In Cina i panda prosperano e hanno smesso di appartenere ad una specie in via di estinzione. Merito di una combinazione di politiche ambientali ambiziose, investimenti statali, ricerca scientifica e sensibilizzazione globale. Se Pechino è riuscita a inscenare uno dei casi di conservazione di fauna selvatica più riusciti del mondo con l’Ailuropoda melanoleuca, e cioè il panda gigante, lo stesso non può dirsi per le tigri in India. Secondo l’Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), la tigre del Bengala (per la precisione: Panthera tigris tigris), che è la sottospecie presente nel Paese, è infatti classificata come in “grave pericolo”.
Ma per quale ragione la Cina ha saputo salvaguardare i panda mentre l’India non è in grado di fare altrettanto con le tigri? In un certo senso possiamo dire che le storie dei due animali simbolo delle nazioni più grandi del continente asiatico rispecchiano il successo economico e politico di Pechino e Delhi.

Le tigri indiane sono in pericolo…
Da qualche mese l’India, che ospita i tre quarti della popolazione mondiale di tigri selvatiche, deve fare i conti con una preoccupante ondata di morti di queste bestiole. Nei giorni scorsi le autorità dello Stato del Karnataka hanno fatto sapere che cinque tigri – una madre e quattro cuccioli – sono state trovate senza vita in una foresta protetta, probabilmente dopo aver ingerito una carcassa di mucca avvelenata. Tre tigri sono morte anche nello Stato dell’Assam, tra marzo e maggio; una è stata uccisa da una folla inferocita.
In generale le tigri sono considerate a rischio di estinzione dal 1986. Il loro numero in India è comunque raddoppiato negli ultimi dieci anni arrivando a superare quota 3.600 esemplari. I dati del governo di Delhi sottolineano in ogni caso che anche le morti di tigri selvatiche sono aumentate quasi ogni anno, dal 2019 in poi, con un totale di 628 decessi tra il 2019 e il 2023. Le cause? Sia naturali che non naturali, come il bracconaggio.
Foreign Policy ha scritto che la conservazione delle tigri ha da sempre rappresentato una sfida enorme per i leader indiani. Come se non bastasse, in questo Paese ci sono evidenti pericoli dettati da una pericolosa coabitazione tra le comunità umane e gli stessi animali. Non è un caso che dal 2019 al 2023, in India, ben 349 persone siano rimaste uccise in seguito ad attacchi di tigri.

… i panda cinesi non più!
La Cina, al contrario dell’India con le tigri, sta invece salvaguardando a dovere i panda. Il motivo è presto detto. Innanzitutto Pechino ha dichiarato questo animale come simbolo nazionale e ha fatto della sua protezione una priorità politica, stanziando miliardi di yuan per varare molteplici programmi di conservazione. Il governo ha creato oltre 60 riserve naturali ad hoc e istituito il Parco Nazionale dei Panda Giganti, un’enorme area protetta fiore all’occhiello dei corridoi ecologici nazionali che aiutano i panda a spostarsi, accoppiarsi e accedere a risorse alimentari diverse. Il risultato? La popolazione in cattività di panda è cresciuta stabilmente, passando da pochi esemplari negli anni Ottanta agli oltre 400 di oggi.
Pechino è inoltre solita utilizzare i panda per promuovere scambi amichevoli e rafforzare le relazioni diplomatiche con i Paesi stranieri; ci sono quasi 60 panda giganti che vivono oltre la Muraglia e che, in sostanza, ricoprono il ruolo non ufficiale di “ambasciatori” della Cina all’estero.
Certo, pur non paragonabile alla salvaguardia dei panda, il caso delle tigri in India non è un fallimento tout court. Al contrario, è una lotta continua che sta portando a qualche risultato significativo. La strada che Delhi deve percorrere è però ancora lunga…

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