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Il Green Great Wall (Ggw) è un progetto panafricano nato nel 2007. L’obiettivo è creare un muro di alberi che vada dall’Oceano Atlantico al Mar Rosso, attraversando tutto il Sahel, per contrastare la desertificazione e ridurre i conflitti armati.

Perché nasce il Ggw

Il Sahel è la fascia di territorio a Sud del deserto del Sahara, che attraversa il continente africano da Est a Ovest. In questa regione oltre l’80% della popolazione vive, o sopravvive, grazie all’agricoltura. Le già avverse condizioni ambientali, negli ultimi decenni sono peggiorate a causa del cambiamento climatico. L’accesso sempre più difficoltoso alle risorse primarie (acqua e terra), ha costretto la popolazione a migrare e ha favorito la destrutturazione dei rapporti sociali, inasprendo, e talvolta creando, vere e proprie guerre. La volontà politica di invertire questo trend negativo è alla base del progetto del Ggw. La speranza è quella di donare nuova linfa e fertilità a terreni oggi aridi, per garantire la sicurezza alimentare, creare posti di lavoro, ridurre la povertà e contenere i conflitti per l’accesso alla risorse.

L’iniziativa denominata come Green Great Wall è nata nel 2005 quando, durante il settimo summit del Cen – Sad (Community of Sahel – Saharan State), il presidente nigeriano ha proposto di dar vita a una piattaforma di confronto per la realizzazione di una fascia di vegetazione di circa 8000 km. L’idea originale probabilmente risale a Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso tra il 1983 e il 1987, noto per essere uno dei principali teorizzatori dell’ideologia panafricana. Il Ggw da subito trova il consenso degli Stati del Sahel e della comunità internazionale. Aderiscono al progetto gli 11 stati che Saranno attraversati da quest’immensa distesa verde (Senegal, Mauritania, Burkina Faso, Nigeria, Mali, Niger, Ciad, Sudan, Eritrea, Etiopia, Gibuti), le Nazioni Unite, la Banca Mondiale, l’Unione Europea e la Francia. In seguito si aggiungeranno, come paesi partner, Camerun, Ghana, Capo Verde, Gambia, Somalia, Benin, Tunisia, Algeria, Libia ed Egitto. Tra il 2011 e il 2012, per armonizzare e ottimizzare le attività legate al Ggw, l’Unione Africana prende in carico la direzione del progetto.

Il GGW consiste in una fascia di vegetazione larga 15 chilometri e lunga circa 8mila, realizzata piantando degli alberi. Data l’ampiezza dell’area ricoperta, sono piantate diverse specie di alberi, con differenti tecniche di coltivazione. Il Muro Verde prevede differenti livelli di cooperazione e collaborazione: locale, nazionale, regionale e internazionale. I fondi, a oggi circa 8 miliardi di dollari, sono stanziati da molteplici enti. Sono poi di volta in volta diretti per progetti di cooperazione allo sviluppo che prevedono un apporto attivo e fondamentale della popolazione.

Il muro verde oggi

I primi progetti per la realizzazione del Ggw partono nel 2009 e oggi, a circa dieci anni di distanza, l’iniziativa è completa al 15%. In Niger sono stati riportarti in vita circa 5 milioni di ettari di terreno, aumentando di 500mila tonnellate le riserve di grano del paese. In Burkina Faso sono stati recuperati 3 milioni di ettari di terra tramite metodi di coltivazione tradizionali. La Nigeria ha strappato al deserto 5 milioni di ettari; in Senegal sono stati piantati 12 milioni di alberi. I risultati migliori sono stati raggiunti in Etiopia: 15 milioni di ettari di terreno sono nuovamente coltivabili e 353 milioni di alberi sono stati piantati solamente nella giornata del 29 Luglio. Per pubblicizzare maggiormente il progetto, l’Ua ha realizzato un film, Green Great Wall, diretto da Jared P. Scott, che è stato presentato il 31 agosto alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Il Green Great Wall coinvolge, quindi, oltre 21 stati africani più numerosi partner internazionali ed è un progetto tanto ambizioso quanto complesso. A oggi l’iniziativa, nonostante i risultati positivi, procede a rilento. Per giungere a completamento entro il 2030, sarebbe necessario recuperare circa 10 milioni di ettari di terreno ogni anno. L’obiettivo è sempre più lontano a causa delle continue pressioni esterne. Chi prende parte al progetto richiede risultati concreti e rapidi; il deserto avanza sempre più rapidamente; i conflitti armati si moltiplicano. Il caso più evidente è quello della regione centrale del Mali, dove Fulani e Dogon, vissuti in pace per secoli, sono entrati in una spirale di violenza in cui s’intrecciano accesso alle risorse e interesse geopolitici. La buona riuscita del Green Great Wall sarebbe un primo passo riportare stabilità e sicurezza nell’area del Sahel. Il GGW, prima di essere un progetto, è un simbolo. Il simbolo di una regione che vuole ripartire dalle proprie radici. Una catena di alberi che ha la pretesa di unire un mosaico di comunità e culture, che stanno tutte scommettendo sulla loro capacità di resilienza.