Le ultime notizie non sono affatto incoraggianti. Volvo Cars ha annunciato il taglio di circa 3.000 posti di lavoro. La casa automobilistica di Goteborg, Svezia, sta attraversando un momento delicatissimo tra l’ombra dei dazi di Donald Trump (e pure dell’Unione europea), i costi più elevati dei materiali e il rallentamento delle vendite in Europa.
È così che l’azienda, di proprietà del gruppo cinese Geely Holdings, ha reso noto un piano di ristrutturazione del valore di 1,9 miliardi di dollari per cercare di rimettersi in carreggiata. L’amministratore delegato di Volvo Cars, Hakan Samuelsson, ha indicato come motivo dei licenziamenti il “periodo difficile” dell’intero settore automobilistico mondiale.
“Le azioni annunciate sono state decisioni difficili, ma sono passi importanti per costruire una Volvo Cars più forte e ancora più resiliente”, si legge in un comunicato ufficiale. I dati di aprile non sono incoraggianti, visto che le vendite globali sono diminuite dell’11% su base annua dopo un 2024 eccellente.
Ricordiamo che Volvo Cars ha la sua sede centrale e gli uffici di sviluppo in Svezia e che possiede importanti stabilimenti di produzione in Svezia, Belgio, Cina e Stati Uniti. Samuelsson è stato chiaro: i clienti Volvo rischiano di sostenere una parte consistente degli aumenti dei costi legati ai dazi doganali.

Il grande rebus di Volvo
I dazi di Donald Trump sulle merci Ue limitano la possibilità di Volvo di vendere negli Stati Uniti alcuni veicoli prodotti in Europa, come l’EX30 realizzata in Belgio, mentre le parallele tariffe di Bruxelles sulle auto elettriche Made in China impattano direttamente sugli Ev del gruppo sfornati in Cina e venduti nel Vecchio Continente.
La conseguenza? L’azienda, vittima di questo fuoco incrociato, è costretta ad aumentare i prezzi e rivedere le strategie di produzione e distribuzione. A proposito dell’EX30, questo modello stato duramente colpito dai dazi. Il motivo? Volvo aveva intenzione di produrlo nei suoi stabilimenti cinesi nel tentativo di offrire ai propri clienti un’auto elettrica a prezzi accessibili.
Le ingenti tariffe imposte sulle Ev cinesi hanno però obbligato l’azienda a ritardare la vendita dell’auto negli Usa fino all’avvio della produzione a Ghent, in Belgio, avvenuta nell’aprile di quest’anno. Ma la situazione si è ulteriormente complicata con la decisione di Trump di imporre dazi anche sulle merci europee…

Un periodo di incertezza
Il futuro sembrava roseo. I dazi hanno invece rovinato i sogni di gloria di Volvo e dei cinesi di Geely. La maggior parte dei veicoli dell’azienda destinati al mercato statunitense, che nel 2024 ha rappresentato il 16% delle vendite del gruppo, viene importata dall’Europa (che pesa per il 48%, più del doppio della Cina ferma al 20%).
Volvo Cars può contare sugli impianti europei di produzione di Ghent e Goteborg. Possiede inoltre uno stabilimento negli Usa, in South Carolina, anche se il grosso dei siti produttivi è raccolto in Cina, tra Chengdu, Taizhou, Hangzhou, Daqing e Zhangjiakou.
Uno degli obiettivi di Volvo, oltre a capire come rendere efficiente la propria supply chain, consisterà nel proteggere il successo della EX30, il veicolo elettrico più venduto del gruppo. È sul mercato da poco più di un anno, ma nel 2024 si è classificata al terzo posto tra le auto elettriche più vendute in Europa, dietro a Tesla ma davanti a qualsiasi altro marchio continentale.
Il brand svedese-cinese è in ogni caso l’esempio più emblematico per dimostrare quanto sia diventato complesso il settore automobilistico globale e quali sfide le aziende debbano affrontare per avere successo in diverse regioni del mondo. Dazi permettendo…


