Tata Motors ha da poco annunciato il suo nuovo suv elettrico Harrier.ev. Il colosso indiano dell’automotive, lo stesso che controlla anche Jaguar e Land Rover, ha utilizzato uno slogan emblematico per presentare il mezzo disponibile soltanto per il mercato interno: “Delete Impossible”, ovvero “Cancella l’impossibile”. ìIl senso è chiaro: era impossibile creare l’Harrier.ev, quello che il gruppo di Delhi ritiene essere la prossima generazione di auto di questa categoria, nonché il suv più potente, performante e intelligente mai costruito in India.
Tata ha spiegato che il mezzo in questione offre prestazioni da supercar grazie ad un doppio motore anteriore da 158 Cv e uno posteriore da 238 Cv che gli permettono di scattare da 0-100 km/h in 6,3 secondi. Alimentato da una batteria da 75 kWh, Harrier.ev consente un’autonomia di 250 km e può essere ricaricato in soli 15 minuti. Il tutto per un costo di circa di 25mila euro.
Questo Suv è un importante banco di prova per Tata perché, dietro agli slogan e ai facili entusiasmi, la multinazionale indiana è chiamata a far decollare le auto Made in India. Una missione quasi impossibile, almeno fino ad oggi.
Le ambizioni di Tata
Tata Motors incarna le stesse ambizioni globali dell’India. E però il gruppo guidato dalla famiglia Tata fatica enormemente ad imporsi come bussola hi-tech nazionale: un ostacolo non da poco che sta compromettendo anche il passaggio di Delhi alla mobilità elettrica. Certo, il gruppo è il più grande produttore di auto elettriche del Paese ma in patria sta subendo una dura concorrenza da parte dei rivali Jsw Mg Motor India e Mahindra & Mahindra (M&m). Gli ultimi dati, citati da Fortune, sono emblematici del momento a dir poco particolare.
Tata, che nell’anno finanziario 2023-24 ha rappresentato oltre i due terzi delle vendite di Ev a livello nazionale, ha visto la sua quota di mercato scendere intorno al 33%. Nello stesso periodo la cinese Jsw Mg Motor India, sostenuta da Saic Motor, ha più che raddoppiato la sua quota di mercato, raggiungendo il 28%, mentre M&m l’ha quadruplicata superando il 20%. Tata Motors è però convinta di poter riconquistare almeno il 50% della fetta dei veicoli elettrici nel medio-lungo termine, grazie all’Harrier.ev e al Sierra Ev di prossima uscita.

I ritardi dell’India nel settore delle auto elettriche
I veicoli elettrici rappresentano appena il 2% delle 4 milioni di auto vendute annualmente in India. “In un mercato così piccolo, di 12.000 veicoli al mese, un singolo prodotto può influenzare significativamente la quota di mercato”, ha spiegato Shailesh Chandra, amministratore delegato di Tata Motors Passenger Vehicles e Tata Passenger Electric Mobility.
Delhi punta a far sì che un terzo di tutti i veicoli presenti nel Paese sia elettrico entro il 2030: nel 2024, tuttavia, gli Ev rappresentavano solo il 2,5% delle 4,3 milioni di auto vendute. Per quanto riguarda Tata, nel 2020 il gruppo aveva presentato Nexon, un suv elettrico al prezzo di circa 16.300 dollari diventato il veicolo elettrico più popolare in India. Nel 2022 la sua berlina più economica, la Tiago, che offriva un’autonomia di 250 chilometri al costo di 9.900 dollari, ha venduto 10.000 unità in un giorno.
Le prime crepe nell’impero del colosso sono arrivate quando Jsw Mg ha proposto la Windsor, l’auto elettrica più venduta in India dal suo lancio nel settembre 2024. Tata Motors vuole adesso riconquistare il terreno perduto. Come? Puntando su un marketing aggressivo ma anche smettendo di dipendere dalle batterie cinesi. La sua controllata Agratas sta infatti valutando di produrle in uno stabilimento da 1,5 miliardi di dollari nello Stato occidentale del Gujarat e in una gigafactory da 5 miliardi nel Regno Unito.
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