Perché le auto elettriche low cost della Cina spaventano… Pechino

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Le auto elettriche cinesi? Uniscono alte prestazioni hi-tech, software di ultima generazione e design accattivanti a prezzi decisamente competitivi, nettamente inferiori rispetto a quelli proposti dai competitor occidentali.

Il costo contenuto di questi veicoli è senza dubbio uno dei loro principali punti di forza (ne abbiamo parlato qui). Tuttavia, se spinto all’estremo – come sta accadendo in queste settimane – il “low cost” rischia di provocare uno tsunami pericolosissimo, tanto per Pechino quanto per l’intero settore automobilistico d’oltre Muraglia.

Il motivo? La Cina è preoccupata che gli sconti eccessivi decisi dalle case automobilistiche nazionali possano arrecare un danno economico al Paese e, col tempo, compromettere anche l’immagine pubblica del brand Made in China.

Ma cosa sta succedendo nel mercato cinese delle auto? Sembrerà forse un paradosso, ma se in un primo momento la capacità del Dragone di produrre veicoli elettrici low cost causava ansia nei Paesi che ospitavano grandi case automobolistiche, adesso è il governo cinese ad essere terrorizzato del basso costo delle auto proposto dai suoi stessi produttori.

Auto troppo low cost

Il problema è esploso a fine maggio, quando Byd, il più grande produttore cinese di Ev, ha tagliato il prezzo di decine di modelli. Quello della sua auto più economica, la Seagull, è ora sceso a soli 55.800 yuan (circa 7.700 dollari). La mossa è spiegabile unendo la necessità dell’azienda di piazzare le proprie auto sul mercato al desiderio di soppiantare la concorrenza facendo leva su prezzi di listino ridotti all’osso.

Il ministero dell’Industria cinese è intervenuto richiamando le case automobilistiche e spiegando che la concorrenza fatta con questi mezzi danneggia gli investimenti in ricerca e sviluppo, e potrebbe persino causare problemi di sicurezza. Il People’s Daily ha rincarato la dose scrivendo che prodotti a basso prezzo – troppo anche per i già economici standard cinesi – e di bassa qualità potrebbero danneggiare la reputazione dei beni “Made in China”.

Insomma, per mantenere la quota di mercato Byd ha tagliato i prezzi e le rivali hanno fatto altrettanto. Altro problema da considerare: secondo Jato Dynamics ci sono 115 marchi cinesi di veicoli elettrici e soltanto pochissimi – Byd compresa – realizzano profitti e si prevede che sopravviveranno a lungo termine…

Il problema del prezzo

Certo, come ha spiegato l’Economist, a differenza dei rivali cinesi Byd è ben posizionata, date le sue dimensioni e l’integrazione verticale. L’azienda controlla tutto ciò che serve: dai diritti di estrazione dei minerali necessari per costruire le proprie batterie alle navi cargo per il trasporto delle sue auto verso i mercati esteri.

Ma le altre case automobilistiche del Dragone? “Molte aziende cinesi stanno “morendo di fame”, e questo è un altro motivo per cui vogliono espandersi a livello globale“, ha dichiarato Bill Russo, fondatore di Automobility ed ex capo della divisione Chrysler per l’Asia nordorientale. Nel 2024 in tutto il mondo sono state vendute 17 milioni di auto ibride a batteria e plug-in, di cui 11 milioni soltanto in Cina. I marchi cinesi, nello stesso periodo preso in esame, hanno registrato il 10% delle vendite globali di veicoli elettrici e ibridi plug-in al di fuori del loro Paese d’origine.

Per i consumatori questa dovrebbe essere una buona notizia, visto che la tendenza ha portato alla disponibilità di un maggior numero di auto elettriche di alta qualità e a prezzi accessibili. Per le case automobilistiche occidentali è stata una sciagura: in primis perché sono state costrette a rivedere i loro prezzi e poi perché hanno dovuto condividere il mercato con nuovi brand. Ebbene, alla lista degli scontenti si sta aggiungendo a sorpresa anche il governo cinese. Il messaggio di Pechino è chiaro: va bene il low cost, ma fino ad un certo punto.

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