L’oleodotto Keystone XL sembra essere giunto al capolinea. Il controverso progetto energetico, che avrebbe dovuto trasportare petrolio dalla provincia canadese dell’Alberta al Nebraska (per ben 1900 chilometri), non vedrà, con tutta probabilità, la luce. La Tc Energy, una ditta appaltatrice di Calgary, è stata costretta ad interrompere i lavori di costruzione dopo che l’amministrazione Biden ha revocato i permessi ed ha annunciato che collaborerà con le autorità regionali per smantellare il proprio equipaggiamento. Si tratta di una grande vittoria per gli attivisti ambientalisti e per i Nativi Americani che hanno lottato contro questo progetto per oltre un decennio e di una sconfitta per i Repubblicani. Il presidente Donald Trump aveva dato il via libera al Keystone XL nel 2017, a due anni di distanza dal rifiuto espresso da Barack Obama alla sua costruzione. Diversi deputati repubblicani si sono espressi contro la sua cancellazione asserendo che il Keystone XL avrebbe potuto creare posti di lavoro nel settore energetico ed in quello delle costruzioni. Più sfumata, invece, la posizione dei Dem. Una parte dei legislatori progressisti ha condiviso le preoccupazioni dei colleghi repubblicani ma, evidentemente, non Joe Biden che ha firmato l’ordine di cancellazione del progetto nel giorno del suo insediamento. L’oleodotto, in ogni caso, è solo uno dei tanti progetti energetici divisivi in America del Nord, ecco una breve panoramica su alcuni dei più significativi.

Le dighe controverse

La Glen Canyon Dam, situata nell’Arizona settentrionale e nei pressi del confine con lo Utah, continua a dividere ecologisti e sostenitori ad oltre cinquant’anni dal suo completamento. La diga è stata completata nel 1963 e la sua edificazione ha portato alla nascita del Lago Powell, il secondo bacino artificiale più grande degli Stati Uniti. Il lago, esteso per 254 miglia e profondo 40 metri, ha impiegato 17 anni per riempirsi dopo il completamento della diga. Sussistono, inoltre, alcune problematiche relative alla natura del terreno desertico che favorisce l’evaporazione e l’assorbimento dell’acqua. Queste problematiche portano alla perdita dell’8 per cento delle acque del fiume Colorado, già insufficiente per le necessità della popolazione locale. La costruzione della diga ha provocato grandi cambiamenti alla vegetazione ed alla fauna delle aree che circondano il canyon ma il danno più grande è stato quello di allagare lo stesso Glen Canyon. C’è poi la questione dei sedimenti. Il fiume spinge centinaia di tonnellate di fango, ogni anno, sulla struttura e ciò potrebbe causare problemi di stabilità. Destino simile per la Grand Coulle Dam, situata nello Stato di Washington. La struttura può arrivare a generare 6,809 megawatt di elettricità al giorno ed è il più grande impianto idroelettrico del continente. Peccato, però, che abbia portato ad una drastica riduzione dei pesci del fiume Colombia, scesi all’8% della loro presenza originaria ed alla (quasi) scomparsa dei salmoni.

Una centrale pericolosa

Spinoso anche il complesso capitolo dell’energia nucleare. Gli Stati Uniti producono più elettricità derivante dall’atomo rispetto ad ogni altro Paese del mondo. Un terzo delle 97 centrali nucleari ancora esistenti rischia, però, di chiudere prematuramente oppure si trova ad affrontare significativi problemi economici. L’Indian Point Energy Center, che si trova ad appena 40 chilometri a nord di New York City, ha chiuso in via definitiva nell’aprile del 2021 anche grazie agli sforzi fatti dal Governatore Andrew Cuomo e da altri, fortemente preoccupati dalle possibili conseguenze derivanti da un incidente o da un eventuale attacco terroristico. La peculiarità dell’Indian Point Energy Center era quella di trovarsi nella posizione sbagliata. La centrale ha prodotto, a partire dalla metà degli anni Settanta, un quarto dell’elettricità utilizzata dalla città di New York e dalla vallata inferiore del fiume Hudson ma la sua vicinanza ai sobborghi di New York costituiva, secondo alcuni, una minaccia permanente. L’impianto, giudicato antiquato dalle voci critiche, è stato oggetto di alcuni incidenti nell’ambito della sicurezza nel corso degli anni e necessitava di grandi quantità d’acqua per il proprio raffreddamento. L’acqua veniva presa dal fiume Hudson e ciò ha portato alla morte di un enorme quantità di pesci.

Uno strano caso

Persino le infrastrutture per i trasporti, uno degli aspetti sui quali l’amministrazione Biden si gioca gran parte del suo capitale politico, in alcuni casi sono problematiche. Il controverso progetto di allargamento della Interstate 45 a Houston, in Texas, è diventato oggetto di una vera e propria battaglia legale. Il Texas Department of Transportation, dopo anni di studi, ha dato il via libera al progetto nel febbraio del 2021 ma questa decisione si è scontrata, appena un mese dopo, con l’intervento della Federal Highway Administration che ha intimato al Texas Department of Transportation di fermare tutto citando una possibile violazione dei Civil Rights Act del 1964. L’espansione dell’autostrada, che avrebbe un costo stimato di 7.5 miliardi di dollari, è allo studio dal 2002 e dovrebbe svolgersi in tre fasi con l’obiettivo finale di decongestionare il traffico e ridurre i tempi di percorrenza per i pendolari. La proposta potrebbe riconnettere alcune parti della città di Houston, al momento mal collegate ma porterebbe anche alla demolizione di 1,079 unità residenziali, 344 attività economiche, 5 luoghi di culto e due scuole. L’impatto sulla comunità di residenti sarebbe, dunque, molto significativo ed il fatto che l’area sia popolata in maggioranza da Afro-Americani ha reso la questione ancora più spinosa. In passato, infatti, la costruzione delle autostrade di Houston è avvenuta, spesso e volentieri, a discapito delle comunità nere. La Freedmen’s Town è stata tagliata a metà dall’I-45 e lo stesso è avvenuto nel Fifth Ward, con la costruzione dell’I-69 e dell’I-10 e nel Third Ward. Difficile che si tratti, solamente, di un caso fortuito.

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