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Ambiente

Libano: la siccità prosciuga il lago Qaraoun, cuore idrico del Paese. Già perso il 20% dei raccolti

Il lago Qaraoun ai minimi storici nella peggiore siccità libanese, compromettendo coltivazioni, forniture idriche e centrali idroelettriche.
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Il Libano si trova di fronte a una delle crisi idriche più gravi mai documentate e le immagini che arrivano dalla valle della Bekaa rendono evidente la portata di un fenomeno che sta lasciando segni profondi sulla vita quotidiana e sull’economia del Paese. Il lago Qaraoun, il più grande bacino artificiale libanese e principale riserva di acqua dolce, si è ridotto a una distesa interrotta di pozze isolate e terre screpolate.

L’Autorità Nazionale del fiume Litani, responsabile della gestione del bacino, ha comunicato che durante la stagione delle piogge del 2024-2025 sono affluiti soltanto 45 milioni di metri cubi d’acqua, contro una media storica di circa 350 milioni, e che il livello complessivo è sceso a poco più di 61 milioni di metri cubi, di cui una parte consistente è inutilizzabile per l’elevato grado di inquinamento dovuto agli scarichi non trattati che da anni arrivano nel lago.

A confermare la gravità della situazione è Sami Alawieh, direttore dell’Autorità, che ha ricordato come anche negli anni 1989, 1990 e 1991 si registrarono periodi siccitosi, ma mai si era vista una riduzione così drastica della capacità idrica combinata con una contaminazione così estesa. Il problema non riguarda soltanto il Qaraoun: secondo stime aggiornate, oltre il 90% delle circa quattromila sorgenti del Paese è ormai prosciugato o ridotto a un flusso minimo, e molte delle 300 sorgenti perenni non garantiscono più acqua sufficiente neppure per l’uso domestico.

La scarsità di afflussi, l’innalzamento delle temperature medie e l’aumento della domanda idrica stanno mettendo a dura prova un sistema già fragile, mentre i droni sorvolano un bacino in gran parte svuotato, con rive arretrate di decine di metri e vegetazione morta che testimonia il collasso di un equilibrio che sembrava garantito. L’impatto immediato è stato il blocco delle centrali idroelettriche che si alimentano dal Litani, causando nuove interruzioni nella fornitura di energia e aggravando il razionamento deciso da Electricité du Liban, che ora riesce a distribuire elettricità in alcune aree per appena dieci ore al giorno rispetto alle venti precedenti.

Campi inariditi e raccolti compromessi

Mentre i livelli del lago Qaraoun calano, la valle della Bekaa vive giornate segnate da attese interminabili per qualche ora d’acqua utile a salvare i campi. Gli agricoltori che coltivano grano e ortaggi raccontano che in passato le nevicate stagionali garantivano abbondanza d’acqua e che fino a pochi anni fa si riusciva a pianificare il raccolto con relativa tranquillità, ma quest’anno le riserve si sono esaurite già a inizio estate, lasciando la terra dura e spaccata.

L’irrigazione è diventata un’impresa complessa, con turni decisi in base alle intermittenze della rete elettrica e all’arrivo di camion cisterna che spesso non bastano a coprire l’intero fabbisogno. Ibrahim Tarshishi, presidente della Bekaa Farmers Association, spiega che circa 20% delle superfici irrigate è ormai compromesso e che colture essenziali per l’alimentazione locale come lenticchie, ceci e orzo stanno seccando sul campo, compromettendo la filiera agricola e aprendo la strada ad un aumento esorbitante dei prezzi.

A complicare il quadro è l’aumento dei costi per pompe e generatori privati, resi necessari dalle interruzioni dell’elettricità, e la scarsa disponibilità di acqua di buona qualità, visto che l’inquinamento del lago costringe molti a cercare fonti alternative. Alcuni agricoltori hanno tentato di trivellare nuovi pozzi, ma l’abbassamento delle falde ha reso questa opzione poco praticabile e costosa.

