La Foresta Amazzonica sta vivendo una delle crisi ambientali più gravi degli ultimi decenni. Tra agosto e settembre, più di 40.000 incendi sono stati segnalati, il numero più alto degli ultimi 19 anni. Questi roghi non solo devastano uno degli ecosistemi più ricchi del pianeta, ma producono anche conseguenze nefaste per il Brasile e l’intero globo. I fumi derivanti dagli incendi hanno percorso migliaia di chilometri, riducendo drasticamente la qualità dell’aria nel Sud del Brasile e causando la chiusura di scuole in diverse regioni. Questo fenomeno solleva domande pressanti sulle sue cause, sia naturali che antropiche, e sulle conseguenze a lungo termine per l’ambiente e le popolazioni locali.
L’impatto del cambiamento climatico
Anche se le attività umane giocano un ruolo predominante, è importante riconoscere che alcuni fenomeni naturali contribuiscono alla propagazione degli incendi. Il cambiamento climatico, causato in gran parte dall’inquinamento e dalle emissioni di gas serra, ha intensificato le condizioni di siccità in molte parti dell’Amazzonia. Le stagioni secche stanno diventando sempre più lunghe e severe, rendendo la foresta più vulnerabile agli incendi. In condizioni normali, l’Amazzonia è una foresta pluviale che, grazie all’umidità costante, ha una naturale resistenza al fuoco. Tuttavia, negli ultimi anni, il riscaldamento globale ha portato a un significativo calo delle precipitazioni in alcune regioni, aumentando il rischio di incendi. Inoltre, la perdita di copertura forestale, che impedisce la normale produzione di vapore acqueo attraverso la traspirazione delle piante, ha un effetto a catena che aggrava ulteriormente la siccità.
Inoltre, il Nord del Brasile e la regione amazzonica stanno ancora affrontando gli effetti della grave crisi idrica del 2023, causata dal fenomeno di El Niño, che ha provocato un aumento della temperatura media di oltre 0,8 gradi in tutto il bacino amazzonico.
Sebbene gli incendi possano talvolta essere innescati da fenomeni naturali, come fulmini, la scala e la frequenza degli incendi attuali sono sproporzionati rispetto a quelli storici, indicando che la maggior parte dei roghi ha origini umane.
Deforestazione e attività agricole
La principale causa degli incendi nella Foresta Amazzonica è antropica, legata in gran parte alle pratiche di deforestazione e all’uso del fuoco per aprire nuove aree agricole e allevamenti. Gli agricoltori e gli allevatori bruciano regolarmente ampie porzioni di foresta per ottenere terreni coltivabili, una pratica conosciuta come “taglia e brucia“. Questi incendi, spesso incontrollati, si diffondono rapidamente, distruggendo vaste aree di foresta primaria.
Nel 2023, la pressione della deforestazione è aumentata in modo allarmante, alimentata da una combinazione di interessi economici e politiche permissive. Il Brasile è uno dei maggiori produttori mondiali di soia e carne bovina, e l’Amazzonia rappresenta una riserva di terra fertile ambita per l’espansione di queste attività. La domanda globale di questi prodotti ha incentivato l’espansione agricola illegale e la distruzione di terreni protetti, portando a una spirale di distruzione ambientale.
Il ruolo delle politiche governative
Le politiche del Governo brasiliano hanno avuto un ruolo cruciale nell’aggravare la crisi. Durante il mandato dell’ex presidente Jair Bolsonaro, il Brasile ha assistito a un significativo allentamento delle normative ambientali. Bolsonaro ha apertamente sostenuto lo sviluppo economico dell’Amazzonia, privilegiando le attività estrattive e agricole rispetto alla protezione ambientale. Questo approccio ha portato a una drastica riduzione delle ispezioni e dei controlli contro la deforestazione illegale e gli incendi, facendo aumentare il tasso di deforestazione nell’Amazzonia. I finanziamenti per gli enti responsabili della protezione dell’Amazzonia, come l’Istituto Brasiliano per l’Ambiente (IBAMA), sono stati tagliati, e molte riserve indigene sono state aperte alla speculazione agricola e mineraria.
