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Il cielo è giallastro, di un color ocra che preannuncia il giorno dell’apocalisse. Non si capisce se è giorno o notte, e non ci sono punti di riferimento per orientarsi. Perfino spostarsi lungo le ampie strade, i vialoni formati da tre, quattro e cinque corsie, è più complicato del previsto. Questa volta il problema non è il traffico, vecchio grattacapo di Pechino, ma una tempesta di sabbia che ha letteralmente travolto la capitale della Cina. La visibilità è inferiore a 800 metri, tant’è vero che gli scintillanti grattacieli, splendenti nelle giornate di sole, sembrano essere spariti dall’urbanistica cittadina.

La polvere marrone si accumula sui palazzoni di vetro e acciaio, sugli antichi monumenti, sugli abiti dei pendolari. I pechinesi, colti di sorpresa, proteggono i loro volti con copricapi improvvisati. “Sembra la fine del mondo”, ripetono all’unisono i cittadini. L’aria è soffocante, penetra nel naso, fa bruciare la gola e lacrimare gli occhi. A poco sembrano servire le mascherine protettive anti Covid, che possono solo mitigare gli effetti nefasti della tempesta. L’unica soluzione è aspettare che tutto torni alla normalità.

La tempesta perfetta

La Città Proibita e il quartier generale dell’emittente statale CCTV sono nascosti dietro a una coltre di smog giallastro. Le autorità hanno ordinato a tutti gli istituti scolastici di annullare gli eventi all’aperto e consigliato alle persone con malattie respiratorie di rimanere in casa. Anche perché la tempesta di sabbia aggrava la qualità dell’aria, appesantendo la quantità di particelle PM10 nell’atmosfera. Secondo il Global Times, nella mattinata di lunedì, in sei aree di Pechino le polveri fini hanno raggiunto oltre gli 8.100 microgrammi per metro cubo. Basti pensare che in Italia il limite annuale stabilito ai fini della protezione della salute umana si aggira intorno a un livello annuale di 40 microgrammi per metro cubo, nonché un valore limite giornaliero di 50 microgrammi da non superare più di 35 volte all’anno.

Per quanto riguarda le PM 2.5, le particelle più piccole che si infiltrano nei polmoni, gli indicatori parlano di 300 microgrammi per metro cubo; un valore nettamente più alto dello standard cinese di 35 microgrammi. La tempesta perfetta – secondo gli esperti la più grande mai scatenatasi da un decennio a questa parte – è esplosa nella Mongolia Interna, una regione autonoma situata nella Cina settentrionale, causata dall’effetto dei cicloni e dei forti venti provenienti dal Deserto del Gobi. Domenica notte è arrivata nella provincia dello Hebei, la cintura che circonda Pechino, per poi fare breccia nella Città Proibita poche ore più tardi. L’amministrazione metereologica cinese ha annunciato un allarme giallo, spiegando che la tempesta si era diffusa anche in altre province, tra cui nel Gansu e nello Shanxi.

La “Muraglia Verde”

Se Pechino ha dovuto fare i conti soltanto con il colpo di coda della tempesta di sabbia, in Mongolia Interna, a causa della bufera, sono morte nove persone, mentre 341 sono state dichiarate disperse. Sia chiaro: tra marzo e aprile, la Cina è solita affrontare eventi del genere a causa della sua vicinanza al Deserto del Gobi. La deforestazione e l’erosione del suolo, due fenomeni eredità del passato, presenti nella parte settentrionale del Paese, contribuiscono ad aggravare la situazione. È per questo che il governo cinese ha preso di petto la situazione, cercando di rimboschire e ripristinare l’ecologia delle aree più critiche per limitare la quantità di sabbia spinta nella capitale dai venti.

Non a caso, Pechino ha costruito una “Grande Muraglia Verde” nel Nord del Paese proprio per intrappolare la polvere in arrivo da Settentrione. Nel 2019, sono state piantate oltre 488.000 ettari di nuove foreste, nell’ambito del progetto denominato Three-North Shelterbelt Forest Program. Si tratta di un’imponente iniziativa di riforestazione, pensata appositamente per limitare i danni delle tempeste di sabbia (e non solo) e scongiurare che la siccità divori territorio prezioso. Gli sforzi degli ultimi anni sono stati ingenti, la Cina è effettivamente riuscita ad abbattere l’inquinamento. Ma addomesticare la natura è un’impresa ardua.





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