La geopolitica della corsa allo spazio
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La Germania strappa con la Francia sul tema della transizione energetica. E il tempismo della mossa è doppiamente importante: da un lato, perchè avviene nel pieno della presidenza francese dell’Ue, dall’altro perchè cade in una fase critica nei rapporti tra Parigi, Berlino e l’Alleanza Atlantica.

Il nein tedesco

La Germania voterà contro il regolamento sulla tassonomia delle fonti indicate dalla Commissione Europea come abilitanti la transizione energetica e che classifica nucleare e gas come attività sostenibili. Il motivo dell’opposizione di Berlino è legato all’inclusione del nucleare, ai quali il partito dei Verdi e la Spd, maggioritari nella coalizione con i pro-nucleari liberali Fdp, sono ostili. A confermare la notizia riportata inizialmente da Politico.eu come indiscrezione è stato nella giornata del 16 maggio un portavoce del ministero dell’Ambiente del governo di Berlino, che sottolinea la contrarietà all’inclusione dell’energia dell’atomo nella tassonomia “verdè”. La presidenza francese ha chiesto alle capitali le intenzioni di voto sul controverso atto legislativo e la Germania ha comunicato la sua opposizione al testo proposto dalla Commissione europea. Ora c’è quindi il rischio che il provvedimento venga bocciato.

Il governo di Olaf Scholz “strappa” dunque con Parigi e la presa di posizione della Germania complica l’approvazione del regolamento, che si è sempre basato sull’equilibrio tra Berlino pro-gas e Parigi pro-nucleare, con Paesi come l’Italia in mezzo. Dall’inclusione nella tassonomia verde passa la patente di sostenibilità degli investimenti necessari per la trasformazione industriale dell’Ue secondo il Green Deal, con possibili agevolazioni per i progetti di interesse comune e un’apertura anche alla possibilità di filiere industriali comuni. Da tempo, infatti, si dibatte su progetti riguardanti la sovranità tecnologica ed energetica nel quadro della transizione su scala internazionale. L’anticipazione della Germania segna un’ipoteca sull’obiettivo di Emmanuel Macron di veder approvato nel semestre di presidenza francese il regolamento. Accelerando dunque l’acquisizione della centralità del suo Paese in Europa e nelle strategie per il futuro del Vecchio Continente.

Del resto il no tedesco al compromesso apre una breccia riaccendendo il dibattito sulla proposta di tassonomia anche in Stati chiave come l’Italia. Lo dimostra la carica del Movimento Cinque Stelle sul governo Draghi per unirsi a Berlino: “L’opposizione tedesca all’atto” Ue sul nucleare è stato definito dall’ex premier Giuseppe Conte “un ottimo segno per tutti i cittadini europei. Il nucleare non è una fonte di energia che guarda al futuro dell’Europa”. L’Europa, avanguardia come somma di Stati nelle politiche per la transizione, rischia di incartarsi e la mossa tedesca manda un segnale circa la difficile fase vissuta dall’asse Berlino-Parigi come motore del Vecchio Continente.

Schiaffo a Eliseo e Commissione

In quest’ottica, Parigi riceve uno schiaffo assieme a Ursula von der Leyen, che da presidente della Commissione  Europea stava promuovendo una linea non completamente sovrapponibile a quella della Germania di cui è stata a lungo ministro della Difesa ai tempi di Angela Merkel. La linea Merkel-Macron si fondava sull’assunto di un graduale rafforzamento strategico di un nocciolo duro franco-tedesco capace di fare da motore ad aggregazioni strategiche in campo industriale e politico e, soprattutto, di un orizzonte comune.

Scholz, ma soprattutto il Ministro degli Esteri verde Annalena Baerbock, ha invece preferito il dualismo tra via europea e riavvicinamento alle linee statunitensi, rendendo meno centrale il dualismo con Parigi e, soprattutto, rispondendo al protagonismo di Macron indicando che la Germania non intende rinunciare alla primazia europea. La mossa non è certamente uno sconvolgimento delle posizioni assunte dalla Germania prima della guerra in Ucraina, ma la svolta pragmatica assunta da Berlino in seguito lasciava presagire altro. Prima del conflitto il vicecancelliere tedesco e Ministro dell’Economia verde Robert Habeck ha dichiarato che c’era addirittura la possibilità di una causa di Berlino contro l’Ue per la tassonomia, criticando sia l’inclusione del gas che quella del nucleare. In seguito lo stesso Habeck ha avuto toni da Cassandra contro l’embargo totale al gas russo.

L’Ue è divisa

Il nein tedesco porta in salita il processo di approvazione della tassonomia e rende difficile il futuro delle dinamiche politiche europee. Sia gli Stati che l’Europarlamento – dove si prevedono altre alzate di scudi contro il nucleare green – hanno tempo fino a luglio per respingere o avallare l’atto legislativo. In tutti e due le sedi serviranno però maggioranze rafforzate per respingere la proposta della Commissione europea, presentata all’inizio di febbraio dopo mesi di ritardi e polemiche.

Una breccia tra Parigi e Berlino certamente lede l’unità europea molto più di qualsiasi accusa possa essere mossa verso Paesi come l’Ungheria di Viktor Orban e apre un fronte in più nel momento in cui l’Ue è nella tempesta tra sanzioni che rimbalzano, crisi economica, difficoltà strategica nella strategia da adottare in Ucraina. L’asse tedesco con la Francia subisce un’altra incrinatura e con esso il progetto di centralità europea dell’Eliseo. Il quale, a prescindere dall’esito finale del negoziato, subirà lo smacco di non aver visto approvata la tassonomia, almeno di fatto, nel corso del suo semestre di presidenza. Mentre chi, oltre Atlantico, immagina un’Europa più allineata e la fine del duopolio franco-tedesco sull’Europa non può non essere soddisfatto dell’assist fornito dalla Germania anche sul decisivo tema dell’energia. In cui, vista la necessità di disaccoppiamento dal gas russo, l’assenza di una strategia comune per la transizione Ue farà il gioco più dei venditori esterni al Vecchio Continente di Gnl e petrolio che della stessa Europa.

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