Secondo quanto suggerisce un recente studio dell’Università di Nottingham, il potenziale di estrazione di shale gas nel Regno Unito, ovvero il gas intrappolato tra le rocce ed estraibile attraverso il processo di fracking, potrebbe essere significativamente inferiore a quanto si pensasse in precedenza.

Stime risalenti al 2013 e riguardanti le dimensioni delle risorse di gas scisto nella Bowland Shale Formation, un giacimento situato a cavallo tra le regioni dello Weald, del Wessex e della Midland Valley, nel nord dell’Inghilterra, che utilizzavano dati provenienti dallo studio dello shale gas negli Stati Uniti, avevano stimato che il potenziale di estrazione nei giacimenti britannici avrebbe garantito un’autonomia di estrazione di circa 50 anni alla domanda di gas attuale.

Tuttavia, il nuovo studio, supportato dal British Geological Survey e pubblicato sulla rivista Nature Communications, basandosi sull’analisi di laboratorio delle shale rock nel Regno Unito e utilizzando tecniche di misurazione innovative suggerisce che nei giacimenti di shale gas britannici potrebbero esserci quantitativi equivalenti a meno di 10 anni di gas agli attuali livelli di domanda.

Londra ora teme la dipendenza energetica dalla Russia

Negli ultimi anni il Regno Unito ha fatto diversi tentativi per far decollare il business dello shale gas e incrementare le esplorazioni dei giacimenti nel sottosuolo. Nel 2017, il governo guidato da Theresa May – ora sostituita da Boris Johnson –  aveva fortemente sostenuto l’esplorazione dei giacimenti di shale gas nel Paese dopo che, per la prima volta, Londra aveva dovuto rivolgersi a Mosca per l’approvvigionamento di gas liquefatto naturale proveniente dallo Yamal LNG Project in Russia.

I sostenitori di una corsa all’oro intrappolato nelle rocce della Gran Bretagna, incluso il governo di Londra, ritengono infatti che lo sfruttamento del combustibile fossile potrebbe in futuro ridurre la dipendenza dalle importazioni estere e in particolar modo da quelle russe, che negli ultimi inverni hanno tenuto sotto scacco molti Paesi europei.

Le stime del 2013 valutavano in circa 1 trilione di piedi cubici di gas le risorse disponibili nei giacimenti si shale gas britannici, ben al di sopra del consumo annuo di gas dell’isola che è di circa 2,5 milioni di piedi cubici.

Quei numeri davano un margine sufficiente per rimpiazzare i giacimenti del Mare del Nord, ormai vicini all’esaurimento. Tuttavia il nuovo studio potrebbe rovinare i piani di Londra sullo shale gas nascosto sotto l’isola e, in un momento dedicato come quello della Brexit, potrebbe significare una maggiore dipendenza verso il gas di Mosca.

I rischi del fracking

Ma a cancellare il sogno del”tesoretto” di gas scisto nel Regno Unito potrebbe anche essere una questione più spinosa, la stessa che negli Stati Uniti ha sollevato l’opinione pubblica contro il processo di fracking necessario per l’estrazione dello shale gas: i terremoti.

Lo scorso 26 agosto vicino alla cittadina di Blackpool, nella regione del Lancashire, nel nord-ovest dell’Inghilterra, i sismografi hanno registrato una scossa di magnitudo 2.9 in prossimità di uno dei giacimenti gestiti dalla compagnia di esplorazione Cuadrilla, una delle società più importanti coinvolte nello sviluppo dello shale gas nel Regno Unito. Secondo quanto riportato dal The Guardian si è trattato della più forte scossa legata al fracking mai registrata nel Paese.

Un portavoce del gruppo di attivisti Frack Free Lancashire, intervistato dal quotidiano britannico ha dichiarato: “Le persone sono terrorizzate nelle loro case e stanno solo aspettando e chiedendosi quando sarà il prossimo terremoto e quanti danni causerà”.

“Chiediamo ai nostri parlamentari locali di vietare il fracking. Siamo stufi di essere trattati come cavie umane”.

Il processo di fracking per estrarre lo shale gas, consiste nel pompare del liquido – in genere acqua o un misto di acqua e sabbia – ad alta pressione nel sottosuolo per fratturare la roccia e rilasciare gas. Questo processo si è però rivelato controverso, in quanto la rottura delle rocce nel sottosuolo può provocare eventi sismici, come in questo caso, o la contaminazione delle falde acquifere come successo negli USA, dove lo Stato di New York, il Maryland e il Vermont sono arrivati addirittura a vietare il fracking nei loro territori dopo una lunga serie di incidenti legati all’estrazione dello shale gas.

Gli oppositori dello shale gas nel Regno Unito, oltre ad affermare che può causare terremoti e danneggiare la campagna inglese, sostengono anche che puntare alla ricerca del gas scisto nel sottosuolo non farà altro che rendere Londra ancora più dipendente dai combustibili fossili invece di concentrarsi sulle energie rinnovabili.

Se confermate, le nuove stime al ribasso indicate dallo studio potrebbero segnare la fine del sogno dello shale gas nel Regno Unito e riaprire la ricerca verso nuove alternative energetiche. Una ricerca più che mai urgente visto che dal 31 ottobre Londra lascerà ufficialmente l’Unione Europea e il prossimo potrebbe rivelarsi un inverno più lungo del solito.