Non ha ancora alzato bandiera bianca, perché arrendersi in maniera così esplicita equivarrebbe a trasformare, almeno agli occhi dell’opinione pubblica mondiale, la vecchia “locomotiva d’Europa” nella nuova malata del continente.
In Germania nessuno vuole accendere i riflettori sui venti di tempesta che stanno travolgendo Volkswagen, simbolo perfetto di una crisi economica diffusa che sembrerebbe ormai aver intaccato alla radice l’imbattibile, solido ed efficiente “modello tedesco”.
Certo, non siamo di fronte a un Paese del terzo mondo o sull’orlo della bancarotta. La sensazione, tuttavia, è che a Berlino siano più interessati a investire denari in rafforzamenti militari vari anziché ridare ossigeno ai propri campioni nazionali, scossi da tensioni internazionali e nazionali.
È infatti successo che Volkswagen ha dichiarato di essere pronta a sospendere la produzione di due modelli chiave, Golf e Tiguan, per motivi ancora da chiarire. Il colosso automobilistico ha spiegato che questo congelamento era stato pianificato da tempo per far fronte a problemi di inventario in concomitanza con le vacanze autunnali.
Pare invece, ha scritto Reuters, che il problema potrebbe derivare dalla situazione di stallo conseguente della pressione esercitata sulle catene di approvvigionamento da parte del produttore di chip Nexperia.

Cosa succede a Volkswagen
Nexperia, una sussidiaria con sede in Olanda della cinese Wingtech, si trova al centro di una diatriba internazionale che minaccia le catene di fornitura globali del settore automobilistico. Il governo olandese ha infatti preso il controllo di Nexperia lo scorso 30 settembre citando problemi di proprietà intellettuale. In risposta, Pechino ha vietato l’esportazione dei prodotti finiti dell’azienda.
Non stiamo parlando di prodotti sofisticati, ma i chip di Nexperia sono comunque molto utilizzati nelle automobili, e questo solleva preoccupazioni circa possibili interruzioni nella produzione automobilistica. Un arresto della produzione sarebbe catastrofico per Volkswagen.
Come ha sottolineato la Bild, l’azienda sta infatti affrontando notevoli difficoltà a causa del declino dei suoi mercati chiave, Cina e Stati Uniti, nonché per via degli elevati investimenti in prodotti hi-tech e tecnologie. Il Chief Financial Officer del gruppo, Arno Antlitz, ha fatto sapere che Volkswagen avrebbe bisogno di 11 miliardi di euro solo per gestire al meglio il prossimo anno. In caso contrario sarebbe impossibile effettuare investimenti necessari e strategici.

Una situazione complicata
I rappresentanti di Volkswagen avrebbero già contattato l’agenzia per l’impiego per richiedere la cassa integrazione per una parte della propria forza lavoro. In un primo momento dovrebbero essere interessate alcune migliaia di dipendenti, per poi arrivare a decine di migliaia, in attesa che la crisi sui semiconduttori venga risolta.
E pensare che il gruppo tedesco aveva scommesso, prima e meglio delle rivali occidentali, sull’enorme mercato cinese per sfruttare la rapida crescita del gigante asiatico. Per alcuni decenni la scommessa ha pagato bene, poi però, con l’ascesa dell’automotive del Dragone, il sogno tedesco si è infranto contro una concorrenza spietata (e inaspettata).
Volkswagen sarà dunque chiamata a una doppia missione impossibile: aggiustare la situazione interna, sul fronte concorrenza nel mercato europeo e lato semiconduttori, e al contempo bloccare l’emorragia che affligge i suoi affari in Cina.
Come abbiamo spiegato qui, la Cina resta ancora uno dei mercati più importanti per Volkswagen, rappresentando circa il 30% delle sue consegne. L’azienda tedesca sta però perdendo ingenti quote di mercato: se nel 2000 il colosso europeo deteneva una quota dominante della torta cinese delle quattro ruote – arrivando in alcuni segmenti anche al 42% del mercato delle auto passeggeri – 24 anni più tardi quella percentuale è scesa al 14,5%. Nel 2024 Volkswagen ha consegnato 2,92 milioni di vetture in Cina, con un calo di circa il 10% su base annua.

