Non c’è tregua per la regione del bacino del Lago Ciad, dove cambiamento climatico, carestie e terrorismo di Boko Haram stanno condannando le genti del Camerun, del Niger, della Nigeria e del Ciad a una tragedia senza vie d’uscita, tanto che il New Yorker ha definito il dramma che si sta consumando lungo le rive di quello che era il quarto lago più grande d’Africa ”la crisi umanitaria più complessa dei nostri giorni”.

Dei quattro paesi africani della regione rivierasca, quello più colpito dal disastro che si sta consumando è il Ciad: il Paese di Idriss Deby è uno dei paesi più poveri al mondo: l’80% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, solo il 9% ha accesso ai servizi sanitari adeguati, l’analfabetismo va oltre il 50% e il tasso di mortalità infantile è tra i più alti del pianeta. E la mancanza di infrastrutture e di servizi basilari ha permesso l’avanzata dei ribelli jihadisti che approfittando della disperazione delle popolazioni e dell’assenza di infrastrutture, scuole, ospedali e aiuti diretti alle genti sono riusciti a creare un proprio fortilizio del terrore nella regione e ad allargare le proprie fila facendo leva sull’assenza di ogni bene e sui bisogni di un popolo stremato dalla fame e dalla miseria.

Ad allarmarsi per quanto sta accadendo nella regione ora è anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite per le migrazioni (OIM) dal momento che nella zona del bacino lacustre, negli ultimi mesi, si è registrato un esodo di 360.000 persone che sono fuggite dalle loro abitazioni e si sono stabilite in tendopoli improvvisate e ricoveri di fortuna.A causare questa fuga di proporzioni bibliche sono stati due fattori: i continui attacchi da parte degli irregolari jihadisti e soprattutto le piogge. La regione è uno dei luoghi al mondo maggiormente colpiti dai mutamenti climatici tanto che stagioni aride si alternano a periodi di rovesci torrenziali e Mouftah Mohamed, capo della filiale dell’OIM a Bagasola, piccolo centro rivierasco affacciato sul lago, ha spiegato: ”Quest’anno la zona ha registrato le precipitazioni più pesanti degli ultimi 30 anni. Secondo il gruppo di sicurezza alimentare, siamo a 400mm di pioggia che continua a cadere. Ecco perché stiamo assistendo a inondazioni improvvise nei villaggi e nei campi, che stanno spostando migliaia di persone”.

Tra l’8 e il 16 agosto oltre dodicimila persone sono fuggite dalle proprie abitazioni e in merito a questo improvviso numero di sfollati, l’Organizzazione Internazionale delle Nazioni Unite per le Migrazioni ha commentato: “Uno dei più grandi numeri registrati dall’OIM in un periodo così breve”. Anna Schaefer, capo missione dell’OIM in Ciad ha aggiunto: ”L’accelerazione dei flussi di sfollati è dovuta sia al ripetersi di attacchi da parte di gruppi armati nella regione, in particolare nella regione del Lago Ciad, sia alle inondazioni causate dalle piogge torrenziali che hanno colpito il Paese dall’inizio del mese di agosto”.

Nella regione del Lago Ciad opera l’Iswap, la branca africana di Daesh in Africa, nata da una fazione scissionista fuoriuscita dall’ala storica nigeriana Boko Haram e che, sotto la guida di Abu Abdullah Ibn Umar al-Barnawi, sta dando vita a un vero e proprio stato islamico nella regione del Lago Ciad. Al momento l’Iswap dispone di circa 5mila soldati e oltre all’aspetto militare si starebbe impegnando a creare anche scuole coraniche, ospedali, tribunali, un sistema statuale esteso su una porzione di territorio impenetrabile e remota. La capo missione dell’OIM ha infine chiosato: “Nelle ultime settimane si è registrato un aumento degli attacchi e la situazione per la popolazione è davvero complicata”.

Ora, con l’aumento esponenziale dei profughi e l’assenza di strutture capaci di garantire loro i servizi basici essenziali, si teme che la tragedia possa assumere proporzioni devastanti. Già nel 2018 Youssuf Saleh, il direttore generale dell’ospedale di Bol, denunciava: ”La popolazione sta morendo di Aids, di malnutrizione, di tubercolosi. Viviamo nella zona rossa; l’arrivo degli jihadisti di Boko Haram ha esasperato una situazione già critica. Il mondo sa quello che avviene in Siria o in Yemen, ma quello che sta succedendo qua no. Si sta consumando un dramma lontano dagli occhi di tutti e il tempo sta per scadere: Ong, governi europei, donatori internazionali venite. Venite a vedere: la catastrofe è alle porte”. La catastrofe adesso è arrivata.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME