si-divide-sul-tetto-al-prezzo-del-gas.html">&#8220;Fermare la speculazione&#8221;. Ma l&#8217;Europa si divide sul tetto al prezzo del gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Dieci giorni fa, incontrando a Bruxelles la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, mentre le bombe russe continuavano a cadere sulle principali città ucraine, il premier italiano Mario Draghi aveva fatto appello all’<strong>unità</strong>. Non solo sulle sanzioni contro Mosca e gli aiuti finanziari, militari e umanitari a Kiev, su cui l’Europa si è mostrata subito compatta. Ma sui dossier più spinosi, come quello energetico e dell’accoglienza dei profughi.</p>
<p>Un appello che a distanza di qualche settimana sembra essere già caduto nel vuoto. Sulla partita dell’<strong>energia</strong>, infatti, l’Unione europea è tutto fuorché granitica. L’idea della Commissione per affrontare la crisi e ridurre la dipendenza dal gas russo, che pesa per il 40 per cento sulle importazioni del Vecchio Continente, era quella di fermare la corsa al rialzo dei <strong>prezzi</strong> attraverso acquisti e stoccaggi comuni. La logica è la stessa utilizzata per l’approvvigionamento dei vaccini anti-Covid: negoziare i contratti con i Paesi produttori tramite una piattaforma congiunta per garantire condizioni favorevoli a tutti gli Stati membri ed evitare speculazioni.</p>
<p>Eppure già nel vertice europeo di Versailles si sono iniziati a delineare due diversi schieramenti. Il primo vede assieme Italia, Spagna e Portogallo, che chiedono di muoversi in modo compatto con <strong>acquisti</strong> collettivi e di introdurre un tetto al prezzo del <strong>gas</strong>. &#8220;È un fatto che in Europa sia superiore a tutte le altre parti del mondo&#8221;, ha detto giovedì il premier Mario Draghi al termine del Consiglio dei ministri alludendo alla speculazione in atto sui prezzi dell&#8217;energia nel Vecchio Continente. Oggi il tema sarà all’ordine del giorno dell&#8217;incontro a Villa Madama tra il capo di Palazzo Chigi e gli omologhi spagnolo, Pedro Sanchez e portoghese, Antonio Costa. A collegarsi in video conferenza sarà anche il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis.</p>
<p>I &#8220;nordici&#8221; però storcono il naso. A capitanare il fronte del &#8220;no&#8221; ci sono <strong>Germania</strong> e <strong>Olanda</strong>. &#8220;Il rischio di mettere un tetto al prezzo del gas è che possa diventare poco attrattivo esportare in Europa dagli Stati Uniti e da altre parti del mondo il gas naturale liquefatto di cui abbiamo davvero bisogno&#8221;, spiegava il premier olandese Mark Rutte a margine del vertice europeo della scorsa settimana. In realtà, come si legge in un retroscena pubblicato su <a href="https://www.repubblica.it/economia/2022/03/16/news/europa_paralizzata_sugli_acquisti_collettivi_di_gas_il_no_di_olanda_e_germania-341663055/"><em>Repubblica</em></a>, il fatto che il mercato che fissa i prezzi del gas si trovi ad Amsterdam contribuisce a chiarire perché il governo olandese abbia poco interesse a calmierare le quotazioni. <span style="font-size: 1rem;">Anche Berlino non ha interesse a mettere un tetto al costo del gas, visto che ha dalla sua i contratti a lunga scadenza sottoscritti con Mosca. Accordi che, ormai è chiaro, non intende sacrificare nonostante le pressioni che arrivano da più parti.</span></p>
<p>Roma, Madrid e Lisbona insistono sul fatto che ci si trovi davanti ad una <strong>bolla</strong> che riguarda soltanto il mercato europeo e che deve essere bloccata con il sistema degli acquisti comuni. Nel frattempo si lavora ad un compromesso in vista del prossimo consiglio europeo del 24 e 25 marzo. Tra le ipotesi in campo c&#8217;è quella di calmierare i prezzi soltanto per famiglie e imprese in crisi. Si pensa anche ad un coordinamento sugli acquisti di energia proveniente da fonti rinnovabili e ad introdurre un tetto al prezzo marginale per ridurre gli esborsi per gli utenti finali, mentre è quasi certo il ricorso ad un nuovo “Temporary framework”. La norma che ha consentito agli Stati membri di derogare dalla disciplina ordinaria sugli <strong>aiuti</strong> di Stato durante la pandemia potrebbe essere recuperata contro il caro-bollette, per sostenere aziende e famiglie in difficoltà.</p>
