Israele, cinque impianti di dissalazione fuori uso: le microalghe mandano in crisi la rete idrica

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Israele ha trasformato il Mediterraneo nella propria riserva d’acqua, ma ora è proprio il mare a mettere sotto pressione uno dei sistemi idrici più avanzati al mondo. Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, cinque dei sei principali impianti di dissalazione sono stati fermati o costretti a ridurre la produzione a causa di un’imponente fioritura di microalghe che ha fatto aumentare in modo anomalo la torbidità dell’acqua marina. Non è stato un collasso della rete, ma un campanello d’allarme per un Paese che ha affidato alla tecnologia una parte consistente della propria sicurezza idrica: quando la materia prima diventa inutilizzabile, anche l’infrastruttura più efficiente deve fermarsi.

Il fenomeno – secondo le autorità – sarebbe collegato a masse d’acqua provenienti dall’area del delta del Nilo e trasportate verso Nord dalle correnti, raggiungendo dimensioni eccezionali per la costa israeliana. Il problema riguarda il funzionamento stesso degli impianti, basato sull’osmosi inversa: l’acqua viene spinta ad alta pressione attraverso membrane estremamente selettive, precedute da sistemi di pretrattamento. Quando la concentrazione di alghe e materiale sospeso cresce oltre determinati livelli, le membrane possono intasarsi e danneggiarsi, rendendo necessario ridurre o interrompere la produzione.

Una dipendenza diventata vulnerabilità

La portata dell’episodio emerge dal peso assunto dalla dissalazione nel sistema idrico israeliano: i sei grandi impianti mediterranei possono produrre complessivamente circa 800 milioni di metri cubi d’acqua all’anno e arrivano a coprire una quota compresa indicativamente tra il 65 e l’80% dell’acqua potabile. La capacità è distribuita tra impianti di dimensioni diverse: Sorek B può produrre circa 200 milioni di metri cubi l’anno, Sorek A circa 150, Hadera circa 145, Ashkelon 120, Ashdod 100 e Palmachim circa 90.

Una rete che ha permesso a Israele di ridurre la dipendenza dalle precipitazioni e dalle risorse naturali, ma che ha anche concentrato una parte rilevante della sicurezza idrica lungo la stessa fascia costiera. La conseguenza è una nuova forma di vulnerabilità: non è più soltanto la scarsità d’acqua a rappresentare un problema, ma anche la qualità dell’acqua marina dalla quale quella stessa risorsa viene prodotta. Il sistema ha potuto assorbire temporaneamente lo shock aumentando il ricorso all’acqua del lago di Tiberiade e alle falde sotterranee; una soluzione che, però, non può essere protratta a lungo, anche perché il livello del Kinneret si trova già al di sotto della linea rossa inferiore. La dissalazione ha quindi ridotto il rischio legato alla siccità, senza eliminarlo, ma sostituendolo in parte con nuove forme di esposizione legate al mare e alla continuità operativa di infrastrutture altamente specializzate.

Il nuovo fronte della sicurezza idrica

A questa vulnerabilità ambientale si sovrappone quella strategica: gli impianti di dissalazione sono infrastrutture critiche e la loro concentrazione lungo la costa li rende esposti – almeno in linea teorica – non soltanto agli eventi naturali, ma anche a sabotaggi, attacchi fisici e minacce informatiche. Un rischio che, nel caso delle recenti interruzioni, non sembrerebbe trovare riscontro: le autorità israeliane hanno difatti escluso l’ipotesi di un attacco cibernetico, attribuendo il blocco alle condizioni dell’acqua. A rendere il quadro più complesso interviene anche l’evoluzione delle condizioni marine: temperature superficiali elevate, variazioni delle correnti e maggiore disponibilità di nutrienti possono inevitabilmente alterare gli equilibri che favoriscono la proliferazione degli organismi.

Nel frattempo, Israele sta cercando di aumentare ulteriormente la propria capacità di risposta. Il 26 agosto il ministero delle Finanze ha avviato la procedura di prequalifica per un nuovo grande impianto di dissalazione nell’area industriale di Emek Hefer, destinato a produrre circa 400 milioni di metri cubi d’acqua all’anno attraverso l’osmosi inversa e concepito come un progetto di partenariato pubblico-privato della durata di 25 anni. Una struttura di queste dimensioni consentirebbe di ampliare sensibilmente la capacità nazionale, ma aumenterebbe anche il peso strategico della dissalazione nel sistema complessivo.

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Il limite del modello israeliano

Nel corso dei giorni, la situazione si è progressivamente stabilizzata senza arrivare, finora, a un’interruzione generalizzata dell’acqua nelle abitazioni. Dopo una fase iniziale di forte pressione, alcuni impianti hanno ripreso a funzionare – seppure a capacità ridotta – mentre Ashkelon e Ashdod risultavano ancora completamente fermi, Palmachim, Sorek A e Sorek B operavano parzialmente. Il sistema è così riuscito a mantenere il rifornimento domestico, pur dovendo attivare misure di emergenza e sottoponendo la rete a una forte sollecitazione.

Ma la crisi ha messo a nudo il punto debole del modello israeliano: anche il mare, trasformato negli ultimi anni nella principale riserva contro la scarsità d’acqua, può smettere improvvisamente di essere una fonte affidabile. Una perturbazione nelle acque costiere è bastata a mettere sotto pressione un sistema che ha costruito gran parte della propria sicurezza sulla dissalazione. Il problema, quindi, non è più soltanto quanta acqua Israele riuscirà ancora a ricavare dal Mediterraneo, ma quanto a lungo potrà contare su una risorsa che resta esposta a variabili ambientali, biologiche e politiche incontrollabili.

Fonti:

Smart Water Magazine, Five of Israel’s six Mediterranean desalination plants offline as seawater turbidity halts filtration, 2026. Disponibile su: https://smartwatermagazine.com/news/smart-water-magazine/five-of-israels-six-mediterranean-desalination-plants-offline-as-seawater-turbidity-halts-filtration-developing

CNN, Microalgae bloom forces shutdown of Israeli desalination plants, 2026. Disponibile su: https://edition.cnn.com/2026/09/04/climate/microalgae-bloom-israel-water-deasalination-shutdown

Calcalist Tech, Calcalistech report on Israel desalination and microalgae crisis, 2026. Disponibile su: https://www.calcalistech.com/ctechnews/article/bydltpb00gx

Times of Israel, 2 desalination stations still shut down more than a week after algae forced closures, 2026. Disponibile su: https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/2-desalination-stations-still-shut-down-more-than-a-week-after-algae-forced-closures

Times of Israel, Finance ministry take a step toward building advanced desalination facility expected to be one of the world’s largest, 2026. Disponibile su: https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/finance-ministry-take-a-step-toward-building-advanced-desalination-facility-expected-to-be-one-of-the-worlds-largest