A distanza di 33 anni dal disastro nucleare di Chernobyl spuntano nuove rivelazioni che fanno ulteriore luce su quanto accadde nella centrale nucleare Vladimir Ilic Lenin in Ucraina, nella notte del 26 aprile 1986. Secondo quanto dimostrato dai centinaia di documenti segreti sovietici pubblicati per la prima volta in assoluto dai National Security Archives americani, in realtà dovremmo parlare di due disastri di Chernobyl. Perché due furono i cataclismi che sconvolsero l’esistenza a centinaia di migliaia di persone. Il primo è quello che avvenne proprio la notte dell’incidente, all’interno dei reattori della centrale posizionata a pochi passi dalla Bielorussia: l’esplosione causò migliaia di tumori, decine di migliaia di sfollati e generò una nube radioattiva che si estese su varie porzioni d’Europa, Balcani in primis. C’è però un altro incidente, ed è quello avvenuto nei mesi successivi all’esplosione.

Nuovi documenti sull’incidente di Chernobyl

Le direttive dell’Unione Sovietica, scandite da una assurda trafila burocratica, provocarono un altro incidente: il meltdown della centrale, ovvero la fusione del nocciolo e il suo rilascio nell’atmosfera di materiale altamente radioattivo. Adesso arrivano nuovi documenti che consentono di analizzare ancor più dettagliatamente la catastrofe di Chernobyl, paragonabile soltanto a quella giapponese di Fukushima del 2011. I fascicoli contengono note, resoconti e protocolli pubblicati dal Politburo e dai più alti organi sovietici nei giorni immediatamente successivi all’incidente. Come era già stato ipotizzato, le autorità dell’Unione Sovietica cercarono di nascondere le conseguenze dell’esplosione, sottomettendo la realtà a narrazione delirante che provocò un impatto diretto sulla salute degli stessi cittadini sovietici.

Come le autorità sovietiche hanno falsificato la realtà

In un documento datato 8 maggio 1986, cioè poche settimane dopo il disastro, si legge che “il ministero della Salute dell’Unione Sovietica ha approvato nuovi livelli accettabili di radiazione ai quali il pubblico può essere esposto, e che sono dieci volte superiori ai livelli precedenti”. Una risoluzione, invece, fa presente che “la carne di maiale può essere consumata lavando gli stomaci degli animali con acqua”, nonostante il livello radioattivo non permettesse assolutamente azioni simili. Un altro rapporto, sempre inerente al cibo, consiglia alla popolazione come maneggiare la carne contaminata: mescolandola con carne normale. Queste e altre affermazioni su 47.500 tonnellate di cibo e 2 milioni di tonnellate di latte prodotti nelle zone contaminate avrebbero messo in pericolo, solo nel 1989, un totale di 75 milioni di persone.

Il secondo disastro di Chernobyl

Gli effetti furono disastrosi, ed è proprio questo il secondo disastro cui si fa riferimento. Le disposizioni dell’epoca crearono le condizioni per una accresciuta mortalità e incidenza di deformazioni. Si calcola che le tiroidi di 1,5 milioni di persone, fra cui 160 mila bambini al di sotto dei 7 anni, siano stati esposte a dosi radioattive di 30 mila millirem nell’87% degli adulti e nel 48% dei più piccoli. Le autorità sovietiche, inoltre, cambiarono i limiti dell’esposizione a radiazioni nucleari, provocando un’impennata del numero degli ammalati. Queste e molte altre informazioni sono state portate alla luce dalla giornalista Alla Yaroshinskaya, che ha sottolineato come nessuno dei responsabili della gestione dell’emergenza abbia pagato. La rappresentazione dei fatti di Chernobyl sta tutta nel primo rapporto ufficiale del disastro inviato al Politburo dal ministero dell’Energia sovietico, redatto proprio il giorno dell’apocalisse: “Non si ritiene necessario adottare misure speciali, fra cui l’evacuazione della popolazione”.