Un articolo del Wall Street Journal denuncia il maggiore impatto ambientale delle auto elettriche rispetto alle nuove auto a benzina. Premesso che si tratta di un articolo della sezione “commento d’opinione”, la tesi sostenuta è che le emissioni maggiori derivino non dai tubi di scarico, motivo per cui si punta all’auto elettrica, ma dall’usura degli pneumatici che produrrebbero maggiore inquinamento da particolato, le particelle diffuse nell’aria che formano una miscela detta aerosol atmosferico.
L’amministrazione Biden è impegnata nella revisione del piano della California, che determinerebbe il divieto di vendita delle nuove auto a benzina entro il 2035. Un divieto che la California reclama per prevenire danni alla salute pubblica causati proprio dal particolato. Ma, secondo l’articolo, il divieto di auto a benzina non implicherebbe una sua riduzione, bensì, al contrario, se ne stima l’aumento.
Si sostiene, infatti, che le nuove auto a benzina siano molto pulite, poiché dotate di filtri antiparticolato che riducono le emissioni. Quelle emissioni che tanto spaventano la California, secondo il WSJ, sarebbero da attribuire ai modelli più vecchi di auto a benzina, ma soprattutto all’usura degli pneumatici. Le fonti citate a sostegno di questa tesi sono quelle di una società di analisi delle emissioni, la Emission Analytics, secondo cui le emissioni di usura degli pneumatici nell’aria sono più di 400 volte superiori alle emissioni dirette di particolato di scarico. Nell’articolo, però, viene presentata come unica fonte, che peraltro risulta carente di un documento e di una ricerca peer-reviewed comparabile. Basterebbe, infatti, ricondurre lo stesso studio utilizzando due classi di veicoli completamente diverse e due modelli di pneumatici differenti per smontarlo e marchiarlo come inaffidabile. Si sostiene che addirittura le auto elettriche possano essere potenzialmente più inquinanti, poiché il loro maggiore peso usurerebbe più velocemente gli pneumatici, che sono ancora prodotti con petrolio, e suppone che l’energia elettrica che alimenta le auto creerebbe ulteriore inquinamento da particolato.
I due autori, Michael Buschbacher e Taylor Myers, sono gli stessi di un articolo pubblicato sul The American Conservative. Qui la riduzione delle temperature globali è definita una soluzione (tra parentesi) “delirante e arrogante”. Sostengono anche che gli effetti del cambiamento climatico finora siano stati marginali e che il clima estremo non sia un fenomeno nuovo.
La lotta alle auto cinesi
L’articolo del WSJ esce in un contesto politico ben preciso, in prossimità delle elezioni presidenziali e dopo la “dichiarazione di guerra” alle auto elettriche cinesi da parte di Biden. Il presidente ha infatti ordinato al Dipartimento del Commercio di indagare sui veicoli prodotti in Cina.
Quest’ultima è infatti in prima linea nella produzione di EV, vendute a costi estremamente bassi, raggiungendo record di vendite sia per le nuove elettriche a batteria (BEV) che per le ibride plug-in (PHEV). Negli Stati Uniti l’importazione di veicoli cinesi è sottoposta a una tariffa del 27,5%, che ha impedito l’arrivo delle stesse nonostante siano più economiche. Inoltre, sembra che le casa automobilistiche cinesi stiano cercando modi per trasferire la produzione in luoghi più vicini, come il Messico.
Una delle ambizioni di Biden era trovare finanziamenti per le tecnologie green negli Usa e per farlo non è un segreto che stia utilizzando misure atte a rendere più complessa la vendita per le case automobilistiche cinesi. Queste ultime, in particolare la BYD che attualmente vende un numero maggiore di veicoli elettrici di Tesla, minacciano il mercato degli assemblatori di auto a benzina, per i quali lavorano potenziali elettori del Michigan, della Pennsylvania e del Winsconsin.
I limiti dell’elettrico
Le auto elettriche ad ogni modo non sono prive di limiti e analizzarli richiede una comparazione attenta dei diversi studi a disposizione. Per prima cosa, è vero che nel caso di veicoli elettrici possono esserci emissioni relative al consumo indiretto di combustibili fossili per la produzione di energia. Quest’ultima, infatti, può provenire sia da fonti rinnovabili, sia da non-rinnovabili. Di conseguenza, se l’elettricità impiegata per ricaricare la batteria di un veicolo elettrico è ottenuta con energia solare, si otterranno quantità di emissioni inferiori rispetto alla stessa quantità prodotta dalla combustione del carbone. La scelta tra le due, però, non è soggettiva ma dipende dalle fonti utilizzate dai diversi Paesi per la produzione dell’elettricità.
Nel caso dell’acidificazione, ovvero la somma delle emissioni che influisce sull’acidificazione dei corsi d’acqua e delle piogge, le auto elettriche hanno valori peggiori a causa della produzione delle batterie. Altri dubbi sono rivolti alla durata media delle batterie, ma anche a produzione e smaltimento.
La sostenibilità delle auto elettriche, quindi, è strettamente collegata a diversi fattori, come l’utilizzo di fonti rinnovabili per la produzione di elettricità. Inoltre, in questo campo è importante non trascurare il progresso tecnologico e la possibilità di creare batterie più performanti a basso impatto ambientale. Soprattutto bisogna tener presente che nessun mezzo di trasporto, ci sono dubbi anche sui veicoli ad idrogeno verde, può essere considerato privo di emissioni.
Perciò, sostenere tesi come quella espressa dal WSJ è un po’ come mettere la complessità che abbraccia questo argomento sul letto di Procuste, tagliando di netto una parte delle informazioni a nostra disposizione.
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