Così gli Usa hanno affossato l’industria automobilistica giapponese

SOGNI DI FARE IL FOTOREPORTER? FALLO CON NOI
Auto /

È dura per i colossi giapponesi dell’automotive adattarsi alla nuova normalità. Soprattutto se il presente coincide con calo di vendite, meno profitti e sfrenata concorrenza di un avversari temibili come quelli provenienti dalla Cina.

Chi pensava che il pericolo fosse scampato dopo l’accordo commerciale siglato tra Donald Trump e il Giappone si sbagliava di grosso. Perché è vero che gli Stati Uniti hanno abbassato i loro dazi sugli esportatori nipponici – player delle auto compresi – dal 27,5% al 15% in cambio dell’impegno di Tokyo di investire 550 miliardi di dollari negli Usa in settori “consigliati” dall’amministrazione statunitense. Ma è altrettanto vero che la tariffa scontata continua a pesare come un macigno sui conti delle aziende giapponesi, sempre più preoccupate che la Spada di Damocle possa protrarsi ben oltre l’attuale mandato di Trump. Non è un dettaglio trascurabile per il Giappone, visto che gli Stati Uniti rappresentano il mercato più grande per le case automobilistiche del gigante asiatico.

Gli Usa mettono ko l’automotive del Giappone

Come ha spiegato Kyodo News, nel periodo compreso tra aprile e settembre le sette maggiori case automobilistiche giapponesi hanno visto i dazi statunitensi incidere sui loro utili complessivi per 1,5 trilioni di yen (circa 9,74 miliardi di dollari). Non solo: il loro utile netto aggregato ha registrato un calo del 27,2% su base annua, il peggiore dai tempi della pandemia di Covid-19.

“Questa è la nuova normalità e prevediamo che continuerà a esserlo anche nel prossimo futuro”, ha dichiarato con amarezza il vicepresidente esecutivo di Honda Motor, Noriya Kaihara. Oltre all’impatto negativo dei dazi Usa, ammorbiditi lo scorso settembre, il rafforzamento dello yen ha ridotto di 700 miliardi di yen l’utile operativo complessivo delle stesse sette case automobilistiche più importanti del Giappone.

Nissan Motor, Mazda Motor e Mitsubishi Motors, in particolare, hanno tutte registrato perdite nette. E le previsioni per il futuro non sono affatto rosee, visto che i dazi potrebbero causare un colpo di circa 2,5 trilioni di yen ai risultati delle aziende per l’intero anno fiscale che si concluderà a marzo 2026.

Una situazione critica

Honda Motor ha stimato che i dazi ridurranno i suoi profitti per l’anno fiscale corrente di circa 2,5 miliardi di dollari abbassando le sue previsioni di un quinto.

Nissan Motor ha fatto sapere senza mezzi termini che avrebbe raggiunto il pareggio di bilancio se non fosse stato per le tariffe Usa. L’azienda di Yokohama ha infatti messo in conto una perdita di 1,8 miliardi di dollari. “Inizialmente, come molti nel settore, pensavamo che sarebbe stata una situazione temporanea, ma ora è destinata a durare”, ha spiegato l’amministratore delegato della casa automobilistica Ivan Espinosa.

La più grande casa automobilistica giapponese, Toyota Motor, ha invece dichiarato di prevedere che i dazi costeranno all’azienda circa 9,4 miliardi. È andata ancora peggio a Mazda e Subaru, che con i loro mercati principali situati in Nord America sono state tra le più colpite dai dazi statunitensi.

In ogni caso, anche se magicamente il problema delle tariffe di Trump dovesse risolversi dall’oggi al domani, le case automobilistiche nipponiche avrebbero un altro nodo spinoso da sciogliere in vista della seconda metà dell’anno fiscale: il produttore di chip Nexperia, di proprietà cinese e controllato dagli olandesi, ha sospeso le spedizioni dei suoi prodotti…