Questo ha incoraggiato coltivatori illegali, minatori e allevatori a sfruttare la debolezza delle istituzioni ambientali per espandere le proprie attività, spesso a scapito delle comunità locali e dei popoli indigeni che vivono nella foresta. L’indebolimento delle normative ha creato una sorta di “terra di nessuno” in cui la legge è scarsamente applicata e dove l’Amazzonia è diventata una risorsa economica da sfruttare senza freni. Nel 2023, con la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva, sono state intraprese alcune azioni per cercare di arginare il fenomeno della deforestazione e degli incendi, ma la strada verso la piena protezione dell’Amazzonia è ancora lunga e complessa.
Le conseguenze ambientali e globali
Le conseguenze degli incendi nella Foresta Amazzonica sono devastanti, non solo per il Brasile, ma per il pianeta intero. Non a caso definita il polmone verde del mondo, l’Amazzonia è un ecosistema cruciale per il bilancio climatico globale, agendo come un serbatoio naturale di carbonio. Le sue foreste immagazzinano miliardi di tonnellate di CO2, e la loro distruzione non solo libera enormi quantità di carbonio nell’atmosfera, ma riduce anche la capacità della Terra di assorbire le emissioni future.
La perdita di biodiversità è un altro impatto devastante. La Foresta Amazzonica ospita circa il 10% delle specie viventi del mondo. Gli incendi distruggono habitat vitali per animali, piante e microrganismi, molti dei quali non esistono in nessun’altra parte del pianeta. Molte specie sono già a rischio di estinzione, e la distruzione dei loro habitat accelera questo processo, minacciando di destabilizzare ulteriormente l’ecosistema globale.
Gli incendi hanno anche gravi conseguenze sociali. Le comunità indigene che vivono nella foresta e che dipendono dalle sue risorse per la loro sopravvivenza vedono i loro territori distrutti e i loro mezzi di sussistenza messi a repentaglio. La distruzione delle foreste, oltre a privare queste popolazioni del loro ambiente naturale, le espone a conflitti con i coloni e gli imprenditori agricoli che invadono le loro terre.
Intanto, Lula pensa all’autostrada
Invece di rimediare a un problema che riguarda tutto il mondo, Lula è impegnato a fare promesse sul completamento di un’autostrada nell’Amazzonia brasiliana. Il 10 settembre ha infatti annunciato che il suo Governo riuscirà nella costruzione della BR-319, un’autostrada che attraversa una parte della foresta amazzonica.
L’autostrada collegherà la capitale Manaus con Porto Velho, capitale dello Stato di Rondônia, vicino al confine con la Bolivia, e sarà lunga 900 chilometri. Fu tracciata per la prima volta negli anni Settanta durante la dittatura brasiliana e successivamente abbandonata, favorendo la ricrescita della foresta in quel tratto. Al momento solo alcune zone sono asfaltate ed utilizzate, mentre 400 chilometri sono inutilizzabili soprattutto durante la stagione delle piogge.
Secondo la comunità scientifica il progetto della BR-319, sostenuto anche dall’ex presidente Jair Bolsonaro, favorirà la deforestazione, motivo per cui ha causato diverse proteste da parte degli ambientalisti e delle comunità locali.
Tutto questo accade in piena crisi idrica per il Paese. È vero, la siccità comporta l’abbassamento del livello dei fiumi, complicando i trasporti fluviali molto usati per spostare merci e persone. La BR-319 diventerebbe una valida alternativa, motivo per cui il progetto è apprezzato da molti politici e comunità locali, ma renderebbe più accessibili zone della foresta amazzonica che finora non avevano subito deforestazioni illegali.

