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In principio fu il grande sogno di Emmanuel Macron: rendere la Senna, il grande fiume della Ville Lumière, balneabile. Un regalo a Parigi e tutti i Parigini, lasciato come eredità di queste Olimpiadi 2024. Ma qualcosa è andato storto: Macron è inciampato alle elezioni europee, prima, e alle politiche, dopo. E la Senna è rimasta un mare di melma. Parbleu!

La bonifica del fiume sacro ai francesi – che da cento anni non è più balneabile – è stata una grande scommessa, non solo politica ma anche scientifica. L’operazione da 1,4 miliardi di euro ha cercato di guarire un fiume da tempo contaminato da una varietà di inquinanti provenienti da fonti urbane, industriali e agricole. Metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, antibiotici e materie plastiche hanno reso la Senna un vero incubo chimico. Per non parlare poi del problema batteriologico a suon di Escherichia coli ed enterococchi intestinali.

L’Escherichia coli, in particolare, da che mondo è mondo è indice di una contaminazione fecale, probabilmente causata da una disinfezione inadeguata o da un sistema idrico compromesso. A complicare il quadro, le forti piogge, che sovraccaricando il sistema fognario parigino, contribuiscono a rendere le acque non balneabili. Le precipitazioni che hanno colpito Parigi tra il 26 e 27 luglio hanno perciò ulteriormente alterato la qualità dell’acqua, causando la riprogrammazione delle gare di triathlon.

Parte di questa grande scommessa era stata la costruzione del bacino di Austerlitz. Completato questa primavera, contiene circa 46.000 m³ di acqua, equivalenti al volume di dodici piscine olimpioniche. Un progetto straordinario in una città densamente popolata come Parigi. L’obiettivo di questa scommessa da 90 milioni di euro era quello di migliorare la qualità igienica delle acque della Senna, soprattutto in vista delle Olimpiadi. Il nuovo bacino raccoglie l’acqua piovana in eccesso e impedisce che la rete fognaria di Parigi venga sopraffatta, impedendo così alle acque reflue contaminate di entrare nella Senna. L’acqua immagazzinata può anche essere aggiunta al fiume nei mesi estivi secchi, quando il livello dell’acqua della Senna è basso.

Così alla vigilia dei Giochi Olimpici, traboccante di orgoglio e coraggio, la sindaca Anne Hidalgo si era immolata pour la Patrie, povera stella, immergendosi nella Senna con tanto di costumino olimpionico e occhialini. Sorridente, non si sa se per reale gioia o come antidoto al panico, si era tuffata all’altezza del Bras Marie, tra il quartiere Saint-Paul e l’Ile Saint-Louis. Poi, si era lasciata andare a diverse bracciate assieme al capo del comitato organizzatore di Parigi 2024, Tony Estanguet, e il prefetto della regione parigina, Marc Guillaume, con tanto di testa sott’acqua in puro stile libero. I tre sono sopravvissuti, ma nessuno saprà mai come hanno passato la notte successiva. Macron, invece, se n’è guardato bene. Non è di certo il momento di una dissenteria presidenziale.

Ma venne il tempo dei Giochi, e gli atleti hanno dovuto misurarsi con la Senna. Ma soprattutto con le tarantelle delle analisi cliniche che ora danno il via libera e dopo bollano il fiume come insicuro. Molto spesso con un lasso di tempo che è andato dalla sera alla mattina. Nel mezzo un gruppo di poveri triatleti, che non solo hanno scelto una delle discipline più sfiancanti al mondo, ma si sono trovati alle prese con il lato più intestino di Parigi. Più che intestino, intestinale.

Qualcuno l’ha presa con filosofia come l’atleta belga che, interrogata sul sapore delle acque del fiume, ha risposto “Non sanno né di Coca cola né di Sprite”. Qualcun altro ha battuto il pugno sul tavolo denunciando l’assurdità della situazione e minacciando ricorsi. Com’è finita? L’azzardo della Senna balneabile è costato la salute a numerosi atleti, come la triatleta belga Claire Michel, che ha contratto un’infezione gastrointestinale che ha richiesto le cure dei medici del villaggio olimpico. Altri due triatleti svizzeri, Simon Westermann e Adrien Briffod, hanno accusato i sintomi di un’infezione gastrointestinale e non hanno partecipato alla gara a squadre miste di triathlon. Quanto basta per far decidere alla squadra belga di triathlon di ritirarsi. Tanti altri, tra cui il nostrano Gregorio Paltrinieri, costretti ad allenarsi in piscina per non rischiare il titolo della vita.

Claire Michel

Ma l’escherichia coli non è l’unico rischio per gli atleti: infezioni della pelle e degli occhi per via del contatto con l’acqua contaminata, con conseguenti rash cutanei e infezioni oculari. Per non parlare della leptospirosi, malattia causata da batteri presenti nell’urina degli animali come ratti e topi. Occorre poi considerare le esposizioni agli inquinanti chimici presenti nelle acque dei fiumi, come metalli pesanti, pesticidi o altre sostanze, i cui effetti nocivi sulla salute non sono immediati ma si riscontrano nel lungo periodo. E ancora, se non bastasse, ci si è messa di traverso-guarda un po’- anche la corrente del fiume, un vero incubo per i nuotatori in acque libere, costretti a tenersi stretti agli argini del fiume, ferendosi per evitare di essere ostacolati: lo ha scoperto sulla propria pelle Ginevra Taddeucci, bronzo nella 10 chilometri di nuoto.

La forza della corrente della Senna

Più che un azzardo, lesioni colpose sulla pelle di poveri atleti costretti a scegliere tra la carriera e la salute. E che magari hanno speso anni di sudore sacrifici per raggiungere Parigi, per poi vedersi asfaltare dalle smanie di grandezza della politica. Chi pagherà? Macron, forse, a Olimpiadi terminate, quando da ex enfant prodige si trasformerà in anatroccolo zoppo, ma non di certo per l’affaire Senna.

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