Capire la finanza, per capire il mondo FOLLOW THE MONEY

L’annuncio era stato dato in pompa magna già nel 2018 e, ancora in queste ore, sul sito dell’European Space Agency (ESA) campeggia il succinto comunicato stampa dell’epoca che è probabile venga rimosso a breve e che per questo motivo riportiamo integralmente: “I progetti dell’ESA per implementare una rete di telescopi “Flyeye”, per il rilevamento di asteroidi, si sono fatti ancora più vicini alla realtà. La scorsa settimana, l’Agenzia ha firmato un accordo con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per installare il primo telescopio FlyEye in assoluto in cima ai 1.865 metri del Monte Mufara, in Sicilia”.

Come si legge sempre nel comunicato, il telescopio prende il nome dal fatto che è simile all’occhio composto di una mosca. Uno strumento estremamente avanzato che utilizza telecamere ed ottiche multiple, suddividendo una sezione del cielo in 16 immagini più piccole, per espandere il campo visivo del telescopio e individuare i cosiddetti NEO (Near Earth Object), ovvero quegli oggetti – come appunto gli asteroidi – che, avvicinandosi troppo alla terra potrebbero costituire un pericolo.

“Il telescopio – recita ancora il comunicato – sarà il primo di una potenziale rete di quattro telescopi in tutto il mondo, che insieme avranno la capacità di eseguire sondaggi notturni dell’intero cielo, cercando automaticamente oggetti vicini alla Terra, o NEO (Near-Earth Objects) – rocce spaziali potenzialmente pericolose che potrebbero colpire il nostro pianeta. Con questo accordo, l’ASI diventa responsabile per lo sviluppo dell’infrastruttura generale per il sito – incluse le vie di accesso e l’elettricità, acqua e collegamenti dati – ed ESA fornirà il telescopio stesso e preparerà l’edificio, inclusi la cupola per il telescopio e strutture associate”.

Ebbene, tutto questo resterà sulla carta almeno fino a fine mese. E pensare che i lavori erano cominciati il 27 agosto, giusto in tempo per preparare l’inaugurazione ufficiale che si sarebbe dovuta tenere il 6 settembre, con una cerimonia che avrebbe visto partecipare il Direttore generale dell’ESA, Joseph Aschbacher, il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), Teodoro Valente, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il Presidente della Regione Sicilia Renato Schifani.

Lo stop al progetto è arrivato all’ultimo momento dal TAR della Sicilia, che ha accolto il ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste Club Alpino Italiano, Legambiente Sicilia, Lipu e Wwf Sicilia, secondo le quali i lavori per la costruzione del telescopio avrebbero irrimediabilmente compromesso l’ecosistema del Monte Mufara, nelle Madonie, in Provincia di Palermo. Il TAR ha ritenuto che la tutela ambientale del sito sia prioritaria e dunque tutto è fermo in attesa che vengano approfonditi numerosi aspetti.

Una decisione verrà presa dalla Camera di consiglio il 24 settembre, nel frattempo il ministro ha commentato auspicando “che l’interesse strategico dell’osservatorio FlyEye venga riconosciuto dalla magistratura amministrativa siciliana nei tempi più brevi possibili, per evitare rischi di un ripensamento dell’Agenzia Spaziale europea sulla sede più adatta ad ospitare l’osservatorio, con inevitabili ripercussioni anche su altri progetti in corso di assegnazione al nostro Paese”. Insomma, si teme una brutta figura con l’ESA.

Secondo la fonte Ansa, “le opere progettate riguardano sbancamenti del sito protetto, 3.540 metri cubi di volume edilizio, un edificio di oltre 13 metri fuori terra, una superficie di 800 metri quadri, la realizzazione di una nuova strada carrozzabile (finanziata dalla Regione) per l’accesso sulla cima della montagna e un parcheggio a servizio dell’osservatorio”. Un impatto innegabile su un ecosistema ricco di specie vegetali e animali. D’altro canto, il Monte Mufara è da sempre considerato come uno dei migliori punti di osservazione del cielo, e questo per la qualità della pulizia dell’aria e dalla mancanza di inquinamento luminoso.

In attesa dell’esito di questa querelle, le associazioni hanno organizzato un presidio sulla strada che conduce nel luogo in cui sarebbe dovuto sorgere il telescopio, per verificare che effettivamente i lavori vengano interrotti. E nel frattempo, speriamo che a nessun asteroide venga in mente di avvicinarsi eccessivamente alla nostra orbita.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto