Dimenticatevi Toyota, Honda e Nissan. A sviluppare la nuova auto che ha conquistato il Giappone prima ancora di uscire – e che potrebbe silenziosamente rivoluzionare il settore degli Ev – ci ha pensato una sconosciuta startup di Hiroshima.
KG Motors sta lavorando ad un piccolo ed economico veicolo elettrico chiamato mibot che sarà presto in vendita al prezzo di listino di 1 milione di yen (7.000 dollari) al netto delle imposte. La produzione del mezzo inizierà a ottobre. Le consegne? KG Motors prevedeva di piazzare 3.300 unità entro il marzo 2027 ma ha già ricevuto oltre 2.250 preordini, a conferma del clamoroso successo riscontrato da questa monoposto alimentata a batteria molto più simile ad una golf cart futuristica che non ad un veicolo elettrico moderno (tanto meno ad un’auto tradizionale).
Con un’altezza inferiore a 1,5 metri, il mibot firmato KG Motors ha un’autonomia di 100 chilometri, un tempo di ricarica di cinque ore e una velocità massima di 60 chilometri orari. È in ogni caso il prezzo il vero punto di forza dell’auto insieme alle dimensioni: costerà infatti circa la metà del veicolo elettrico più popolare in Giappone, il Sakura di Nissan.
L’auto elettrica da 7k Made in Japan
Considerando, come detto, che KG Motors ha fin qui ricevuto oltre 2.200 ordini per il proprio mibot, la startup di Hiroshima è sulla buona strada per superare Toyota Motor (la più grande casa automobilistica al mondo) nella vendita di auto elettriche in Giappone, visto che quest’ultima è riuscita a piazzare 2.000 Ev nell’intero 2024.
“Le auto sono semplicemente troppo grandi. Vedere così tante auto di grandi dimensioni percorrere le strette strade del Giappone…”, ha spiegato il fondatore e amministratore delegato di KG Motor, Kazunari Kusunoki, a Bloomberg. “Nelle zone rurali del Paese i sistemi di trasporto pubblico sono in rovina. Questo potrebbe essere difficile da comprendere per chi vive a Tokyo, ma a un certo punto diventa necessario avere un’auto a persona, non a nucleo familiare”, ha aggiunto.
Da qui l’idea di creare un’automobile piccolissima, low cost ed elettrica, con il chiaro obiettivo di introdurre convenienti “robot della mobilità” nel mercato giapponese degli Ev dimostrando che che “più grande” non significa sempre “migliore”, soprattutto quando parliamo di mezzi di trasporto.
Il risveglio dell’elettrico?
Fino a questo momento le case automobilistiche, sia locali che straniere, hanno faticato a vendere veicoli elettrici in Giappone. Nel 2023 all’ombra del Monte Fuji sono stati piazzati appena 140.000 Ev, il 3,5% delle vendite totali di quell’anno, e ben al di sotto della media globale del 18%. Lo scorso anno il colosso cinese Byd è riuscito a vendere appena 2.223 unità sul mercato giapponese, una piccola frazione dei 4,3 milioni di veicoli consegnati in tutto il mondo.
In tutto questo, e fino a qualche anno fa, Toyota e le altre case automobilistiche giapponesi non condividevano una visione futura completamente elettrica della mobilità, preferendo invece optare per gli ibridi benzina-elettrici. “Toyota ha affermato che i veicoli elettrici non sono l’unica soluzione e, dato che si tratta di Toyota, i giapponesi danno per scontato che sia vero. Molti giapponesi sembrano credere che i veicoli elettrici non diventeranno popolari”, ha spiegato Kusunoki.
Il capo di KG Motor vuole adesso invertire la tendenza puntando sulle kei car, una categoria di veicoli comune in Giappone che si caratterizza per dimensioni compatte, motori di piccola cilindrata e bassi consumi.
Negli ultimi anni le kei car hanno conquistato la quota maggiore del mercato nipponico dei veicoli elettrici, rappresentando, per esempio, il 55% delle vendite totali nel 2023. Anche all’estero i mini Ev hanno contribuito ad aumentare l’accettazione delle auto a batteria da parte dei consumatori. E chissà che un loro ritorno di fiamma non possa ispirare le prossime tendenze dell’automotive internazionale.
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