Come tutti gli anni quando si avvicina la stagione calda, l’Australia è sconvolta dagli incendi e dal fumo che invade le principali città. A farne le spese maggiori quest’anno è stata la città di Sidney, dove oltre cinque milioni di persone stanno subendo i disagi per le manovre per domare i fuochi nella regione. Oltre un centinaio sono le scuole che sono state chiuse a causa della limitata capacità delle linee elettriche (misura necessaria per diminuire il calore dell’ambiente).

Sono svariati anni però che arrivati nel periodo più caldo dell’anno l’Australia soffre questo problema, senza essere riuscita ancora a trovare una soluzione adeguata alle necessità ambientali e di vita umana. Com’è possibile che un colosso mondiale non abbia fatto fronte alle proprie esigenze, dovendo spendere milioni di dollari australiani per domare i fuochi quando le misure di prevenzione avrebbero costi decisamente più limitati? Senza considerare i danni che l’habitat australiano subisce anno dopo anno.

Non si può dare la colpa solo al cambiamento climatico

Gli incendi che attanagliano l’Australia non sono un fenomeno degli ultimi anni. Il clima arido e le alte temperature, con picchi che durano anche oltre dieci giorni, sono i tratti tipici dell’ambiente dell’isola. Lo sconvolgimento climatico degli ultimi anni non ha sicuramente aiutato nella gestione di questo dramma ambientale: ma davvero non si può che restare inermi, salvo intervenire per qualche rattoppo quando scatta l’emergenza?

La società australiana ha in questi anni avuto delle ampie lacune nella gestione dell’ambiente, a partire appunto dalle opere di prevenzione. Scarsa preparazione del personale addetto ai controlli, informazioni alle masse quasi assenti e politica distratta per il conseguimento dei soli fini economici sono le principali cause da ricercarsi nella mala gestione della crisi. Ogni anno, quindi, la popolazione si è trovata a dover affrontare fenomeni sempre più imponenti. Unico beneficio di questa politica ambientale? Le città ogni anno affrontano uno stress test in grado di preparare i cittadini ad un cataclisma, ma chi ne fa le spese se non la popolazione stessa?

Prevenire è meglio che curare

Investire in un sistema di prevenzione basato sulla formazione dei cittadini e dei vigili del fuoco e soprattutto la creazione di sistemi idrici in grado di mettere in sicurezza le aree particolarmente colpite dalla siccità dovrebbero essere la strada principale da seguire. In assenza di ciò, ogni anno in cui le temperature aumentano ci si troverà ad affrontare un numero sempre maggiore di incendi.

Seduti ad un tavolo, i vigili del fuoco, una rappresentanza dei cittadini e il ceto politico dell’Australia dovrebbero decidere una linea comune da seguire, ognuno svolgendo le mansioni di propria competenza. Fino ad ora, però, ciò non è mai avvenuto, limitandosi a degli sguardi assenti mentre ci si chiede dove si stia sbagliando.