Il termine inglese lockdown, erroneamente tradotto in italiano come coprifuoco, è entrato nella nostra quotidianità assieme alla pandemia di Covid-19. L’isolamento, o blocco, è un protocollo emergenziale che impone pesanti restrizioni alla libera circolazione della popolazione di un dato Paese (o altre entità territoriali più piccole, se parliamo di lockdown su base locale) per molteplici ragioni, da motivazioni sanitarie a questioni legate alla pubblica sicurezza. La diffusione incontrollata del Sars-CoV-2 ha costretto i governi di tutto il mondo a varare l’extrema ratio del lockdown onde evitare il collasso dei sistemi sanitari nazionali, travolti da una mole enorme di contagiati, infetti da forme più o meno gravi di Covid.

Negli ultimi giorni, in concomitanza con l’aumento dei nuovi casi giornalieri in gran parte d’Europa, è tornata alla ribalta la parola che tutti avevano rimosso dal proprio vocabolario: lockdown. L’Austria ha messo in pratica un lockdown per vaccinati, mentre la Lettonia ha varato un blocco fino a metà novembre e l’Olanda un lockdown parziale di tre settimane. Chissà quali e quanti altri governi seguiranno questo esempio. Molto dipenderà dall’andamento dei contagi e dalle proiezioni effettuate dagli esperti.

Il lockdown climatico

Esiste il lockdown per contrastare la diffusione del coronavirus, poi potrebbe presto prendere forma un nuovo tipo di lockdown: quello climatico-ambientale, pensato appositamente per arginare fenomeni inquinanti. Prendiamo, ad esempio, l’India. A Nuova Delhi, cuore del gigante asiatico, l’elevato inquinamento atmosferico ha provocato una situazione così grave che molti residenti della capitale sono costretti a indossare mascherine protettive anche quando si trovano all’interno delle loro abitazioni.

Secondo quanto riportato dal sito indiano Livelaw, la Corte Suprema ha ordinato al governo di adottare misure urgenti per affrontare il grave inquinamento, causato da vari fattori. Se è vero che uno di questi fattori consiste nel bruciare le stoppie, il resto sarebbe da attribuire alle attività praticate a Delhi, ha affermato il Presidente della Corte Suprema dell’India, NV Ramana. “Adotta misure di controllo immediate. Se necessario, pensa a due giorni di blocco o qualcosa del genere”, ha quindi proseguito lo stesso Presidente dialogando con il Procuratore Generale del Paese, Tushar Mehta, secondo la ricostruzione offerta dai media indiani. Detto in altre parole, un bel lockdown climatico e tanti saluti a tutto il resto.

Una novità? Niente affatto, perché nel settembre 2020 c’era già chi aveva anticipato le autorità indiane. In un articolo pubblicato su Project Syndacate, l’allora consigliera economica dell’ex premier italiano Giuseppe Conte, Marianna Mazzucato, teorizzò un ipotetico blocco del tessuto sociale ed economico di vari Paesi per attuare il “lockdown climatico”. Con una soluzione del genere, spiegava Mazzucato, “i governi limiterebbero l’uso di veicoli privati, vieterebbero il consumo di carne rossa e imporrebbero misure estreme di risparmio energetico“, mentre “le compagnie di combustibili fossili” smetterebbero di trivellare. In ogni caso, l’articolo sottolineava come esistesse un modo per evitare il lockdown climatico: “Rivedere le nostre strutture economiche e fare capitalismo in modo diverso”.

Nel marzo 2020 il Guardian ha pubblicato un articolo in cui ha dato ampio risalto a una ricerca intitolata Fossil CO2 emissions in the post-COVID-19 era. Ebbene, questo paper ha dimostrato che le emissioni di anidride carbonica dovrebbero diminuire dell’equivalente di un lockdown globale ogni due anni per il prossimo decennio affinché il mondo possa mantenersi entro i limiti di sicurezza del riscaldamento globale. Studi e teorie che restano sulla carta per il momento, anche se più di qualche attivista green, tra i quelli più radicali e meno pragmatici, vorrebbe metterle in pratica. Magari in un contesto di emergenza perenne.

Situazione critica

Al di là delle misure, plausibili o concrete, che sceglierà di adottare il governo indiano, è indubbio che la situazione atmosferica a Nuova Delhi sia particolarmente grave. Sabato scorso la capitale è rimasta avvolta dallo smog. L’ indice di qualità dell’aria era 473, un valore che rientra nella categoria “grave”, secondo il Sistema di qualità dell’aria e previsioni meteorologiche e ricerche, o Safar. Solitamente l’inquinamento atmosferico di Nuova Delhi peggiora nel periodo compreso tra ottobre e novembre, complici le stoppie bruciate dagli agricoltori degli Stati vicini, la velocità dei venti e la pressoché permanente emissione di fumi da parte del traffico locale. Come se non bastasse, sono da poco iniziate in India le celebrazioni della Festa delle luci, Diwali. Folle sono state viste soprattutto nei mercati, per l’acquisto di fiori, lanterne e candele con cui festeggiare.

Gli esperti hanno avvertito che il festival potrebbe portare a nuovi picchi di Covid, se non saranno rispettate le misure anti contagio. E c’è preoccupazione anche per l’inquinamento atmosferico, che in genere avvolge il nord dell’India sotto un tossico smog grigio, mentre le temperature scendono e l’inverno si stabilizza. Sebbene non vi sia alcun divieto a livello nazionale di far scoppiare petardi, alcuni Stati hanno imposto restrizioni per arginare l’inquinamento. Nel frattempo, il chief minister di Nuova Delhi, Arvind Kejriwal, ha predisposto una serie di misure straordinarie, a partire dalla chiusura delle scuole da lunedì, per una settimana. Nello stesso periodo, i dipendenti pubblici lavoreranno in remoto e ai dipendenti privati è consigliato di fare lo stesso. Bloccata, infine, l’attività nei cantieri. Il governo sta inoltre lavorano a una proposta per imporre un lockdown a Delhi. Una richiesta in questo senso è stata presentata dall’attivista Aditya Dubey alla stessa Corte suprema.

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