<p>Nei prossimi mesi è prevista anche l&#8217;adozione del RePowerEu, il piano della Commissione che mira a &#8220;diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, accelerare la diffusione di gas rinnovabili e sostituire il gas nel riscaldamento e nella produzione di energia&#8221; per ridurre la <strong>dipendenza</strong> dal gas russo. Su questo punto, a Versailles, c’è stato un accordo in linea di principio. Ma ancora non è stata fissata una data. Secondo fonti dell&#8217;agenzia <a href="https://www.reuters.com/business/energy/eu-leaders-seek-escape-russian-fossil-fuels-2022-03-10/"><em>Reuters</em></a>, alcuni avrebbero parlato di 2030, altri di 2027, mentre Stati come i Baltici e la Polonia hanno chiesto di seguire la strada intrapresa da Usa e Gran Bretagna con un embargo immediato alle importazioni di gas e petrolio dalla Russia. Ma anche su quest&#8217;ultima ipotesi non c&#8217;è unanimità.</p>
<p>A respingerla è un nutrito gruppo di Paesi, in primis Germania e Ungheria. A chiarire il motivo senza girarci troppo intorno è il premier magiaro, Viktor Orban: &#8220;Condanniamo l’offensiva armata russa e la <strong>guerra</strong> ma non permetteremo che siano le famiglie ungheresi a pagarne il prezzo&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/fermare-la-speculazione-ma-leuropa-si-divide-sul-tetto-al-prezzo-del-gas.html">&#8220;Fermare la speculazione&#8221;. Ma l&#8217;Europa si divide sul tetto al prezzo del gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Ecco chi c&#8217;è (davvero) dietro la destabilizzazione del Libano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecco-chi-ce-davvero-dietro-la-destabilizzazione-del-libano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2021 05:35:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna Acs]]></category>
		<category><![CDATA[Campagna Acs Libano]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Nel mondo milioni di cristiani continuano a vivere emarginati, in povertà, ma soprattutto discriminati e in pericolo. Dopo due anni di pandemia vogliamo tenere acceso un faro su questa oppressione e aiutare Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus a portare conforto e sostegno ai fedeli di tutto il mondo: in particolare coloro che vivono in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-chi-ce-davvero-dietro-la-destabilizzazione-del-libano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-chi-ce-davvero-dietro-la-destabilizzazione-del-libano.html">Ecco chi c&#8217;è (davvero) dietro la destabilizzazione del Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/Agenzia_Fotogramma_IPA21376542-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><em>&#8220;Nel mondo milioni di cristiani continuano a vivere emarginati, in povertà, ma soprattutto discriminati e in pericolo. Dopo due anni di pandemia vogliamo tenere acceso un faro su questa oppressione e aiutare Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus a portare conforto e sostegno ai fedeli di tutto il mondo: in particolare coloro che vivono in <a href="https://speciali.ilgiornale.it/acs/2021/campagna-1.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=acs_libano" target="_blank" rel="noopener">Libano</a>, <a href="https://speciali.ilgiornale.it/acs/2021/campagna-2.html?utm_source= InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=acs_siria" target="_blank" rel="noopener">Siria</a> e <a href="https://speciali.ilgiornale.it/acs/2021/campagna-3.html?utm_source=InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=acs_india" target="_blank" rel="noopener">India</a>&#8220;</em></p>
<p><a href="https://speciali.ilgiornale.it/acs/2021/home.html?utm_source=InsideOver&amp;utm_medium=sponsored_content&amp;utm_campaign=acs_home" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scopri come aiutare ACS</strong></a></p>
<hr />
<p>Il Libano stretto nella morsa della crisi economica e dell’instabilità politica e la Siria ancora sotto scacco delle milizie e degli eserciti stranieri. La polveriera mediorientale rischia di deflagrare ancora, da un momento all’altro. Una situazione “triste e straziante”, quella del Paese dei Cedri. Così l’ha definita il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, in un&#8217;intervista rilasciata al quotidiano panarabo <em>Asharq al Awsat </em>durante la sua visita a Beirut.</p>
<p>Le divisioni in seno al governo libanese, assieme alla povertà e all’emergenza Covid, rischiano di riportare il Paese agli anni bui della <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/la-guerra-civile-in-libano.html">guerra civile</a>. Il Libano di fatto, è già &#8220;destabilizzato&#8221;, avverte Daniele Ruvinetti, senior advisor della fondazione Med Or di Leonardo. E il rischio è che, se la situazione dovesse esplodere, le schegge impazzite possano colpire i Paesi vicini, come Siria e Israele, facendo ripiombare la regione nell’instabilità.</p>
