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Ambiente

Lee Zeldin, il lobbista del Qatar alla guida delle politiche ambientali Usa

Fa discutere la nomina di Zeldin a causa del suo passato di lobbista e delle connessioni con la famiglia regnante del Qatar.

La nomina di Lee Zeldin alla guida dell’Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti sta sollevando interrogativi sempre più pesanti, non solo per il suo passato politico ma soprattutto per le sue attività di lobbying a favore di interessi legati al Qatar. In particolare, Zeldin ha svolto attività per Heritage Advisors, un gruppo d’investimento riconducibile a Sheikh Sultan bin Jassim Al Thani, membro della famiglia reale qatariota.

Progetti immobiliari e casi di corruzione

Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche, Zeldin ha ricevuto almeno 5.000 dollari per consulenze fornite a Heritage Advisors tra la primavera del 2023 e dicembre dello stesso anno. La natura esatta di queste attività non è stata resa completamente pubblica, ma è noto che l’ex deputato repubblicano ha affermato di non aver avuto l’obbligo di registrarsi come agente di un Governo straniero.

Tuttavia, il nome di Heritage Advisors riemerge nell’ambito di uno degli scandali più clamorosi della politica americana degli ultimi anni: il caso di corruzione che ha travolto il senatore Bob Menendez. Il gruppo qatariota ha infatti investito in un progetto immobiliare nel New Jersey, proprio quello al centro delle accuse che hanno portato alla condanna dell’ex presidente della Commissione Esteri del Senato. Né Heritage Advisors né Jassim Al Thani sono stati formalmente accusati, ma il legame con l’indagine solleva interrogativi sul ruolo effettivo degli investitori stranieri nel sistema politico ed economico americano.

A rendere la questione ancora più spinosa è la dissonanza tra il passato politico di Zeldin e il suo recente coinvolgimento con interessi qatarioti. Da deputato, il politico repubblicano era noto per le sue posizioni fortemente critiche nei confronti del Qatar, accusandolo di finanziare il terrorismo e di esercitare un’influenza negativa sulla politica estera americana. Lo stesso Zeldin firmò un editoriale nel febbraio 2023, in cui denunciava il presunto ruolo destabilizzante di Doha nella regione mediorientale. Ora, a distanza di pochi mesi, lo stesso Zeldin si trova ad aver lavorato per una società legata proprio a quella famiglia reale qatariota che lui stesso aveva duramente criticato.

Un conflitto d’interessi

La questione diventa ancora più delicata considerando le responsabilità che Zeldin assumerà nel caso la sua nomina venga confermata. L’EPA gestisce tra le altre cose il programma Superfund, che si occupa della bonifica dei siti contaminati. E proprio uno dei progetti immobiliari finanziati da Heritage Advisors è stato costruito su un’area sottoposta a normativa Superfund, creando un evidente conflitto d’interessi tra il nuovo amministratore dell’agenzia e il suo passato recente.

Zeldin ha cercato di smorzare le polemiche dichiarando di non aver mai contattato agenzie governative statunitensi, il Congresso o i media per conto di Heritage Advisors o di Sheikh Jassim Al Thani. Tuttavia, la sua improvvisa vicinanza a interessi qatarioti, unita alla sua stessa storia di critiche a Doha, solleva più di una perplessità.

Qatar e Stati Uniti: un’influenza crescente

Quello che emerge dal caso Zeldin è l’ennesima prova di quanto l’influenza del Qatar nelle dinamiche finanziarie e politiche statunitensi sia più profonda di quanto si voglia ammettere. Non si tratta solo di grandi investimenti finanziari nei settori strategici americani, ma anche di un’ingerenza che tocca direttamente la nomina di figure chiave nell’amministrazione di Washington.

Se confermato, Zeldin sarà il responsabile di alcune delle politiche ambientali più rilevanti per il futuro degli Stati Uniti, comprese quelle legate all’inquinamento industriale e alla regolamentazione dei siti contaminati. La sua collaborazione passata con un gruppo qatariota il cui denaro è finito al centro di un caso di corruzione federale non può che sollevare domande legittime su chi influenzerà realmente le decisioni dell’EPA nei prossimi anni.

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