Mentre le esportazioni dei veicoli elettrici cinesi sono aumentate fino ad un +35% nel 2024 e mentre Tesla si apre al mercato indiano producendo nuove auto in Germania, alcuni lati della transizione all’elettrico sono meno noti. Stiamo parlando della corsa al metallo più prezioso per l’elettrificazione delle flotte automobilistiche, il Litio.
La corsa al Litio
Il Litio è un metallo naturale alcalino presente sia nei minerali che nelle acque sotterranee e più della metà dei depositi stimati sono disciolti nelle acque sotterranee del “triangolo del Litio”, una remota regione andina a cavallo di tre paesi: Bolivia, Cile e Argentina. Questo metallo, oltre ad essere tra i più leggeri e malleabili, è molto apprezzato perché in grado di immagazzinare energia, fattore fondamentale per la produzione delle batterie elettriche ricaricabili.
A contendersi il primato per le riserve di litio, ovvero quei giacimenti scoperti, recuperabili e commerciabili, sono Australia e Cile che nel 2022 hanno estratto, dalle loro principali riserve, circa 440mila tonnellate di litio. Negli ultimi anni, la produzione mondiale di questo bene è triplicata e si stima che entro il 2030 la sua domanda possa quadruplicare raggiungendo i 2,4 milioni di tonnellate annue.
Ma se l’Australia ricava litio principalmente da un minerale noto come spodumene, per il triangolo del litio la questione è diversa. Qui per accaparrarsi il metallo, che si trova immerso nelle acque salate sotterranee, bisogna pompare l’acqua in superficie e lasciarla evaporare al sole per far concentrare il carbonato di litio. Questo costoso processo è molto lungo, può durare anche un anno e mezzo e per ogni tonnellata di carbonato di litio prodotto si possono far evaporare e dissipare in aria 500 mila litri di acqua, una risorsa vitale soprattutto in una regione arida come quella delle Ande.
Un processo millenario, un’esigenza impellente
Quello del triangolo del litio è un ecosistema tanto fragile quanto incredibile, frutto di una commistione di fattori che si sono intrecciati per migliaia di anni. L’acqua piovana proveniente dalle vette montane, si raccoglie nei bacini situati ad oltre 3.000 metri di altitudine, creando laghi oppure accumulandosi nel sottosuolo. La salinità dei bacini è variabile e l’acqua dolce, di più recente provenienza, si concentra nelle zone esterne dei bacini mentre quella più salata, si concentra a ridosso dell’area centrale.
Per velocizzare il processo di estrazione, le compagnie minerarie, intendono aumentare il processo di evaporazione naturale pompando acqua dai pozzi per poi riversarla in vasche di evaporazione. Il timore più che fondato è che il pompaggio di acqua su scala industriale contamini o comprometta i bacini di acqua dolce determinando ripercussioni a catena sull’habitat naturale.
La domanda eccessiva di litio potrebbe compromettere definitivamente i già fragili ecosistemi andini caratterizzati da una forte siccità. Prosciugare le zone umide della zona comprometterebbe la biodiversità e colpirebbe direttamente le popolazioni indigene che abitano queste zone che già fronteggiano i fenomeni legati al cambiamento climatico.
L’impennata dei costi
Ma nonostante questa dipartita a rendere sempre più appetibile il litio è il suo prezzo che negli ultimi anni ha visto degli incrementi vertiginosi. Negli Stati Uniti e in Europa, dal 2021 ad oggi, il prezzo del litio è raddoppiato, passando da 18 mila dollari a tonnellata agli odierni 33 mila dollari a tonnellata, mentre in Cina, il più grande importatore di litio al mondo, i prezzi a fase alterne si sono anche triplicati o quadruplicati fino a toccare, nel 2022, vette da 72mila dollari a tonnellata.
Nel nord dell’Argentina, esponenti della comunità “Kolla”, intervistati dall’agenzia Associated Press, da anni impegnati nella lotta contro l’estrazione industriale del litio (da loro chiamato “oro bianco”), non nascondono i timori per la loro stessa sopravvivenza, proprio loro che per secoli hanno solcato impervi percorsi montani alla ricerca di un solo elemento, acqua potabile.
Con l’aumento dei prezzi del litio, per queste comunità è diventato sempre più gravoso respingere l’avanzata delle compagnie minerarie. A complicare il contrasto all’estrazione industriale è anche il cambio di rotta dei governi locali desiderosi di ottenere profitti dalle miniere.
In queste terre remote vi è tutta la rappresentazione della contraddizione globale, la richiesta mondiale di litio per ridurre l’impatto dei propri mezzi di trasporto e le piccole comunità, che lottano per l’acqua contro l’avvizzimento delle loro terre e per la loro stessa sopravvivenza. Quando il boom dell’estrazione mineraria terminerà, cosa ne sarà di quelle terre?