Un turista arrivato ad Agrigento scatta la foto alla fontana di Bonamorone, per lui è inusuale vedere le persone in attesa di riempire taniche d’acqua in uno dei pochi abbeveratoi rimasti attivi in provincia di Agrigento.
Inusuale è la parola giusta: perché mentre in tutta Italia l’acqua corrente esiste, tenendo fede al diritto dell’uomo di potersi dissetare, nel Sud del Sud quello che per gli altri è normalità diventa un’utopia. Se infatti a memoria d’uomo in provincia di Agrigento è sempre esistita la turnazione idrica, ovvero l’unico giorno della settimana in cui arriva l’acqua, con l’estate più asciutta che si ricordi anche quella situazione fuori dalla norma adesso non accade più. I rubinetti infatti sono rimasti a secco e ad Agrigento, così come nei comuni della provincia, nei supermercati la fila è per comprare le cassette d’acqua. Non per bere ma per lavarsi.
Poche ore ogni 8-9 o 10 giorni: nei comuni in provincia di Agrigento, come accade a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia, ormai i cittadini sono costretti a chiedere l’intervento delle autobotti private almeno una volta a settimana, pagando per un servizio sostitutivo che però va saldato in più rispetto alle già salate bollette. 60 euro (di trasporto) per una autobotte fino a 12mc di acqua e 100 euro per una superiore a 12mc, questo il peso sulle tasche di cittadini.
Vasi comunicanti dove l’acqua si perde
Luglio è solo a metà e le brutte notizie sono soltanto all’inizio: i guasti nelle condotte idriche e le dighe vuote hanno portato ad altre riduzioni. L’ultima notizia di questa calda estate è quella relativa all’invaso Leone, la cui mancanza d’acqua ha portato a un ulteriore abbassamento della soglia di acqua che arriva alla condotta: un 20% in meno che ritarderà ancora di più i turni idrici. Sul caso è intervenuta la Consulta di Aica (Azienda idrica dei comuni agrigentini) formata da cittadini e associazioni all’interno della società che gestisce l’acqua in provincia di Agrigento, dopo il fallimento clamoroso di Girgenti Acque. La Consulta addebita le sorti attuali alla gestione fallace di Siciliacque, altra società che per prima “passa” l’acqua sull’isola alle altre delle province, un primato tutto siciliano che porta l’acqua ad avere un doppio costo per i cittadini: “L’attuale ‘penuria d’acqua’ – dicono per voce del presidente Alvise Gangarossa – non deriva dalle sorgenti proprie dell’ambito di Agrigento, che non presentano significative riduzioni di livello, quanto dalle riduzioni di fornitura idrica di sovrambito, la cui regolazione è demandata alle competenze della Regione siciliana”.
Siciliacque ha quindi gradualmente decurtato la fornitura idrica ad Aica prima del 20% e poi del 40%. Come è noto, Aica per garantire la regolare fornitura idrica alle proprie utenze dipende per oltre il 60% dai trasferimenti di fornitura idrica da parte di Siciliacque, non avendo il gestore d’Ambito, di concerto con Ati, tempestivamente avviato delle procedure che potessero diminuire la dipendenza idrica dal sovrambito. È grave a nostro avviso come anzi con Aica il rapporto tra l’acqua fornita da Siciliacque e l’acqua prelevata da fonti proprie sia passato dal 40% (durante la Gestione del commissariamento prefettizio di Girgenti Acque) al 60% attuale”.
Situazione d’emergenza
Spesso in alcune città i turni idrici saltano, mandando i cittadini alla richiesta delle autobotti, il cui piano passa adesso sempre da Aica che regolamenta un business gestito privatamente e in alcuni casi in maniera poco trasparente. “Il razionamento idrico nella provincia di Agrigento sta comportando intervalli di erogazione idrica anche di 15/20 giorni, con conseguenti gravi danni dal punto di vista igienico sanitario e potenziali rischi di squilibrio dell’ordine pubblico” ha scritto ancora la consulta.
In una situazione di estrema emergenza in cui l’acqua vale quanto l’oro e le persone decidono di non riempire le piscine, a intervenire è stato il prefetto di Agrigento, Filippo Romano, che ha disposto una requisizione temporanea delle reti idriche della Voltano S.p.A, affidandone la gestione ad AICA, l’Azienda Idrica dei Comuni Agrigentini. Il prefetto ha cercato di fare chiarezza sullo stop all’approvvigionamento degli autobottisti di via Zunica ad Agrigento, cosa che ha fermato anche l’unica fonte di approvvigionamento per i cittadini, costretti adesso a rimanere a secco per settimane perché gli unici autobottisti autorizzati non riescono a coprire tutti i turni, rimandando anche di 15 giorni il loro intervento. Il tavolo tecnico è stato chiesto per dare voce ai cittadini con i sindaci che sono sempre più isolati e dicono di “navigare a vista” non potendo dare risposte a chi chiede loro spiegazioni.
In un quadro sempre più a tinte fosche, fa rumore anche l’intervento del gruppo parlamentare Sud chiama Nord che chiede una istituzione della commissione d’inchiesta sulla gestione dell’acqua in Sicilia, sulla scorta del fatto che negli anni passati “la gestione delle acque è stata oggetto di numerose indagini e provvedimenti da parte della Magistratura”.
Un anno orribile anche per il turismo
L’anno che precede quello in cui Agrigento ha il titolo di “Capitale italiana della cultura” è invece l’annus horribilis per il turismo con i proprietari di B&b e hotel che devono far fronte con bidoni e cisterne alla crisi idrica al fine di garantire l’acqua ai turisti che approfittano della bella stagione per visitare la città dei templi e il circondario, le sue bellezze e la meraviglia delle spiagge. Se non riescono a garantire una doccia, però, come è già accaduto i gestori sono costretti ad annullare la prenotazione, spiegando che non sapranno cosa può accadere nei giorni successivi, in un’estate in cui i territori che vivono soltanto di turismo e agricoltura hanno avuto la mannaia più grande sulle loro teste.

