A poche ore dalla proposta della Commissione europea del Green deal con l’obiettivo di emissioni zero nel 2050 e lo stop alle auto a motore termico dal 2035, il Nord Europa è stato scosso da un disastro ambientale con un’alluvione che ha causato decine di morti e centinaia di dispersi. Una tragica coincidenza che ci impone una profonda riflessione non solo sul piano presentato dall’Unione europea ma sul modello di politiche ambientali che vogliamo realizzare nei prossimi anni.

Quanto avvenuto in Germania testimonia la necessità di investire in prevenzione; mentre si punta il dito in modo ossessivo contro il cambiamento climatico, si dimentica del tutto l’importanza della prevenzione sul tema del dissesto idrogeologico. Già nei decenni passati anche in Italia sono avvenuti disastri ambientali costati la vita a centinaia di persone con conseguenze devastanti che si sarebbero potute evitare con una maggiore cura del territorio.

La necessità di una seria progettualità ambientale è spiegata da Cesare Patrone, già capo del Corpo Forestale dello Stato, fautore della nascita dei Carabinieri forestali e un’istituzione nel settore: “Finalmente ci siamo accorti del problema ambientale ma bisogna sposare una tesi sviluppista. In Italia invece c’è un grande ritardo e non sono stati fatti seriamente interventi a tutela dell’ambiente che richiedono una cultura interventista, mentre un certo tipo di politica progressista è legata alla cultura dell’abbandono”.

Patrone spiega che: “al di là della crisi climatica, c’è un problema di cura del territorio che qualche decennio fa si realizzava e ora si fa molto meno. La nostra è ormai una cultura urbanocentrica e il territorio non è più curato. Chi fa le sistemazioni idrogeologiche? Quale è la struttura proposta? Purtroppo i territori periferici sono abbandonati con gravi conseguenze e manca del tutto una visione”. Secondo Patrone: “Occorre utilizzare una struttura con cultura tecnica come i Carabinieri forestali e serve una riflessione per comprendere che l’ambiente non è solo tutela ma anche sicurezza e deve diventare dominio strategico. Affinché diventi tale, serve che il Ministero della transizione ecologica entri nel comitato per la sicurezza della Repubblica”.

Sulla stessa linea d’onda l’eurodeputato Nicola Procaccini, promotore di battaglie ambientali da una prospettiva conservatrice: “il riscaldamento globale è un fatto ma il nesso con l’alluvione in Germania è onestamente ben poco. Le alluvioni ci sono sempre state e avvengono in tutte le nazioni e in periodi differenti e sono caratterizzate da situazioni diverse. Va detto che a volte l’uomo interviene in modo scellerato sulla natura costruendo dove non dovrebbe, deviando i fiumi, modificando il paesaggio e privando la natura delle proprie difese”.

La prevenzione è un’urgenza per Procaccini: “Già in epoca pre covid abbiamo chiesto ufficialmente all’Ue di destinare ingenti finanziamenti per opere che impediscano il dissesto idrogeologico e lo abbiamo ribadito con i fondi del recovery fund. Sinceramente, per quanto la micro mobilità sia importante, preferisco siano destinate risorse a opere per la tutela del paesaggio più che ai bonus per i monopattini”.

Anche Piergiorgio Benvenuti, presidente del movimento Ecoitaliasolidale, sottolinea la necessità di investire in prevenzione: “Si rincorre sempre l’emergenza ma servirebbero figure ad hoc per prevenire la crisi. Per questo al Dipartimento di Chimica dell’Università La Sapienza il prossimo 20 settembre partirà il primo corso per la formazione di ‘Genieri della protezione Ambientale e Climatica’, per formare figure da mettere a disposizione di tutte le amministrazioni comunali europee”.

Al contrario, l’approccio prevalente da parte di un certo ambientalismo, è un costante allarmismo che pone enfasi su macro problemi e su questioni globali come il cambiamento climatico ma dimentica il locale e la necessità di soluzioni che partano dalle comunità e dagli stati nazionali. Più pragmatismo e meno allarmismo potrebbe rappresentare una ricetta per l’ecologismo del futuro.

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