<p><strong>Tra crisi politica, economica e sanitaria, c’è il rischio che il Libano piombi di nuovo nella spirale della violenza settaria?</strong></p>
<p>&#8220;Per anni il Libano ha cercato di mantenersi in equilibrio – proprio come forma istituzionale – all&#8217;interno del settarismo che ne aveva caratterizzato profonde divisioni. Questo schema, alla luce anche dei fatti attuali, sembra però essere parte della crisi corrente. Difficile dire cosa succederà. Più chiaro, invece, un punto: l&#8217;esasperazione di tutti i cittadini libanesi, di qualsiasi estrazione e credo, nei confronti di una situazione che si è incancrenita dopo anni di malgoverno e mala gestione della cosa pubblica e del bene comune&#8221;.</p>
<p><strong>Dopo il default finanziario della Banca centrale libanese nel marzo del 2020 l’esplosione nel porto di Beirut ha segnato l’inizio di una crisi senza precedenti. Qual è la situazione oggi?</strong></p>
<p>&#8220;In questo momento il Libano è un Paese che non riesce ad andare avanti. Soffre dei mali che quella cattiva gestione &#8211; e le figure che l&#8217;hanno perpetrata nel proprio interesse &#8211; ha prodotto, ma anche il peso di dinamiche esterne. Non c&#8217;è fiducia nel futuro, i cittadini sono scoraggiati: la situazione è critica&#8221;.</p>
<blockquote><p><em>Beneficiario: Aiuto alla Chiesa che Soffre ONLUS</em><br />
<em>Causale: </em>EROGAZIONE LIBERALE – ILGIORNALE PER I CRISTIANI CHE SOFFRONO<br />
<em>IBAN: IT23H0306909606100000077352</em><br />
<em>BIC/SWIFT: BCITITMM<br />
</em><span style="font-size: 1rem;">Per altre informazioni puoi consultare la <a href="https://speciali.ilgiornale.it/acs/2021/campagna-2.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_ IO&amp;utm_campaign=acs_siria" target="_blank" rel="noopener">scheda del progetto</a></span></p></blockquote>
<p><strong>Restano gli aiuti da parte della comunità internazionale, ma quali sono le condizioni per ottenerli?</strong></p>
<p>&#8220;Gli aiuti della comunità internazionale, ad esempio quelli del Fondo Monetario, potrebbero essere una via per aiutare a rialzare il Paese, il cui debito pubblico, secondo le ultime stime, è pari al 341 per cento del Pil, ma è chiaro che poi il Libano dovrà riprendere a camminare da solo. Le condizioni per ottenerli sono ragionevoli e logiche: riforme strutturali, perché è impensabile che chi ha creato il problema continui a rappresentarsi come parte della soluzione&#8221;.</p>
<p><strong>Proprio l’inchiesta sui fatti dell’estate 2020 divide ancora il governo e ha portato ad una situazione di stallo politico, che prospettive ci sono in vista delle elezioni fissate per il prossimo anno?</strong></p>
<p>&#8220;I partiti politici libanesi sono chiamati ad una prova di affidabilità, innanzitutto davanti ai propri cittadini, e poi davanti alla Comunità internazionale. Come ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, durante la sua visita a Beirut di questi giorni, “i leader politici del Libano non hanno il diritto di essere divisi e di paralizzare il Paese”. Ecco, il punto è questo: accetteranno questo sforzo di unità?&#8221;.</p>
<p><strong>La crisi economica e politica ha aggravato anche gli effetti della pandemia. Quali sono le conseguenze sulla popolazione?</strong></p>
<p>&#8220;È evidente che con questa situazione il Libano non si sarebbe presentato attrezzato davanti al Covid. C&#8217;è un problema di diagnosi e prevenzione, perché le strutture sanitarie non sono adeguate e i fondi destinati all&#8217;emergenza sono spesso oggetto di speculazioni e malaffare. Poi c&#8217;è un problema di incapacità politica nel pianificare una strategia di risposta alla pandemia. Basta un dato per capirci: il governo del primo ministro Najib Mikati non si riunisce da più di due mesi, ovvero dal 12 ottobre scorso. Da notare, anche, che il nuovo governo è uscito da uno stallo politico di 13 mesi&#8221;.</p>
<p><strong>Povertà e violenza spingono sempre più cristiani a lasciare il Paese, quali sono i rischi di questo nuovo esodo?</strong></p>
<p>&#8220;I cristiani libanesi si apprestano a celebrare il Natale in una paese la cui instabilità si è moltiplicata nel giro di un anno, dove mancano medicinali e generi alimentari, lavoro, speranze ed energia elettrica. Ci sono forti segnali di resilienza tra la comunità cristiana, che non vuole abbandonare le proprie terre, ma ci sono anche altri che preferiscono costruire altrove il proprio futuro&#8221;.</p>
