Per gli Stati Uniti di Joe Biden, la transizione ecologica verso le energie rinnovabili significa innanzitutto rafforzare la sicurezza nazionale e soddisfare le richieste dell’apparato industrial-militare della superpotenza americana. Il senatore repubblicano Lindsey Graham – molto vicino alle forze armate Usa ed ex veterano dell’Us Air Force – e il collega democratico Sheldon Whitehouse sostengono, infatti, in un editoriale pubblicato giovedì scorso sul Time, che una transizione globale verso l’energia rinnovabile risulterebbe “vantaggiosa” nell’ottica di rafforzamento e tutela della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. I senatori, entrambi membri della commissione Ambiente e Lavori pubblici del Senato, affermano che il passaggio a fonti di energia rinnovabile sottrarrebbe energia ai Paesi ricchi di petrolio e “gli americani sarebbero immediatamente più sicuri”. Un riferimento nemmeno troppo velato ai più noti avversarti di Washington, fra i quali Russia, Venezuela e Iran.

“Sì alla transizione ecologica contro i nemici dell’America”

“Lo sviluppo del petrolio e del gas è stato spesso associato all’autocrazia e alla corruzione”, hanno scritto, indicando proprio Paesi come Russia e Iran, che i legislatori definiscono i nemici più pericolosi dell’America nelle rispettive regioni. Secondo Graham e Whitehouse, i due Paesi hanno usato combustibili fossili per “minacciare i vicini e finanziare il terrorismo”. Anche se hanno posizioni diverse sui cambiamenti climatici, i due senatori affermano che una transizione ecologica verso fonti rinnovabili è pienamente compatibile con la sicurezza nazionale.

“La corruzione, l’autocrazia e il terrorismo sono una minaccia persistente per le nazioni che si battono per lo stato di diritto, e l’America è stata a lungo l’esempio della nazione dello stato di diritto”, hanno scritto i due nell’editoriale pubblicato sul Time. “Un mondo in cui il denaro del petrolio e del gas ha meno potere è un mondo che probabilmente avrà meno corruzione, autocrazia e terrore. Quel mondo sarà un mondo più sicuro per l’America”. Una prospettiva messianica, quella di Graham e Whitehouse, che intende l’America come un benefico poliziotto al centro di una crociata globale, proseguo della dottrina wilsoniana secondo la quale la sicurezza dell’America è inseparabile da quella di tutta l’umanità, come direbbe l’ex Segretario di Stato Henry Kissinger.

E il complesso industrial-militare esulta

Mentre l’opinione pubblica esalta l’amministrazione “green” di Joe Biden e la transizione ecologica, permangono, in realtà, diversi elementi di continuità con il predecessore dell’attuale capo della Casa Bianca. Con buona pace della sinistra liberal del partito, infatti, che chiedeva impegni precisi su questo fronte, come riporta The Intercept, le più grandi società che operano nell’ambito della Difesa degli Stati Uniti possono tirare un sospiro di sollievo: la prima proposta di bilancio di Biden non solo continua l’impegno del suo predecessore per le armi ipersoniche, ma va nella direzione di un importante aumento della spesa pubblica. Il bilancio finale della difesa del presidente Donald Trump, per l’anno fiscale 2021, aveva richiesto un totale di 3,2 miliardi di dollari per tutte le ricerche relative all’ipersonico; il budget dell’anno fiscale 2022 dell’amministrazione Biden, pubblicato il mese scorso, richiede ben 3,8 miliardi di dollari, con un aumento di quasi il 20% rispetto all’era Trump.

I deputati – in particolare la sinistra dem – potrebbero non essere troppo entusiasti della proposta della Casa Bianca di dare all’Air Force (e ai suoi partner industriali) 200 milioni di dollari per iniziare a sviluppare un nuovo prototipo, che andrebbe ad aggiungersi almeno sei diverse armi che il Dipartimento della Difesa sta già costruendo, spiega sempre The Intercept. Perché, a dispetto di certa retorica e propaganda politica, la continuità è un elemento essenziale della superpotenza a stelle strisce. E non sarà certo Joe Biden a deludere il complesso militar-industriale degli Stati Uniti.

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