Con i suoi quasi 70mila chilometri quadrati di superficie, il Lago Vittoria è il più grande bacino naturale di acqua dolce dell’Africa, dalle cui riserve è possibile pompare l’acqua potabile necessaria alla popolazione di ben tre Paesi: Kenya, Tanzania e Uganda. Grazie alla sua importanza, nella regione è possibile coltivare le terre, allevare il bestiame e soprattutto aver accesso ad una quasi inesauribile fonte idrica: particolare assolutamente da non sottovalutare nel territorio africano.

L’inquinamento delle acque

Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni il bacino idrico si è visto al centro di un gravissimo dramma ambientale, causato dagli scarichi delle industrie che operano nella regione e che riversano i liquidi proveniente dalle produzioni direttamente nel lago. Secondo quanto riportato da The Nationuno di questi scarichi sarebbe a meno di 200 metri da un grande territorio agricolo, nello Stato del Kenya.

Le sostanze che vengono riversate nel bacino avrebbero proprietà cancerogene e danneggerebbero l’apparato respiratorio di chi ne viene a contatto. E la presenza di coltivazioni vicino le aree maggiormente interessate dall’inquinamento – con la spuma maleodorante che spesso si vede galleggiare sull’acqua – metterebbe in pericolo anche chi ingerisce i prodotti di quelle terre, espandendo il problema di conseguenza a tutta la popolazione del Paese.

I lavori di depurazione non sono stati attuati

Nonostante la compagnia idrica che si occupa della depurazione delle acque – la Kiwasco – abbia per anni respinto le accuse, la realtà dei fatti evidenzia gravissime lacune nei controlli ed un sistema di depurazione che non risponde agli standard minimi. E non è un caso, probabilmente, che nella regione i morti per via di tumori e di malattie dell’apparato respiratorio abbiano superato di gran lunga i decessi per la malaria; in chiara controtendenza rispetto al resto dell’Africa.

In molte aree del bacino vicine alla terraferma, si possono notare infatti gli aloni dei liquidi nocivi e la spuma derivante dall’utilizzo di sostanze basiche nell’industria che si spingono muovono al ritmo delle onde, irrigando i campi coltivati. Molto spesso, in aree dove la compagnia keniota non ha installato nemmeno un rilevatore per valutare il grado di inquinamento delle acque.

Kiwasco avrebbe tre compiere a cui adempiere: portare l’acqua al maggior numero di persone, depurare quella in ingresso e depurare nuovamente quella in uscita, prima di rimetterla all’interno del bacino idrico. Di queste tre mansioni, soltanto la prima è stata parzialmente rispettata, essendo anche la fonte di guadagno della società. Per quanto riguarda i lavori depurativi, invece, i sistemi a norma sono di gran lunga inferiori di quelli vetusti o mai installati, che contribuiscono alla crisi idrica della regione.

Un disastro ambientale che deve essere sventato

Come già sottolineato, il bacino permette lo sviluppo della vita, in una condizione assai particolare rispetto al resto del continente. I danni causati dal suo inquinamento non si riversano soltanto sulla popolazione, ma anche su tutto l’ambiente che circonda il Lago Vittoria. In queste condizioni, i rischi che un protrarsi della condotta danneggi irreparabilmente i territori è molto alto, considerando anche le insormontabili difficoltà nell’aver accesso ad una riserva idrica alternativa.

La popolazione soffre di gravi malattie che fino a pochi anni fa erano completamente sconosciute, anche grazie ad uno stile vita assolutamente in simbiosi con la natura. Cancro e malattie respiratorie sono comparse insieme allo sviluppo industriale dell’area ed alle promesse – mai mantenute – della società Kiwasco.

La grave situazione che sta tediando la regione africana deve essere affrontata in tempi stretti, per scongiurare il rischio di un rapido peggioramento che renda il bacino irrecuperabile, almeno per gli sforzi economici delle economie dell’Africa. Altrimenti, con il passare degli anni, anche il bacino del Lago Vittoria diverrà inabitabile a causa dell’eccessivo inquinamento, segnando la distruzione dell’ambiente che lo circonda; in uno scenario apocalittico che dovrebbe attirare le attenzioni anche degli osservatori internazionali.