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Guerra /

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L'incontro di Ginevra tra le delegazioni di Francia, Germania, Regno Unito (i cosiddetti Paesi dell'E-3) e Iran, per determinare il futuro dell'accordo sul nucleare di Teheran (JPCOA), sospeso dopo la guerra tra l'Iran e Israele-Usa, è stato un disastro. A nulla è valso che Teheran si apprestasse ad accogliere una delegazione dell'Agenzia atomica (AIEA) per monitorare i suoi siti. Il gesto di buona volontà è stato ignorato. I tre Paesi europei - garanti insieme a Russia e Cina dell'accordo (gli Usa ne sono usciti) - hanno deciso per l'inadempienza dell'Iran agli obblighi discendenti dallo stesso e, quindi, di denunciare alle Nazioni Unite tale situazione, innescando lo snapback, un processo che dovrebbe durare 30 giorni al termine del quale l'Onu potrebbe reintrodurre le sanzioni contro la nazione ritenuta reproba (rimesse, al tempo, grazie al JPCOA). A quanto pare la bomba australiana, cioè l'espulsione dal Paese dei canguri della delegazione diplomatica iraniana per un'asserita responsabilità di Teheran in due attacchi terroristici contro obiettivi ebraici - scoppiata il giorno precedente il vertice in questione - ha fatto più danni del previsto. Sebbene l'esito del summit fosse già predisposto, l'iniziativa australiana, non certo casuale nelle sue modalità eclatanti e nella tempistica, ha dato la spinta finale. Abbiamo dedicato una nota alla vicenda australiana - richiamando peraltro il ruolo nel Mossad nell'inchiesta che ha portato Sidney a compiere tale passo. In tale nota accennavamo che probabilmente il summit ginevrino aveva avuto un esito interlocutorio, interpretazione speranzosa discendente dalla mancanza nell'immediato di report e dalla contemporanea notizia dello sbarco degli ispettori dell'AIEA a Teheran. Non è andata così, purtroppo. Di tale vicenda scrive Trita Parsi, su Responsible Statecraft, osservando che la decisione dell'E-3 rende più probabile una nuova guerra contro l'Iran. Commento veritiero, anche se non sposiamo la sua asserzione che lo snapback faccia ripristinare automaticamente le sanzioni Onu. Tante la variabili in gioco, tra le quali le opzioni in mano a Cina e Russia, Paesi alleati dell'Iran e, soprattutto, non inclini a piegarsi ai diktat dei falchi angloamericani, da cui la possibilità che tale spinta possa essere vanificata. C'è poi la possibilità di un ritorno al dialogo: nonostante la deplorevole mossa dell'E-3, Teheran ha ugualmente accolto gli ispettori dell'AIEA, apertura che potrebbe non essere ignorata dall'amministrazione Trump, nonostante la sua scarsa autonomia quando in gioco ci sono interessi israeliani. Nell'annunciare di voler adire allo snapback, l'E-3 ha spiegato che tale decisione intende sollecitare l'Iran a riprendere il dialogo interrotto. Lucido il commento di Parsi, che annota: "Lungi dal far progredire la diplomazia, la decisione rischia di accelerare l'escalation. Mentre Israele non ha certo bisogno di un pretesto per attaccare nuovamente l'Iran [...] lo snapback potrebbe fornire un'utile copertura politica – una sottile patina di legittimità – per nuovi attacchi" Usa. "L'E3 - continua Parsi - sostiene che lo snapback è necessario per fare pressione sull'Iran affinché riprenda i colloqui con gli Stati Uniti e conceda all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) l'accesso ai suoi impianti nucleari, compreso il monitoraggio delle scorte di uranio arricchito al 60%" [la visita attuale degli ispettori dell'AIEA, ha comunicato Teheran, riguarda solo la centrale atomica di Busheir ndr]. "In apparenza, queste richieste possono sembrare ragionevoli. Ma Teheran nutre legittime riserve. I funzionari iraniani sospettano che l'AIEA abbia fatto trapelare informazioni sensibili che hanno permesso la campagna di omicidi mirati del Mossad contro i loro scienziati nucleari e temono che rivelare l'ubicazione delle scorte possa innescare un'altra tornata di attacchi aerei statunitensi". "Inoltre, l'Iran era seduta al tavolo delle trattative quando Israele e Stati Uniti hanno iniziato a bombardare. L'E-3 ora insiste affinché Teheran torni al tavolo dei negoziati, ma non fa nessuna richiesta parallela perché Washington si astenga dal bombardare di nuovo". "Forse la cosa più importante è che, dato il divario incolmabile sull'arricchimento, la pazienza limitata di Trump per la diplomazia e la pressione israeliana per riprendere le ostilità, riprendere i colloqui che sarebbero quasi certamente destinati a fallire - a meno che entrambe le parti non dimostrino maggiore flessibilità - non farebbe che aumentare la probabilità che la guerra inizi prima piuttosto che dopo". "Ma potrebbe essere proprio questo il focus della vicenda. L'E-3 di oggi somiglia ben poco a quello di vent'anni fa. Quando fu creato nel 2003, il suo scopo era di impedire all'amministrazione Bush – reduce dalla disastrosa e illegale invasione dell'Iraq – di lanciare un'altra guerra, stavolta contro l'Iran". "Oggi il contesto geopolitico è cambiato. L'allineamento dell'Iran con la Russia in Ucraina, lo ha portato a essere identificato come una minaccia diretta per l'Europa. L'UE, inoltre, è molto più dipendente dalle relazioni transatlantiche rispetto a 20 anni fa, mentre i successivi cicli di sanzioni hanno reso l'Iran un partner economico trascurabile per la stessa". "L'escalation con l'Iran attraverso lo snapback serve a due obiettivi dell'UE: punire Teheran per il suo sostegno alla Russia in Ucraina e allineare l'Europa con i falchi dell'amministrazione Trump [e Israele ndr], un allineamento ritenuto necessario per allentare le tensioni createsi in altri ambiti di una relazione transatlantica che sta subendo una pressione senza precedenti". "In questo senso, la costellazione E3, progettata nel 2003 per prevenire la guerra, potrebbe, nel 2025, spingerci più vicini a essa. Ma non fidatevi solo di quel che scrivo. Ricordate come il cancelliere tedesco abbia ammesso apertamente che Israele "ha fatto il lavoro sporco per conto dell'Europa" bombardando l'Iran lo scorso giugno". Nuovo focolaio di incendio, dunque, che va a sommarsi agli altri che divampano in Medio oriente, con Israele che, oltre a impegnarsi nel genocidio di Gaza e a vessare vieppiù la Cisgiordania, attacca Siria e Yemen e spinge, in combinato disposto con gli Usa, per il disarmo di Hezbollah, pressione brutale quanto indebita che rischia di innescare una guerra civile nel Paese dei cedri. Un attacco all'Iran, più preparato e massivo, è in linea con tale spinta espansionista, sostenuta da Usa e UE. Piccolenote è collegato da affinità elettive a InsideOver. Invitiamo i nostri lettori a prenderne visione e, se di gradimento, a sostenerlo tramite abbonamento.
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InsideOver.com è una testata registrata presso il Tribunale di Milano, 126 del 6 giugno 2019
Direttore Responsabile Fulvio Scaglione