La joint venture auto di Stellantis in Cina va ko: Gac-Fca in bancarotta

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L’avventura in Cina di Stellantis è finita nel peggiore dei modi. Tre anni dopo l’avvio della procedura di ristrutturazione fallimentare, seguita a un drastico calo delle vendite nel sempre più competitivo mercato automobilistico cinese, la joint venture tra Fiat Chrysler Automobiles (Fca) e Guangzhou Automobile Group (Gac) ha alzato bandiera bianca.

Lo scorso 8 luglio, Gac Fiat Chrysler Automobiles ha annunciato l’impossibilità di riorganizzarsi e presentato istanza di fallimento presso il Tribunale Intermedio del Popolo di Changsha, nella provincia di Hunan, con il sostegno dei creditori. Secondo la sentenza del tribunale, il debito totale della società supera gli 8,1 miliardi di yuan (1,1 miliardi di dollari), di cui 4 miliardi di yuan di debito non contestato e appena 1,9 miliardi di yuan (266,7 milioni di dollari) di attività.

Un’assemblea dei creditori ha approvato il piano di distribuzione delle attività della joint venture, non più in grado di coprire le passività e impossibilitata a ristrutturare o raggiungere una qualsiasi forma d’intesa con gli stessi creditori.

Gac Fiat Chrysler Automobiles nel baratro

Come siamo arrivati fin qui? Gac e Stellantis avevano fondato una joint venture paritaria (50:50), mettendo sul tavolo un investimento complessivo pari a 17 miliardi di yuan. La società poteva contare su stabilimenti a Guangzhou e Changsha, e – negli anni d’oro – su una capacità produttiva annua complessiva di 300.000 veicoli.

Il gruppo ha raggiunto il picco – oltre 200.000 unità piazzate sul mercato – nel 2017, salvo poi fare i conti con una lenta ma progressiva flessione. Gac-Fca non si sarebbe più ripresa fino all’ingresso, nel 2022, in procedura fallimentare.

Nell’ultimo triennio la joint venture non è riuscita a trovare investitori interessati a rilanciarla. Nel medesimo lasso di tempo si sono tenute ben cinque aste pubbliche per cedere i principali asset della società – inclusi terreni, edifici e impianti di produzione – ma sono tutte fallite per la mancanza di offerenti.

Perché a nessuno interessano gli stabilimenti Gac-Fca? Prendiamo quello di Changsha. Il motivo è semplice: il sito produce per lo più veicoli a combustibili fossili, e cioè un modello di business sempre più secondario nella Cina che ha invece puntato sui veicoli elettrici. Un eventuale acquirente dovrebbe dunque versare circa 206 milioni di dollari per acquistare la fabbrica sopra citata, e aggiungere a questa somma investimenti aggiuntivi per riconvertirla.

Il flop di Stellantis in Cina

E pensare che gli esordi di Stellantis in Cina erano più che promettenti. La joint venture tra Guangzhou Automobile Group (Gac) e Fca fu siglata nel 2009 a Roma, in presenza di Hu Jintao e Silvio Berlusconi, all’epoca rispettivamente presidente cinese e primo ministro italiano.

La svolta? Nel 2015 quando la Jv cambiò il suo nome in Gac Fiat Chrysler Automobiles spostando la sua attenzione sul marchio Jeep. Nell’ottobre dello stesso anno fu lanciato sul mercato il primo Suv localizzato, la popolare Jeep Cherokee. Nel 2016 le vendite di Gac-Fca raggiunsero le 146.400 unità, con un aumento del 270,84% su base annua, per poi arrivare a 205.200 unità nel 2017 (+57%). La creatura di Stellantis era diventata, in quel momento, la casa automobilistica in più rapida crescita in Cina.

Il declino sarebbe arrivato un anno più tardi, quasi in concomitanza con il passaggio della Cina all’elettrico. Nel 2018 le vendite della Jv scesero a 125.000 unità (-38,99%), quindi a poco meno di 73.000 nel 2020 e ad appena 20.000 nel 2021. Sia Stellantis che Gac Group cercarono di rianimare il loro progetto iniettando 4 miliardi di yuan per un piano di rilancio che non avrebbe però mai spiccato il volo. Nel 2020 sarebbero infine emerse divergenze interne che decretarono la morte cerebrale del gruppo. Fino all’ultimo atto decretato dal tribunale di Changsha.

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