<p><a href="https://speciali.ilgiornale.it/acs/2021/home.html?utm_source=adv&amp;utm_medium=strip_IO&amp;utm_campaign=acs_home" target="_blank" rel="noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-337462 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/strip_desktop_cristiani.jpeg" alt="" width="1500" height="343" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/strip_desktop_cristiani.jpeg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/strip_desktop_cristiani-300x69.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/strip_desktop_cristiani-1024x234.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/12/strip_desktop_cristiani-768x176.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></a></p>
<p><strong>La partita della ricostruzione del porto fa gola a molti attori esterni, chi è che ha più interesse ad espandere la propria influenza nel Paese?</strong></p>
<p>&#8220;La ricostruzione del porto di Beirut è un tema tecnico e allo stesso tempo politico e geopolitico. È evidente che aziende internazionali importanti vogliano inserirsi nel business collegato ai lavori in uno scalo cruciale nel Mediterraneo. Altrettanto evidente che Paesi come quelli del Golfo, oppure l&#8217;Iran, la Russia, la Cina, ma anche nazioni europee come la Francia, vogliano essere parte del gioco perché, non solo simbolicamente, da lì potrebbe passare la ricostruzione di un Paese che è per anni stato un hub finanziario della regione mediorientale ed un importante centro politico e culturale&#8221;.</p>
<p><strong>Che effetti potrebbe avere una possibile destabilizzazione del Paese sugli equilibri regionali ed in particolare sui vicini, Siria e Israele?</strong></p>
<p>&#8220;Il Libano è già di fatto destabilizzato e buona parte dell&#8217;interesse internazionale, soprattutto quello di Ue e Usa, si lega all&#8217;evitare che schegge impazzite di questa destabilizzazione si disseminino nel Medio Oriente, una regione che sta faticosamente trovando una stabilità pragmatica. Pensiamo per esempio quello che questo può comportare riguardo a Hezbollah, un attore politico libanese che si proietta anche all&#8217;estero, e che è di fatto non ha mai chiuso la guerra aperta contro Israele nel 2006&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-chi-ce-davvero-dietro-la-destabilizzazione-del-libano.html">Ecco chi c&#8217;è (davvero) dietro la destabilizzazione del Libano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Un patto per arginare il rigore tedesco: l&#8217;altro obiettivo del trattato del Quirinale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/un-patto-per-arginare-il-rigore-tedesco-laltro-obiettivo-del-trattato-del-quirinale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Benignetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Nov 2021 07:53:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato del Quirinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati appena due anni dal discusso incontro tra l’allora vicepremier italiano Luigi Di Maio e il leader dei gilet gialli Cristophe Chalençon. L’endorsement grillino al movimento che da mesi metteva a ferro e fuoco le città francesi per protestare contro il presidente Emmanuel Macron fece calare il gelo nelle relazioni tra Roma e Parigi. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/un-patto-per-arginare-il-rigore-tedesco-laltro-obiettivo-del-trattato-del-quirinale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/un-patto-per-arginare-il-rigore-tedesco-laltro-obiettivo-del-trattato-del-quirinale.html">Un patto per arginare il rigore tedesco: l&#8217;altro obiettivo del trattato del Quirinale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/13861654_large-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono passati appena due anni dal discusso incontro tra l’allora vicepremier italiano <strong>Luigi Di Maio</strong> e il leader dei gilet gialli <strong>Cristophe Chalençon</strong>. L’endorsement grillino al movimento che da mesi metteva a ferro e fuoco le città francesi per protestare contro il presidente <strong>Emmanuel Macron</strong> fece calare il gelo nelle relazioni tra Roma e Parigi. Oggi, però, le acredini del passato sembrano essere soltanto un lontano ricordo. Di Maio, nel frattempo, dopo essere passato indenne attraverso tre esecutivi, è diventato ministro degli Esteri, e da quando <strong>Mario Draghi</strong> è arrivato a Palazzo Chigi le relazioni con la Francia hanno preso una piega diversa. Tanto da giungere alla firma, nel palazzo del <strong>Quirinale</strong>, del patto che suggella la ritrovata amicizia tra i due Paesi.</p>
