È uno dei fiumi più lunghi al mondo, il più importante dell’Africa occidentale tanto da dare il suo nome a due nazioni. Ed il suo delta, da anni, è al centro di importanti interessi economici e politici. Il riferimento è al fiume Niger, un percorso il strano il suo che inizia in Sierra Leone ad appena 240 km dall’Atlantico ma che, piuttosto che scaricare subito in mare le sue acque, compie un giro di più di 4mila chilometri terminando nel golfo di Guinea. Il suo delta è tra i più grandi al mondo e forma una regione di 70mila chilometri quadrati, in cui abitano 27 milioni di abitanti. Politicamente essa appartiene a nove Stati nigeriani, che condividono fortune e sfortune dell’ospitare uno dei delta più “chiacchierati” del continente africano. 

L’estrazione petrolifera nel delta del Niger

A partire dagli anni ’50, in questa vasta ed ampia regione vengono scoperti importanti giacimenti di petrolio. La Nigeria oggi è tra i più importanti produttori di oro nero, l’80% del suo Pil deriva dall’estrazione del greggio, la sua economia è fortemente dipendente da questo settore. E gran parte dei giacimenti sono proprio all’interno della regione del delta del Niger. Ecco perchè essa è così importante. Dagli anni ’50 sorgono come funghi nuove ciminiere, nuovi giacimenti, nuovi impianti. Qui è presente “l’olimpo” del mercato del petrolio internazionale: Shell, Totale, Eni, Repsol, Bp, Chevron, Exxon Mobile, sono solo alcuni dei grandi nomi del settore operanti in quest’area. 

I giacimenti qui sono molto ricchi, vengono estratti ogni giorno migliaia di barili di oro nero, gli stabilimenti in totale dovrebbero essere più di 600. Una produzione che continua a crescere: si stima che le riserve presenti nel sottosuolo del delta del Niger, potrebbero continuare a far risalire greggio dal sottosuolo ancora per decenni. E certamente nessuna delle grandi compagnie vuol perdere il proprio posto in una delle aree maggiormente promettenti.

Il disastro ambientale dovuto alle attività estrattive 

Un’immensa ricchezza di riserve, che non corrisponde però ad altrettanto immensi vantaggi per la popolazione locale. Al contrario, quest’ultima vede soltanto briciole dall’attività estrattiva e, per giunta, deve anche convivere con un inquinamento ambientale sempre più evidente e deleterio. Sono diversi i rapporti che indicano come i nigeriani residenti nella regione del delta del Niger vedano la propria vita significativamente influenzata dall’inquinamento dovuto dalle attività estrattive. Non solo i giacimenti, ma anche conduttore vecchie ed inadeguate, dispersioni di greggio nel sottosuolo, emissioni di gas nell’aria, il delta dagli anni ’50 assiste ad un progressivo deterioramento del proprio ecosistema, con ricadute tragiche per la popolazione. Malattie alla pelle, leucemie, tumori, un’aspettativa di vita più bassa rispetto al resto del paese, sono soltanto alcune delle più gravi conseguenze. Un rapporto dell’Unep, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di ambiente, evidenzia come i nigeriani residenti nell’area del delta del Niger bevano acqua contaminata da benzene e molti pozzi siano inquinati. 

Nei primi anni ’90 e poi negli anni 2000 nella zona si sviluppa il Mend, acronimo inglese di Movement for the Emancipation of the Niger Delta. Il gruppo diventa famoso in occidente per i rapimenti contro lavoratori impiegati nelle raffinerie delle varie compagnie operanti nella regione. La lotta è sia contro le multinazionali occidentali che contro il governo nigeriano, accusato di non far nulla per tutelare ambiente e popolazione del delta del Niger. Più di recente, fa scalpore la richiesta di risarcimento dei danni richiesto all’Eni da una comunità nigeriana colpita dalle conseguenze dell’esplosione di una conduttura petrolifera. Elementi questi che testimoniano la profonda insofferenza della popolazione nel vivere in una situazione del genere. Non solo mancati guadagni ed economia in picchiata nonostante il valore del petrolio locale, ma anche un disastro ambientale di vaste proporzioni. E tutto questo all’interno di un paese già profondamente in difficoltà, la cui stabilità è perennemente messa a dura prova.