Paese che vai Greta Thunberg che trovi. Anche in Cina c’è una giovane paladina dell’ecologia, utilizza lo pseudonimo di Howey Ou e ha sedici anni, la stessa età della collega scandinava che ha scosso l’Europa con la sua battaglia per il clima. Come Greta, Ou salta la scuola per dedicarsi alla battaglia in favore dell’ambiente e sfida le autorità di turno, ma la Cina non è certo la Svezia e le affinità finiscono qui. Pechino, infatti, mal tollera personaggi simili, potenziali rischi per la tenuta sociale di un sistema politico che non vuole nessun capo popolo, neppure per un tema caldo come la difesa della terra.

La solitaria battaglia di Ou

La situazione è paradossale perché Howey Ou è quasi più conosciuta all’estero che non in patria, dove la ragazzina non ha né il seguito né la copertura mediatica di Greta. Eppure la Cina dovrebbe avere a cuore la lotta contro l’inquinamento, dato il suo rapido sviluppo economico che ha provocato effetti nefasti sull’ambiente. In realtà i cinesi, da qualche anno, sono molto attenti alle politiche verdi, e non a caso il Presidente Xi Jinping ha imposto una svolta green all’intero Paese. D’altronde il Dragone non poteva continuare come se niente fosse; i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità pesavano come macigni, con più di un milione di morti per l’inquinamento atmosferico e polveri sottili nell’aria di 50 volte oltre la soglia di guardia.

Nessuno può scavalcare il governo

Uno Stato che ambisce a essere potenza globale non può permettersi di avere 16 città nella classifica dei centri più inquinati al mondo, e neanche di possedere il 32% dei malati di cancro ai polmoni della terra. Proprio per questo motivo Xi Jinping ha applicato una politica interna volta a contrastare l’inquinamento, e i primi risultati positivi non sono mancati. La battaglia solitaria di Ou rischia di rimanere tale perché solo il governo centrale ha la facoltà di stabilire cosa sia giusto e cosa sbagliato; impensabile che una ragazzina attiri simpatizzanti e smuova le coscienze del popolo, scavalcando perfino i diktat di un governo orgoglioso di rappresentare le istanze popolari.

Scarso successo

Così si spiega lo scarso successo riscosso da Ou nella sua terra di origine. La ragazzina, intervistata dal sito bright-green.org, ha spiegato la sua condizione in patria: “Le persone ammirano il mio coraggio ma non capiscono il mio impegno. Quando va bene si limitano ad augurarmi buona fortuna. Altre mi dicono di tornarmene a scuola o pensano che abbia qualcosa che non va”. Mentre la svedese Greta raccoglie folle oceaniche, Ou non ha seguito. Dal 24 maggio la giovane cinese, ogni giorno, si reca di fronte al palazzo governativo di Guilin, Cina meridionale, con gli stessi slogan della Thunberg per portare avanti uno sciopero per il clima. Ma nessuno sembra capire Ou, sola in una battaglia contro i mulini a vento.

I sospetti di Pechino

I genitori della ragazzina non hanno preso bene gli atteggiamenti della figlia mentre le autorità hanno più volte intimato a Ou di smetterla con la protesta e di tornarsene a casa. Dietro alla misteriosa Howey Ou potrebbe nascondersi qualcosa di molto più grande che non una semplice adolescente desiderosa di combattere l’inquinamento. Il sospetto viene dal fatto che Ou può accedere regolarmente a Twitter, un social network che in Cina è vietato dalla censura di Pechino; è quindi probabile che la sedicenne possa essere il volto di un gruppo di oppositori del governo cinese. Il livello di guardia, in Cina, resta altissimo per qualsiasi forma di protesta non autorizzata e senza dubbio Ou è finita nel mirino di Pechino. Per silenziare una potenziale minaccia, Xi Jinping potrebbe incrementare ulteriormente la politica ambientalista che ha già imposto una svolta green all’intero Paese.