Dopo aver rivoluzionato il mondo dell’automotive sdoganando le auto elettriche, e in attesa del prossimo step, coincidente con l’avvento della guida autonoma, la Cina è adesso impegnata a perfezionare l’era dei taxi volanti.
Lo scorso marzo, l’Amministrazione dell’Aviazione Civile Cinese (Caac) aveva rilasciato i primissimi certificati di autorizzazione all’esercizio commerciale in assoluto per droni passeggeri autonomi a due compagnie locali: EHang Holdings e Hefei Hey Airlines (ne abbiamo parlato qui).
Entrambe hanno così affinato i voli a pagamento con velivoli eVtol, e cioé a decollo e atterraggio verticale senza pilota, includendo tour urbani e logistica a bassa quota. Il loro obiettivo? Creare una rete di trasporto nel cielo e stimolare la cosiddetta economia a bassa quota, coincidente con lo spazio aereo compreso entro i 1.000 metri dal suolo. In che modo? Trasportando le persone ma anche le merci.
Il leader di questo avveniristico mercato è l’EHang EH216-S, un drone elettrico biposto con 16 eliche in grado di volare, decollare e atterrare in modo completamente autonomo.
“La maggior parte delle persone che ci hanno volato hanno avuto la sensazione di viaggiare in ascensore. Decolla in modo molto fluido, poi vola e atterra altrettanto dolcemente, senza troppe vibrazioni o turbolenze”, ha spiegato con orgoglio He Tian Xing, vicepresidente di EHang.
La Cina ha inaugurato l’era dei taxi volanti
EHang ha già effettuato oltre 60 voli sicuri e prevede di iniziare a vendere biglietti per tour a Guangzhou e Hefei. La Cina, in sostanza, sta potenziando la sua economia a bassa quota che include droni, dirigibili e hovercar. Secondo quanto riportato dalla società di ricerca Hurun, il suo valore raggiungerà quota 1,5 trilioni di yuan (circa 207 miliardi di dollari) entro la fine del 2025 e 2,5 trilioni entro il 2035.
Pechino ha intanto già superato Stati Uniti ed Europa, dove progetti simili sono ancora in fase di sperimentazione. In rampa di lancio, oltre ai citati EHang ed Hefei Hey Airlines, ci sono anche altri attori come XPeng AeroHT e AutoFlight, che stanno tutti promuovendo i loro modelli. In ogni caso EHang è stata la prima a superare le barriere normative, nonché la prima a gettare le fondamenta per inaugurare un nuovo capitolo della mobilità urbana, riducendo la congestione e i tempi di percorrenza per spostare persone e merci da un posto all’altro.
Guai a non prendere sul serio l’intero dossier, visto che i leader cinesi hanno identificato la suddetta economia a bassa quota come un settore emergente cruciale e motore di crescita. Il premier Li Qiang l’ha addirittura menzionata espressamente insieme alla biomanifattura, all’informatica quantistica, all’intelligenza artificiale incarnata e alle reti mobili 6G durante un suo recente discorso all’Assemblea nazionale del popolo. “L’economia a bassa quota è un nuovo motore di crescita e darà impulso allo sviluppo ad alta velocità dell’economia cinese”, ha aggiunto Cheng Bolin, vicepresidente dell’unità a bassa quota della China Information Association.

Rafforzare l’economia a bassa quota
Come ha spiegato l’Irish Times, l’EH216-S è attualmente utilizzato solo per brevi voli turistici. La sua autonomia di circa 30 km e questo lo rende adatto a brevi spostamenti all’interno di una città. EHang ha comunque da poco lanciato un nuovo velivolo, il VT-30, con un’autonomia di 200 km che potrebbe essere utilizzato per volare tra differenti città.
E questa sarà soltanto una delle tante attività che comprenderanno l’economia a bassa quota, insieme ai droni che irrigano i campi agricoli e a quelli che consegnano pacchi, cibo e medicine.
I produttori cinesi di auto elettriche devono gran parte del loro successo alla decisione di Pechino di costruire ampie reti di stazioni di ricarica nelle grandi città prima che ci fossero abbastanza veicoli elettrici sulle strade per tenerle occupate. Ebbene, i taxi volanti richiederanno nuove infrastrutture, tra cui un sistema di controllo del traffico aereo a bassa quota e una rete di vertiporti. Il governo cinese non intende tirarsi indietro.