<p>La firma del <strong>trattato</strong> è arrivata alle 9:30 del 26 novembre, prima dell’incontro di Macron con Papa Francesco. Le basi del documento che, come trapelava nei giorni scorsi da fonti francesi, &#8220;favorirà la convergenza delle posizioni e il coordinamento&#8221; in diversi ambiti, dalla politica estera, alla difesa, passando per l’economia e le politiche migratorie, <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-il-trattato-del-quirinale.html">sono state gettate nel vertice di Lione del 2017</a> dall’allora premier Paolo Gentiloni.</p>
<p>Le trattative si sono arenate durante il primo governo Conte, tra tensioni crescenti e incidenti diplomatici, ma hanno subito una vera e propria accelerazione con l’attuale esecutivo. Dall’Eliseo spiegano che Francia e Italia hanno &#8220;ritrovato una relazione di qualità eccezionale che si traduce in una grande vicinanza fra Macron e Draghi&#8221;. L’ex presidente della Bce e il presidente francese si conoscono da tempo e si stimano reciprocamente. Finora, <a href="https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-11-16/italy-france-to-sign-bilateral-quirinale-treaty-next-week">come ricorda <em>Bloomberg</em></a>, hanno totalizzato quasi 10 ore di colloqui durante gli <strong>incontri</strong> bilaterali ufficiali, senza contare i confronti informali, come la cena dello scorso settembre al ristorante stellato Le Petit Nice di Marsiglia.</p>
<p>A favorire &#8220;l’allineamento di pianeti&#8221; nelle relazioni italo-francesi, però, è soprattutto l’attuale scenario geopolitico. La pandemia ha cambiato gli equilibri economici nel Vecchio Continente e sia l’Italia che la Francia, che dal primo gennaio assumerà la presidenza di turno dell’Ue, hanno bisogno che la politica monetaria europea resti espansiva per sostenere la <strong>ripresa</strong>. Come ricorda <a href="https://www.lastampa.it/editoriali/lettere-e-idee/2021/11/20/news/perche_ci_serve_il_trattato_del_quirinale-475412/">su La Stampa</a> l’analista Dario Fabbri, l’idea fin dall’inizio era quella di &#8220;bilanciare la superiorità economica tedesca&#8221; con un patto franco-italiano. Ora che l’uscita di scena di <strong>Angela Merkel</strong> rischia di aprire le porte ad un ritorno all’<strong>austerity</strong>, unire le forze per costringere la <strong>Germania</strong> &#8220;a conservare una politica di stampo espansivo&#8221; è diventata una questione di sopravvivenza. Ma non ci sono solo le questioni economiche dietro al riavvicinamento tra Roma e Parigi.</p>
<p>L’obiettivo è anche quello di rafforzare il ruolo dell’Unione europea nel <strong>Mediterraneo</strong>, sia sul fronte dell’immigrazione, sia con riferimento all’avanzata turca in Libia e nei Balcani, tollerata dagli Stati Uniti nell’ottica di contenimento della Russia, mette in difficoltà sia la Francia che l’Italia. Per <strong>Daniele Ruvinetti</strong>, Senior Advisor della fondazione Med Or di Leonardo, &#8220;l&#8217;inizio di una nuova stagione di allineamento e cooperazione comporterà risultati positivi su dossier sensibili e strategici come la Libia – dove i due Paesi in passato hanno tenuto posizioni differenti&#8221;.</p>
<p>“La forza del coordinamento franco-italiano – spiega ad <em>InsideOver</em> &#8211; permette all&#8217;Ue di muoversi in modo più compatto e recuperare terreno all&#8217;interno delle dinamiche del Mediterraneo allargato, dal Sahel al Medio Oriente, dove rivali strategici come <strong>Turchia</strong> e Russia si muovono per portarsi in vantaggio&#8221;. Un altro dei risvolti positivi dell’alleanza italo-francese, che ricalca quella ratificata dal generale Charles De Gaulle e dal cancelliere tedesco Konrad Adenauer nel 1963, sarà quella di far sentire di più in <strong>Europa</strong> il peso dei Paesi del sud rispetto al blocco dei &#8220;frugali&#8221;.</p>
<p>Il destino dell’intesa, però, dipenderà anche dall’esito delle elezioni dai due lati delle Alpi. In Francia si voterà per scegliere il nuovo presidente della Repubblica tra meno di sei mesi, mentre in Italia il ritorno alle urne è previsto nel 2023. Il rischio, nel frattempo, secondo gli analisti, è che Roma possa finire per assumere una posizione subalterna ed essere assorbita nella sfera di influenza francese. Anche se Oltralpe assicurano: non esiste alcuna &#8220;attitudine predatoria&#8221; da parte di Parigi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/un-patto-per-arginare-il-rigore-tedesco-laltro-obiettivo-del-trattato-del-quirinale.html">Un patto per arginare il rigore tedesco: l&#8217;altro obiettivo del trattato del Quirinale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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