La situazione ricorda a molti le difficoltà vissute in epoche di guerra, quando mancavano i mezzi per irrigare, ma stavolta la causa è legata a cambiamenti climatici che stanno alterando la distribuzione delle piogge e a una gestione carente delle risorse idriche. In molti temono che senza un sostegno immediato e senza un piano a lungo termine il settore agricolo possa subire un colpo difficile da assorbire, con ripercussioni dirette sulla sicurezza alimentare di un Paese che già importa gran parte dei generi di prima necessità.

Una crisi che dura da anni

L’impatto della siccità non si limita ai campi coltivati, perché l’abbassamento del livello del lago ha trasformato le zone umide in distese di fango secco, privando numerose specie animali dei loro habitat naturali. Le associazioni ambientaliste avvertono che diverse specie di uccelli migratori, che da decenni utilizzano la zona come tappa di sosta, stanno deviando i loro percorsi, mentre i pesci sopravvissuti sono concentrati in piccole sacche d’acqua, esposti a una maggiore mortalità per mancanza di ossigeno e alta concentrazione di sostanze inquinanti.

Studi condotti nei mesi scorsi mettono in evidenza come la concentrazione di sostanze chimiche e di residui agricoli sia cresciuta con la riduzione del volume d’acqua, rendendo ancora più complesso il ricorso alle risorse del lago per usi domestici o agricoli. Intanto, le comunità libanesi riportano un aumento delle tensioni per la gestione dei turni d’acqua, con contese tra vicini e tra agricoltori che devono con dividere le stesse pompe. L’autorità fluviale denuncia anche perdite rilevanti lungo le reti di distribuzione obsolete, con stime che parlano di oltre il 30% dell’acqua persa prima di raggiungere le utenze.

Alcune municipalità stanno sperimentando soluzioni d’emergenza come il recupero delle acque piovane e la creazione di piccoli bacini, ma senza un coordinamento nazionale questi interventi restano limitati e incapaci di incidere su una crisi sistemica. Gli esperti ritengono che la siccità in corso sia l’effetto congiunto di un riscaldamento globale che modifica i regimi meteorologici e di anni di mancati investimenti in infrastrutture idriche, un binomio che ora presenta il conto sotto forma di terre abbandonate, raccolti dimezzati, centrali spente e comunità che devono fare i conti con una riduzione drastica delle risorse. La prospettiva, se non si interverrà in tempo, è di una desertificazione progressiva che cambierà radicalmente l’economia di intere regioni.

Come evitare il collasso idrico

Il Ministero dell’Energia e dell’Acqua ha annunciato l’avvio di una campagna nazionale per sensibilizzare sull’uso responsabile delle risorse idriche e ha promesso l’introduzione di misure per ridurre i consumi, tra cui programmi di formazione per agricoltori e incentivi per sistemi di irrigazione a basso consumo. Nonostante ciò, gli stessi funzionari ammettono che tali iniziative potranno fornire un sollievo solo parziale se non saranno accompagnate da investimenti solidi in infrastrutture, dal risanamento delle acque del Qaraoun alla modernizzazione delle reti e alla creazione di nuovi impianti di stoccaggio.

Il ministro Morten Bodskov ha ricordato che la sfida richiede un impegno di medio e lungo periodo, perché i dati climatici raccolti negli ultimi vent’anni mostrano una riduzione progressiva delle precipitazioni e un aumento delle temperature che, senza piani di adattamento, metteranno in crisi qualsiasi tentativo di recupero.

L’Autorità del Litani sta lavorando con istituzioni internazionali per attrarre fondi e supporto tecnico, ma intanto le famiglie libanesi affrontano razionamenti severi e costi crescenti per l’acqua potabile, mentre le aziende agricole valutano di ridurre le superfici coltivate per salvaguardare almeno una parte della produzione.

La comunità scientifica, inoltre, sottolinea che il Libano non può più permettersi di considerare eventi di questo tipo come eccezioni: la scarsità d’acqua deve essere trattata come un elemento fondamentale delle politiche energetiche, agricole e ambientali. Se le misure annunciate saranno implementate con decisione e accompagnate da una visione di lungo periodo, il Libano potrà almeno contenere i danni e garantire una base di sicurezza idrica per il futuro, ma la finestra per intervenire si sta rapidamente riducendo e ogni stagione persa rischia di rendere la crisi ancora più difficile da invertire.

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