Inizia a prendere forma la strategia delle case automobilistiche cinesi per piantare solide radici in Europa e limitare al massimo gli effetti derivanti da guerre commerciali e tensioni internazionali. Tra i protagonisti più attivi troviamo Byd, il più grande produttore mondiale di veicoli elettrici che starebbe negoziando con i player europei delle quattro ruote per acquistare stabilimenti inutilizzati nella regione.
Stella Li, vicepresidente esecutivo di Byd, ha confermato l’indiscrezione nel corso di un’intervista rilasciata al Financial Times, parlando espressamente di Stellantis. “Non stiamo parlando solo con Stellantis, ma anche con altre aziende. Stiamo cercando qualsiasi stabilimento disponibile in Europa perché vogliamo utilizzare questo tipo di capacità produttiva inutilizzata”, ha specificato Li.
Nel mirino dell’azienda di Shenzhen, che sta già costruendo uno stabilimento a Szeged, in Ungheria (apertura prevista: 2027), ci sarebbero anche siti italiani. Come quello di Cassino, che al momento sforna Alfa Romeo Giulia, Alfa Romeo Stelvio e Maserati Grecale, finito al centro di un tantam mediatico poi smentito dalla stessa Byd: nessuna delegazione cinese ha visitato il sito a differenza di quanto era circolato su alcune testate. O come quello di Piedimonte San Germano, sede delle linee di produzione Maserati e sottoutilizzato.
Fabbriche e marchi da rilanciare
L’alta dirigenza di Byd ha riferito di star cercando di acquisire, accanto alle suddette fabbriche, anche marchi storici europei in difficoltà. Non è un caso che Li abbia citato Maserati di Stellantis definendolo “molto interessante”.
Il gruppo franco-italiano, che comprende anche Peugeot e Fiat, ha del resto annunciato di star valutando la possibilità di vendere uno stabilimento sottoutilizzato in Spagna al suo partner cinese Leapmotor. E i siti in Italia? Come ha spiegato Euronews, operano al di sotto della loro capacità produttiva, ed è proprio questo che fa gola ai cinesi. L’impianto di Cassino, in provincia di Frosinone, ha prodotto appena 2.916 auto nel primo trimestre del 2026, con un calo del 37,4% su base annua e operando per cinque o sei giorni al mese, mentre quello di Mirafiori, a Torino, è stato ridotto alla sola produzione dei modelli ibridi ed elettrici della Fiat 500.
Anche altre case automobilistiche europee, come Volkswagen, si trovano a dover affrontare costi elevati e una concorrenza agguerrita, e sono aperte a eventuali accordi con aziende cinesi. Tra queste, oltre a Byd, che ha affidato il volante del mercato europeo ad Alfredo Altavilla, già braccio destro di Sergio Marchionne alla Fca e profondo esperto della materia, troviamo Geely, che ha messo nel mirino la fabbrica Ford di Valencia, Nio, Great Wall Motor e Saic.
La strategia cinese
Secondo quanto riportato da Bloomberg, a causa della pressione della guerra dei prezzi in patria, Byd si sta espandendo aggressivamente all’estero, con vendite in forte crescita in Europa sulla scia del rinnovato interesse per i veicoli elettrici in seguito all’impennata dei prezzi del carburante causato dal conflitto in Medio Oriente.
Non è finita qui, perché il colosso di Shenzhen sta intensificando le assunzioni da aziende concorrenti, tra cui Porsche, per rafforzare il suo marchio premium Denza in Europa. A proposito: il marchio di lusso sarà commercializzato nel Regno Unito entro la fine dell’anno. “Stiamo assumendo molto personale locale per la ricerca e sviluppo. Anche nel Regno Unito, in Francia, in ogni regione dobbiamo avere un team locale di ricerca e sviluppo”, ha spiegato Li.
Una spiegazione che riflette la più generale strategia adottata dalla maggior parte delle case automobilistiche cinesi: consolidare la presenza in Europa, con stabilimenti e team di ricerca e sviluppo ad hoc, per pianificare al meglio l’espansione nei mercati locali, e al tempo stesso acquisire prestigio globale ed esperienza.