Da diversi giorni in Perù sono in corso importanti operazioni di polizia e reparti di sicurezza volte a smantellare uno dei principali traffici illegali del Paese, quello dell’oro estratto illegalmente nella regione amazzonica di Madre de Dios nel Sud del Paese che provoca danni notevoli all’ambiente e in particolare all’ecosistema della foresta pluviale.

Studi compiuti dal Center for Amazonian Scientific Innovation della Wake Forest University hanno rilevato che dal 2013 al 2018 l’estrazione illegale di oro in Perù abbia causato una perdita di foresta pari a 170mila acri, una superficie paragonabile a circa 200 volte le dimensioni di Central Park. Un dato che fa il paio con l’inquinamento legato alla caccia all’oro amazzonico, dovuto principalmente all’operato delle piccole squadre di minatori di frodo che compiono l’operazione.

Come segnala Rinnovabili.itqueste squadre “non intendono estrarre grandi quantità di oro, ma raccogliere i minuscoli fiocchi d’oro sparsi nella foresta pluviale: il loro modus operandi prevede di liberare la terra dagli alberi o dragare il sedimento fluviale, e quindi utilizzare il mercurio per estrarre il metallo prezioso dallo sporco, lasciando quindi il paesaggio distrutto, privo della maggior parte della vegetazione e con residui di mercurio, che ha effetti tossici e catastrofici su qualsiasi altra forma di vita vegetale e animale. Si tratta di un’attività che pare dare i suoi frutti da un punto di vista economico, ma che porta però alla distruzione da un punto di vista ambientale”.

Un traffico che porta all’estrazione di circa 10 tonnellate d’oro l’anno provoca ripercussioni ambientali devastanti. Ma in questo contesto il governo di Lima ha deciso di passare al contrattacco. Per tutelare il suo ecosistema amazzonico ma anche per mandare un messaggio agli altri Paesi della regione che intendono aprire allo sfruttamento del “polmone verde” del pianeta per fini economici. Col Brasile di Jair Bolsonaro in prima fila. Un altro obiettivo dell’azione del governo del Perù è la limitazione del lavoro nero, in misura non indifferente minorile, e dello sfruttamento dei popoli indigeni.

“I piccoli cercatori rispondono solo del proprio lavoro, tanto ci sono i grandi gruppi industriali a dare loro la garanzia di vendere l’oro”, ha scritto Mondo e Missione. “Il prezioso materiale viene infatti poi “lavato” dalle grandi multinazionali riconosciute e accreditate; che riescono senza problemi a raffinare il materiale, lavorarlo e commercializzarlo. Il vero guadagno è in mano a loro: imprese che fanno capo a Cina, Australia, Canada. […] Dare visibilità a chi vive della e nella foresta è un segno importante in un Paese in cui prendere le difese dell’ambiente significa come minimo ricevere minacce, se non addirittura perdere la vita. Edwin Chota è solo il nome più noto tra i tanti attivisti ambientali peruviani ammazzati per il loro impegno. Chota venne ucciso con altre tre persone il 1° settembre 2014, mentre si trovava al confine tra Perù e Brasile, in viaggio per raggiungere le comunità brasiliane che, come lui, si battevano contro il disboscamento illecito. Secondo l’ong Global Witness, dal 2002 alla fine del 2016 sono stati 71 i difensori della terra uccisi in Perù; quasi la metà era di origine indigena.

Prima della foresta e dell’ambiente, l’altra grande vittima peruviana è proprio la popolazione indigena: discriminata, indifesa, povera”, anche in un Paese che ha aumentato il suo Pil del 125% negli ultimi 15 anni. 

Francisco Ismodes, Ministro delle Miniere, e Carlos Moran, titolare dell’Interno, hanno dichiarato che l’operazione dei 1.500 uomini impegnati nella lotta al traffico illegale di oro nella regione di Madre di Dios avrà durata semestrale, e sarà accompagnata da misure eccezionali di controllo dell’ordine pubblico. Non mancano le motivazioni economiche per il Perù: come sottolinea Voices of Americas, Lima, sesto produttore aurifero al mondo, ha tutto l’interesse di limitare l’esportazione illegale del nobile metallo in una fase che vede l’oro toccare prezzi superiori ai 1.300 dollari l’oncia. Se l’azione avrà successo, l’Amazzonia potrebbe essere difesa con successo per la prima volta dopo diversi anni dalla guerra sotterranea e sporca che le viene mossa. Ma anche Lima avrebbe tutto da guadagnare per la sua posizione di Paese a forte orientamento minerario.