Poco prima di lasciare a Donald Trump la titolarità della Casa Bianca, nel dicembre 2016, Barack Obama lasciò intravedere come una delle più grandi linee di discontinuità tra la sua presidenza e quella del tycoon newyorkese sarebbe stata sulle questioni ambientali firmando l’Executive Order 13754con cui il presidente democratico vietava le trivellazioni per la ricerca di petrolio e gas in un’ampia area dell’Artico a stelle e strisce.

Quattro anni dopo, con gli Usa presi dalla peggiore crisi degli ultimi decenni e una campagna elettorale che vede Trump confrontarsi con l’ex vicepresidente di Obama, Joe Bidene l’ex senatore dell’Illinois spendersi come vero portavoce delle speranze democratiche la questione ambientale è tornata centrale nel dibattito. Negli ultimi mesi, infatti, Trump ha sfruttato il volano della risposta a una crisi economica resa sempre più grave dalla pandemia di coronavirus per marciare a passo di carica su diverse regolamentazioni su sviluppo infrastrutturale, emissioni e inquinamento introdotte dal predecessore.

Il Financial Times ha sottolineato l’evolversi di questa tendenza, segnalando come l’Environmental Protection Agency (Epa) del governo federale stia assecondando la tendenza della Casa Bianca a dare il via libera a nuovi programmi per infrastrutture energetiche, oleodotti e promozione dello sfruttamento economico di santuari naturali.

A inizio giugno, ad esempio, Trump e l’Epa hanno aperto al rilancio della pesca d’altura a fini commerciali in una delle maggiori riserve di biodiversità dell’Atlantico americano, il Northeastern Canyons and Seamounts Marine National Monument al largo del Maine; i poteri degli Stati per l’opposizione a progetti federali di costruzione di oleodotti e gasdotti sono stati notevolmente depotenziati; c’è stata una forte incentivazione all’esplorazione mineraria nelle foreste.

Ma secondo il quotidiano della City di Londra la mossa più in controtendenza col passato è un regolamento di fine marzo con cui l’Epa ha abbassato da 54 a 40 miglia per gallone di benzina la soglia minima di prestazione per i motori d’auto che i produttori dovranno garantire entro il 2026. La mossa, che abbatterà di mille dollari (da 37mila a 36mila) il costo medio di un veicolo negli Usa, potrebbe causare nel periodo di tempo considerato “un consumo aggiuntivo di 2 miliardi di barili di petrolio” negli Usa e “900 milioni di tonnellate di emissioni di diossido di carbonio”.

La partita sull’ambiente segna un grande distanziamento tra i due partiti americani. Si nota, inoltre, la volontà di Trump di distanziarsi, fino alla fine della sua amministrazione, dalle politiche obamiane, tendenza già rivelatasi palesemente in ambiti come la politica estera. Al contempo, la sfida è anche sulla ripresa: avviando progetti e opere pubbliche, Trump mira a creare lavoro e occupazione e a stimolare la ripresa economica del Paese. La retorica delle regolamentazioni come freno allo sviluppo, per quanto spesso fallace, è l’arma che Trump intende usare contro gli avversari da qui a novembre. Tuttavia, l’Epa di Trump si è trasformata in un vero e proprio comitato di affari in cui spadroneggiano lobbysti del carbone e dell’industria mineraria, tanto che recentemente sono stati messi in discussione perfino i tetti alle perdite di mercurio negli impianti di estrazione dell’oro. L’eccessiva bulimia di deregulation può causare contraccolpi a una strategia con cui Trump intende portare il tema dello sviluppo al centro della questione ambientale: e per l’ennesima volta il tycoon e il suo predecessore si manifestano agli antipodi, acerrimi rivali in un’America sempre più divisa.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME