Una nazione intera è stata presa di sorpresa dalla furia dell’acqua, la distruzione ha superato quella di ogni disastro naturale registrato nel Paese nel secondo dopoguerra, le alluvioni hanno divorato interi Paesi, impianti industriali, infrastrutture: la Germania nord-occidentale è in ginocchio sotto i colpi delle profonde devastazioni imposte dalle inondazioni degli scorsi giorni. Nella giornata del 15 luglio i Lander del Nord Reno-Vestfalia e della Renania-Palatinato, epicentri demografici ed economici della Germania contemporanea, sono stati mediamente travolti da precipitazioni che hanno toccato un livello medio di 148 litri per metro quadrato, in un’area geografica che normalmente ne riceve 80 nell’intero mese di luglio. La stazione meteorologica di Colonia ha registrato il picco più alto con 154 litri.

Ogni ruscello è diventato un fiume in piena, una valanga di acqua e fango ha travolto i Paesi delle aree rurali, il suolo in diverse aree è franato, inghiottendo abitazioni e strade. Il clima e l’ambiente, nel cuore della Germania, sembrano impazziti, e il ministro dell’Interno Horst Seehofer, rigido conservatore interprete dell’ala destra della coalizione merkeliana, non ha mancato di indicare nella “crisi climatica” il responsabile dell’accaduto.

Il conto dei morti per l’alluvione, che già sfiora quota 150 e si teme possa toccare numeri ancora più alti, basta di per sé a qualificare l’ampiezza della tragedia. Ma la problematica è ancora più profonda se si pensa ai ragionamenti che, riguardo alla Germania, il caos delle ultime giornate incentiva.

In primo luogo, il Paese è rimasto sotto choc per l’imprevedibilità dell’accaduto. Un vero e proprio “cigno nero” ambientale, non il primo in questi anni di eventi climatici estremi diffusi su scala globale. Ormai l’evento eccezionale sta diventando la normalità per il clima contemporaneo, in Europa e non solo, ma società e governi devono ancora prendere le misure con queste dinamiche. La Bbc scrive sul suo sito che un intero Paese è stato “preso di sorpresa” dall’accaduto. Ha fatto completamente flop il sistema di allarme avanzato, non solo per debolezze intrinseche ma anche per la tremenda veemenza dei diluvi. E si è dimostrata drammaticamente inadatta la capacità delle infrastrutture di reggere a choc tanto estremi. Vicino al confine col Belgio, ad esempio, continua a suscitare preoccupazione la diga di Rurtalsperre, che rischia di cedere. I villaggi circostanti sono stati evacuati.

In secondo luogo, su una scala chiaramente diversa rispetto al Covid-19, la durezza dell’accaduto dimostra quanto per i Paesi avanzati odierni sia difficile mediare con le emergenze inattese. La Germania, per questioni geografiche, precedenti storici e cultura di governo, non ha mai avuto necessità di sviluppare un sistema di risposta a eventi catastrofici paragonabile a quello di altri Paesi, come l’Italia, funestati nel corso dell’ultimo secolo da problemi di questo tipo. Ma una rodata cultura della complessità imporrebbe dei ragionamenti a tutto campo a riguardo.

In terzo luogo, le alluvioni riportano il tema dell’ambiente nel dibattito pubblico a due mesi dalle elezioni. Che potrebbero essere le prime della storia tedesca in cui il tema del cambiamento climatico potrà risultare un issue decisivo. Verdi da tempo picchiano duro sulla necessità di una transizione radicale, ma non è detto che la questione possa generare una spinta politica a loro vantaggio. Le alluvioni dimostrano che il problema ambientale non è solo una questione di emissioni e inquinamento: l’ecologia passa anche per la riqualificazione del contesto urbano, il controllo degli asset infrastrutturali e della loro progettazione resiliente rispetto agli eventi estremi, il monitoraggio dei bacini idrografici, la lotta all’erosione e al degrado del suolo. Tutti temi che richiedono scelte pragmatiche e ragionamenti complessi che i tedeschi anelano e che si discostano molto dal pensiero moralista dei Verdi.

Gli ecologisti, in occasione delle alluvioni, hanno avuto l’occasione di produrre l’ennesima gaffe di questa campagna elettorale, dopo i diversi errori di Annalena Baerbock, candidata a succedere ad Angela Merkel, delle scorse settimane. Come scrive Il Fatto Quotidiano, infatti, “Konstantin von Notz, che siede nel Bundestag sotto la bandiera dei Grunen” ha scritto su Twitter una personale considerazione sulla genesi delle alluvioni producendosi in un atto di accusa “riguardo le politiche fallimentari della Cdu, Unione cristiano-democratica, e la costruzione del Nord Stream 2, per concludere ironizzando su uno degli ultimi argomenti dibattuti tra gli scranni di Berlino: l’aumento del limite di velocità in autostrada”. Il tweet ha causato una marea montante di polemiche, von Notz e i Verdi sono stati accusati di un nuovo richiamo moralista e di far campagna elettorale sulla pelle dei morti. Ma proprio le sue parole segnalano come i primi che non sappiano come raccapezzarsi in questo caos siano proprio gli alfieri dell’ambientalismo più rigoroso. Che temono di subire il contrappasso tipico di chi, su un problema, accusa per lungo tempo senza proporre soluzioni. Mancando della capacità di visione e della propensione al pensiero complesso precedentemente analizzati tanto quanto il resto della politica tedesca.

Il resto della politica tedesca ha scelto la strada dell’unità nazionale: le conseguenze socio-politiche delle alluvioni ci saranno e non saranno banali. Ma andranno valutate a emergenza risolta. Ora il Paese vuole silenzio e conforto per le vittime, mentre nel fango e sotto i detriti si continua a scavare e a cercare superstiti. Per il resto ci sarà tempo. La dimostrazione di populismo e, in un certo senso, di qualunquismo che l’uscita di von Notz manifesta segnala quanto gli alfieri dell’ecologismo duro e puro siano forse i meno adatti a prendere in mano la sfida ambientale nel contesto della Germania post-Merkel. E per una dura eterogenesi dei fini, potrebbe essere proprio il più grave disastro climatico della storia tedesca a dimostrarlo.