Mozambico: Coral North, il progetto Eni in Mozambico che preoccupa l’ONU e le Ong

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«Un impianto galleggiante di liquefazione del gas naturale all’avanguardia». È così che Eni definisce il suo progetto Coral North FLNG — acronimo che sta per Floating Liquefied Natural Gas, cioè “gas naturale liquefatto galleggiante” —,  avviato in acque profonde al largo di Cabo Delgado, a Nord del Mozambico, dove la multinazionale è presente dal 2006. Lo scorso ottobre il colosso italiano dell’energia e i suoi partner hanno raggiunto la Decisione Finale d’Investimento alla presenza del Presidente del Mozambico Daniel Francisco Chapo e dell’Amministratore Delegato di Eni Claudio Descalzi. Ma Coral North resta un progetto controverso e di recente ha incassato anche il parere critico delle Nazioni Unite, come denuncia l’organizzazione BankTrack.

L’ONU avverte: Coral North rischia di violare diritti umani

Coral North è il secondo progetto di Eni in Mozambico e il secondo impianto FLNG su larga scala realizzato in acque ultra-profonde a livello mondiale, dopo Coral South, quest’ultimo operativo dal 2022. Con una capacità di liquefazione di 3,6 milioni di tonnellate all’anno, il nuovo impianto porterà la produzione complessiva di GNL del Mozambico a superare i 7 milioni di tonnellate all’anno, rendendo il Paese il terzo produttore in Africa. 

«Con Coral North contribuiremo a soddisfare la crescente domanda mondiale di GNL, raddoppiando sia il contributo del Mozambico alla sicurezza energetica globale, sia i benefici per il Paese e i suoi cittadini in termini di crescita economica e industriale», ha sottolineato Descalzi. Parole che, tuttavia, sembrano essere contraddette da una serie di aspetti critici rilevati da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite i quali, commentando il prestito da 150 milioni di dollari concesso dalla Banca africana di sviluppo per lo sviluppo di Coral North, hanno dichiarato che «il progetto rischia di aggravare le violazioni dei diritti umani, contribuire al cambiamento climatico e distogliere scarsi fondi pubblici da investimenti urgentemente necessari nelle energie rinnovabili», peraltro inasprendo le tensioni esistenti e le dispute in materia di diritti umani innescate dal settore del gas nella provincia di Cabo Delgado, un’area teatro da ormai otto anni di un conflitto tra l’esercito di Maputo e gruppi di insorti – che finora ha causato oltre 4.000 morti e lo sfollamento di circa un milione di persone –  e interessata da altri progetti estrattivi.

Una lettura che Eni respinge. Interpellata da InsideOver sulle osservazioni degli esperti ONU, la società ha dichiarato che il progetto Coral North FLNG è sviluppato «nel pieno allineamento ai più rigorosi standard internazionali in materia di tutela ambientale e di rispetto dei diritti umani» e che opera in Mozambico «nel rispetto integrale della normativa vigente, collaborando attivamente con le autorità nazionali e con tutti gli stakeholder di riferimento». Eni ha inoltre ribadito il ruolo del gas naturale nella propria strategia di transizione energetica e negli obiettivi di decarbonizzazione, precisando di non rilasciare commenti su dichiarazioni provenienti da soggetti terzi.

TotalEnergies a processo: da Cabo Delgado alle aule di giustizia francesi

Ad essere sotto osservazione da parte degli analisti dell’ONU sono anche altre iniziative di questo tipo nel Nord del Paese – Mozambique LNG di TotalEnergies e Rovuma LNG guidato da ExxonMobil e dalla stessa Eni – per le quali le procedure di consultazione pubblica sono state ritenute inadeguate, tanto da compromettere la partecipazione locale alle decisioni chiave relative allo sviluppo dei progetti. Nella dichiarazione degli specialisti si sottolineano, dunque, «la perdita di mezzi di sussistenza e sconvolgimenti socio-economici a lungo termine per le comunità che dipendono fortemente dalla pesca, dall’agricoltura e dalle risorse naturali». Ma gli impatti negativi non si limitano solo a tali aspetti. Esistono infatti criticità profonde – legate a gravi violazioni dei diritti umani e a una preoccupante spirale di violenza – particolarmente manifeste nel caso di TotalEnergies. La major francese è infatti coinvolta in due procedimenti penali in Francia riguardanti vicende accadute proprio in Mozambico: il primo per omicidio colposo e omissione di soccorso a persone in pericolo, il secondo per complicità in crimini di guerra, tortura e sparizione forzata

Soldi pubblici italiani per Coral North: l’appello delle Ong alle banche

Coral North – che potrebbe avere un impatto significativo, finendo per aumentare le emissioni di gas serra, elemento denunciato dall’organizzazione italiana ReCommon già a marzo del 2025 con l’inchiesta “Fiamme nascoste” – si sviluppa dunque in un contesto già fortemente segnato da eventi tragici e nodi critici sul piano ambientale, in uno dei paesi più vulnerabili alle catastrofi climatiche. Aspetti che, tuttavia, sembrano non destare preoccupazione negli attori finanziari coinvolti nel sostegno al progetto. BankTrack e i partner della coalizione “Say No to Gas! In Mozambique” chiedono invece alle banche di non finanziare l’espansione del gas nel Nord del Mozambico e di sospendere le linee di credito per nuovi progetti sui combustibili fossili. Un appello rivolto anche a istituzioni italiane come SACE – gruppo assicurativo controllato dal Ministero dell’economia e delle finanze – e Cassa Depositi Prestiti che hanno deciso di confermare il loro sostegno finanziario a Mozambique LNG. UBI Banca, ora controllata da Intesa Sanpaolo, ha finanziato Coral South FLNG. Tutti questi istituti finanziari si contendono il sostegno di Coral North FLNG e Rovuma LNG con capitali pubblici e privati. «Chiediamo loro di ascoltare il monito degli esperti delle Nazioni Unite e non sostenere finanziariamente questi progetti. Progetti che, guardando al contesto domestico, aggraverebbero la dipendenza italiana dai combustibili fossili, una scelta miope se guardiamo alle ripercussioni energetiche ed economiche derivanti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz in questi giorni» ha ribadito Simone Ogno, campaigner finanza e clima di ReCommon.

Intanto – come ha sottolineato il professor Alessandro Volpi – dall’inizio dell’anno, il titolo Eni ha guadagnato in borsa il 46,4%, vale a dire un aumento di quasi due miliardi di euro del valore delle partecipazioni dei due primi azionisti privati del colosso, ovvero i grandi gestori patrimoniali statunitensi BlackRock e Vanguard. A trarre beneficio dalle attività di Eni saranno senz’altro questi ultimi.